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LO PSICODRAMMA E IL PUNTO CIECO di Paul Lemoine

Non è una semplice metafora parlare di punto cieco: in psicodramma si assiste ad un avvenimento o piuttosto alla sua rappresentazione, e non al semplice racconto di ciò che è avvenuto. Si rappresenta la scena o la consultazione nel caso di terapeuti e sono i testimoni a mostrare al partecipante in cosa egli è cieco.

Gli altri vedono ciò che egli non percepisce. Così lo psicodramma suscita da parte dei testimoni — membri del gruppo e terapeuti — l'analisi delle ripetizioni e la rivelazione delle cose viste.
Tratteremo qui solo questo aspetto di rivelazione: che si tratti dei medici nei gruppi di supervisione in cui il terapeuta scopre ciò che non aveva visto nel suo paziente, o dei gruppi di medici in cui lo psichiatra o l'internista si rende conto che ciò che non aveva visto nel paziente era proprio se stesso. Limitandoci alla rivelazione del punto cieco, isoliamo qui uno dei motori terapeutici essenziali: la rappresentazione.

I - Il punto cieco e il gruppo di inter-supervisione.

È un terapeuta a riferirci questo caso clinico che illustra l'accecamento del paziente su se stesso e in che modo la funzione dello psicodrammatista consista nell'aiutarlo a riallacciare, mediante la rappresentazione drammatica, il filo spezzato del suo desiderio.
Franca è cieca. È in ospedale psichiatrico da venticinque anni, oggi ne ha quarantacinque. Delira dolcemente.
Il delirio, su cui è stata ospedalizzata, è sopraggiunto subito dopo un drammatico avvenimento familiare. La madre l'aveva costretta ad inginocchiarsi per giurare di non aver mai visto il padre con un'altra donna. Presa alla sprovvista non seppe mentirle sulla colpa sessuale di quest'uomo che lei aveva un tempo desiderato e che l'aveva castamente desiderata in quanto padre. L'altra donna è lei ; proprio di questa relazione si è sentita così colpevole. Dopo aver confessato il posto preso da un'altra presso il padre, ha cominciato a delirare. Il delirio quindi denunciava una verità, per chi avesse saputo intenderlo. È così per lo meno che questo primo episodio è stato ricostruito successivamente dai partecipanti e dai supervisori del gruppo di supervisione.
Dieci anni dopo Franca si strappa gli occhi e li porta all'infermiera, che sviene.
Venticinque anni dopo si forma nel suo ospedale un gruppo di psicodramma e Franca chiede di potervi partecipare. Ha paura di suicidarsi se non la si aiuta a sfuggire l'auto-distruzione che è da sempre l'unica risposta che sia riuscita a dare al proprio desiderio.
La storia di Franca ci è stata raccontata in Italia durante una seduta di supervisione da uno psicodrammatista che abbiamo formato in Italia. A questo gruppo partecipano regolarmente molti psichiatri che praticano lo psicodramma nei loro ospedali. La storia di Franca ci è sembrata esemplare, in più di un punto, di ciò su cui verte la supervisione di un caso da psicosi in psicodramma.
Che il delirio prenda il posto dell'enunciazione della verità è, nello psicotico, un fatto abituale. Una verità tanto terribile, quella del suo desiderio inconscio —del suo desiderio per il padre, verità misconosciuta — che l'altra donna abbia preso il posto della


