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CAPUCCI VS PIVANO - 1981

Il 3 ottobre avevo passato la sera con Roberto Capucci, che incontravo di solito nei teatri dell’opera di Roma e di Verona perché era un appassionato di musica lirica. Il suo atelier era come lo studio di uno scultore: Capucci si considerava a titolo pieno un artista e diceva che le sue creazioni erano come sculture. Era stato a lui a raccontarmi che in Giappone le modelle erano così magre che non sapeva come appuntare i loro vestiti sul seno: “avrei dovuto fissare i tessuti con dei chiodini” diceva ridendo. Capucci mi voleva molto bene ma i nostri rapporti si erano un po’ raffreddati quando gli avevo chiesto di farmi un vestito permettendomi di pagarlo a rate (le sue parcelle erano sempre di parecchi milioni di lire), ma mi aveva risposta con qualche circospezione che i chirurghi avevano alterato la mia linea e con la mia nuova linea i suoi abiti non avrebbero realizzato i suoi sogni.

Il 5 ottobre ero tornata a Milano.

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