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LO STATUTO DELL'INCONSCIO E LA SUA INCIDENZA SUL PROBLEMA DELL'INTERPRETAZIONE di Paul Le Moine

II 2 dicembre 1959, alla fine di una relazione al seminario sull'abbozzo di una psicologia scientifica, Lefèvre Pontalis pose a Jacques Lacan una domanda che rimetteva in questione la sua teoria del significante. Questi se ne accorse subito, per cui gli rispose a lungo nel corso dei due seminari successivi: del 9 e del 16 Dicembre 1959.

Questa domanda ha, ancora oggi, qualche interesse per noi, in quanto concerne un punto essenziale, quello dell'interpretazione. Che cosa suc¬cede a questo punto? Come opera la parola? Che cosa chiama in causa nell'inconscio?
La domanda di Lefèvre Pontalis e la risposta di Jacques Lacan vertono su questi punti essenziali. Vedremo quali sono le loro implicazioni teoriche e cliniche.

I - La domanda di Lefèvre Pontalis.
Lefèvre Pontalis pose la sua domanda negando la teoria che il signifi¬cante sia il mediatore d'obbligo dei processi inconsci. Si sentiva autoriz¬zato a pensarlo da due testi di Freud, II Progetto del 1896 e L'inconscio del 1915, che interpretava a suo modo (1).
Del primo, Pontalis capiva questo: Freud descriverebbe come un soggetto venga a conoscenza del suo prossimo prima di tutto attraverso un segnale del proprio corpo. Un movimento della mano altrui rammenta al soggetto i movimenti della propria mano. Analogamente il fatto di sentire delle grida gli ricorda la propria sofferenza. Dunque la mediazione delle parole interverrebbe solo dopo quella del corpo. Il linguaggio sarebbe solo secondario e non primario.
E' curioso che Lacan muova proprio dalla frase immediatamente successiva nel testo di Freud, per inaugurare quel che poi ci dirà sulla Cosa (2). Per questo è importante innanzi tutto rileggere il testo di Freud nella doppia ottica di Lacan e di Lefèvre Pontalis, e vedere come quest'ul¬timo si sia attenuto solo ad uno degli enunciati di Freud, dimenticando il secondo. E' pure importante notare come Lacan sia partito da un semplice enunciato per dare il via a tutto il discorso sulla Cosa.

Freud scrive:
Supponiamo che l'oggetto percepito sia un nostro simile, cioè un essere umano. L'interesse teorico (suscitato nel soggetto) si spiega anche col fatto che chi ha dato al soggetto la sua prima soddisfazione (ed anche il suo primo dispiacere), e che fu per lui la prima persona a soccorrerlo, è un oggetto dello stesso tipo. Il sorgere della conoscenza è dovuto quindi alla percezione degli altri. I complessi percettivi che emanano da essa sono in parte nuovi ed incomparabili con altre cose - per esempio i lineamenti della persona in questione (nella sfera visiva) -; però altre percezioni visive (per esempio i movimenti della mano) ricorderanno al soggetto le impressioni visive a cui saranno associati i ricordi di altri suoi movimenti. Così, allorché qualcuno grida, il soggetto si ricorda dei suoi stessi gridi e rivive le proprie esperienze dolorose. Il complesso del nostro prossimo si scinde in due parti, una si impone attraverso una costellazione costante e resta coerente come cosa (Ding), mentre l'altra, grazie ad un lavoro di rimemorazione, può concedersi alla com¬prensione, cioè ad essere ricondotta ad un annunzio (Nachricht) del corpo del soggetto. Questa analisi di un complesso percettivo è stata qualificata di "riconoscimento", implica un giudizio e si conclude con quest'ultimo .... (3).


1) La conclusione di Lefèvre Pontalis è che l'inconscio non appartiene al campo dei segni verbali mentre secondo Lacan l'inconscio non avrebbe altra struttura che quella del linguaggio.
2) II punto di vista di Lacan è invece che questa costellazione della Cosa porta a distinguere la Cosa dalle cose. La Cosa è l'irraggiungibile nell'al¬tro, punto di riferimento inaugurale del mondo delle cose, anteriore a qualsiasi rimozione - insomma, la madre primordiale, per farla breve.
Limitiamoci per ora a queste due note; torneremo più avanti sulle loro implicazioni teoriche.
L'altro testo di Freud, L'inconscio, è del 1915. In esso Freud si interroga a lungo sullo schizofrenico che stacca le rappresentazioni delle parole dalle rappresentazioni delle cose. Quindi conclude che l'inconscio (Inc) comporta la rappresentazione delle cose e che il preconscio (Prec) ed il conscio (Cosc) comportano in più la rappresentazione delle parole.
In altri termini, la rimozione sarebbe la non-traduzione delle cose in parole. Le cose e le parole sono registrate in luoghi diversi (Inc per le cose, Prec per le parole). Quando nell'analisi una interpretazione giunge troppo presto, invece di illuminare il soggetto, non fa altro che aggiungere un'al¬tra difficoltà.
Aver inteso (ascoltato) e aver vissuto non sono eventi della stessa natura psicologica; vivere ed intendere (ascoltare) appartengono a due sistemi diversi. Sennonché L. Pontalis non ci dice come la mediazione delle parole, la verità, faccia emergere l'esperienza vissuta dell'inconscio. Ora, questo punto costituisce tutta l'analisi.
Lefèvre Pontalis si limita ad aggiungere che il traumatismo della nevrosi traumatica interviene anteriormente ad ogni rimozione. A suo parere il trauma viene simbolizzato solo successivamente, a cose fatte (après coup), grazie alla mediazione delle parole. Questo è indubbiamente vero; si tratta del caso in cui la quantità Q del mondo esterno non ha potuto essere trasformata in quantità Qn. Vedremo più avanti come viene operata questa trasformazione.
Analogamente la nevrosi attuale, in cui l'angoscia si presenta come strumento del trauma, è vissuta sotto forma di tensione fisica e all'inizio non appare mediata dal linguaggio. Vedremo poi che l'angoscia è un affetto che ha perduto il proprio rappresentante, che però è già esistito.
Ecco gli indici del fatto che Freud - dice Lefèvre Pontalis - in tappe diverse della sua riflessione, non ha mai superato un dualismo fondamen¬tale. Per L. Pontalis Freud comunque non disconosce l'approccio cui ci invita Lacan dicendo che il soggetto è portato dal significante piuttosto che esserne portatore, esposto da parte a parte a leggi sin dall'origine.

