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GIOCHI DI BRICCONAGGIO (UniRoma) - 2010

Ottavio Rosati presenta ufficialmente il termine Bricconaggio (© PLAYS) durante il seminario "Ottimismo e Ricerca Scientifica" (2010) sul pensiero positivo di Martin Seligman e lo psicodramma di Moreno, organizzato con la Cattedra di Psicologia della Personalità del prof. Accursio Gennaro (Uniroma-Sapienza).

Innanzi tutto due parole sul nuovo termine che ho il piacere di presentare oggi. Ho ricavato la parola "Bricconaggio" per estrazione dal "Briccone Divino" il personaggio protagonista del ciclo mitico degli indiani Winnebago descritto nel libro omonimo di Carl Jung, Paul Radin e Karoly Kerenyi. Qui Jung descrive la natura archetipica che lega il ciclo del Briccone ad altre figure mitiche e religiose, in aree culturali lontane nel tempo e nello spazio fino al dio greco Hermes e al suo corrispettivo romano, Mercurio. Al "briccone divino", ispiratore dei bricconaggi, lo junghiano Rafael López-Pedraza nel 2003 ha dedicato il delizioso libro "Hermes e i suoi figli" utile, non solo agli analisti, ma (per citare Francesco Don Francesco) al comune lettore "che, nella sua solitudine, avverte la vacuità e la stupidità del tempo in cui sta vivendo, e che sa, segretamente ed ermeticamente, che la sua vita riceve un po' di senso in quegli sporadici momenti in cui Hermes con il suo caduceo, misteriosamente, lo tocca".

L'immagine del volantino è "Mercurio e Psiche" Scuola di Raffaello - Villa Farnesina - Roma 

Se dunque il Briccone è un segmento relazionale vecchio come il mondo ma inaccessibile ai nerd, agli accademici più ingessati e ai pusillanimi in genere (almeno dal punto di vista esplicito) il bricconaggio, nei termini dello psicodramma, costituisce una risposta creativa, ludica ed eroica con una forte efficacia antidepressiva e vitalizzante. Un buon riferimento per terapeuti, coach, medici e persino avvocati e insegnanti immediocriti dal perbenismo ma ancora capaci di gioco e coraggio. Si tratta di una mossa "scostumata" e imprevedibile con cui un soggetto può reagire a un torto o a una situazione di stallo ricombinando le regole del contesto grazie al fattore Spontaneità formulato negli anni Venti del Novecento da J. L. Moreno, lo psichiatra che volle passare alla storia come colui che ha introdotto il riso e lo humor in psicologia.
Da questo punto di vista il bricconaggio si può rivelare utile a uno psicodrammatista nel suo stesso interesse oltre che nell'interesse di pazienti (ma questa è un'altra storia che merita una trattazione a parte). Il bricconaggio oscilla tra volgarità voluta e sublime eleganza. Il suo bon ton è più intelligente che corretto perché il suo scopo è reagire a manipolazioni mortificanti ma formalmente ineccepibili.
Attraverso un bricconaggio (assai più che attraverso l'assunzione di psicofarmaci) un soggetto oppresso dalle circostanze e definibile come "depresso" può liberarsi da sentimenti di solitudine, vuoto, vergogna e impotenza.