paziente presso il padre, realizzando così il suo augurio inconscio —avrebbe costituito per Franca una confessione veramente intollerabile. Ma non ne ha conosciuto nulla, così come ignorava il fatto di interrogarsi sui rapporti tra suo padre e sua madre allorché, più giovane, esplorava il di sotto mettendosi sotto la sua gonna: i suoi occhi cercavano già di svelare i misteri di quel rapporto sessuale. Non vi sono, insegna Lacan, parole per dire in cosa consista il legame che unisce l'uomo e la donna. Del resto Franca non scorse il sesso della madre, ne vide solo le cosce, sempre serrate. Quel luogo era stato sottratto alla sua vista. Quel che cercava era sempre la risposta sul sesso e questa risposta riguardava già il padre, il suo desiderio per lui; in mancanza di un terapeuta che lo indovinasse, aveva finito per strapparsi quegli occhi che non sapevano vedere. In questo senso una risposta di analista avrebbe evitato che ciò che non aveva potuto farsi luce in una risposta adeguata si realizzasse realmente. Franca continua ad attendere questa risposta, questa risposta costituisce lo sfondo della sua richiesta di terapia.
La sua domanda di una risposta più giusta di quella, infinitamente tragica, che si è data accecandosi è divenuta alla lunga una domanda che la si difenda da se stessa. La sua evoluzione è stata parallela alle risposte che ha tentato di darsi, non ricevendo risposte che facessero veramente luce su ciò che voleva. La malata è regredita. La giusta risposta terapeutica —ed è qui che si fonda il vero potere delle parole — avrebbe, senza dubbio, evitato che delirasse dopo l'internamento, poi che si accecasse, e infine che volesse distruggersi.
Lo psicodramma avrebbe impedito a questa psicotica di cercare nel reale e con un passaggio all'atto ciò che senza dubbio avrebbe potuto essere trovato ad un costo minore. Avrebbe permesso che queste spiegazioni la raggiungessero poco a poco; si sarebbe partiti dal suo delirio e lo si sarebbe progressivamente messo in scena nei giochi drammatici così da poterlo analizzare.
Attraverso il gioco i quattro personaggi importanti del suo dramma lei, l’amante del padre (sorta di doppio di lei stessa), sua madre e suo padre o i loro equivalenti nella vita quotidiana —sono rievocati con tutto ciò che di familiare comporta questa vita.
Nel nostro psicodramma non cerchiamo il tragico, qui sta la nostra differenza da Moreno. Preferiamo l'analisi alla catarsi. Non che la messa in scena dell’accecamento non sarebbe interessante né che sarebbe indifferente rivivere le circostanze che portarono a questo atto. Invece che sull'emozione del dramma, preferiamo che il terapeuta insista sugli avvenimenti che hanno, poco a poco, portato la paziente a quell'atto. Non pensiamo che sia utile per una malata così grave lasciarsi trascinare dai propri affetti rivissuti. Per lo meno all'inizio della cura.
Per comprendere perché Moreno abbia favorito tanto la drammatizzazione e la catarsi, è necessario tener conto delle origini dello psicodramma.
Lo psicodramma è stato inventato a partire dal teatro. A teatro gli spettatori vengono coinvolti dalla catarsi, dal progredire del dramma. Di suspense in suspense l'emozione cresce fino a toccare il punto culmine, al termine della tragedia. L'attore, poi, non ha la stessa motivazione del paziente in psicodramma: fa un mestiere, e quando si scatena, come dimostra Diderot nel