II - La risposta di Jacques Lacan.
Lacan risponde il 9 ed il 16 dicembre 1959.
Bisogna leggere in una sola tirata, dice Lacan, l'articolo sull'Inconscio e quello sulla Rimozione nella Metapsicologia. Alla fine del

secondo articolo Freud è colpito dalla prevalenza straordinaria delle affinità tra parole nel mondo dello schizofrenico, sforzo di ricostituire il suo mondo che si arena. Freud ci fa vedere che tutto quanto ha preceduto questo punto preciso può avere un solo senso. E cioè: la rimozione opera su significanti. La posizione fondamentale della rimozione si organizza at¬torno ad una relazione del soggetto al significante.
Freud fa notare che lo schizofrenico ci mette di fronte al problema della rappresentazione più nettamente di qualsiasi forma nevrotica. Però Freud non poteva, dato lo stato della linguistica dei suoi tempi, non dico capire (perché invece ha capito perfettamente), quanto piuttosto usare i termini che non erano ancora stati inventati. Non di meno mette in evidenza l'operare del linguaggio come funzione (e dal momento che essa si articola diventa Lautwerden, "divenire sonoro", per svolgere un ruolo essenziale nel preconscio) grazie alla sua struttura, vale a dire come quadro entro cui si ordinano gli elementi messi in gioco nell'inconscio.
Le coordinate, le Bahnungen, cioè le connessioni, si stabiliscono tra questi due aspetti, l'uno funzionale, operante a livello del linguaggio, l'altro strutturale, operante a livello delle rappresentazioni.
In altri termini, le rappresentazioni di cosa, le Sachevorstellungen, sono legate alle rappresentazioni di parola, le Wortvorstellungen. Non è possibile dissociare il "loglio" delle parole dal "grano" delle cose. Infatti è nella misura in cui questo "loglio" ha portato in sé il "grano", che esistono e si organizzano le cose del mondo umano. I processi simbolici governano tutto perché son cose di un universo strutturato in parola (parole), domi¬nato dal linguaggio. Analogamente la Sache è la cosa, prodotto dell'industriosità e dell'azione umana, in quanto questa azione è governata dal linguaggio. I frutti di questa azione appartengono all'ordine preconscio. Basta che l'attenzione vi si posi, e la nostra coscienza nominerà queste cose e le trasformerà in parole.
Lo stesso per il pensiero. Esso ci è noto soltanto attraverso le nostre parole; vale a dire attraverso i movimenti ed i suoni che emettiamo parlando;  e  sono conosciuti solo attraverso il procedere di rappre¬sentazione in rappresentazione. E' così che la coscienza registra la realtà endopsichica, dato che il pensiero da parte sua resta inconscio.
Qui Lacan ritrova Freud e ci propone gli schemi seguenti, A e B.

A. - Il primo schema mostra come il senso del movimento verbale sia percepito come proveniente dall'esterno  sotto forma di immagini di movimento (Bewegungs-bilder). Sennonché i movimenti articolati della parola parole) sono di qualità diversa dagli altri movimenti. Sono picco¬lissimi tentativi di introdursi in , di rappresentazione (Vorstellung) in rappresentazione, per mezzo di rappresentazioni di parole (Wonvorstel-lungen).
In altri termini il pensiero è la traduzione delle rappresentazioni inconsce, in parole attinte dalla riserva preconscia delle rappresentazioni di parole.

