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BREVE STORIA DELLA SCUOLA IPOD PLAYS PER LA DOMANDA AL MIUR - 2006

 NASCITA DI IPOD PLAYS E DEL SUO MODELLO TEORICO

di Patrizia Burdi

 

Il lavoro alla base della scuola IPOD PLAYS parte dal 1975 con Ottavio Rosati giovane critico teatrale allievo di Juan Rodolfo Wilcock, psicologo allievo di Aldo Carotenuto e regista di psicodrammi in formazione con Gennie Paul Lemoine della SEPT di Parigi, scuola basata su una versione freudiano-lacaniana di psicodramma.
In collaborazione con l'americanista Fernanda Pivano, O. R. crea con Astrolabio-Ubaldini la rivista "Atti dello psicodramma" col lo scopo di introdurre progressivamente in Italia il pensiero di Moreno e dei suoi primi allievi. Da allora il modello di riferimento originario cambia grazie allo studio gruppo-analitico delle dinamiche di gruppo e sottoponendo continuamente il lavoro terapeutico a supervisione analitica in ambito freudiano e junghiano. Da parte sua, la ricchezza dello psicodramma classico emerge grazie a missioni di studio di Pivano e Rosati presso il Beacon Institute (NY) al fine di acquisire alla fonte i dati originari dello psicodramma. L’istituto nl corso degli anni ha anche organizzato e seguito seminari di psicodrammatisti della prima generazione come Lewis Yablonsky, Grete Leutz, Marcia Karp. E ha organizzato con Zerka Toeman Moreno due eventi significativi: con il Teatro Stabile di Roma il primo psicodramma e, con lo Stabile di Torino, il primo sociodramma tenuti in un teatro italiano. Entrambi riferiti a due opere di Luigi Pirandello: "Questa sera si recita a soggetto" e "Ciascuno a suo modo". Il riferimento alla trilogia del Teatro nel Teatro sarà completato anni dopo allo Stabile di Catania con il play di Ezio Donato "Fantasmi" dedicato a "Sei personaggi in cerca d'autore".

Dal punto di vista editoriale il gruppo ha curato, per la casa editrice Astrolabio Ubaldini anche la traduzione di libri di Schutzenberger, Yablonsky, Anzieu, Leutz, l’edizione critica di Psychodrama vol. I e 3, (l’opera fondamentale in cui Moreno ha definito le basi del suo indirizzo metodologico). 

La psicoterapia inventata da Moreno era infatti arrivata in Italia negli anni Settanta tramite la SEPT di Parigi diretta dagli psicanalisti lacaniani Paul e Gennie Lemoine e dai loro primi allievi, Luisa Mele ed Elena Croce. La rivista “Atti dello psicodramma” fondata con l’editore Mario Ubaldini, insieme alla traduzione di un manuale di A. Ancelin-Schützenberger che introduceva le differenze tra le varie scuole di psicodramma sorte in Francia negli anni Quaranta, è testimone di questo percorso di ricerca storica e clinica .

I primi numeri si limitavano a riproporre la traduzione di articoli apparsi in Francia sul “Bulletin de la SEPT”, ma quelli successivi proponevano (con crescente entusiasmo) la scoperta della scuola di psicoterapia fondata da Moreno. Accanto ai primi scritti sul Teatro della Spontaneità a Vienna negli anni Venti, la rivista ospitò due studi di taglio etno-psichiatrico di Vincenzo Caretti su feste tribali da lui fotografate in Asia e interviste dell’americanista Fernanda Pivano a Zerka Toeman Moreno al Beacon Institute di New York che apparvero anche sulla terza pagina del Corriere della Sera.

Al quinto anno di pubblicazione, ADP pubblicò articoli sui segreti rapporti che legano il Teatro della Spontaneità di Vienna alla trilogia pirandelliana del Teatro nel Teatro e alcuni interventi di Cesare Musatti sul modello di psicodramma da lui praticato in Italia insieme a Franco Fornari, secondo il setting di Serge Lebovici, che faceva ricorso a un gruppo di psicoanalisti per un solo paziente.

Il dialogo tra scuole di psicodramma analitico e psicodramma classico era solo all’inizio. I seminari romani di Lewis Yablonsky e Gretel Leutz (due dei primi allievi formati da Moreno) suscitarono più diffidenza che curiosità e persino l’edizione italiana dell’opera di Didier Anzieu sullo psicodramma analitico dei bambini e degli adolescenti, riscosse scarso entusiasmo presso la scuola di psicodramma lacaniano.

