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LO PSICODRAMMA COME "PASSE" di Gennie Lemoine

Già da tempo sono stata colpita dal fatto —e abbiamo avuto diverse volte occasione di farlo notare quando c'erano da dare indicazioni — che molto spesso degli analisti venivano a chiederci di partecipare a dei gruppi per "liquidare", dicevano, la loro analisi.

È evidente che così esprimevano il bisogno di qualcosa che poi e d'altra parte è stato designato con passe (passaggio) (1).
Ciò mi ha portato a considerare lo psicodramma come luogo di passaggio, se non de la passe, dato che il termine la passe ostato inventato da Lacan ed istituzionalizzato all’Ecole Freudienne. Non è vietato rico-noscergli altri luoghi possibili oltre al luogo previsto all'Ecole stessa. Avviene della passe ciò che è avvenuto dell'Analisi: quella inventata da Lacan è solo la fecalizzazione e la ricreazione di fenomeni che avvengono anche altrove. Così Lacan può dire: "Se c'è stato uno che non ha mai smesso di passare la passe, quello sono io". Anche Freud aveva espresso questo bisogno di fare la passe, ante litteram, prendendo Férenczi come passeur a quanto dice Diane Chauvelot (a Deauville), e Férenczi si è rilevato incapace di sostenere questa domanda del maestro.
Vi è dunque passaggio in più di un luogo, e propongo di considerare lo psicodramma come luogo possibile di passaggio.
Si tratta in psicodramma di una messa in atto a più persone (cioè con dei partner in serie aperta) e di una attualizzazione nel tempo, mentre l'analisi mette a confronto l'analizzante con il solo analista, inteso come partner unico — anche se virtualmente multiplo — in una relazione asimmetrica e fuori del tempo comune. La durata analitica è scandita solo da interventi e da risposte ad interventi, in un luogo e in un tempo che doppiano il luogo ed il tempo in cui la realtà si dispiega.
Il luogo e il tempo psicodrammatici non sono, maggiormente inscritti innanzitutto nella realtà, ma stringono nella loro necessità logica qualsiasi nuovo venuto. Lo spazio ed il tempo analitici vi sono dunque aperti a numerosi rischi.

La posizione terza

Françoise Wilder, a Deauville, ha insistito proprio su questa posizione terza impersonata dai due sconosciuti, i due passeurs che l'analizzante si propone di incontrare. Dice la Wilder: "Per parlare del proprio analista si accetta di rivolgersi a degli sconosciuti, a delle persone estratte a sorte". È quanto accettano anche i numerosi analizzanti che vengono per "terminare" l'analisi e che ci dicono di provare il bisogno di venirne a parlare ad altri. Certamente, questi altri non restano a lungo degli sconosciuti, e d'altro canto, nel gruppo, colui che chiamerò il "passante (passant) sceglie come passeurs, i suoi compagni di gioco. Non li estrae a sorte, ma questi partners si presentano in serie aperta. Non sono fissati una volta per tutte da una sorta di contratto, come l'analista, oggetto di transfert, e si può dire che ad ogni rappresentazione si presentano come sconosciuti. Mi sembra dunque che assumano questa posizione terza definita da Françoise Wilder e da altri.
Che vantaggio offre questa apertura dalla posizione duale, quella dell'analizzante (ma non quella dell'analista, ovviamente), alla posizione terza? Aiuta l'analizzante ad uscire dal transfert e dalla relazione isterica.


L'oggetto (a) cade giù con la fine dell'analisi e la destituzione dell'analista. Ora passeurs e partners non potrebbero esserlo (sconosciuti e casuali, come li abbiamo definiti). Non possono inoltre essere soggetti supposti sapere.
In effetti, sono anzi supposti non sapere. Così i passeurs si rivelano ben presto, agli occhi del "passante", del tutto incapaci a fare qualsiasi cosa per loro: il passante deve farcela da solo e deve spiegarsi su ciò che è avvenuto della sua analisi con qualcuno che non ha il compito né di risolverla né di annodarla, dato che anch'egli è nella passe. Questa caduta del soggetto supposto sapere, questo confronto con dei soggetti qualsiasi che non potranno essere l'oggetto perduto, ha un effetto di privazione dell'immaginario davvero radicale. Certamente, non ci sono più identificazioni possibili. Certamente, nello psicodramma i terapeuti, che sono supposti sapere, rimangono da qualche parte ai margini del gruppo.
Per quanto riguarda gli analisti-analizzanti di cui parlo, non è tuttavia sicuro che essi occupino il posto dell'oggetto del transfert che il loro analista personale occupava poco prima o ancora occupa al momento della loro entrata nel gruppo.
Se qui pur si riannoda un legame analitico, il cambiamento della persona oggetto di transfert è già fattore di risoluzione del transfert.
In ogni modo, in questo preciso istante di entrata nel gruppo e di incontro con degli sconosciuti con cui vengono a parlare (dato che, almeno nella seduta, non vengono per parlare direttamente con i terapeuti), l'analista è destituito dalla sua posizione di soggetto supposto sapere. Se l'analizzante ha il sentimento, essendo stato designato dal suo analista per la passe, che l'analista lo ha abbandonato se si sente in qualche modo tradito, se ce l'ha con lui, non gli resta che assumere questo passaggio di fronte all'istanza terza, per proprio conto, oppure tornare dal suo analista senza proseguire la passe.
Se viene in psicodramma, lo fa per propria scelta; perché da solo ha operato questo distacco, perché non ha più bisogno del soggetto supposto sapere, o perché non ci crede più.