Nella misura in cui qualcosa come una percezione endopsichica (qual¬cosa di diverso dal tipo sensazione-motricità) perviene ad interessare il sistema , allora qualcosa viene percepito retroattivamente sotto forma di rappresentazioni di parole.
B. - II secondo schema mostra il carattere inconscio di un pensiero com¬pletamente sottomesso al principio di piacere. Invece il movimento della parola è sottomesso alla coscienza e funziona secondo il principio di realtà.
In questo modo, attraverso le rappresentazioni di parole, la coscienza apprende, concepisce le cose, le Sache, del mondo inconscio.
Ma la Cosa (das Ding), prima che si tenti la ricerca dell'oggetto (die Sache), pone il termine, la meta ed il bersaglio della ricerca. Lacan cita Freud: "La meta primaria, più immediata, della prova della realtà è di trovare un oggetto della percezione reale che corrisponda a quello che il soggetto si rappresenta sul momento: ritrovarlo, testimoniare a se stesso che è ancora presente nella realtà".
Attorno a questa procedura si situa dunque il nostro rapporto alla realtà, una realtà che ha a che fare con la realtà del mondo esterno solo nella misura in cui essa quadra con il mondo dei desideri del soggetto.
Il segreto del principio di realtà è assicurare l'adattamento del soggetto ai propri desideri, assicurarne l'omeostasi, cioè l'equilibrio delle tensioni interne.

INSERIRE Schema A

 
                                                       


INSERIRE Schema B


Di questo si tratta, più che di adattamento al mondo esterno.
Così tutti gli oggetti saranno semplicemente sostituti di un oggetto primario perduto. Quel che troviamo è sempre ritrovato: quel che tro¬viamo non è mai la Cosa (das Ding) bensì le sue coordinate di piacere.
D'altronde il mondo della percezione non esisterebbe affatto se non mirasse a ritrovare negli oggetti un oggetto primordiale, allucinandolo se necessario.
Senza questa ricerca della Cosa non ci sarebbe mai attenzione disponi¬bile, mai alcun desiderio.
Così, è questa esperienza primaria della Cosa a condizionare il nostro rapporto col mondo. E questo rapporto si effettua con gli

oggetti, con le Sache, dell'industriosità umana, tanto più legate alle nostre rappresenta¬zioni quanto più siamo stati noi a forgiarle, propizie a tutte le compara¬zioni, mentre das Ding resta la loro referenza primordiale.
Das Ding istituisce, dunque, una modalità primaria d'affetto anteriore a qualsiasi rimozione. E' sulla base di questa prima macinazione che si strutturano gli universi, tra loro diversi, dell'isterica, dell'ossessivo e del paranoico.
Lacan ci insegna che l'isterica ha trovato troppo poco piacere in das Ding, per cui il suo mondo resta il mondo della rivendicazione di una soddisfazione che non può raggiungere.
L'ossessivo invece ne ricava troppo piacere; da qui il suo evitare il piacere e l'abbandono degli obiettivi prima di averli raggiunti.
Quanto al paranoico, questi non vi crede; da qui il suo mettere in dubbio senza posa quello che l'analista può fare per lui.
Dunque è sulla base dell'esperienza di das Ding che si compie la scelta della nevrosi o della psicosi. E' sulla base dell'incontro con la Cosa che si costituiscono il buono e il cattivo, il bene e il male che coloreranno il mondo delle Sache. Das Ding non è né buona né cattiva; è del tutto estranea.
Allo stesso tempo das Ding è qualcosa attorno a cui gira tutto il moto governato da un principio regolatore, il principio del piacere. E' la Cosa ad imporre il modello del tornare indietro. La meta è ritrovare il primo oggetto, l'oggetto soccorritore, la madre primordiale che, prima di tutti, ha soddisfatto "die Not des Lebens", il bisogno, la mancanza della vita.
C'è tuttavia un limite al piacere. L'organismo, anche, ne regola la quantità grazie alle connessioni (Bahnungen). Se questa quantità diventa troppo importante, allora vengono investite le connessioni vicine; varchi, o tracciati, associativi investono alcune rappresentazioni (Vorstellungen) o pensieri (Gedanken) contigui. Oltre questo abbiamo il dolore. Quest'ul¬timo sopraggiunge quando la reazione di fuga è impossibile.
Lacan segnala al livello del midollo spinale la prossimità dei centri del dolore e della motricità. Il dolore interviene quando l'esistente non ha più possibilità di muoversi, di scappare.
Freud scrive negli articoli sulla rimozione e l'inconscio che le rappre¬sentazioni (Vorstellungen) sono elementi combinatori, associativi, per il fatto che sono rappresentate nell'inconscio da un rappresentante, il Vor-stellungs-repràsentant.
Questo rappresentante della Vorstellung siamo noi, dice Lacan, il significante. La sua circolazione è regolata nell'inconscio non dalle leggi della grammatica ma da quelle della condensazione e dello spostamento, che Lacan chiama leggi della metonimia e della metafora. Egli ci ricorda che la funzione della Cosa in quanto primordiale è anteriore alla gravitazione delle Vorstellungen inconsce. E' per questo che non c'è oggetto buono o cattivo, né rappresentazioni delle cose (Sache-vorstellungen) buone o cattive. C'è invece la Cosa e c'è del buono e del cattivo perché buono e cattivo entrano già nell'ordine della rappresentazione. Il buono e il cattivo - lo abbiamo visto a proposito dell'isterica, dell'ossessivo, del paranoico - sono l'indice di ciò che, secondo il principio di piacere, orienta la posizione del soggetto in rapporto ad uno stato di rappresentazione conforme al proprio desiderio.