Fu questo l’inizio di un’emancipazione progressiva dallo psicodramma della SEPT, nonostante i suoi molti meriti, relativi soprattutto all’attenzione data al transfert. Il distacco avvenne senza fratture brusche, mentre proseguiva la nostra ricerca teorico-clinica e un gruppo torinese degli allievi dei Lemoine cominciò a praticare, a sua volta, uno psicodramma analitico di tipo junghiano.

La ricerca della nostra associazione sfociò nella pubblicazione in Italia dei tre volumi di Psychodrama di Moreno. La presentazione dell’opera base di Moreno avvenne alle Università di Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova e Palermo con la partecipazione di esponenti della cultura e delle principali scuole di psicoterapia, tra cui Leonardo Ancona, Cesare Musatti, Diego Napoletani, Ferdinando Vanni, Gianni Montesarchio, Franco di Maria, Girolamo Lo Verso, Riccardo Zerbetto, Piero Ferrucci, Alberto Semi, Eugenio Gaburri, Eugenio Calvi. Nell’ambito dello psicodramma collaborarono: Giovanni Boria, Mirella Novelli, Giancarlo Duelli, Giulio Gasca, Donata Miglietta, Santuzza Papa, Donatella Musso, Mario Ardizzone e altri. Tra i protagonisti della presentazione al Piccolo Teatro di Milano: Fernanda Pivano, Roberto de Monticelli, Alesandro Cecchi Paone.

Dopo aver ritrovato negli archivi del Beacon Institute, prima del suo smantellamento, il film sullo psicodramma diretto da Moreno a Parigi nel 1956 per la Radio Television Français (regia di Jean Luc Leridon), Plays e il Centro Torinese di Solidarietà hanno realizzato il workshop “Giocare il sogno – Filmare il gioco” dove una lunga serie di psicodrammi terapeutici svolti in un gruppo aperto di volontari erano ripresi integralmente da una troupe di tre operatori video coordinata dal montatore e regista Alfredo Muschietti. L’esperimento riguardava anche un’altra risorsa para-terapeutica preconizzata da Moreno e cioè l’utilizzazione come ego ausiliari di attori professionisti. Parteciparono all’esperimento Rosalia Maggio, Alessandro Haber e Milena Vukotic, tre attori diversi per età, personalità e formazione professionale. La loro collaborazione mostrò limiti e vantaggi della risorsa tecnica degli ego ausiliari, che per il suo elevato costo economico è tra quelle meno sperimentate. Significativamente, fu la napoletana Rosalia Maggio a rivelare eccezionali doti di empatia e una naturale capacità di holding para-terapeutico nei confronti dei ragazzi. Proveniente da un’antica famiglia di teatranti, sempre vissuti in contatto diretto con ogni tipo di pubblico anche nelle forme della sceneggiata e dell’improvvisazione, Rosalia Maggio rivelò doti straordinarie di quel fattore S (spontaneità) che nell’ottica di Moreno è una delle componenti della terapia psicodrammatica. E, in seguito, la collana Acting (Di Renzo ed., Roma) in cui sono apparsi il terzo volume di Psychodrama, l’autobiografia di Moreno e il suo saggio Psicomusica.

Queste iniziative di ordine teorico-culturale affiancavano il lavoro clinico e formativo di Ottavio Rosati presso il Centro Italiano di Solidarietà di Roma e la sua attività didattica di nove anni in Italia e all’estero con la Scuola Internazionale “Casa del Sole” dedicata agli operatori di Comunità Terapeutiche per ragazzi tossicodipendenti, nella quale circa trecento giovani hanno cominciato ad utilizzare gli Action Methods gruppali di Moreno, per poi esportarle nei loro paesi.

