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IL TEATRO DEL TEMPO - un progetto a cura di Ottavio Rosati con i disegni di Massimo Giacon - 2016

 

 

Una gran quantità di ricerche provano che lo stress mentale influenza il sistema cardiocircolatorio, quello respiratorio e quello immunitario. Ma è il modo in cui i ricordi sono immagazzinati nel cervello a influire su come ci sentiamo e reagiamo, sia a livello mentale che a livello psichico.  
Come possiamo intervenire su questo modo?

 


UN SOGNO CON DUE CADUCEI

Il progetto del Teatro del Tempo è arrivato alla coscienza grazie a un sogno, qualche settimana dopo aver letto il Progetto WOIS di Patrizia Burdi.

Nel sogno ci troviamo in uno strano genere di Paradiso d'avanguardia, frequentato da santi, artisti e scienziati oltre che da figure mitologiche che conversano senza limiti di spazio e tempo. Il clima è a metà strada tra il Festival del Teatro di Edimburgo e l'Esposizione Internazionale delle Scienze.

Fernanda Pivano, l'americanista che ha introdotto lo psicodramma in Italia con Plays (clicca qui), si affaccia a una finestra col suo ex marito, l'architetto Ettore Sottsass jr. parlandogli in modo complice. Ora che sono in cielo, i due hanno superato ogni genere di conflitto matrimoniale e sono amici.  Tra loro non c'è un filo di gelosia e protesta.

Fernanda chiede a Ettore di aiutarla a mantenere una sua promessa nei confronti di un medico e uno psicologo che insieme la salvarono da una terribile malattia.  Si tratta di realizzare un progetto importante: "Il Teatro del Tempo" di cui lei ha parlato pubblicamente in molte occasioni.
 
Sottsass ha un'età indefinibile tra i quaranta e gli ottanta anni. Scende in terra e muove una luce in uno spazio buio nel giardino di un ospedale. Porta con sé dei disegni con delle note. Mi avvicino e me li mostra. 

“Fernanda e io vogliamo aiutarvi a costruire il vostro teatro," dice. "Stammi bene a sentire: la parola è immagine. L’immagine è parola."

"Sì, certo. Questo lo sappiamo. Anche l'architettura è una forma di psicoterapia. Ci sono spazi che fanno ammalare l'Anima e spazi che la guariscono ed esaltano."

"E allora dovete intrecciare medicina, psicologia e architettura," dice Ettore mostrandomi il disegno di due caducei, uno di Hermes e uno di Esculapio. "Gli ospedali sono al servizio della vita. Oggi i medici devono aggiungere ai loro laboratori un nuovo tipo di studio: uno spazio terapeutico attrezzato dove sia possibile curare i ricordi e le immagini negative che fanno ammalare le persone."

"Un Teatro del Tempo! Uno spazio clinico che però sia mobile. Mercuriale."

"Il caduceo di Esculapio ha due serpenti: quello di Mercurio uno," dice Sottsass.

"In realtà il doppio serpente sarebbe quello di Mercurio." rispondo io. "Se molti fanno confusione sulle insegne è perché in alcune farmacie il commercio di Mercurio ha preso il posto del Dio della Medicina."

"Comunque sia, basta con la squallida stanza dello psicologo e dello psichiatra, con luci al neon e sedie di metallo. Costruite un vero teatro scientifico. Con luci, amplificatori del suono, regia, schermi e tutto il resto. È ora che medici, psicologi e architetti si incontrino per lavorare insieme. Perché gli architetti sono medici dello spazio e i medici sono degli artisti del corpo. Gli psicologi dovrebbero aiutarli a capirsi tra loro per capire meglio i pazienti.”

“Tutto questo è meraviglioso!” dico io.

“E’ giunto il momento di fare una rivoluzione,” risponde Sottsass. “Ormai ci sono tutti i pezzi. Mettiamoli insieme. E per farlo dovete usare i colori primari."

"Perché i colori primari?" 

"Lo scoprirete facendolo. Fate attenzione a lavorare insieme: medici, psicologi e architetti. Uno dei tre dovrebbe essere una donna. Guarda qui..."

Mi mostra dei grandi pezzi di Lego, fatti per un palcoscenico mobile. Poi sparisce.

Fine del sogno. Mi sveglio col cuore in gola.

Avanziamo alcune proposte:

Non tutto ciò che passa per la mente di un soggetto può essere considerato “un pensiero”. Alcuni contenuti mentali sono stati d’animo, percezioni corporee, affetti, emozioni, frammenti di ricordi. Questi contenuti hanno una grande influenza sulla vita e sulla salute, perciò vanno elaborati. Ma come esprimerli?
Le parole non sempre bastano.
Spesso molti pazienti non hanno le parole per dirli. Anche nell’incontro con altri. Questo genere di narrazione improvvisata nel gruppo rende manifesto un livello più ricco e profondo perché si basa su una comunicazione integrata della mente bicamerale dove concorrono modi e contenuti dell’emisfero destro (immagini e affetti) e sinistro (concetti, analisi, pensieri veri e propri).

