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ORIGINI DEL DRAMMA TERAPEUTICO di Jacob Levi Moreno

Un esempio eloquente di drammaturgia basata sul pubblico è il testo della prima sessione di psicodramma La divinità come commediante che fu presentata la prima volta sul palcoscenico del Teatro della Spontaneità del 1911 a Vienna al Kinderbuehne.

Il testo tedesco fu pubblicato prima nell'ottobre del 1911 sotto forma di pam-phlet poi, nel 1919, sulla rivista Daimon di Ghenossen Schafts Verlag.
Personaggi:
L'attore interprete di Zaratustra
II drammaturgo
Lo spettatore
Io (J. L. Moreno)
Gli spettatori - II pubblico

La scena è preparata per la rappresentazione del dramma Le imprese di Zaratustra, di autore ignoto. Entra l'attore che impersona Zaratustra. Appena ha incominciato a recitare, pronunciando le prime battute, uno spettatore si alza e passa dalla platea sul palcoscenico. L'attore è colto di sorpresa; scene e dialoghi, da questo punto in poi, sono estemporanei.

SPETTATORE (guardando l'attore) I tuoi occhi non sono gli occhi di Zaratustra. Dove sono le rughe e la vecchiaia di Zaratustra? Dove sono la sua gobba e la sua disperazione?
ATTORE (alza gli occhi, sbalordito e imbarazzato).
SPETTATORE (estraendo un foglio dalla tasca) Su questo annuncio c'è scritto: « Stasera rappresenteremo "Le imprese di Zaratustra". Sarà inscenata la sua vita ». Ma nessuno può fare una cosa simile, se non Zaratustra. (Fa un rapido passo avanti). Come si chiama lei, signore?
ATTORE Zaratustra.
SPETTATORE Veramente?
ATTORE Lo sono e non lo sono - una;vita in due ore.
SPETTATORE Due ore non sono uguali alle sue centomila. Pausa.
SPETTATORE Ma in che modo il personaggio è entrato in te? È anche possibile che dalla sua tomba Zaratustra veda come la sua esistenza viene fatta risorgere nel tuo corpo vile ed estraneo. Un morto non può ribellarsi. Oh, attore, lascia che i vivi vivano e i morti siano morti. Questo non è il posto giusto per Zaratustra, ed io ho ricevuto ordine di richiamarlo. Esci dal suo personaggio e lascia che esso ritorni a lui. Esiti? Cerca di immaginare qualcosa di peggio e di più pericoloso per te: Zaratustra non è morto! È vivo ancora, in qualche angolo della terra, in questo preciso istante. Vive in questa città e ogni giorno ne percorre strade e luoghi a noi molto noti. O, per dirtelo con la massima chiarezza: è venuto in teatro stasera. È seduto fra il pubblico, in questo momento!


Là! Ogni sera, una dopo l'altra, vede la mascherata e la caricatura della sua vita svolgersi su questo palcoscenico. Aiutatemi a fermarlo! Eccolo che entra da quella parte (lo spettatore assume il ruolo del vero Zaratustra, e si getta a terra). Si inginocchia e ti si aggrappa alle gambe (esegue, come un io ausiliare) e...
ATTORE (interrompe lo spettatore e ne continua il pensiero con sarcasmo)... e mi implora di fermare tutto, e mi ordina di rappresentare me stesso e non lui, di rispecchiare me stesso invece che lui.
SPETTATORE Questo è il conflitto fra Zaratustra lo spettatore e Zaratustra l'attore.
ATTORE Ma tu che cosa vuoi? Perché ti immischi nella mia lite con Zaratustra? Perché mai avrebbe bisogno di un avvocato?
SPETTATORE Questo è il mio caso, ed è il caso di tutti coloro che sono qui come pubblico. La paura non ti dice forse che Zaratustra potrei essere io? Ebbene, lo sono.
ATTORE Come posso liberarmi - e con me liberare tutto il pubblico - da questo personaggio? Non l'ho creato io. Mi appare la fine del mio dramma. Dov'è il mio assassino?
Entra in scena il drammaturgo.
DRAMMATURGO Come  reciti  male  stasera,  Zaratustra!   Che  problema hai?
ATTORE Cerco chi deve uccidermi. Il medico mi ha appena diagnosticato una grave malattia mentale. Tu chi sei?
DRAMMATURGO Sono l'autore di questo lavoro teatrale. ATTORE Sei arrivato finalmente, mio angelo zoppicante. Guariscimi in fretta, io sono una vittima della tua arte. Tu conosci Zaratustra (si strappa la maschera e,  togliendosi quel volto,  ridiventa se stesso, un uomo che non recita).
DRAMMATURGO È vero. (Guarda la maschera per terra nel palcoscenico) L'ho creato io.
IL SÉ PRIVATO DELL'ATTORE Possano rientrare nel tuo nero cuore che li ha generati come un padre tutti i personaggi di tutti gli eroi da palcoscenico. Perché lasci che la tua follia mi entri nel sangue e nel corpo? Fai tu l'attore per te stesso, fai la parte di te stesso. Pausa.
Terminata questa scena un attore mi chiamò per nome e mi domandò come io potessi restare zitto davanti a simili bestemmie. Mi alzai dal mio posto fra il pubblico e andai dritto verso il palcoscenico.