Di conseguenza i rapporti tra realtà e coscienza non saranno rapporti semplici. Lacan riprende, commentandolo, lo schema della lettera 52 scritta da Freud a Fliess il 6 dicembre 1896 (4). E lo completa introducendovi le varie istanze dell'evitare (Vermeidung), della rimozione (Verdràn-gung) e della negazione (Verneinung).
Nello schema di Freud delle diverse trascrizioni, tra la Percezione del reale (Wahrnehmungszeichen), a sinistra, e la Coscienza (Bewusstsein), a destra, si situano: i Segni di Percezione (I), cioè la prima trascrizione delle percezioni "completamente inconscia, ordinata secondo associazioni di simultaneità" (5), l'Inconscio (II), il Preconscio (III).
Il soggetto incontra la Percezione del Reale al livello del sistema (psi). Abbiamo visto che (psi) gli attenua le quantità Q le trasforma per (psi). in una quantità Qn diversa. Il soggetto però può anche scegliere la Fuga (Flucht).
L'Evitare invece si produce al livello dei Segni di Percezione incapaci di diventare consci in quanto condannati (verworfen) sin dall'origine.
I significanti inconsci (Vorstellungs-repräsentanzen), grazie ai quali ha luogo il lavoro del pensiero, sono registrati nell'inconscio.
II preconscio è il luogo delle Immagini Verbali (Wortvorstellungen) che Freud chiama anche Ricordi Concettuali (Begriffs-erinnerungen) (6).
La coscienza è il luogo del discorso (Lautwerden) nella misura in cui vi si fissa l'attenzione, ma è anche il luogo della Negazione.
Freud ci dice che non c'è negazione nell'inconscio; nel senso, nota Lacan, che ci sono svariati modi di rappresentarla metaforicamente. Solo

INSERIRE SCHEMA
 
la particella non, quella della discordanza, non fa parte del discorso dell'inconscio.
La negazione serve a confutare quel che è già stato intercettato dal nostro giudizio come verità dell'inconscio, ma che la coscienza ancora si rifiuta di ammettere - dirà in seguito Freud nel saggio sulla Negazione.
Insomma, tutto funziona in modo da evitare all'uomo, sia al livello della percezione che a livello del giudizio, lo shock del mondo esterno. Le parole son fatte per evitare l'irruzione dei significanti. Ed i significanti sono solo quelli già percepiti a causa dell'attrazione esercitata dalla cosa.
Nel farci vedere come l'allucinazione dell'oggetto di desiderio miri a ritrovare la Cosa attraverso i suoi sostituti, Lacan accentua l'aspetto dereale (7) del rapporto tra l'uomo ed il mondo delle cose.
E' qui che si fonda, lo si indovina, l'imbarazzo di Lefèvre Pontalis, il quale vorrebbe, naturalmente, che le cose esistessero in sé e per sé. Invece quel che è trovato è sempre e solo, nei fatti, ritrovato, ed il vissuto lo è sempre una seconda volta. Le cose dell’Inc

esistono solo in quanto portate in precedenza dai significanti, che ne hanno ritagliata la sagoma nel reale.
Quando si tratta di interpretare, incontriamo dunque le due forme, inconscia e conscia, di questo stesso linguaggio, e non il mondo.
III - Implicazioni teoriche. L'interpretazione e l'ipotesi funzionale.
Tutto quel che è stato detto finora, in effetti, illustra il discorso di Lacan, secondo il quale il mondo dell'uomo è un mondo di linguaggio. Ci rimane da capire come operi l'interpretazione.
Se l'obiezione di Lefèvre Pontalis avesse una base corretta, se ci fosse una precedenza di ciò che è inteso (ascoltato), il vissuto non sarebbe ritrovamento ma sempre novità, il vissuto non sarebbe rivissuto.
E' per questo che Lacan invita Lefèvre Pontalis a leggere in una sola tirata i capitoli che considerano l'esperienza dello schizofrenico, in cui il nominato (l'inteso) precede il vissuto.
Sarebbe facile ritrovarne la traccia altrove, nell'opera di Freud, per esempio nella Nota sull'inconscio del 1912 (8), dove Freud segnala che, solo dopo esser stata presente nella coscienza, una rappresentazione vi si assenta e diventa inconscia. Essa dunque ha tutto il tempo di riempirsi di simbolico prima di sparire.
Si impone qui una constatazione: la reviviscenza, nella analisi, di una circostanza che fu traumatizzante risulta liberatrice solo dopo esser stata interpretata.
Qual è il ruolo della verità, quale trasformazione essa opera? Si tratta di un'altra iscrizione o di un cambiamento di stato dell'affetto?
Meglio, intanto, porci la domanda alla luce di quanto abbiamo imparato da Lacan sull'ipotesi che Freud, nell'articolo L'inconscio, chiama ipotesi funzionale del cambiamento di stato. Mentre questi comincia proponendo l'ipotesi topica, noi invece seguiremo la via inversa alla sua.
L'analisi si sostiene sull'affetto, cioè sulla tensione soggettiva che (lo abbiamo ormai imparato a riconoscere) tende alla Cosa - al di là dell'og¬getto che Lacan chiama oggetto piccolo a (9), oggetto della pulsione (che può essere anche l'analista). L'affetto che spinge il soggetto a parlare orienta il suo dire. E' un dato di esperienza che l'angoscia si attenua a contatto della parola: l'angoscia trova in essa un rappresentante.
Quando l'affetto parte direttamente dall’Inc, ci dice Freud, ha sempre un carattere angoscioso ed il moto pulsionale deve aspettare finché non abbia trovato una rappresentazione sostitutiva nel sistema Cose. "Allora lo sviluppo dell'affetto è reso possibile sulla base di questo sostituto conscio, e la natura di quest'ultimo determina il carattere qualitativo dell'affetto" (10).
Nella fobia, tuttavia, viene alla luce l'angoscia legata all'irrompere di una rappresentazione sostitutiva, di una rappresentazione che non è la vera fonte dell'affetto.


