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LA CADUTA DI ICARO di Paul Lemoine

L'atto analitico presenta i caratteri di almeno tre registri: giuridico, eroico, guerresco. Ma che cos'è un atto?
In senso giuridico un atto è un documento (simbolico) che ratifica un fatto (reale), la legge, sostenuta dalla scrittura, autentifica avvenimenti come la nascita, il matrimonio o la morte e segnala significanti di grande rilievo nel corso della nostra vita.Dunque un atto non registra un fatto qualsiasi ma ne sottolinea l'eccezionalità, per esempio l'opera scritta da San Luca nel '63 "Atti degli apostoli" è la storia dei supremi avvenimenti del cristianesimo, dall'ascensione di Cristo in poi. Infine un atto crea una situazione irreversibile. Un atto di guerra è il frutto di un discorso precedente e se rompe con tale discorso è allo scopo di immaginarne un altro che comporta una strategia difensiva e offensiva.

L'atto analitico corrisponde a queste tre definizioni. Dell'atto giuridico possiede l'aspetto simbolico: se segnala dei fatti è perché vengano registrati cioè riconosciuti, allo stesso modo di un atto legale. In questo caso è l'analista a ratificare l'atto a nome della comunità degli analisti, per farlo entrare nel discorso analitico. Ma l'analista non ha altra funzione che quella di registrare e constatare: l'atto infatti comporta da parte dell'analizzante un'iniziativa che gli da un aspetto di eccezionalità, cioè un aspetto eroico. L'analista, di solito silenzioso, parla per attirare l'attenzione del paziente sul carattere pieno della sua parola e mostrargli che, attraverso il proprio discorso, egli (il paziente) avviene come soggetto. Non è forse vero che talvolta il soggetto dice che sta per nascere? In effetti, allorché è veramente analizzato, un sintomo non si produce più: il soggetto può rinascere. E' questo che sorprendeva tanto Freud nello scoprire la talking cure: che i sintomi di Anna O. sparivano.
Questo carattere di irreversibilità è il terzo aspetto di una relazione a due che per certi versi assomiglia al discorso della guerra. Quando una delle due parti si situa sull'offensiva, l'altra, l'analista o il paziente, si tiene sulla difensiva. Non è opportuno che i due resistano contemporaneamente e stiano entrambi sulla difensiva. "La resistenza del paziente è quella dell'analista" dice Lacan(l). In casi simili il sintomo, invece di sparire, insiste. A questo punto è evidente che, anche se il paziente ha l'impressione di essere solo, la situazione analitica resta una situazione a due, una situazione di spartizione. Ci troviamo qui al livello del simbolico e l'etimologia della parola simbolo riporta ai due frammenti di una moneta la cui riunione consente alle due parti di ritrovarsi.
Quindi:
1) l'atto analitico consiste nella registrazione, da parte dell'analista, di un avvenimento della cura;
2) Questo avvenimento, a causa del suo carattere di eccezionalità, ha il senso di un avvento;
3) Questo avvento crea una situazione irreversibile ma suppone per ciò stesso, come nel discorso della guerra, che vi siano due campi opposti. Vedremo che, in effetti, non sempre le cose si svolgono cosi: quando sia l'uno che l'altro soggetto sono sulla difensiva, transfert e controtransfert impediscono l'analisi. E al riguardo vorrei citare una mia esperienza personale.