IO Con sbalordimento vedo e annuncio al mondo, per la prima volta nella storia, il teatro perfettamente reale; lo annuncio perché esso è sceso nella terra come un dono degli Dei. Fino ad ora il teatro ha rispecchiato le sofferenze di cose estranee al pubblico ma qui, nel Teatro della Spontaneità, si rappresentano le nostre avventure e sventure. Fino ad ora il teatro ha peccato, ha servito falsi dei, ma ora crea esso stesso un'opera. Fino ad ora l'autore ha ingannato l'attore e l'attore lo spettatore, ma ora siamo diventati tutti una gente sola. In questo pazzo festival, provocato dalla ribellione del pubblico contro autore ed attori, diamo il via


alla più alta forma di riso. È un dramma che viene creato dal rovesciamento di sé stesso.
DRAMMATURGO A me questa sembra la fine del teatro.
IO Sì, e proprio per questo, assolutamente no. Prima che sia possibile ricreare il teatro genuino e creativo, tutti i suoi elementi e le sue componenti debbono essere distrutti pezzo a pezzo, fino alle più antiche e prime fondamenta. Questa è una condanna dell'intero meccanismo del teatro e la restaurazione del segno del caos. Ma quando, alla fine di questa rivoluzione teatrale, nulla sarà rimasto - perché saranno svaniti autori, attori e spettatori -allora dal caos della nascita del teatro nella sua forma pura e totale, potrà essere ricavata una nuova ispirazione: il teatro del genio, dell'immaginazione totale, il teatro della spontaneità.
DRAMMATURGO Adesso capisco. Io non sono che un miserabile, un falsario. Ma ad un'opera teatrale non si può dar forma che scrivendola. Essere è essere, e lo scrivere è, e resterà per tutta l'eternità, una cosa volgare.
IO Tutti i teatri del passato, tutte le loro opere sono i passi preparatori che ci conducono al genere di teatro che abbiamo qui stasera. Questo è il dramma finale.
DRAMMATURGO Chi lo scriverà?
IO Questo è il dramma in cui ogni uomo è l'autore, l'attore e il pubblico di se stesso. Il " verbo " non era in principio - era alla fine.
DRAMMATURGO Ora lo capisco anch'io.
IO Se tu - o chiunque fra questo pubblico - dovesse di nuovo rappresentare i drammi del passato qui, su questo palcoscenico, essi eserciterebbero su te l'eroe originale e permanente e su ognuno del pubblico un effetto di comicità, di liberazione e purificazione. Nel rappresentare te stesso tu ti vedrai nel tuo specchio sul palcoscenico, esposto, come tu sei, agli occhi dell'intero pubblico. È proprio questo specchio di te che provoca negli altri, e in te stesso, il riso più profondo, perché vedi dissolversi in avvenimenti immaginari il tuo mondo di passate sofferenze. L'essere, a un tratto, non è più doloroso e tagliente, ma comico e divertente. Tutti i tuoi patimenti del passato, gli scoppi d'ira, i desideri, le gioie, le estasi, le tue vittorie, i tuoi trionfi, sono stati svuotati del dolore, dell'ira, del desiderio, della gioia, dell'estasi, della vittoria, del trionfo, vale a dire, svuotati di ogni ragion d'essere. Tu ora puoi dire a te stesso: Sono mai stato io quell'individuo? (Lo stesso potrebbe dire ognuno di voi, amici attori e amici spettatori). È mai esistito quello che recita e parla? Questo è un dilemma da lasciar risolvere agli dei. Ma il pubblico è travolto da una risata senza fine, che supera cadute e vittorie. Pausa.
ATTORE Sarebbe bello conoscere l'origine del riso.
IO Io credo che il riso ebbe inizio quando Dio vide se stesso. Nel settimo giorno della creazione Dio creatore si volse a guardare i suoi sei giorni di lavoro ed esplose... in una risata a proprie spese.
ATTORE Questa è anche l'origine del teatro.
IO Certo, mentre Dio rideva, in un attimo, sorse un palcoscenico sotto i suoi piedi. È questo, sotto di noi.