paradosso sull'attore, è perché si sdoppia. Quando il protagonista principale dello psicodramma si scatena è perché rivive, ripetendola, la scena angosciante che vuole rappresentare; è il proprio desiderio quello che mette in scena. Non ha, come l'attore, una distanza in rapporto a sé. E proprio questa distanza bisogna fargli raggiungere. Il metodo dello psicodramma ci aiuta: qualunque sia l'intensità della scena rivissuta, la presenza dell'io ausiliare che egli da la replica, essendo diverso dal personaggio della scena reale, introduce proprio mediante la sua disparità la sfasatura necessaria all'analisi della situazione.
È utile a questo punto parlare del transfert come fattore essenziale dell'efficacia della cura psicodrammatica. Il transfert si situa a due livelli, laterale (i membri del gruppo) e verticale (i terapeuti). Quando un paziente sceglie un io ausiliare per recitare fa una scelta proiettiva.
Lasciamo l'esempio della paziente psicotica e prendiamo il caso banale di una donna che sceglie un'altra donna per rappresentare il ruolo del marito. Scegliere una donna costituisce di per sé un transfert. Se diamo a questo transfert il nome di transfert laterale è proprio per distinguerlo da quello operato sul terapeuta: l'azione terapeutica del partecipante che nel gioco da la replica non ha infatti lo stesso livello di risonanza di quella del terapeuta animatore del gruppo. Quest'ultimo è, per il paziente, supposto sapere. Quando egli fa notare alla paziente la sua scelta, il suo enunciato, invece di essere preso alla leggera, come avviene spesso per quello di un partecipante, riveste invece il carattere e il peso di una interprelazione.
La mancanza di virilità del marito non è un caso. Qui la suggerisce il terapeuta a questo suggerimento costituisce un atto terapeutico. Così le sue parole saranno sempre prudenti svelando solo ciò che può essere sopportato. L'analista non dirà alla sua paziente che la sua paura degli uomini, e ancora più in là la sua omosessualità, spiegano la scelta di un uomo di tal fatta.
Viceversa si è colpiti dallo scarso effetto che hanno su uno psicotico delirante i discorsi dei suoi compagni di psicodramma.
È frequente sentire questi ultimi dirgli: tu sei folle o tu deliri. Queste parole non sono traumatiche finché sono i pazienti a rivolgergliele. Così il transfert, in psicodramma, si situa decisamente a due livelli: l'uno che possiamo chiamare verticale quando si tratta del terapeuta e l'altro laterale quando si tratta dei partecipanti. Questi testimoni non hanno la stessa funzione. Il primo è supposto sapere, come il genitore per il bambino piccolo, il secondo emette un'opinione, come quella di un fratello o di una sorella. In questo senso si può dire che, nel gruppo, la famiglia è ricostituita e che tutta la storia del paziente si ripete a partire dai suoi transferts e dalle sue proiezioni.
Ma abbiamo deliberatamente lasciato da parte la ripetizione. Ci siamo limitati a mostrare solo ciò che, grazie al transfert, si rivela. Qui, e a proposito dei gruppi di supervisione, insistiamo soprattutto sul maneggiamento della rivelazione compiuta dal terapeuta, cioè sul modo di far accadere la verità, mettendola in scena.


II - II contro-transfert del terapeuta o il punto cieco nel gruppo di medici

L'analisi del contro-transfert del terapeuta ha la conseguenza di rivelargli il suo punto cieco; quando questo coincide con quello del paziente non è possibile una relazione terapeutica. Colui che dovrebbe curare, cieco su sé stesso, è abbagliato dal desiderio del paziente e se ne fa complice.
Si dice tuttavia: si da per scontato che lo psichiatra abbia sufficientemente analizzato il proprio contro-transfert per non essere ingannato dalle proprie parvenze. Ma è veramente così? Ci è sembrato invece che vi arrivava solo tardivamente, dopo numerosi anni di pratica professionale e di analisi di sé, perfino di psicoanalisi personale.
Per questo accanto a gruppi di supervisione in cui ognuno viene ad interrogarsi e ci interroga sulla pratica dello psicodramma, abbiamo applicato a questi stessi terapeuti il metodo dello psicodramma, allargandolo d'altronde a medici di qualsiasi disciplina.
Facendo rappresentare la consultazione si vede cosa del loro paziente li coinvolge e come si lasciano includere nel suo circuito libidico.
Pensiamo che questo metodo permetta la messa in luce del punto cieco in modo molto più fruttuoso del metodo dei gruppi Balint (3).
Ciò essenzialmente per due ragioni:

1) la complicità libidica con il paziente passa attraverso l'Edipo; lo psicodramma, ricostituendo la cellula familiare, favorisce la rivelazione e lo sciogliersi dei legami edipici mediante la loro messa in opera nel gioco psicodrammatico ;
2) la dinamica dei rapporti tra i medici all'interno del gruppo, la loro aggressività reciproca, vi sono elaborate invece di essere soffocate, come avviene nei gruppi Balint, che non sono il luogo per trattarle.