Avevo da un po' di tempo in analisi una donna di trentotto anni, interna in psichiatria, che era ricorsa all'analisi per uscire dalle sue difficoltà tra le quali figurava al primo posto una non comune abulia, al punto che non riusciva ad alzarsi al mattino per andare al lavoro, non poteva scrivere la sua tesi di medicina etc. All'inizio dell'analisi la paziente presentava delle crisi fobiche (in automobile i fari dei camion rispecchiati dallo specchietto retrovisore la impaurivano come se fossero stati uno sguardo) su un fondo quasi continuo di angoscia e a tratti un senso di dissociazione e spersonalizzazione tale da essersi fatta ricoverare per due o tre giorni durante certe mie assenze e una volta nel corso della cura. Questa donna ricorreva sempre più spesso al Valium associandolo al whisky o alla birra, imitando in questo un padre alcolista che non aveva più rivisto dopo il divorzio dei genitori avvenuto venti anni prima. Da giovane suo padre, già studente del quarto anno di medicina (ma poi diventato istitutore) aveva finito per sprofondare in un alcolismo sempre più profondo al punto che attualmente fa la spola tra il bistrò, dove spende per l'alcool e il sostentamento tutta la sua pensione, e la scrivania su cui ammucchia manoscritti mai pubblicati. "Avrà il premio Nobel" dice di lui sua figlia un po' per scherzo e un po' sul serio. Dopo il divorzio la madre della paziente andò a lavorare come domestica in casa di gente ricca: è in una stanza di servizio che si sono svolti gli studi della mia analizzante che ne ha riportato un senso di abbandono e di esclusione quantunque i bambini della famiglia la trattassero sempre, e tutt'ora la trattino, da amica. Così questa donna, pur avendo da tempo terminato gli esami universitari, non è riuscita a fare lo stesso passo che neanche il padre riuscì a fare: diventare medico scrivendo la tesi di laurea (su Charcot).
Una variante delle fobie di caduta di questa paziente si era manifestata mentre attraversava un ponte alla guida della sua macchina cosicché quando era molto angosciata prendeva un taxi per venire alla seduta di analisi. In particolare temeva il Toboga che attraversa il ponte di S. Cloud e per questo non poteva andare in vacanza in Normandia perché sarebbe stata costretta ad attraversare la Senna da quella parte (come se non ci fossero altri ponti). Le sedute trascorrevano per lo più in recriminazioni continue contro questo o quello, contro di me, contro sua madre che la donna per molto tempo aveva creduto di amare e che in seguito aveva cominciato ad odiare. Le fobie di impulso poco per volta si trovarono in primo piano: "prima non ne avevo, è colpa dell'analisi" mi accusava. La paziente finì così per temere di non potersi trattenere dall'impulso a buttarsi dalla finestra al punto che una sera andò a chiedere aiuto a dei giovani vicini che non conosceva.
Durante gli ultimi giorni di luglio, poco prima della separazione per le vacanze, i sintomi si erano tuttavia attenuati e la donna aveva passato le sedute a "cianciare", come lei stessa diceva, di sua madre o sua sorella o ad attaccarmi sostenendo che se lei non trovava nulla nell'analisi era perché io stesso non trovavo nulla. Non aveva torto, in effetti, ero imbarazzato. Ma non trovavo niente nelle sue parole che fosse utilizzabile analiticamente, cioè che potesse essere inteso al secondo grado, al livello dell'inconscio. Arrivò così l'ultima seduta prima di separarci, in cui, poiché la paziente si lamentava di essere stata lasciata cadere da alcune sue amiche "come una merda" (2), ripresi questa sua espressione e ripetei: "Come una merda... " "Ah! Lei mi fa cacare ...", rispose lei (3) "Cacare...  "Si, mi fa cacare" "Cacare", insistetti.
Allora, cambiando tono, la paziente domandò:
"Lei crede che ci sia un rapporto tra quello che ha detto e la mie fobie? " (4). "Certamente"
"Dunque Lei ha deciso di intervenire perché deve essersi detto che non poteva lasciarmi partire in queste condizioni.   Come mai si è messo improvvisamente a parlare? " "Ma è Lei che parla, non sono io ..."
Di fatto il mio intervento faceva emergere un sapere che era in questa paziente già da un po' di tempo, da molto più tempo di quanto io stesso credessi, come vedremo.
Comunque alla seduta supplementare dell'indomani mattina l'analizzante riconobbe: "Lei non può immaginare quanto sia prezioso per me tutto ciò che mi dice", rivelando così il suo transfert positivo, abitualmente espresso sotto forma di rimproveri che in realtà erano altrettante domande.

