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ATTI DELLO PSICODRAMMA 6/7

 

primo

 

CESARE MUSATTI La struttura della persona in Pirandello e la psicoanalisi
 

Io sono dunque uno psicologo, divenuto poi anche psicoanalista, formatosi nel periodo fra le due guerre. In quell'epoca, sul piano culturale, ed in ispecie in campo teatrale, l'opera artistica di Luigi Pirandello, si presentava con un forte spicco sullo sfondo della piuttosto piatta cultura italiana. E anch'io, come molti altri, ne rimasi affascinato. Ma non affascinato soltanto, come può accadere di fronte a qualsiasi opera d'arte; anche turbato per le connessioni che non potevano sfuggirmi con quella che era la mia attività professionale e scientifica. Non potevo infatti non avvertire una certa parentela fra il modo come Pirandello presentava i suoi personaggi, e quegli argomenti specifici che io nel mio lavoro, soprattutto come psicoanalista, andavo trovando o cercando.

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GIOVANNI MACCHIA Il personaggio sequestrato
 

Questa sera si recita a soggetto resta uno dei testi in cui Pirandello ha realizzato con la maggiore concisione possibile il grande terna del personaggio sequestrato. È la rappresentazione di un sacrificio dolente e ineluttabile, come in certi misteri medievali, ove il carnefice diventa anche la vittima e il torturatore il torturato. La crudeltà esercitata sulla donna, rinchiusa in una gabbia come una bestia, come un agnello destinato alla morte, ricade sull'uomo, e quando, al colmo dell'esasperazione, egli esce dalla scena, nessuno sa quale sarà la sua fine.

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GENNIE LEMOINE Gioco di significante in psicodramma
 

Riassunto di una seduta

È una seduta simile a molte altre. Una giovane donna racconta che un giorno d'estate si trovava in vacanza con un'amica in una villa in riva al mare. L'amica le rimproverava sempre di « far vedere i seni ». Lei non capiva perché non avrebbe dovuto farli vedere. È vero che era piuttosto grassoccia. Ma, in fondo, diceva, a chi mai poteva dare fastidio? Buona domanda. Lo vedremo. Si tratta di un gruppo di secondo grado. La seduta è dunque diretta da una terapeuta in formazione che è membro del gruppo e che non ha lo statuto vero e proprio di terapeuta, anche se per l'occasione ne assume la funzione. Chiamiamola Agnès. Propone a quella che chiameremo Claire di recitare la scena e di scegliere, nel gruppo, l'amica di cui parla. Claire sceglie Diane, perché quest'ultima ha reagito con vivacità al racconto.

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PAUL LEMOINE Psicodramma o psicoanalisi?
 

La differenza essenziale tra psicodramma e psicoanalisi consiste nell'impiego della frustrazione in analisi, vale a dire nell'astensione del terapeuta. Al contrario, lo psicodramma privilegia l'azione. Non che l'astensione non costituisca in sé stessa un atto, un atto analitico che provoca nel soggetto la ripetizione insistente della domanda. Atto diverso dall'azione del gioco in psicodramma che impegna il protagonista nella riviviscenza di un vissuto dal quale la sorpresa non è esclusa, perché questa seconda occasione costituisce un'esperienza nuova e distinta del vissuto originario. Queste circostanze terapeutiche condizionano, ben inteso, il transfert che, come si sa, non è lo stesso in analisi e in psicodramma perché legato alle modalità radicalmente diverse delle due cure.

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FERNANDA PIVANO Intervista a Zerka Toeman Moreno
 

D. Può dirmi che cosa ha rappresentato nella sua vita l'incontro con Jacob Levi Moreno? R. Ero una studentessa molto giovane che aveva combinato gli studi del dramma e delle Belle Arti con la psicologia e lo incontrai perché avevo una sorella maggiore malata di mente che avevo portato dall'Europa in questo Paese come rifugiata nel 1941.

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OTTAVIO ROSATI Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello attraverso Moreno e Freud
 

1 - J. L. Moreno e Luigi Pirandello

Una delle più vivaci e note polemiche sullo psicodramma è quella su chi fosse tra Moreno e Pirandello il primo a formulare l'idea che tra personaggio e autore esiste una relazione assai più profonda di quella che corre nella drammaturgia tradizionale comunemente intesa come dominio creativo dell'autore sui suoi eroi. Il problema è notoriamente allargato dal campo dell'estetica e della critica letteraria a quello della psicologia dinamica e in particolare della psicoterapia di ascendenza psicodrammatica. Il teatro della spontaneità classico agisce sulla base della convinzione che il ruolo (cioè il personaggio) abbia una padronanza persino alienante sul suo interprete e che d'altra parte molti altri personaggi, al di là di quelli cui un soggetto è abituato a dar vita, siano potenzialmente in attesa di essere messi in vita dal loro autore.