A farmi teorizzare il termine "bricconaggio" nel 1991 fu la storia di un giovane paziente di carattere introverso che, durante la Crisi del Golfo del 1991 soffriva di un'angoscia paralizzante e fantasie di suicidio per il terrore che scoppiasse una guerra e facesse saltare quel che resta del pianeta. Lo distruggeva la sensazione di essere del tutto impotente e di non poter fare niente. Un giorno il ragazzo saltò la seduta e riuscì a penetrare, col fiato in gola, nella Basilica di San Pietro con qualcosa di prezioso nascosto in tasca. Si avvicinò alla cappella più importante, scavalcò di colpo la balaustra e corse verso "La Pietà" di Michelangelo (che all'epoca non era sottovetro) per stendere sul capolavoro di marmo la bandiera della pace. Naturalmente le guardie gli saltarono addosso e lo portarono in gendarmeria vaticana dove gli chiesero i documenti e lo tartassarono di domande rilasciandolo dopo ore ma anche questa parte "dura" del gioco contribuì a liberare il ragazzo dai sentimenti di impotenza e oppressione facendogli sentire che aveva dato un suo contributo alla causa della Pace. Il paradosso è che, da questo punto di vista, i gendarmi vaticano erano stati i suoi Ego ausiliari. Avevano contribuito a fare il suo gioco. Nella seduta dopo sottolineai al ragazzo le implicazioni liberatorie e ideologiche del suo blitz. Anziché definirlo come un acting out di cui analizzare la fantasmatica in vari termini psicoanalitici, mi congratulai per il suo coraggio e lo invitai ad abbracciare sempre più spesso questo suo nuovo stile di vita eroico.
Dissi al paziente che la sua azione per me era un magnifico bricconaggio, non il gesto di un matto come avevano detto i genitori. La vera follia semmai era quella degli orribili personaggi al potere responsabili della Crisi del Golfo. Lo paragonai alla famosa "Beffa di Buccari" l'incursione del 1918 che risollevà il morale degli italiani nella guerra contro l'Austria e stampai per lui il messaggio beffardo scritto da Gabriele d'Annunzio:

"In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza  fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre a osare l'inosabile."

Col passare del tempo questo esempio di bricconaggio mi sembra sempre più significativo, se non geniale, anche dal punto di vista ideologico: il giovane che esce dalla trincea del silenzio e della paralisi, disobbedendo alle guardie, prende una posizione più eroicamente Cristiana che passivamente Cattolica. Piacerebbe più a Padre Pio che ad Agostino Gemelli. Un critico di Arte Contemporanea mi disse che avrebbe potuto collocare il bricconaggio della bandiera tra un happening, un'azione futurista e la Performance Art di Allan Kaprow che nel 1959 definì come 'Opera' un'azione creativa che coinvolge il pubblico. In questa ottica si può addirittura dire che il ragazzo autore del gesto diventa a suo modo un artista e si imparenta a Michelangelo assai più di un Mario Schifano qualsiasi che magari, in quello stesso momento, stava sniffando coca o firmando qualche falso d'autore della sua factory.

