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IL FANTASMA DELL'OPERA AL SAN CARLO DI NAPOLI - 1981

Evento eliminato dall'edizione Bompiani dei Diari di F. P.

Nel 1981 Ottavio accompagna Fernanda a Napoli come "traduttrice in palcoscenico" a un reading pomeridiano di Allen Ginsberg e del poeta politico Amiri Baraka (LeRoy Jones) al Teatro San Carlo. Prima dello spettacolo, tra le tante meraviglie di Napoli, Ottavio riesce a mostrare a Fernanda la straordinaria cappella del principe Raimondo San Severo di Sangro, inventore e artista, con le sue sculture stupefacenti ai confini dell'irrealizzabilità. La Pivano ne resta molto impressionata e prende appunti sul suo taccuino. ll fatto di mostrare im modo appassionato alla Pivano le ricchezze culturali del Sud d'Italia (soprattutto la Napoli di Eduardo e la Sicilia di Pirandello) per Ottavio è un modo di ricambiare i grandi tesori culturai e artistici americani ai quali Fernanda lo introduce continuamente. Il contrasto tra i due mondi è un po' bizzaro ma produce energia mentale e naturalmente gli serve anche a non sentirsi annientato dalla personalità della Mitica Nanda. Per certi versi gli ricorda il gioco di scambio di figurine che faceva da bambino con gli album dei calciatori: se tu mi dai Baraka, io ti dò il Principe di Sangro...

 

 

Al San Carlo la platea è affollata di 1300 spettatori giovani che aspettano l'evento che riscuote un grande successo. La grande americanista, anche in virtù della sua meravigliosa voce, riceve un tributo personale. Concluso lo spettacolo, i quattro, insieme all'editore Tullio Pironti, grande amico napoletano di Fernanda, continuano a parlare nel camerino di Ginsberg senza rendersi conto che il tempo passa. Il pubblico nel frattempo è uscito dal San Carlo, presumibilmente per andarsi a fare una pizza e tutti, dai pompieri alle maschere, hanno lasciato palcoscenico e sala e hanno chiuso il teatro. I cellulari nel 1981 non sono molto diffusi e comunque nessuno dei poeti ne ha uno con sé. Le linee telefoniche del San Carlo sono tutte disattivate. Che fare? Fernanda si aspetta che Ottavio trovi un modo per risolvere la situazione.
Ottavio parte per un giro di ricognizione e arriva sul palcoscenico dove trova una torcia elettrica. Lei è ansiosa, lui eccitato. Guida il gruppo per la sala e il foyer completamente vuote e immerse nel buio. Tutti ridono ma con un minimo di nervosismo. Ottavio allude alla possibilità di restare intrappolati dal Fantasma dell'Opera. " Why not? He is a good boy!" commenta Ginsberg.

Smanettando sui contatori e rischiando di restare fulminato, lo psicodrammatista cerca di ottenere almeno una luce di "mezza sala". Ma non riesce ad aprire le porte che portano al foyer. Anche i palchi di primo ordine sono chiusi a chiave, tranne quello di proscenio a destra. Ottavio in realtà si diverte, eccitato dal carettere "dadaista" della situazione che esige un alto tasso di improvvisazione e dichiara che in vita sua è sempre riuscito a entrare in un teatro anche nelle condizioni più ardue ma che non immaginava che un giorno gli sarebbe stato quasi impossibile uscirne. Ciò detto, sparisce nel buio arrampicandosi dentro un palchetto e lasciando la Nanda sotto braccio ai due poeti. La situazione, da comica, si fa leggermente persecutoria per la grande americanista che rischia di inciampare e rompersi un piede. Ottavio, forse in modo inopportuno, dopo qualche minuto spunta fuori dal fondo della platea con la camicia fuori dai pantaloni, la schiena curva, fingendosi impietrito dal terrore per qualcosa che ha ha visto.

Me sent na musica n'capo...

E Pivano, perplessa come i due poeti americani, domanda: "Come una musica? Che c'è? Cosa hai fatto?"

Sì, sì...na musica! Io nun me' so miso maie paura d' 'e muorte int ne teatro... ma arrivai ncopp' a loggia o palco reale...

"Ma insomma, Ottavio, smettila di fare lo scemo! Che è sucesso?"

E lui, sempre balbettando: ...e me sentevo na musica ncapo... na musica che veneva 'a luntano, liggiera, liggiera. Tutte viuline... mentre spannevo 'e panne, veco n'auciello. "Aucellu', quanto si bello... Che vai fcenno?...  e urla: Ahhh.... Ahhh!

Qui naturalmente comincia ad agitare le braccia, come da copione, ma non resiste e scoppia a ridere. L'unico a riconoscere la citazione del primo atto di Questi fantasmi è Pironti ma la battuta di Eduardo, anziché alleggerire il clima, scatena un attacco di panico (furibondo) di Fernanda, che Ginsberg cerca di calmare con una meditazione salmodiata. Come ha già fatto varie volte a Boulder per mettere pace tra Ottavio e Nanda quando litigano.