Questo canovaccio è stato recitato in molte altre versioni. Un secondo esempio che ne diamo è quello che segue: Appare in palcoscenico un attore nel ruolo di Zaratustra. Uno spettatore, che ingenuamente crede di veder recitare il vero Zaratustra, si precipita dal pubblico sul palcoscenico. Con grave disappunto, scopre di essere stato ingannato. Ma l'attore che impersona Zaratustra insiste nella finzione e sostiene di essere il vero Zaratustra, e ne nasce una lite. Uno psichiatra in platea e il pubblico prendono le parti dell'attore. Lo spettatore sembra quasi sconfitto, quando il drammaturgo entra all'improvviso in scena, fortemente irritato contro colui che ha turbato la recita. Però l'attore presuntuoso, pretende che il drammaturgo, anche lui, lo accetti e lo veneri come fosse il vero Zaratustra;
il  drammaturgo,  padre  del personaggio,  insiste  invece  sul proprio ruolo e rivela di essere il creatore dell'opera e l'inventore di Zaratustra. L'attore, ferito nel più profondo della vanità e della coscienza, si rivolta allora contro l'autore e lo accusa di averlo ingannato, sostituendo alla sua personalità vera una immaginaria. In quell'istante tuono e fulmine percuotono la platea e il palcoscenico e sul palcoscenico ha luogo la successiva trasformazione. Lo spettatore è scomparso, la maschera dell'attore cade dal volto dell'attore, che si muta gradatamente nel viso di quel certo signor Charles Meyer (quale è nella realtà), abitante in Chambers Street, secondo piano. Egli si trova nella sua stanza a discorrere con il drammaturgo che è diventato, anche lui, se stesso, un certo Tom Collins: argomento della loro conversazione è lo strano mutamento avvenuto in loro da pochi istanti. A questo punto il regista del pubblico sale sul palcoscenico e scioglie i loro dubbi: l'uomo comparso sul palcoscenico come spettatore non era un semplice spettatore, era il vero Zaratustra che non poteva tollerare di vedere la propria caricatura messa in scena. Tutto così finisce in commedia e in risate e il teatro della spontaneità apre le sue porte al pubblico.

Il teatro del pubblico è un teatro comunitario. Dalla comunità escono i drammi e gli attori che li mettono in scena, e anche questa volta non si tratta di una qualsiasi comunità, ma del nostro paese e del nostro vicinato, della casa in cui noi viviamo. Gli attori non sono una qualsiasi gente, gente in abstracto, ma la nostra gente, i nostri padri e madri, fratelli e sorelle, amici e vicini. E i drammi in cui ci troviamo coinvolti non sono quelli che maturano nella mente degli artisti, bensì quelli che nascono nella vita d'ogni giorno, nell'animo della gente semplice, molto prima che raggiungano la sensibilità degli artisti. In altre parole, noi ci occupiamo di dramma ad un livello in cui la separazione netta fra estetica e terapia non ha senso e molto prima che la distinzione fra individuale e universale sia una conclusione preconcetta. Si tratta di una comunità di attori senza il pubblico che forma una categoria a parte. Il nostro primo pensiero sono la loro spontaneità e la loro creatività. Sincerità ed integrità da parte loro sono molto più importanti del talento artistico. La catarsi procede dallo spettatore all'attore e quindi di nuovo dall'attore allo spettatore.

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