Una paziente di cui ho già parlato, per esempio, ha paura di attraver¬sare un ponte. Durante l'analisi constata che l'angoscia le si attenua considerevolmente, e anzi sparisce per un po', dopo che le ho fatto notare come la sua fobia impulsiva sia legata all'identificazione all'oggetto anale, ed alla sua caduta (11).
Si verifica dunque un cambiamento di stato vero e proprio quando alla rappresentazione sostitutiva viene contrapposta la rappresentazione vera. In questa paziente fobica, la paura di cadere cela il piacere di cadere. Però questo piacere, di cui finirà un giorno col prendere coscienza, non è un piacere ritrovato. Non ha l'intensità temuta di un piacere vero, si tratta piuttosto di un piacere di dire.
Piacere di dire ad un analista nel transfert. In questo senso l'analista è garante di un piacere temperato, di un certo non-piacere; è garante del mantenimento dell'omeostasi. Il cambiamento di stato dell'affetto attra¬verso la cura garantisce al soggetto il fatto che non sprofonderà nuovamente, trascinato dall'allucinazione del suo desiderio di Cosa. E' la parola dell'analista, la promessa della sua interpretazione, ad assicurare all'ana¬lizzante l'assenza del pericolo, anche se l'analista tace. Questa parola è una promessa di far coincidere con un dire il ricordo primitivo, fonte di terrore e di alienazione risuscitati dall'allucinazione del ricordo stesso.
Un dire che non provocherà più, ormai, la rimozione, perché sarà assicurata l'integrazione dell'affetto all'esperienza, e perché l'omeostasi di (psi) non sarà più minacciata.
Ho preferito dare la precedenza all'ipotesi funzionale per parlare solo ora della ipotesi topica proposta da Lefèvre Pontalis contro la tesi di Lacan, perché mi sembra che l'interpretazione comporti innanzitutto un cambiamento di stato. Credo anche che questo cambiamento accompagni il miglioramento del paziente, e in un certo senso la sua guarigione clinica.
L'affetto, cioè quel che deriva dalla relazione primitiva del soggetto con la Cosa, è quel che insiste in un'analisi.
Si discrediterebbe rinterpretazione, se si accordasse alla parola dell'analista tutto questo peso di promessa senza riconoscerle valore di verità. Una verità che è, soprattutto, quel che rivela al soggetto, non l'insignificanza dell'avvenimento originale, bensì il posto che il soggetto ha occupato (ed ancora occupa) in tutto il suo sistema significante. Questo posto è importante solo perché i due sistemi - l'inconscio e il conscio - sono occupati dall'attrazione della Cosa. L'analisi ci mostra che la parola (parole), quella dei ricordi concettuali, delle Wonvorstellungen, ha prolun¬gamenti a livello dell'inconscio. Parole e significanti, infatti, non sono altro che due aspetti di una stessa struttura. D'altronde le parole non son altro che l'espressione del pensiero, il quale è inconscio. Da una parte esse sono regolate dal principio di realtà e ne assicurano così la regolazione, cioè l'omeostasi del sistema (psi). Dall'altra il pensiero è regolato dal princi¬pio di piacere, principio il cui mezzo è l'allucinazione e il cui obiettivo è la Cosa.
Le parole trasformano il pensiero e in fin dei conti gli affetti. Questo pensiero inconscio viene portato dalle parole il più vicino possibile alla sua giusta espressione. L'espressione della rappresentazione vera non è più quella dell'avvenimento originale.