Certo questo intervento era di per se stesso un atto ma l'importante sta nel fatto che si verificò una duplice rivelazione. Infatti mentre mettevo la paura di cadere della donna in rapporto alla merda che cade, non realizzavo fino a che punto tale intervento riguardasse me stesso; ignoravo totalmente cioè in che misura questa caduta fosse in relazione con un episodio della mia vita, verificatosi assai prima di aver conosciuto questa paziente.
A Firenze una sera di due anni prima, dopo che Gennie ed io avevamo appena terminato una seduta di psicodramma, mi ero trovato completamente al buio uscendo per ultimo dalla casa che dava su un giardino. Così, dimenticando l'ubicazione di una piscina vuota che credevo di aver già superato vi caddi fratturandomi il piede al perone.
A quell'epoca avevo chiamato '''Complesso di Icaro" la sensazione di leggerezza, assolutamente scevra di angoscia, da me avvertita durante questa caduta nel magnifico autunno dell'esaltante paesaggio fiorentino.
Due anni dopo, nel dare la suddetta interpretazione alla paziente, non mi accorsi che era in ballo proprio questa mia caduta e vissi così come sensazione di leggerezza l'elemento di piacere anale nascosto dietro la fobia. Fu dunque necessario che mi mettessi a redigere l'annotazione della seduta per rammentarmi che la mia paziente, del tutto all'oscuro della mia antica caduta, un giorno mi aveva mandato con una sua lettera (e io in analisi non facevo mai allusione alle sue lettere) una riproduzione de "La caduta di Icaro" di Brueghel. Ebbene: questa spedizione era la prova di quel sapere di cui ho parlato (il sapere inconscio della paziente sul conto dell'analista), come da parte mia il fatto di collegare ad Icaro l'episodio della mia caduta era la prova del mio sapere anche se si trattava di un sapere inconscio, cioè di un sapere senza oggetto, che rimase tale fino a quel giorno di luglio in cui la paziente venne a tirarmi fuori dalla mia ignoranza.
L'atto analitico, come ho detto, è un atto che si compie in due. Che esso aiuti l'analista ad autoanalizzarsi è un fatto di tutti i giorni. Ma che gli possa addirittura far scoprire il significato di un episodio di cui egli può aver cercato a lungo la chiave, mi sembrò più sorprendente. E rende la cosa ancor più sconvolgente il fatto che l'analizzante avesse percepito questo significato al punto di indirizzarmi la riproduzione del quadro di Brueghel, all'oscuro del fatto che io senza comprendere altro avevo battezzato quel che mi era accaduto appunto, "Complesso di Icaro". La fobia di impulso della paziente chiarì un episodio della mia analisi personale e, mettendo a confronto le due cose, capii io stesso il rapporto tra la mia caduta nella piscina e il mio misconoscimento della pesantezza dell'oggetto anale, un misconoscimento che mi portava a beffarmi della gravità per fluttuare nell'aria come in sogno quando ci capita di volare.
Sfidare la gravita è senza dubbio ciò che, da Icaro in poi, fa sognare l'umanità. Leonardo da Vinci, che Freud caratterizza come ossessivo, non disegnò anche lui delle macchine volanti? Ma perché gli oggetti smettano di avere un peso bisogna passare dal registro della pulsione anale a quello della pulsione scopica. Questo passaggio caratterizza essenzialmente il pittore ma allo stesso modo ogni persona e in particolare la paziente in questione.
Se l'oggetto anale si padroneggia con la ritenzione, al contrario la materia, al livello scopico, è caratterizzata dal volo. Infatti, l'oggetto anale è destinato all'altalena della ritenzione e della caduta. L'oggetto scopico vola e nella pittura noi assistiamo a come nasce il piacere di volare. In questo senso il paesaggio con la caduta di Icaro è un quadro che illustra emblematicamente a cosa tenda la pittura.
L'intervento nell'analisi della paziente sembrò portare i suoi frutti: la paziente attualmente non fa più allusione alla sua fobia di impulso anche se gli altri suoi tormenti non sono scomparsi, mentre il trattamento è ancora in corso. Comunque intendevo mostrare soprattutto il riflesso che l'analisi della paziente ha avuto sulla mia personale analisi. Essa mi ha consentito di cogliere attraverso il discorso, ciò che già la mia intuizione aveva segnalato come qualcosa di associabile al personaggio di Icaro; di accostare il piacere dell'assenza di gravità al piacere che mi aveva procurato il fatto di trovarmi in quel paesaggio fiorentino; di capire cioè in che modo si produca questo passaggio dalla pesante materia anale all'immagine e come la materia pittorica che è l'oggetto della pulsione scopica, acquisti la sua leggerezza; di comprendere che il pittore è come un Icaro.