Messaggio o performance

L'analizzante viene dunque nel gruppo di psicodramma per parlare della propria analisi a terzi, o di fronte a dei passeur. Fin qui il parallelismo è evidente.
In cosa consiste possibilmente il suo discorso?
È quel che resta imprevedibile. Non se ne può dire nulla. Ma, proprio come poco importa il contenuto de La lettera rubata nel racconto di Poe, come sottolinea Didier Weil, poco importa del contenuto del discorso del "passante", brillante o meno. Ciò che importa è l'operazione stessa mediante cui il suo discorso analitico precedente si trova modificato, piegato. Ciò che importa è la rottura di questo discorso. È il fatto che non abbia destinatario. L'analisi diventa così il suo oggetto proprio; la divisione da quel


momento passa all'interno del soggetto e non più tra l'analizzante e l'analista.
"La parola d'ordine" (le mot de passe), scrive Clavreul, "è proprio ciò che dimostra l'effetto del Significante allo stato puro, dato che ciò che è significato in una parola d'ordine non ha alcuna importanza... È un significante senza significato. È tuttavia sufficiente per permettere a due persone di riconoscersi tra loro".
"La passe", dice ancora Clavreul, "è una performance. In essa non si giudica affatto una competenza". Parlavo prima della qualità indifferente del discorso del passante. Ma ciò è ancora più vero nella performance psicodrammatica. È d'altro canto possibile intendere il termine (performance) nel senso drammatico che riveste nella lingua inglese.
Non è in questione il testo dell'attore, ma il fatto che egli riesca a passarlo o no. Il miglior testo può fare fiasco. Si sa che Sarah Bernard era sublime nella Fedra come nella Samaritana. Ho ritrovato di recente un vecchio disco che lo testimonia. Proprio questo viene a fare l'analista-analizzante quando viene nel gruppo a parlare della sua analisi. Viene a farla passare. I passeurs hanno ovviamente il loro ruolo in questo possibile riconoscimento.
Che cosa avviene (2) allora? Proprio il fatto che il passante non si contenta di fare delle constatazioni sulla propria analisi, di descriverla ad esempio o di scriverne per sé stesso; non si contenta di un discorso dichiarativo del tipo: "ho cominciato così, ho continuato cosà, ho fatto in questo modo", discorso che l'altro, in posizione di passeur, non dovrebbe fare altro che registrare. "Il loro ruolo" scrive Clavreul "è quello di rendere possibile questa performance". Certamente, ma allora i partners in un gruppo di psicodramma non sono forse in grado, anche più dei passeurs, di ricevere la parola d'ordine (mot de passe), di riconoscerla, e di farla riconoscere nel gruppo? Mi sembra di sì, dato che non possono contentarsi, come alcuni passeurs, di costituirsi come passive buche da lettera. Sono là, nel gruppo, per proprio conto; ciò che il passante dice è loro rivolto, li interroga sul loro desiderio. L'incontro è difficile ma efficace: operativo. Questo passa o non passa, e se non passa è comunque operativo. I partners sono dunque dei passeurs e sono designati per riconoscere ciò che il passante vuoi far passare, dato che loro stessi sono nel gruppo come analizzanti e come passanti.

Il destinatario

Ma, per finire, a chi giunge la parola d'ordine (mot de passe)? Da chi ci si deve far riconoscere?
Da nessuno in modo preciso, dato che non c'è una giuria. Questo è senz'altro il vantaggio dello psicodramma sull'istituzione analitica della passe, come attualmente funziona; il primo vantaggio è che il passante che viene in psicodramma non vi arriva mandato dal proprio analista.


Conclusione

Ho parlato solo degli analisti che hanno voglia di venire a parlare della propria analisi in un gruppo di psicodramma per "liquidarla" o per semplice bisogno.
Ma mi sembra che ogni partecipante, qualunque sia la motivazione, sia in qualche modo nella passe. In rapporto ai terapeuti è in posizione analitica; a volte ne chiede loro persino una. In ogni modo, nei loro confronti resta in posizione di analizzante. Proprio questa distorsione è difficile da vivere in psicodramma: un colpo d'occhio al gruppo o ai partners; un discorso rivolto ai terapeuti e un altro ai partecipanti.
Il lavoro psicodrammatico tende proprio a ridurre questa distorsione e a destituire i terapeuti, divenuti, alla fine, inutili.
In rapporto ai membri del gruppo, dunque, ogni partecipante si trova in posizione di passante. Lacan dichiara di essere perpetuamente nella passe. Dunque la passe non si riduce al solo momento della presentazione descritta con questo nome. Così, forse un po' azzardatamente, credo di poter dichiarare che lo psicodramma è un luogo del tutto privilegiato per la passe.
Se è permesso dare una semplicissima definizione della passe costituita allora, seguendo questa definizione, dal fatto di trasmettere qualcosa della propria analisi e di avere così un po' di accesso al reale; è chiaro che lo psicodramma è il luogo in cui l'analizzante è anche passante poiché si trova in posizione di analizzante in rapporto ai terapeuti e in posizione di passante rispetto alle istanze terze di cui tutti gli altri membri occupano la posizione.
Tuttavia è nel gruppo di secondo grado, didattico, che possiamo definire in modo più rigoroso il processo psicodrammatico come un processo di passe, dato che il protagonista vi viene a mettere in gioco il proprio desiderio di essere terapeuta. Più essenzialmente ancora che nel gruppo di base, può essere detto "passante", seguendo una delle definizioni della passe, e cioè, seguendo lo stesso Lacan, "ciò che decide un analizzante a porsi come analista".