Ma al di là della teoria, era iniziata, non più a Parigi ma in America, una verifica concreta dell’approccio terapeutico di Moreno, delle sue varie applicazioni, individuali, gruppali, istituzionali, non solo nei setting tradizionali ma anche in quelli in situ che ne facevano un precursore della “terapia di rete”, e di altre tecniche di psicoterapia.
Va tenuto presente che c’è una notevole differenza tra lo psicodramma e le scuole che si basano soprattutto sull’intervento verbale. In realtà sono molti i codici (da quello dell’azione a quello della vista, da quello del gioco a quello della musica, dalla reciprocità emotiva del tele all’incontro di gruppo e al contatto corporeo) mobilitati dalla corrente di psicoterapia di Moreno. Il suo approccio travalica la classica comunicazione verbale, a favore di una comunicazione olistica e “multimediale” che resta estranea ad alcune tipologie di psicologi e psichiatri, ma può avere un’efficacia terapeutica e vitalizzante in mano ad altri. A condizione che abbiano ricevuto una preparazione idonea da un punto di vista teorico, tecnico e personale.
Su questa base, la nostra associazione si diede tre obiettivi.

Il primo era quello di studiare e praticare i territori limitrofi a quello dei tradizionali gruppi di psicodramma con cadenza settimanale o seminariale: i vari tipi di sociodramma, il role-playing di formazione, gli interventi in situ, lo psicodramma con ego ausiliari o attori di professione, l’uso delle riprese video, la “psicomusica” e altro.
Il secondo obiettivo era di focalizzare le analogie e le differenze dello psicodramma con scuole e tecniche di psicoterapia che, pur mantenendo una loro specificità, hanno punti di contatto di grande interesse col pensiero di Moreno. Innanzi tutto l’approccio sistemico inaugurato da Bateson e dalla scuola di Palo Alto, ma anche la gruppoanalisi di Foulkes, l’immaginazione attiva di Jung e, last but not least, l’analisi attiva di Ferenczi e l’ipnoterapia di Milton Erickson.
Infine, il terzo obiettivo era quello di riconoscere la validità, parziale ma non esaustiva, dei vari tipi di psicodramma, da quello classico a quelli di impostazione analitica, al fine di integrarli in un approccio psicoterapeutico non precostituito una volta per tutte, ma sensibile alle diverse esigenze cliniche e alla personalità dei terapeuti. A questo scopo la nostra associazione ha cercato di individuare e definire le tecniche e gli approcci metodologici che caratterizzano i tre tipi di psico.play (alias psicodramma) maggiormente diffusi in Italia: classico, junghiano e freudiano. I risultati di massima della ricerca possono essere riassunti nella tabella contenuta nell'articolo di O. R. "Tre tipi di psicodramma" alla page "Articoli e saggi" del sito plays.it/ipod).
Sorge a questo punto una domanda. Tecniche a parte, quali sono le differenze metodologiche tra i tipi di psico.play più diffusi in Italia e Francia?
Proviamo a rispondere con una griglia basata sul concetto di operatore terapeutico di trasformazione , introdotto da Claude Lorin nel suo libro sullo psiocdramma dei bambini (cfr. bibliografia, alla page Articoli e Saggi) fondamentale per la comprensione dello psico.play dei bambini ma anche degli adulti.
Lorin prende il concetto di operatore dalla Logica, dove corrisponde a un gruppo di operazioni (proposizioni, interventi, argomenti o simboli) da svolgere. Il clinico francese individua, in modo magistrale, quattro operatori terapeutici dello psico-play , da lui definiti: ermeneutico, di incitamento, mimetico, e di confronto, ai quali, da parte nostra, proponiamo di affiancarne un quinto: l’operatore scenico immaginale.

L’operatore terapeutico di tipo ermeneutico, prevalente nello psico,play analitico (freudiano, junghiano o lacaniano) deriva dai processi di pensiero del conduttore e consiste nell’interpretazione analitica del gioco del paziente, basata su un sistema esplicativo precostituito ed indipendente dallo psicodramma. Questo operatore è forse quello che maggiormente si presta ad usi e abusi, soprattutto se utilizzato nei termini di una causalità lineare, arbitraria ma proposta con certezza assoluta. Secondo Lorin questo operatore “Dovrebbe restare ipotetico nella misura in cui opera in modo intuitivo in un ambito inter-relazionale: il transfert” . E interessante notare che il ricorso a operatori modali di non implicazione diretta (che si esprimono cioè con formule soft come mi sembra che… può darsi… è possibile che tu…) raccomandato da Lorin ai suoi studenti, è in linea con lo stile di conduzione non direttiva dei primi allievi di Moreno formati all’istituto di Beacon.