Avendo fatto parte noi stessi di un gruppo Balint abbiamo potuto constatare fino a che punto i medici si scatenavano contro il loro collega cieco. Uno di essi, psichiatra novello, fuggì e lo incontrammo solo molti anni dopo, molto più sicuro del fatto suo e competente.
Nel nostro psicodramma, dato che si rappresenta la consultazione, il ruolo del paziente può essere interpretato dallo stesso medico ; così invece di insorgere contro le carenze del collega, ogni partecipante si identifica sia con il collega sia con il malato. Tutta la relazione tra i partecipanti viene ad esserne modificata.
Quando il punto cieco del terapeuta appare nel gioco, viene percepito meglio che nel racconto ed è più facile mostrarglielo. Nel nostro libro Lo psicodramma (1 ) abbiamo raccontato come il fallimento di una consultazione con una malata isterica aveva


rivelato a questo psichiatra che aveva trattato la paziente come fosse sua madre. Daremo quindi qui un esempio non psichiatrico, quello di una consultazione ginecologica, rappresentata in uno psicodramma di medici.
Eve riceve prima la madre della paziente, una donna di quarantenni, amante del direttore dell'impresa in cui lavora. "L'amore è la cosa più splendida," le dice questa donna. Eve pensa al marito tradito di cui la donna non parla e si chiede come possa screditare così l'amore; si pone anche un altro quesito che rimane enigmatico all'inizio della seduta di psicodramma: come può questa donna essere soddisfatta da questi amori clandestini? Non che Eve conduca un'esistenza cristallina, si tratta piuttosto, come si vedrà, di esigenze del suo Super-io paterno. Quando la figlia di questa paziente, una ragazza di vent'anni molto carina, alta, sportiva, va a consultarla, l'enigma per Eve diviene ancora più fitto. La ragazza, sposata da un anno, non ha ancora consumato il matrimonio. Il fatto non ha nulla di straordinario, si dice, dato che il padre è negato. Ha creduto di comprendere la figlia attraverso la madre, ma il fallimento relativo della sua terapia l'avverte del fatto che le è sfuggito qualcosa di essenziale.
Si rappresenta la consultazione con la ragazza. Si scopre che Eve si limita ad avere un ruolo puramente medico: mostra alla sua giovane paziente che è ben formata, che il suo imene è elastico, che non soffrirà con il marito. D'altro canto ottiene qualche risultato : il marito la penetra senza che però la paziente provi alcun piacere.
Lo psicodramma rivelerà la paura di Eve ad affrontare veramente il problema, dal momento che si tratta dei suoi rapporti con il padre.
Eve aveva avuto con lui dei rapporti calorosi e deludenti al tempo stesso. La frase della madre della paziente "l'amore è la cosa più splendida", risvegliava in lei il ricordo della sua infanzia, età in cui l'amore tra padre e figlia era senz'ombra. La delusione risvegliava così in lei la delusione provata da Eve più tardi, quando aveva dovuto abbandonare la speranza infantile di avere questo padre per sé. Il suo amore per lui era diventato clandestino ed era finito male.
Così, benché votato al fallimento, l'amore resta comunque per Eve un ideale splendido e fragile, la cui messa in discussione ravviverebbe la propria ferita. Non se ne parla con la sua giovane paziente: il suo intervento rimane puramente meccanico "Vede, non deve soffrire", afferma.
"Ma come avrei risposto se mi avesse fatto domande sul piacere? Questa è la mia angoscia". Non poteva rimettere in discussione tutto il fragile assioma su cui fonda la sua vita amorosa: il piacere con un uomo amato come un padre rappresenta il coronamento dell'amore.
Il punto cieco era, dunque, il suo Edipo: più precisamente la paura di rimettere in circolazione fragili valori a cui teneva.
Da qui il suo interrogarsi sul ruolo del padre della giovane paziente, marito della madre che metteva così in causa l'amore di un padre. Così la domanda che si poneva nel segreto del suo cuore non era: "Come è possibile che un marito venga ingannato?" ma "Come è possibile che un padre venga negato?".


Il punto cieco del medico è l'accecamento sui legami stretti nell'infanzia. Lo psicodramma ricreando attorno al terapeuta la sua comunità familiare, agisce per ritrovarlo.