Questo perché il discorso dell'analista ha indotto l'affetto a sottomettersi al principio di realtà, che è il principio della coscienza, e la cui omeostasi è assicurata dalle parole.
La trasformazione dello schema B riassumerà adeguatamente il nostro pensiero.
Mettiamo sullo stesso piano dell'Inc: principio di piacere, pensiero ed allucinazione, tutti e tre sottomessi all'attrazione della Cosa. Mentre il principio di realtà, che governa l'analisi, tempera l'eccesso del principio di piacere mantenendo l'omeostasi.
La tesi di Lacan, di dare alle cose uno statuto di pallidi spiritelli della Cosa, in effetti porta a questa preminenza dell'ipotesi funzionale sull'ipo¬tesi topica.
Vista secondo questa angolatura, l'ipotesi topica di Freud - che vi sia doppia inscrizione del vissuto e dell'inteso (ascoltato) - perde d'interesse. Essa non ci appare fondata sulle ragioni proposte da Freud ne "L'incon¬scio" ma su quelle dette da Lacan. Cioè che il vissuto è tale sempre in un universo simbolico e che parola e significante, conscio ed inconscio comu¬nicano tra loro per il fatto che ognuno è funzione derivante dalla struttura stessa del linguaggio.
La preoccupazione di Freud circa il non-riconoscimento, da parte del paziente, di un'interpretazione vera giunta però troppo presto, costituisce una semplice inadeguatezza della tecnica analitica. La difficoltà proviene in effetti dalla fretta di interpretare.
La tecnica consiste non nel dire ma nel mi-dire, nel "dire a metà", cioè nell'aspettare l'emersione della verità più che nel rivelarla.
In sostanza l'ipotesi funzionale, abbozzata appena ne "L'inconscio" (12), ed abbandonata da Freud a vantaggio dell'ipotesi topica, è la più propizia a rendere conto degli effetti dell'interpretazione. Poiché l'energia necessaria per questa mobilitazione degli affetti è fornita dal transfert (che fa sì che il soggetto miri alla Cosa) la parola dell'analista è vissuta come una promessa di verità. Una parola che da la garanzia di non essere più la ripetizione dell'identico, non più falso legame tra un affetto ed una rap¬presentazione sostitutiva, ma coincidenza di un affetto e di un "dire veritiero" (dire-vrai). Questa coincidenza dell'affetto e del significante ritrovato modifica il soggetto. Gli fornisce infatti un piacere trasformato dal sapere, un piacere di sapere, che lo mette in grado di raggiungere non la primitiva estasi, ma l'omeostasi.
IV - Implicazione clinica. Tener conto dell'ipotesi funzionale.
La coincidenza di un "dire veritiero" (dire-vrai) dell'analista e di un affetto che si modifica a poco a poco, corrisponde (molto meglio di quanto faccia la concordanza, voluta da Freud, del vissuto e dell'inteso) alla funzione dell'interpretazione. Il cambiamento di stato dell'affetto è esso stesso un'ipotesi freudiana. E Freud, come i buoni archeologi che lasciano al loro posto i ritrovamenti degli scavi (l'espressione è di Lacan), nell'arti¬colo sull'Inconscio ci esibisce il suo andare a tentoni. Avendo escluso l'ipotesi funzionale, Freud non segue il progredire del paziente, ma al contrario lo precede col suo proprio discorso.
Non si può dire lo stesso di Lacan. Da lui abbiamo ereditato una tecnica fatta di pazienza e di silenzio che lascia al soggetto il tempo di vivere a suo agio gli affetti, abbastanza a lungo perché l'analisi li modifichi. E' così che il sentito (ascoltato) evita di


arrivare in anticipo sul vissuto.
Vorrei illustrare il mio punto di vista ricordando le battute chiave del caso già ricordato, per mostrare che cosa è il gioco dell'interpretazione. La paziente affetta da fobia impulsiva si lamenta che gli amici la lasciano andare (tomber: "cadere") come un pezzo di merda. Io ripeto come un'eco :
"Lasciar andare come una merda".
"Ah! Lei mi fa cacare" dice lei (13).
"Cacare...".
"Si, mi fa cacare".
"Cacare".
Quindi cambiando tono, la paziente chiede:
"Lei crede che ci sia un rapporto tra quello che ho detto e le mie fobie?".
"Certamente".
"Dunque Lei ha deciso di intervenire perché deve essersi detto che non poteva lasciarmi partire in queste condizioni. Come mai si è messo improvvisamente a parlare?".
"Ma è lei che parla, non io...".
Si era a fine luglio ed era l'ultima seduta prima della separazione estiva. Quando trascrissi questa osservazione, durante le successive va¬canze, non sapevo ancora se avevo parlato invano o no: un sintomo può perseverare a dispetto di un'interpretazione corretta. Il mio intervento, lungi dal chiarire le cose, non aveva forse provocato una difficoltà supple¬mentare, non aveva dato forse luogo ad una doppia trascrizione?
Al ritorno dalle vacanze la paziente mi disse che la paura di cadere era sparita. Mi resi anche conto che aveva dimenticato il mio intervento. La paura le è in seguito tornata, benché attenuata; l'analizzante mi racconta una quantità di storie su gabinetti otturati: non vuol lasciarsi andare (uno scarico d'acqua basta a portar via la materia fecale).
Bisogna vedere come un indizio della conoscenza inconscia del suo sintomo il fatto che la paziente mi spedì la riproduzione di un paesaggio con la caduta di Icaro? Il piacere di cadere comporta un elemento scopico che annulla il peso e dunque le tragiche conseguenze del peso. L'elemento di piacere anale che si nasconde dietro la fobia diventa per il pittore impressione di leggerezza.
La cosa importante è che, intervenendo con le stesse parole della paziente, avevo aperto la strada ad una modifica del suo stesso sapere, ed avevo provocato così un cambiamento di stato dell'affetto. D'altronde questo sapere era anche quello della mia analisi: sapevo bene quel che voleva dire, sia per lei che per me, la caduta dell'oggetto anale, e sapevo quanto il mio piacere per


la pittura fosse legato all'alleggerimento scopico della materia.
Questo, riassunto in poche parole, è l'esempio che descrive le conse¬guenze tratte dall'ipotesi funzionale. Ciò che modifica l'affetto nel pa¬ziente è il sapere dell'analista. Ma questo sapere utilizza le stesse parole del soggetto, perché solo queste parole (e non quelle di qualcun altro) possono accedere ai significanti inconsci; solo queste parole tendono alla Cosa. In questo caso si tratta solo di un mi-dire, "dire a metà", dell'analista perché le sue parole dicono solo la verità del paziente. Non dire altro che questa verità significa rispettare il desiderio, la cui mozione reca in sé il soggetto.