L’operatore terapeutico di incitamento, altro non è che il warming-up iniziale alla spontaneità e al gioco, agli antipodi del silenzio analitico mantenuto all’inizio della seduta per favorire la regressione. Questo operatore invita il gruppo a partecipare all’evento scenico in modo attivo e non passivo, ribaltando la classica struttura dell’evento teatrale organizzato tra platea e palcoscenico. Si tratta di un fattore, di accoglienza e sollecitazione, un rito di entrata, continuamente rinnovato che deriva dall’invito ad un incontro di Moreno. Un esempio estremo di questo operatore è quello che aprì il socioplay Il Piombo e l'Oro del Perdono dedicato al Parents Circle di Tel Aviv, un gruppo di israeliani e palestinesi, genitori, mogli e figli di giovani morti in guerra o negli attentati terroristici. Il gruppo entrava attraversando, sulla musica di P. Glass, un portico dove trovava le fotografie dei caduti, delle famiglie e degli antenati di tutti quelli che partecipavano all’incontro. Non avevano luogo saluti, né discorsi. Il conduttore e gli attori presenti come ego ausiliari accoglievano i protagonisti del socioplay offrendo l’antica cerimonia di lavaggio dei piedi come rito di entrata, senza parole.

L’operatore terapeutico mimetico, in psicoplay rivela ed elabora quei processi di identificazione e contro-identificazione coscienti e inconsci che intrappolano il soggetto in parole e desideri altrui. Si potrebbe dire che lo psicoplay vero e proprio rivela al soggetto che nella vita reale ha sempre giocato, senza saperlo né volerlo, uno “psicodramma” cieco, non terapeutico ma funzionale ad una logica sistemica che gli sfugge ma alla quale egli non sfugge. Un gioco di ruoli immaginari in cui non figura come attore quanto come “attato”. E come se le scene del passato incordate in un trauma cumulativo avessero sequestrato la libertà del soggetto, occupando il suo teatro mentale. Quando il gioco rivela i mimetismi assunti e i ruoli imposti dall’ambiente, come avviene in molti racconti e commedie di Pirandello, il terapeuta non si limita all’analisi ma interviene per facilitare il loro superamento. Nello psicoplay dei bambini i fattori terapeutici dell’operatore mimetico sono l’identificazione laterale dei bambini tra di loro e l’identificazione nei terapeuti.

L’operatore terapeutco di confronto, prevalente nello psicoplay classico e nelle dimensioni etiche e spirituali care a Moreno, rimanda alle potenzialità esistenziali dischiuse dal gioco e dall’incontro. E’ una funzione empatica di aiuto nell’hic et nunc. Un approccio direttivo e sollecito che propone al paziente di muoversi con coraggio verso il suo futuro. L’operatore terapeutico scenico immaginale, prevalente nello psicoplay classico e in quello di ispirazione junghiana, articola uno spazio transizionale di gioco. In questa rêverie terapeutica diventano possibili trasformazioni simboliche che possono trasferirsi alla vita del paziente. Questo operatore sembra agli antipodi di quello ermeneutico, basato sull'interpretazione concettuale dei vissuti e dei giochi, ma in realtà lo presuppone perché l'immaginazione attiva ha bisogno dell’analisi come guida silenziosa di un gioco intelligente. L’operatore terapeutico scenico immaginale costituisce la dimensione elettiva di Moreno e dello psicoplay classico e lo imparenta all’analisi attiva di Ferenczi e ad alcuni casi clinici di Milton Erickson.
E’ evidente che le ibridazioni e gli sconfinamenti tra un operatore e l’altro sono continui e infiniti come quelli tra generi letterari o musicali. La tabella che abbiamo preparato vuole solo costituire un’indicazione di massima della complessità, della ricchezza e delle articolazioni del metodo terapeutico inaugurato da Moreno. Quanto alla sua efficacia come metodo di psicoterapia, è più lecito che facile sottoporre lo psicoplay si presti a criteri di misurazione scientifica. Chi ha cercato di farlo, non ha finora ottenuto risultati attendibili, tanto numerose e non quantificabili sono le variabili che andrebbero prese in considerazione. In effetti l’efficacia terapeutica dello psicodramma riposa non tanto sulla fede riposta nei modelli o nella capacità di usare le tecniche, quanto sulla competenza diagnostica e clinica del conduttore e soprattutto sulla sua maturità e consapevolezza personale. La vocazione naturale al gioco e il talento devono essere molto esercitati ma non sono presenti in tutti gli psicologi. E hanno molto a che fare col lavoro di un regista di psicoplay.

 

 

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