III - Il terapeuta e i punti ciechi

Nel gruppo di supervisione e nel gruppo di medici il punto cieco non è lo stesso, come ci si è potuti render conto: nel gruppo di supervisione si tratta del punto cieco del paziente, nel gruppo dei medici si tratta, invece, del punto cieco del terapeuta. In questo secondo gruppo il terapeuta occupa il posto del paziente.
Rivalorizzando la rivelazione ci siamo collocati deliberatamente al livello del terapeuta, invece di rappresentare lo psicodramma secondo l'angolatura del paziente.
Che si tratti di gruppi di supervisione o di gruppi di medici, l'obiettivo è svelare al medico il desiderio del paziente e il proprio desiderio, sia che la sua pratica sia carente a livello di interpretazione, sia che essa pecchi a livello del modo di condurre la cura psicodrammatica.
Quando la consultazione è nuovamente agita e messa in scena si scopre quel che è realmente avvenuto. Non ci si limita alla interpretazione di un puro e semplice racconto, fatto necessariamente secondo la modalità indiretta e che apporta solo fatti reinterpretati. La rappresentazione della consultazione rivela infatti al terapeuta che cosa è lui stesso.
Egli non vede ciò che nella propria storia (del suo Edipo), proietta nell'altro, il proprio impegolamento nel circuito libidico del paziente.
Abbiamo insistito sull'importanza del ruolo dello sguardo. Sguardo dei partecipanti e sguardo del terapeuta sono determinanti per il fatto che la rappresentazione della scena produce un'identificazione con gli attori; ognuno si sente coinvolto sia dal protagonista principale che dall'io ausiliare. Il fatto di rappresentarlo da all'avvenimento la sua dimensione presente. Si è visto come facciamo assumere al terapeuta il posto del paziente e come il gioco psicodrammatico lo sorprenda e costituisca la vera e propria rivelazione.

 

(1 ) Cfr. G. e P. Lemoine, Lo psicodramma, op. cit., p. 228.


SUMMARY / RESUMÉ / ZUSAMMENFASUNG / RESUMEN" />


Psychodrama and the blind point
One of the functions of inter-supervision groups and of groups of doctors in psycho-drama is the discovery of the "blind point" — that is, of the therapist's, or the doctor's, blindness to a specific aspect of the patient, or of the patient's blindness to himself. This discovery is possible because the participants' glance discloses to the actor details of the scene which the actor himself has not seen or has ignored.

Le psychodrame et la tache aveugle
Farmi les fonctions des groupes d'intercontrôle, et de groupes de médecins, par le psychodrame, il y a celle de révéler la "tache aveugle", c'est-à-dire l'aveuglement du thérapeute, du médecin, a l'égard d'un aspect déterminé du patient, ou même l'aveuglement du patient sur un aspect de lui-même. En effet le regard des participants fait que des particularités de la scène, non vues ou méconnues par l'acteur lui-même, lui soient révélées.

Das Psychodrama und der blinde Punkt
Zu den Funktionen der Inter-Supervisionsgruppen und der Gruppen von Ärzten, die das Psychodrama anwenden, gehört die Entdeckung des "blinden Punktes", das heisst der Blindheit des Therapeuten oder des Arztes hinsichtlich eines bestimmten Aspektes des Patienten, oder auch der des Patienten sich selbst gegenüber. Dies deshalb, weil durch den Blick der Mitwirkenden dem Darsteller Einzelheiten der Szene enthüllt werden, die dem Darstellenden selbst nicht ersichtlich oder nicht bewusst waren.

El psicodrama y el punto ciego
Entre las funciones de los grupos de inter-supervisión y de los grupos de médicos con el psicodrama, està la de revelar "el punto ciego", es decir, la ceguera del terapeuta y del mèdico en relaciòn a un determinado aspecto del paciente, o también del paciente con respecto a si mismo. Esto porque la mirada de los participantes hace que al actor se le revelen particularidades de la escena no vistas o ignoradas por el actor mismo.

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