(trad. di Sergio Benvenuto)

 


(1) Sigmund Freud, Progetto di una psicologia 1895, in Opere, vol. II, Boringhieri, Torino, 1968, pp. 193-284; il cap. "L'inconscio" in Metapsicologia 1915 in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino, 1976, pp. 49-88.
(2) «Chose» in francese ha echi più vasti che in italiano; il termine è usato anche per indicare "l'argomento", il "punto essenziale", "la faccenda" cioè qualcosa che non ha ancora nome. (N.d.T.)
(3) Abbiamo preferito tradurre il passo di Freud dal testo francese, anziché riprodurre la traduzione italiana indicata nella nota (1), Progetto dì una psicologia, p. 235 (N.d.T.)
(4) Cfr. Sigmund Freud, Le origini della psicanalisi - Lettere a Wilhelm Fliess 1887 -1902, Boringhieri, Torino, 1968, pp. 123-130.
(5) Ibidem p. 125; testo tedesco p. 186 e francese p. 155.
(6) Ibidem a p, 186 dell'edizione tedesca.
(7) Déreel; non quindi irréel (irreale). (N.d.T.)
(8) Cfr. Sigmund Freud, Nota sull'inconscio in psicanalisi, 1912, in Opere, vol. VI, Borin¬ghieri, Torino, 1974, p. 573.
(9) L'oggetto a, secondo Lacan, è la causa e non l'oggetto del desiderio. Cfr. il seminario inedito sul desiderio e la sua interpretazione (riassunto da J.B. Pontalis in Bulletin de Psychologie, 1960).
(10) Cfr. Sigmund Freud, il cap. "L'inconscio", in Metapsicologia in Opere vol. VIII op cit.; GW, X, p. 278.
(11) Paul Lemoine "La caduta di Icaro", Atti dello psicodramma III, 1977, pp. 12-23.
(12) Sigmund Freud "L'inconscio", op. cit.; tr. fr. p. 78; G.W. p. 273.
(13) "Vous me faites chier" corrisponde più o meno al nostro "Lei mi rompe i coglioni". Lo abbiamo tradotto con un compromesso per far emergere il significante 'cacare'. (N.d.T.)


SUMMARY / RESUMÉ / ZUSAMMENFASSUNG / RESUMEN" />SUMMARY / RESUMÉ / ZUSAMMENFASSUNG / RESUMEN
Interpretation
The Author describes a case of anguish nevrosis to demonstrate how (passing from one significant substitutive to another) psychoanalysis progressively changes the painful affection which motivates it until it is turned into pleasure.
The analyst's words act within the transfert; the language is therefore included in the affection. The fact that the patient's words are the same as those used by the analyst guarantees that the patient's balance is no longer threatened by an hallucinatory overflow of pleasure.
Finally, the patient finds his bearings and talks on the basis of a balanced position, that is, of security. Thanks to the analysis, aiming towards the Thing becomes for him a possible risk and not an inordinate one. The analysis is guided by the principle of reality even if the patient's aim remains that of pleasure.
The theorical developments brought about by Jacques Lacan mean that interpretation can be put into focus. Lacan shows how a series of bastions protect the patient under analysis from the outside world.
The quantities which the subject receives from the world are extenuated and trasfor-med into Q quantities. These penetrate the circulation of subconscious significances. Thus intricate openings (Bahmungen) become diversified in order to prevent reaching the unbearable threshold of psychic pain and anguish. Repression is another filter which admits only those thoughts and significances which are compatible with the emotional balance of the subconscious ego.
Thus a series of barriers assures the patient under analysis of his dominance over himself, rather than over things; 1,1 fact his world is more symbolic than real. The empire which the patient under analysis will conquer is made up of significances and language and his dominance over reality is composed of objects of science and industriousness. Accor-ding to Lacan, these objects are made up of the words which translate into speech the forces from which the patient must protect himself.