Un gioco adulto di bricconaggio costituisce l'estroversione del gioco intimista come lo intende Winnicott. Mira a trasporre alla realtà un ingranaggio narrativo mercuriale utilizzato da scrittori, commediografi e sceneggiatori. Il teatro di Luigi Pirandello è ricco di Bricconaggi talvolta estremizzati: si pensi ai colpi di scena di Ciampa ne "Il Berretto a Sonagli" o a quello di Leone Gala ne "Il gioco delle parti" o al celebre racconto "La giara". 
Mentre nella "Psicomagia" di Alessandro Jodorowsky il terapeuta suggerisce al paziente l'azione terapeutica che deve realizzare, l'ideatore di un bricconaggio ne è anche regista e attore. La differenza con lo psicodramma è che la catarsi non avviene "teatralmente" nel gruppo terapeutico ma nel mondo reale. Il terapeuta testimone si limita a supervisionare il gioco o a suggerire che il bricconaggio sia umoristico forte ed eroico ma non distruttivo né dannoso né troppo pericoloso. E' evidente che l'avvento di social network come FACEBOOK costituisce una piattaforma ideale per la creazione di interventi di questo genere. Fino ad oggi solo una piccola elite di persone (giornalisti, presentatori, politici...) aveva accesso a piattaforme di comunicazione a vari livelli di importanza. Oggi tutti possono intervenire ed esprimere il loro punto di vista anziché rassegnarsi al silenzio e credo che questo, al di là delle critiche che umbrto Eco ha mosso all'uso banale di queste piattaforme, avverrà in forme sempre ppiù innovative. Ad esempio un brillante allievo gay della scuola di formazione in psicodramma il giorno della "Festa della nonna" pubblica sul suo profilo FB un post dove dichiara che, al di là della retorica, nella loro famiglia la nonna non è stata uguale per tutti: ha amato i nipoti delle figlie ma ha trascurato e ferito quelli del figlio. Il ragazzo, senza acredine ma con spirito di obiettività, si libera di un peso emotivo indicibile che lui, il padre e il fratello non avevano mai potuto mentalizzare. La reazione immediata dei cugini che gli danno subito torto con degli stupidi post di risposta ("non è  vero! Nostra nonna era dolcissima!") aumenta la possibilità di controbattere chiarendo che di nonna non ce n'è una sola, fino a ottenere una specie di scrematura tra i parenti empatici e quelli privi di sensibilità. Questo piccolo bricconaggio nella sua semplicità ha aiutato il suo autore a fare un passo avanti nella capacità di esprimere se stesso integrando le dimensioni aggressive della creatività allo statu nascendi.
Un altro esempio di bricconaggio minimalista ma non privo di efficacia, è quello di una donna tradita da anni dal marito, la quale, per titarsi su di morale, inoltrò a tutti i comuni amici una serie di sms erotici di lui rivolti all'amante. In seguito la paziente smise di prendere gli antidepressivi quotidiani e iniziò a uscre di casa. Si iscrisse a un coro di parrocchia dove, Deo Concedente, trovò anche lei un conforto extra coniugale. Un terzo esempio, più articolato, è quello di uno studio di avvocati dove un dipendente si liberò di un collega passivo-aggressivo, contabilizzando il numero dei suoi "no" di risposta ai colleghi su un data base e ponendolo di fronte a una scelta: il file sarebbe stato inviato in direzione se il parassita non avesse cambiato il suo modo di fare. La vinse.

Personalmente mi rendo conto di aver realizzato diveri giochi di bricconaggio anche prima di averli teorizzati. Primo tra tutti, quello con cui nel 1987 riuscii a salvare il sociodramma di Zerka T. Moreno e Pier Luigi Pirandello al Teatro Carignano dal sabotaggio di una psicolady di Torino, il cui incolpevole cognato (Ugo Gregoretti) era direttore del Teatro Stabile. La signora A., che noi psicodrammatisti avevamo chiamato a collaborare all'evento come addetta alle PR locali, costruì per mesi una reticella di bugie e manipolazioni e quando gliela mandai all'aria, mi pose un ricatto: "Se non volete che faccia chiudere il teatro e blocchi le sponsorizzazioni della banca, dovere dare a me la leadership dello spettacolo." Rifiutai. Si vendicò fermando tutto. Dopo una breve reazione di sconforto e avvilimento, salvai la situazione con un bricconaggio. Andai a Napoli e portai su a Torino la banda di un Pazzariello con cui sfilammo per le strade della città denunciando ai passanti del centro (nel modo più clamoroso possibile) ciò che stava accadendo nell'ombra dei salotti bene.
Oltre a far riaprire le porte del teatro, il bricconaggio trasformò il sociodramma in un enorme successo di critica e pubblico come testimonia la sua rassegna stampa e il numero della rivista Atti dello psicodramma su "La Moreno (che tutti sanno chi è) per Pirandello e Ciascuno a suo modo". Non ne sono certo ma qualcuno mi disse che, prima della prima, lady A. era caduta dalle scale facendosi male a un piede. Di questo naturalmente mi addolorai moltissimo.

Altri bricconaggi non posso segnalarli durante questa conferenza perché non li ho ancora fatti. Alcuni di loro (come quelli intitolati "Un balcone per Iside" a cavallo di due eventi o "3x3: Teto, Iside e Valeria in 3D") accadranno nei prossimi anni e io li inserirò nelle revisioni dell'articolo che sto scrivendo ora, cioè nel passato di quel futuro. Bricconescamente. 