(1 ) "Passe" è un termine di difficile traduzione (lo si può rendere con "passaggio", come "parola d'ordine" in analogia con mot de passe, con "passi", e in altri modi ancora) che designa una pratica introdotta da Lacan all'Ecole Freudienne di Parigi (sciolta nel gennaio 1980 dallo stesso Lacan). Si tratta di una fase dell'analisi dell'analizzante che voglia porsi da analista, o che già esercita come analista, che in origine doveva sostituire tutte le forme di "controllo" vigenti nelle altre istituzioni psicoanalitiche allorché si tratta di autorizzare un allievo a praticare come analista. La tesi di Lacan è che l'analista* "si autorizza solo da sé", nel senso che non ha bisogno per principio del placet di una istituzione o scuola esterna (per Lacan è inconcepibile qualsiasi forma di analisi didattica, tra l'altro). La "passe" viene proposta dall'analista, detto "passeur", quando questi pensa che l'analizzante abbia maturato la propria analisi fino al punto di poter dare un contributo all'Ecole: è il passeur che illustra difronte ad una Giuria di Accettazione il progresso dell'analizzante, il quale può essere quindi accolto come "analista della Ecole" (questo non significa affatto che l'Ecole "garantisce" rispetto alla società la pratica di analista di chi ha passato (apasse). Pratica molto discussa all'interno del movimento lacaniano, essa ha dato adito a molte critiche e anche ad abusi, ragione non ultima della decisione, da parte di Lacan, di sciogliere l'Ecole Freudienne (N.d.S.B.).
(2) "que se passe-t-il"


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Psychodrama as passe
The author discusses the experience of a group of analysts who entered psychodrama in order to bring their own analysis to a conclusion, and maintains that psychodrama can be the preferential means of bringing about the analytic passe (step ahead). In it, there takes piace the passage to a three-way relationship: the analyst emerges from transference and from the hysterical relationship characteristic of the classical analytic setting.. In the psychodrama group the subject takes the position of analyzer with respect to the therapist and of passant with respect to the other members of the group. All function aspasseurs, but also, in turn, as analyzers and passants.

Le psychodrame comme passe
A partir du cas de quelques analystes qui veulent faire du psychodrame pour liquider leur analyse, FA. affirme que le psychodrame peut être un lieu privilégié pour effectuer la "passe" analytique. Il s'y produit le passage a la position tierce par où l’analyste sort du transfert et de la relation hystérique de l'analyse a deux. Dans le groupe de psychodrame le sujet est en position d'analysant par rapport aux thérapeutes et en position de "passant" a l'égard des instances tierces représentées par les camarades du groupe. Tous fonctionnent comme "passeurs", bien qu'ils soient a leur tour analysants et passants.

Das Psychodrama als Übergang (Passe)
Ausgehend vom Fall einiger Analysten, die zum Psychodrama greifen, um ihre Analyse zu liquidieren, vertritt der Autor die Ansicht, das Psychodrama könne der privilegierte Ort sein. um den analytischen Übergang vorzunehmen. Im Psychodrama vollzieht sich der Übergang zur dritten Position, mit de m sich der Analyst vom Transfert und von der hysterischen Beziehung der Analyse zu zweit löst. In der Gruppe des Psychodramas nimmt das Subjekt die Stelle eines Analysierenden gegenüber dem Therapeuten ein und die eines Passanten gegenüber den Drittinstanzen, die von den Gefàhrten der Gruppe dargestellt werden. Alle handeln als Passeure, sind jedoch ihrerseits Analysie-rende und Passanten.

El psicodrama como "pasaje"
Partiendo del caso de algunos analistas que entran en psicodrama para finalizar su anàlisis, el Autor sostiene que el psicodrama puede ser el lugar privilegiado para efectuar el "pasaje" analitico. En ésto se verifica el pasaje a la tercera posición con la cual el analista sale de la transferencia y de la relación histérica de anàlisis de a dos. En el grupo de psicodrama el sujeto està en posición de analizante en relación a los terapeutas y en posición de pasante respecto a las terceras instancias representadas por los companeros de grupo. Todos funcionan como "passeurs" pero son a su vez analizantes y pasantes.
SUMMARY /RESUMÉ /ZUSAMMENFASSUNG / RESUMEN

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