L'interpretation.
J'ai choisi l'exemple d'un cas de névrose d'angoisse pour montrer comment, de signifiant substitutif en signifiant substitutif, l'analyse arrive de proche en proche a modi-fier l'affect pénible qui la motive sinon a le retourner en plaisir. La parole de l'analyste agit dans le transfert: le langage est ainsi pris dans l'affect. Pour être aussi ceux de l'analyste, les mots du patient sont pour lui la garantie que son homéostase n'est plus désormais menacée par un déferlement hallucinatoire de son plaisir.
C'est a partir d'un point d'homéostase, c'est-à-dire d'une position de sécurité, que l'analysant s'oriente enfin et parie. Gràce a l'analyse, viser la Chose devient un risque a sa mesure et non un risque démesuré. L'analyse est guidée par le principe de réalité méme si la visée du patient demeure le plaisir.
Les développements de Lacan nous ont permis de situer l'interpretation a sa juste piace. Ils nous ont montré comment une suite de remparts protège l'analysant de l'extérieur. Les quantités Q qu'il reçoit du monde sont atténuées et aménagées en quantités Qn. Elles se coulent dans la circulation des signifiants inconscients de Ielle sorte que des Bahnungen, des voies de frayage compliquées se diversifient afin d'éviter le seuil insup-portable de la douleur psychique et de l'angoisse.
Le refoulement est cet autre filtre qui n'admet que les pensées et les signifiants compatibles avec l'equilibre affectif du moi conscient.
Ainsi une sèrie de barrières assure l'analysant de son emprise sur lui-méme bien plus que sur les choses, et son monde est un monde symbolique bien plus qu'un monde réel.
L'empire qu'il conquiert est, a vrai dire, constitué de signifiants et de langage. Son emprise sur le réel est constituée par les objets de la science, de l'industrie, dit Lacan, construits avec des mots, et ces mots traduisent en discours les forces dont il doit a se protéger.

Die interpretation
Der Autor beschreibt einen Fall von Angstneurose, um zu zeigen, wie die Analyse Allmàhlich die schmerzhaften Gefùhle, die den Grund der Behandlung bildeten, in Lust-gefuhle umwandelt. (Von einer Ersatzausserung zur andern iibergehend).
Die Worte des Analytikers wirken innerhalb der Ubertragung. Die Sprache ist fol-glich affektgeladen... Die Tatsache, dass die Sprache des Pazienten auch die des Analyti¬kers ist, garantiert dafur, dass der Gleichgewichtszustand des Pazienten nicht von eine illusionàren Lustausbruch bedront wird. Am Schluss findet der Analysand einen Halt und kann aus einer ausgeglichenen Position, d. h. aus einer Position der Sicherheit, sprechen.
So wird das Streben nachdem Ding fur ihn zu einem kalkulierbaren Risiko und nicht mehr zu einer nicht zu bewàltigenden Gefahr. Die Analyse geht von einer realen Grund-lage aus, auch wenn das Ziel des Pazienten das Lustgefiihl bleibt.
Die Entwicklung, die Jacques Lacuu vorfuhrt, erlauben uns die Interpretation richtij: einzuordnen. Lacan zeigt wie eine ganze Rehe von Bollwerken den Analysanden vor dei Aussenwelt schutzen.
Die Q Mengen;die die Person von der Umwelt erhàlt, werden gemildert und in Qn Mengen umgewandelt. Sic tauchen in den Kreislauf unbewusster Bedeutungen ein. Auf diese Weise tuchen die Bahmungen herror, die verhindern, dass die Schwelle der psychi-schen Schmerzen und der Angst ein unertragliches Ausmass annehmen.
Die Verdràngung bildet eien weitern Filter, der nur Gedanken zulàsst, die sich mit dem affektiven Gleichgewicht des bewussten Ichs vertagen.
In dieser Art ermòglichen eine ganze Reihe von Barrieren dem Analysanden aher die Herrschaft ùber sich selbst als uber die Sachen ; scine Welt ist ja in der Tat mehr symbolisch als real. Den Bereich, den sich der Analysand erobert besteht in erster Linie aus Bedeu-tungszusammenhàngen und aus einer Sprache, wàrhend scine Herrschaft uber das Wirkli-che aus Gegenstànden der Wissenschaft und der Betriebsamkeit besteht.
Pur Lacan beruhen diese Objekte auf Worten, welche die Kràfte, von denen sich dei Patient schutzen will in Sprache umsetren.

La interpretación
El A. describe un caso de neurosis de angustia, y demuestra el modo (paso de un significante sustitutivo a otro significante) como el anàlisis modifica progresivamente el afecto doloroso que lo motivò hasta cambiarlo en piacer. La palabra del analista actùa en el interior del transfert: el afecto, por lo tanto, contiene lenguaje. El hecho que el analista utilice las mismas palabras dw paciente es una garantia para que la homeostasis del paciente no se vea amenazada por un desbordarse alucinatorio de piacer. Sobre la base de seguridad (homeostasis) el analizante se orienta, habla, y puede dirigirse a la Cosa, sin que ésto suponga un riesgo desmesurado. El anàlisis se gufa por el principio de realidad, incluso si el objetivo del analizante es el piacer.
Los desarrollos teóricos de Jacques Lacan permiten situar la interpretación en el lugai que le corresponde, y hacen ver la necesidad de una serie de barreras que protejan al analizante del mundo exterior. Por ejemplo la transformación de las cantidades Q en cantidades Qn exige la disminución de ciertas resistencias y la facilitación (Bahnung) de caminos complicados, en modo de evitar el umbral insoportable del dolor psiquico y de 1; angustia.
La represión es otro filtro que impide el paso de pensamientos y significantes inconi patibles con el equilibrio afectivo del yo consciente.
Està serie de barreras asegura al analizante el dominio de sì mismo, cuyo mundo és mas simbòlico que real, es decir, constituìdo de significantes y de lenguaje. El dominio del real lo lleva a cabo a través de objetos de ciencia y de industria. Tales objetos, segùn Lacan, estàn constituìdos por palabras que traducen en discurso las fuerzas de las que el paciente se debe proteger.

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