Ho mostrato cosi come le risonanze di un'analisi raggiungano il terapeuta e fino a che punto è vero che un atto analitico si compie in due. Quando l'analista, nonostante abbia svolto la sua analisi personale, incontra un punto del discorso del paziente oscurato dal proprio desiderio, resiste e non gli resta altro mezzo che l'autoanalisi.
Che ne sarà del mio intervento?  Avrà vinto la fobia della paziente? Un sintomo del resto può sussistere, come nota Freud a proposito della doppia trascrizione, nonostante un'interpretazione corretta (5).
"Capita -dice Freud- che l'interpretazione, lungi dal chiarirla, comporti per il paziente una difficoltà supplementare e che egli non si riconosca nell'immagine di ciò che gli viene presentato". E' possibile, infatti, che la paura di cadere persista in questa paziente. In tal caso avrò parlato invano, giacché è necessario che l'atto analitico sia un atto del soggetto, che l'analista deve essere presente per registrare, sempre mantenendo però i significanti del soggetto. Sottolineare, come ho fatto io, "come una merda, cacare" aveva, infatti, l'obiettivo di associare due significanti propri della paziente. Del resto la risposta: "Lei crede che esista un rapporto tra queste parole e la mia fobia ", dimostra che l'analizzante colse che le stavo segnalando una via di uscita. Infatti, il sapere dell'analista non può essere che quello del paziente, l'analista evita di usare i propri significanti. Intervenendo proprio con le parole dell'analizzante, ho aperto la strada al suo sapere, ma infine, riconoscendo come mio ciò che ella mi mostrava di sé, ho ricondotto al suo giusto significato la strategia analitica Ho cioè smesso di stare dalla stessa parte della mia paziente, facendo qualcosa di più: ho usurpato a mia volta il suo discorso, pronto ad accogliere l'emersione delle sue parole. Si è infatti visto che il giorno successivo la risposta della paziente non è stata quella di proseguire nelle sue tirate ma di parlarmi del suo transfert cioè della sua resistenza.
Nell'atto analitico, un atto che si compie in due, stare sull'offensiva vuol dire per l'analista essere in vantaggio sul discorso del paziente: sapere non qualcosa di più -il che sarebbe artificioso e rischierebbe di far smarrire il paziente per strade sbagliate (cfr. la doppia trascrizione)- ma sapere in vantaggio, sapere cioè dove si colloca il discorso del paziente in rapporto a quello della nostra analisi. Analisi che non potrebbe interrompersi se non al prezzo di fallire nel nostro compito, smettere di essere analisti.

Si è visto pure che questa autoanalisi mi trascinò su strade divergenti e convergenti insieme.
Convergenti nell'avermi mostrato cosa significasse per la paziente e per me questa caduta dell'oggetto anale; che Icaro era intervenuto per cadere nel piacere e che in tal modo il piacere implicava un elemento scopino che annullava la gravità e con essa le tragiche conseguenze della caduta.
Divergenti in questo: che, essendo la pittura la mia occupazione non professionale preferita, capii in questa occasione come, perdendo il suo ancoraggio anale, la materia possa, nel registro della pulsione scopica, raggiungere una leggerezza tale da rendere i pittori tanti Icaro, soddisfatti come sono di aver vinto (così almeno essi credono) la legge di gravità.


                                                       (trad. Di Gabriella Ripa di Meana)

NOTE

1) J. Lacan, L'acte analytique, 1967-68, seminario inedito.
2) Comme une ordure: come un rifiuto.
3) Vous me faite chier: lei mi scoccia. Abbiamo dovuto ripiegare sulla traduzione letteraleche, pur tralsciando l'ambiguità essenzialedelle due perifrasi, consente se non altro di comprendere I processi associative messi in evidenza in questo passo. (N.d.t.)
4) Le fobie sono in parte relative alla pulsione scopica (lo sguardo dei  fari), in parte alla pulsione anale (la caduta dalla finestra)
5) Cfr. S. Freud, Das Unbewusste, 1915 (Trad. It. L'inconscio. In Metapsicologia, Opere. Vol. VIII, Boringhieri, Torino, 1976, pp. 58-59).

 


RIASSUNTO/SUMMARY/RESUME/ZUSAMMENFASSUNG


The fall of Icarus
The Authors's thesis is that analytic act is law-like (because its symbolic aspect anticipates future events), heroic (it is effected more by the patient than by the analyst) and warrior-like (because analysis is possible only if both analyst and patient take position in opposite fields and are not defensive). In order to dimostrate his point the authornreprts the case of a woman patient afflicted by an impulsive phobia of falling from a great height. He explains how he arrived at the important interpretation of the fear of falling as anal drive. This interpretation was presented in a moment of resistance on the part of the patient coinciding with the analyst's own resistance. Indeed, after suggesting his interpretation the Author discovered that this anal dimension was related to a very revealing event that had occurred to him two years earlier, when he was prompted to defìne as Icarus Complex the feeling of weightlessness he had experienced while falling accidentally into a swimming pool. The patient, though ignorant of this specifìc event, was unconsciously aware of its implications. Finally, the Author states that it is precisely in order to deny the heaviness of the anal object that the painter moves on in his work to the scopic drive by which objects are made to fly and he, the painter, becomes convinced of his Icarus-like freedom from the law of gravity.