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ELENA B. CROCE Un caso di "transitivismo" in un gruppo di psicodramma di adulti
 

1 - La "barrette"

II problema di cui si tratterà nel presente lavoro era stato definito a prima vista come un caso di transitivismo in un gruppo di adulti. È generalmente noto quanto sia importante evitare il più possibile il pericolo di transitivismo nei gruppi di bambini, per i quali non è consigliabile iniziare lo psicodramma prima che l'articolazione dell'edipo abbia avuto la possibilità di passare attraverso alcuni dei nodi fondamentali che normalmente precedono quella che si definisce età di latenza. È necessario, infatti, che la figura del padre, in quanto terzo nella relazione tra il bambino e la madre o nella relazione tra il bambino e il rivale fraterno, abbia avuto la possibilità di assolvere, almeno in parte, la sua funzione dialettica che è nello stesso tempo, di potenza e di temperamento, facendo "flocculare nel soggetto, un mondo di persone, che in quanto rappresentano nuclei di autonomia, cambiano completamente per lui la struttura della realtà".

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SERGIO BENVENUTO Naufragi di Don Giovanni
 

Este es acertar por yerro. - Todo este mundo es errar.

(Questo è raggiungere il bersaglio per errore. - Tutto questo mondo è erranza).
Tirso de Molina, El burlador de Sevilla

Come tutti i miti, anche quello di Don Giovanni invita a intravedervi significati universali. Noi invece vorremmo solo rico¬struire il suo curriculum storico, il suo inizio (le culture cattoliche della Controriforma), la fase aurea, poi l'ironica pletora delle varianti, prima che, oggi, il mito cessi di ispirare gli artisti. Perché questo paradigma dongiovannesco inquieta il teatro europeo giusto per tre secoli, dal XVII secolo fino all'inizio del XX?

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DONATA MIGLIETTA Il desiderio e il transfert
 

Parlare di transfert — dice Lacan — è parlare di un desiderio di cui l'analisi ripercorre il cammino evocandolo attraverso una presenza, quella dell'analista. Questo non vuole certo dire che sia la situazione analitica a produrre il transfert perché, anche se essa lo produce, occorre che ce ne siano fuori le possibilità già presenti. Sicuramente l'inconscio esisteva prima di Freud, non è stato Freud a produrlo. Ciò che egli ha fatto è mettersi in ascolto perché divenisse linguaggio. Ecco quel che ci porta alla funzione del transfert in quanto possibilità di accesso a una parola significante.

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GIORGIO TONELLI, GIOVANNI BAGNARESI, GIOVANNI ROSEO Dalla psicosi allo psicodramma
 

Gli psicotici sono stati oggetto di numerosi tipi di intervento medico tendenti a modificare il loro comportamento, i loro contenuti ideativi, il loro modo di essere. Sappiamo come tutto questo non abbia condotto a risultati soddisfacenti eccezione fatta per l'azione sedativa e deliriolitica di alcuni psicofarmaci e della discutibile azione riequilibratrice dell'elettroshock in alcuni casi di psicosi acute. La psicoanalisi ha scoperto, a proposito della nevrosi, l'impossibilità di un successo terapeutico medico. Questa acquisizione è derivata dalla scoperta della rimozione e della significatività dei sintomi nevrotici. Il rapporto analista-analizzante e tutta la dinamica della cura hanno definitivamente fatto decadere ogni velleità medica ponendo in primo piano gli effetti del transfert e delle interpretazioni.

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TANIA DIMARTINO Role playing in un vecchio film di Billy Wilder
 

Non ho ricordi di favole lette nella penombra da mamme o nonne compiacenti. Cappuccetto Rosso e La bella addormentata non hanno mai dormito al mio fianco nel letto d'infanzia. Appartengo alla generazione nutrita da altre favole: quelle cinematografiche e televisive. Il piacere della lettura è venuto dopo, ma, abituata a cogliere con lo sguardo i personaggi di quelle particolari fiabe, poi ho sempre letto vedendo. E ho visto, nella mia infanzia, centinaia di storie alla televisione. Pensavo addirittura che i personaggi abitassero dentro quella scatola e che la sera, fattisi piccolissimi, ne uscissero per andare nelle loro case, chissà dove.

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