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PRIMA SCACCHIERA: "I DUE CIGNI"

 

 

Francesco: Ottavio, cosa hanno in comune una donna con un burka nero, due cigni e una ballerina?
Ottavio: Un paziente. Un paziente che fa fatica a disegnare e dipingere e pure a cercare storie d’amore. L’immagine nasce nel corso di una seduta arrivata ad un punto morto. Il paziente, Bob (nome di copertura), non sapeva spiegare o descrivere il suo blocco e io mi accorsi che i miei occhi fuggendo sugli scaffali, avevano inquadrato la donna col burka e il cigno trasparente. Così li tirai fuori per poggiarli sulla scacchiera (un’azione eretica, ovviamente) e feci notare al paziente che questa era una mia associazione inconscia al suo discorso inconscio.
F: Ma si può dire che questo tuo atto era un’interpretazione?
O: Sì e no, perché non era data a parole ma attraverso le immagini. Forse era solo un modo di avviare un dialogo. Tu che sei agli inizi non dovresti mai fare una cosa così.
F: Si può dire che questo ha a che fare con l’uso della reverie dell’analista di cui parla Thomas Ogden come comunicazione da inconscio a inconscio?
O: Perfettamente. Bravo. La teoria è quella. La tecnica è la scacchiera che è un piano d’incontro immaginario terzo.
F: Un gioco?
O: Un gioco, sì, che ridà importanza alle parole dopo che l’avevano persa.
F: A questo punto, cosa ha detto il paziente?
O: Secondo te?
F: Ha detto “Perché?”
O: Proprio così.
F: E tu cosa hai risposto?
O: Che il cigno di cristallo, fragile e invisibile, era nascosto e protetto dentro la donna in burqa. Per evitare brutte sorprese e traumi.
F: Quindi, la donna in burqa rappresenta un apparato difensivo?
O: Sì.
F: Le altre figure invece? La ballerina e l’altro cigno con i piccoli cigni addosso?
O: Sono emerse dopo nella conversazione: la parte cigno in carne e ossa del paziente era stata traumatizzata anni prima, da un personaggio perverso e seduttivo che lo aveva sedotto, manipolato e abbandonato. E questo è stato il paziente stesso a dirlo davanti alla scacchiera.
F: E la ballerina?
O: La ballerina, associata al lago dei cigni, contrasta col personaggio seduttore che (credendosi originale, povero idiota) si vestiva da cigno nero nelle sue performances da quattro soldi.
F: Il colore nero richiama quindi una parte in ombra del seduttore che è stata interiorizzata dal paziente. 
O: Benissimo. Non diciamo altro. Che le immagini parlino da sole. Mi domando fino a che punto, anche nelle relazioni quotidiane, rischiamo di venire “infettati” dall’ombra dell’altro. Il gioco della scacchiera può essere un antidoto? Di chi è colpa se oggi ho messo una Lacoste azzurra?

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