La chute d'Icare
La these de l'auteur est que l'acte analytique a un caractère juridique (parce que son aspect symbolique signale des événements), héroique (parce que il est dù a l'initiative du patient plutòt qu'à celle de l'analyste) et guerrier (parce que l'analyse n'est possible que si l'analyste et le patient se posent en deux champs distincts et ne sont pas tous les deux en position défensive).
Pour démontrer ceci l'A. nous dit comment, dans l'analyse d'une patiente, affligée d'une phobie qui la pousse a se laisser tomber d'en haut, se révèle l'importance d'une interpretation qui relie la peur de tomber a la pulsion anale. Cette interpretation vient a un moment de resistance de la patiente qui cofincide avec la resistance de l'analyste. En effet, après avoir fourni l'interprétation, l'auteur découvre que cette dimension anale est reliée a un accident signifìcatif qui lui était arrivé deux ans auparavant, accident qui l'avait amene a definir "Complexe d'Icare" la sensation de légereté éprouvée pendant une chute dans une piscine. Dans cet article on décrit comment la patiente, tout en ignorant l'accident, en connaissait inconsciemment les implications. L'auteur termine en disant qu'afìn de nier la pesanteur de l'objet anal, le peintre passe, dans son art, au registre de la pulsion scopique dans laquelle l'objet vole et lui il est convaincu de pouvoir vaincre, tei Icare, les lois de la gravitation.

Der Fall des Ikarus
Nach der These des Autors, hat die analytische Handlung drei Aspekte: einen juristischen (denn ihr symbolischer Aspekt zeichnet sich durch Begebenheiten aus), einen heroischen (denn sie wird mehr von der Initiative des Patienten als des Analytikers getragen) und einen kriegerischen (denn die Analyse ist nur moeglich, wenn Analytiker und Patient zwei verschiedene Positionen einnehmen und nicht beide eine défensive Haltung einnehmen). Zur Demonstration wkd die Analyse einer Patientin erwaehnt, die an der impulsiven Angst sich aus Hoehen herunìerfallen-zulassen, leidet. Es erwies sich in der Interpretation als wichtig, die Angst sich fallen zu lassen, mit dem analen Trieb zu verbinden. Diese Interpretation erlaubt es, den momentanen Widerstand sowohl der Patientin als auch des Analytikers zu brechen. In der Tat, nachdem er die Interpretation durchgefuehrt hatte, entdeckte der Autor, wie diese anale Dimension mit einem bedeutsamen Unfall, 'den er zwei Jahre frueher erlitten hatte, verbunden ist. Er bezeichnete deshalb das angenehme Gefuehl, welches er bei seinem damaligen Sturz in ein Schwimmbecken empfunden hatte als "Ikarus-Komplex".
Es wird beschrieben, wie die Patientin, die nichts vom Unfall weiss, unbewusst den Bedeutungsgehalt erschliessen kann. Der Autor erklaert schliesslich, wie auch der Kunstmaler, um dem erdrueckenden Gewicht des anaJen Objektes zu entgehen, beim MaJen dem visuellen Trieb folgt und dadurch das Objekt in einen Schwebezustand versetzt.
Dies fuehrt ihn zur Ueberzeugung des Ikarus, die Schwerkraft besiegen zu koennen.

La caida de Icaro
La tésis del autor afìrma que eJ acto analitico tiene un caràcter juridico (porque su aspecto simbòlico senala acontecimientos), heroico (porque es debido a la iniciativa del paciente ma's que del analista) y guerrero (porque el analisis es posible sólo si el analista y el paciente se sitùan en dos campos diversos y no ambos a la defensiva). Para demostrarlo se cuenta como, en el analisis de una paciente afectada por una fobia a caerse desde lo alto, se revela importante una interpretación que relaciona el miedo a caer conJos impulsos anales. Està interpretación rompe un momento de resistencia de la paciente que coincide con la resistencia del analista. En efecto, después de haber dado la interpretación, el autor descubre como està dimensión anal està unida a un significativo incidente suyo que, dos anos antes, lo habia Ile vado a definir como "Complejo de Icaro" la sensaciónde ligereza experimentada durante una caida suya en una piscina. Se describe como la paciente, que ignoraba el incidente, conocia inconscientemente las implicaciones. El autor, finalmente, sostiene que, para negar la pesantez del objeto anal, el pintor pasa, en su arte, al registro del impulso escópico donde el objeto vuela y donde él està convencido de poder vencer - precisamente como Icaro — la ley de gravedad.

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