Concludo con una rapida sintesi. A differenza dell'acting out e del passaggio all'atto, il Bricconaggio non è mai una manipolazione del prossimo. Semmai una contro-manipolazione: una risposta pubblica a una manipolazione occulta. E' un riscatto dal silenzio. Un gioco terapeutico esplicito, senza sotterfugi né segreti raggiri, con cui una persona (l'autore) crea una nuova realtà esplicita al di là di schemi paralizzanti o di una intellettualizzazione fine a se stessa. Perciò il bricconaggio costituisce un antidoto non solo al vittimismo ma anche a rabbia e autodistruzione. Del tutto in linea con l'etica catartica dello psicodramma...
O. R. 

Una mail sul trickster, 2016

Tricksters, Kelly Moore 2011

Grazie Ottavio per aver tirato fuori dal tuo psichedelico cappello le tue riflessioni sul “bricconaggio”! È una figura mitica che ho sempre amato molto.
È nel confine, nella dimensione liminale, nel superamento dei limiti culturalmente imposti che il trickster, felicemente chiamato “buffone sacro” da Gilberto Mazzoleni, trova senso e spazio d’azione. Pulito/sporco, giusto/sbagliato, maschio/femmina, sacro/profano, giovane/vecchio, produttivo/improduttivo: le categorie oppositive che fondano vita sociale e potere sono mescolate e invertite con malizia e innocenza al contempo. Il suo è il regno scivoloso e mutante del paradosso e dell’ambivalenza.
Così lo descrive Silvana Miceli ("Il demiurgo trasgressivo. Studio sul trickster", 2000, Sellerio, Milano, p. 53):

«Se c'è per lui una normalità è la sua anomalia, se ha una misura e la mancanza di misura. Egli è in tutto eccessivo: ghiotto di cibo, avido di sesso, smisurato qualche volta persino nell'aspetto (….) Nato da parti anomali, insegna agli uomini a partorire, generato da grumi di sangue, dà origine alle regolari mestruazioni, strafottente e strapotente dà origine a culti e dona “medicine” che rendono equilibratamente potenti, senza rifiutare i mali e la morte. Anomalo e disordinato perfino nell'aspetto, pasticcione e infingardo, dà origine alla “normalità” del mondo e dei comportamenti, dona strumenti e arti, insegna a lavorare e a produrre».

Nella cultura haida (costa nord-occidentale degli Stati Uniti) è il corvo ad assolvere la cruciale funzione di trickster: avido, lussurioso, dispettoso, è grazie al suo furto che il sole è liberato da una piccola scatola che lo conteneva; è per movimentare una festa che stava languendo che tira fuori dalla terra i primi esseri umani.

  Yelth o Hoya, Haida trickster

Il trickster dunque fa il mondo e gli dà vita non per mezzo di un atto creativo ex novo,  ma attraverso il furto, lo scambio, la redistribuzione. Che non è mai manipolazione, come tu acutamente sottolinei, ma una contro-manipolazione che sblocca, dinamizza, rimette in circolo energie.
Questa sua dinamica incessante sembra non solo una sorta di denotatore simbolico capace di far gioiosamente saltare in aria strutture repressive, ma anche forse una sorta di complessa riflessione del nostro proprio sé. Per parafrasare Bateson, la sua attività paradossale e caotica ci permette in fondo di cogliere la natura sistemica della mente.
Pratiche briccone e liminali che mi fanno venire in mente l'amato Debord e le azioni creative dei situazionisti, performances improvvise messe in atto in luoghi pubblici che intendevano riportare alla luce desideri dimenticati, riappropriandosi di una partecipazione gioiosa e provocante alla vita contro la passività castrante imposta dalla “società dello spettacolo”.
Ora più che mai abbiamo bisogno di una socialità desiderante!

Patrizia Burdi

 

 

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