 

 

 

A questo punto lo psicodrammatista si rassegna a una strategia empirica e terapeutica di Spontaneità Moreniana: sfonda una vecchia porta e scende nel seminterrato del sottopalco e apre una finestrella che dà sul marciapiede all'altezza dei piedi dei passanti per piazza San Carlo. Da lì grida aiuto, aiuto! Qualcuno finalmente lo prende sul serio, risponde al suo richiamo e chiama un vigile che a sua volta segnala alla direzione che il San Carlo ha fatto dei prigionieri. Bisogna fare presto. Tra una cosa e l'altra è passata quasi un'ora.
L'offerta di un'ambulanza per la signora Pivano viene apprezzata ma cortesemente rifiutata. La notizia si diffonde in un attimo. I napoletani ne sono deliziati e festeggiano una specie di inversione di ruolo della celebre Liberazione degli Americani. Ginsberg si diverte più di Amiri Baraka che sembra troppo politicizzato e brechtiano per concedersi al piacere di una situazione surreale. Il direttore di sala spalanca le porte e invita tutti a un aperitivo al Gran Caffè Gambrinus che splende di lampadari e sfogliatelle. Ginsberg e Baraka sono di buonumore, Ottavio è al settimo cielo. Fernanda, calma e divertita, recupera il suo stile come se niente fosse successo e divide un babà al rum con il suo Fantasma dell'Opera psicodrammatico, chiamandolo pubblicamente tesoro.
Dopo la cena a piazza Dante, offerta da Pironti in cui Ottavio insiste perché Fernanda apprezzzi la squsitezza dei friarelli e di altre delizie orriblmente profumate di aglio, tutti sono stanchi e, con l'eccezione di Ginsberg che si tuffa nella dimensione Querelle de Brest del porto di Napoli, si ritirano al Grande Hotel Santa Lucia. La notte Ottavio fa un grande sogno guida che continuerà a elaborare per anni con Carotenuto: 

A San Gregorio Armeno la cappella del principe di Sangro, con un'operazione architettonica molto complessa che ha individuato uno spazio ectopico dietro la scultura del Cristo nella rete è diventata una sede distaccata dell'Ente Lirico San Carlo. L'operazione è merito della giunta e di Roberto de Simone, nuovo sindaco di Napoli. Il restaturo è bellssimo e ha mantenuto nel foyer i capolavori del principe. Qui si mettono in scena solo piccole opere liriche d'avanguardia lontane dal grande repertorio di Traviata, Tosca, Cenerentola e va dicendo. In questo momento l'opera in cartellone è La Medium di Giancarlo Menotti. Direttore artistico del "Teatro di Sangro" è la dottoressa Melanie Klein che ha vinto il concorso contro l'altra candidata dr.ssa Anna Freud. Ho l'onore di essere ricevuto in teatro dalla Klein per farle un'intervista da pubblicare sul settimanale "Il Mondo" (al qaule ho effettivamente collaborato anni prima) e sono commosso. Mi batte il cuore e mi chiedo se, dopo le domande giornalistiche potrò anche farle una domanda personale. Lei mi incoraggia a farla con uno sguardo dolcissimo e di grande, intelligente umanità. 

Le chiedo perché, nonostante il mio amore sconfinato per Fernanda (che mi sta aspettando nella nostra stanza al Santa Lucia) sogno spesso di trovarmi solo e spaesato in una città lontana da da Roma, come esiliato dalla mia famiglia. Come orfano. E' una cosa tristissima! La Klein mi risponde che questo stato d'animo non dipende da eventi del mio passato ma del mio futuro e che comunque lo risolverò facendo una rivoluzione psicodrammatca con l'aiuto di Eduardo de Filippo. Non capisco la risposta ma resto così sonvolto che non riesco a dire una parola. A mala pena respiro. Lei se ne accorge e mi fa una carezza. Poi sussurra: "Mi stia a sentire: nella prima parte della mia opera ho parlato dell'invidia del bambino ma ho accettato questo incarico a Napoli quando mi sono resa conto che in realtà anche la madre può invidiare il bambino. Una madre può essere ingrata. Però Le sarei grata se questo non lo scrivesse sul suo giornale." Fine del sogno.

La mattina dopo, dopo aver scritto il suo articolo sulla serata per l'Agenzia Giornalistica per cui lavora, Ottavio torna con Fernanda a San Gregorio Armeno dove Fernanda si immerge, più da antropologa che da italiana, nel mondo delle bancarelle colme di piccole statue del Presepe. Si entusiasma, come sua abitudine, a comprare piccoli oggetti da donare agli amici e regala a Ottavio uno dei più bei pezzi della raccolta che in futuro sfocerà nella tecnica de La Scacchiera: la scultura di un grande Pazzariello ispirata al personaggio di Totò ne L'Oro di Napoli di De Sica.
Ottavio di questo pubblico banditore che fa teatro per strada come il Living Newspaper di Moreno, se ne ricorderà qualche anno dopo, quando farà venire a Roma sotto Porta Settimiana la banda di Scutellaro a festeggiare un nuovo libro di Pivano al Teatro in Trastevere. E prima ancora, nel 1986 quando il Pazzariello, sfilando per le ve del centro, lo aiuterà a risolvere il blocco del sociodramma al Carignano de "La Moreno per Pirandello e Ciascuno a suo Modo". Questa volta non per uscire ma per penetrare in un teatro che una signora torinese aveva fatto chiudere per tentare invano un ricatto.
Il sociodramma di Ciascuno a suo modo sarebbe stato un trionfo perché trasformò la maschera napoletana in un eroe salvatore. Ma questa è un'altra storia.

 

 

 

 

 

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