A fianco o prima della scrittura terapeutica, troviamo quelle forme di narrazione psicodrammatica che avvengono nell’incontro di gruppo attraverso la messa in scena teatrale dei ricordi, dei sogni. E anche del rapporto con la malattia e la salute. In questa ottica il paziente stesso può essere considerato un testo vivente che si esprime in un gruppo davanti a un terapeuta in grado di “leggerlo” e “tradurlo” grazie a un livello di consapevolezza più esercitato di quello del paziente.
Questo metodo di gioco si vale di diverse tecniche e può essere orchestrato in modo leggero, medio, profondo o profondissimo. Secondo l’obiettivo da raggiungere. Che a volte è la pura sopravvivenza.

Questa “scrittura” psicodrammatica è accessibile a tutte le persone e avviene nella cassa di risonanza del gruppo che guarda, ascolta e risponde.

Anche il paziente che non riesce a scrivere, o fa molta fatica a scrivere, può dare forma ed espressione ai suoi vissuti scoprendo di essere non solo un paziente ma anche l’autore e dunque il co-autore della guarigione e della sua vita.

Il paziente-narratore durante il gioco di ruolo può esprimersi anche componendo dei quadri plastici usando un repertorio di modellini di personaggi tratti dal mondo dei fumetti, delle favole, dello sport o del cinema. L’efficacia di queste composizioni, simili a sogni da svegli, che comprendono anche statuine religiose e simboli di spiritualità è immensa. Alcune hanno l’effetto di dieci sedute analitiche.

 

Man mano che il discorso emerge, il conduttore “lo scrive” nei giochi dello psicoplay e il gruppo degli altri pazienti, dei terapeuti e degli assistenti lo rendono reale e pubblico. Questa amplificazione e questa risonanza, soprattutto per i soggetti introversi, hanno un’enorme importanza.

L’efficacia del gioco sulla soluzione dei conflitti e sulla salute del paziente non dipende solo dalla comprensione mentale dei problemi emersi ma dal coinvolgimento emotivo. I momenti di catarsi implicano forti sensazioni del corpo ed emozioni eccezionali. Jung sosteneva che senza emozione e sentimento non è possibile alcuna trasformazione psichica.  Ma come arrivare a questo?

Il terapeuta, per curare la psiche, lavora con movimenti, immagini, oggetti, luci, musica, riprese video. Questi mezzi facilitatori corrispondono al repertorio di analisi, farmaci, alimentazione e vitamine con cui il medico cura il corpo. Negli ospedali, oltre ai reparti di degenza, abbiamo sale di rianimazione, sale operatorie, laboratori di analisi, reparti di radiologia e altro, pieni di strumenti sempre più straordinari. Perché alla psiche, gemella del corpo, spetta solo una stanza con luci fisse, tavolo e sedie?

All’estero sono stati realizzati da anni dei veri e propri “Teatri di psicodramma” a partire da quello del Moreno Institute di Beacon (New York) che facilitano questo lavoro e lo portano a un livello di eccellenza. Spazi non piccoli (come normali stanze) ma nemmeno dispersivi (come aule o palestre) ma di media grandezza. Spazi circondati dal verde, dove un gruppo può agire col corpo e muoversi. Dove, a differenza dei normali teatri, può anche entrare al momento giusto la luce del Sole. Dove sono collocati schermi e spot mobili facili da muovere. Spazi con pavimenti soffici su cui sdraiarsi o rotolare il corpo. Dove la separazione tra palco e platea è suscettibile di continue trasformazioni. Dove al posto di una videocamera fissa sono installate diverse minicamere che permettono una ripresa multiangolo in iPOV3.

E’ anche possibile una terza fase. Quella di un nuovo campo di ricerca e lavoro attraverso i Social Media. Il primo ospedale che realizzerà un suo laboratorio di “redazione ed edizione” di questi lavori, aiutando i pazienti a farli circolare, passerà alla Storia della Medicina.

L’approccio dell’EMDR (Eyes Movements Desensitivation and Reprograming), messo a punto con enorme risonanza ed efficacia clinica da Francine Shapiro negli anni Ottanta, ha permesso di salvare migliaia di soggetti che soffrivano di PTSD. La stessa tecnica può servire a far emergere ed elaborare traumi meno massicci ed evidenti di quelli che avvengono in guerra o durante un incidente.

Esistono traumi da abuso sessuale o relazionale, traumi da trascuratezza, traumi cumulativi causati da sottili e continue manipolazioni affettive. Tutti possono essere individuati e risolti da metodi terapeutici come lo psicodramma o l’EMDR. Particolarmente potente è la combinazione dei due approcci che consente di scendere in fondo a un pozzo per raccogliere i frammenti di cristallo del Sé. E per riportarli alla luce e ricombinarli nella scrittura terapeutica.

Il teatro di Psicodramma che abbiamo delineato in onore di un grande architetto come Sottsass, nato in Trentino, può essere utile anche a psicologi e psicoterapeuti attivi in altri settori. La comprensione delle tecniche attive di gioco e incontro è, infatti, efficace in molti altri ambiti di lavoro e permetterebbe di arricchire le competenze di tutti.

 

 

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