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UN ONIRODRAMMA DEDICATO A PIRANDELLO di autore anonimo

Sono a teatro con varie persone tra cui una Donna sconosciuta. Non c'è guardaroba e perciò metto il cappotto su dei sedili dietro di me. Giocano Pirandello in quel teatro.
Due attrici, nella sala accanto a me a sinistra, fingono di essere parte del pubblico.

La Donna si sposta e si pone a formare un triangolo con loro due, intervenendo nel dialogo; lei sì che recita davvero a soggetto. Dapprima sono seccato del suo intervento. Cerco di non farlo capire e penso: "Siamo alle solite. Non può restare inattiva".
Lo spettacolo consiste dunque nella discussione in platea tra le due attrici. Si parla di un marito che è crudele con la moglie. Si dice di lui che è un personaggio che "prende e non da'.
È curioso che questo personaggio sia connotato nominalmente dal suo nome. Cioè parlando del nome e dei suoi rapporti sintattici, si parla delle relazioni interpersonali dell'uomo.
Una delle attrici dice di lui:
"Questo uomo che si comporta da marito infedele è solo uno dei personaggi della commedia. Si può trovarlo in un'altra chiave andando a teatro giovedì".
Capisco allora che giovedì sarebbe stato messo in scena un dramma più esplicito e tradizionale, senza la mediazione del teatro nel teatro. Qui il "marito crudele" avrebbe finalmente ultimato l'iter del suo desiderio, lasciando la moglie e andando a vivere con la donna amata.
Dicono allusivamente le attrici:
"Ci sono dei nomi che reggono il genitivo. Il genitivo è una specie di arco che si ripiega su se stesso, una virgoletta che torna su di sé e da un senso di possessione".
"L'accusativo è una freccia diretta e aperta che va da un punto a un altro".
"Il dativo è una via di mezzo. È pure un ponte verso l'altro. Ma come se fosse messo di lato".
A questo punto la Donna Misteriosa interviene. Dice che ci sono nomi che non possono reggere l'accusativo. Cosi facendo ella devia il canovaccio delle attrici in una direzione realmente spontanea. Dice:
"Ci sono nomi che si reggono da sé e basta. Questo costituisce una benedetta autorizzazione a fare e vivere. Ci sono infatti nomi di uomini e sostantivi e una sintassi del maschile. È anche possibile che un nome non regga l'accusativo e che propenda per un'altra architettura. Basta introdurre la distinzione nominale".
La situazione del teatro è dunque la seguente. La Donna Misteriosa dice cose originali e fornisce col suo ragionamento la possibilità di rompere la sintassi e lo schema del destino borghese del personaggio.
La Donna dice alle attrici:
"Voi attrici siete portatrici di un discorso prefissato ma qui c'è una realtà vivente che va rispettata nella sua peculiarità. Nella Genesi il Creatore consente all'uomo di dare un nome alle cose e perciò di dare loro una funzione cosi come il Creatore ha fatto con l'uomo. Il nome è l'Anima che gli viene data da Dio con tutto il programma di felicità che gli è preposto, che è un programma individuale e che non può essere prefigurato in alcun copione".

Mentre la Donna parla sento la gioia immensa di sconvolgere la trama del copione. Sento la gioia di superare il teatro nel teatro. Di ritrovare il coraggio di rompere schemi e copioni.
Mi accorgo che dei bambini sono entrati in teatro, entrano dalla porta d'ingresso e scompigliano l'ordine della sala. Mi sveglio.

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