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QUINTA SCACCHIERA: "FIGLIE E AMANTI"

Questo è il primo caso in cui Ottavio e io realizziamo una scacchiera di famiglia: invitiamo ognuno dei tre membri presenti alla seduta a costruire una propria versione del nucleo familiare costituito da quattro persone; alla seduta manca infatti una figlia maggiore, Bice. La figlia che si rivelerà la chiave di tutto.

La paziente designata è Lucia che ha 16 anni e vive con i suoi genitori e la sorella. La nostra adolescente graziosa, timida e ipersensibile da alcuni mesi lamenta un mal di testa insistente che va e viene e che le preclude molte attività quotidiane come la scuola. Per risolverlo i genitori sono ricorsi ad ogni genere di analisi e terapia ma invano. Un problema della famiglia è il carattere persecutorio per tutti di questo sintomo: il padre si lamenta dell’infelicità di sua figlia e la esorta a fare uno sforzo per superare il dolore e non farsi bloccare. Lei, con le lacrime agli occhi, protesta che lo sforzo lo sta già facendo e dice con un filo di voce: “Le volte che mi lamento sono poche rispetto a quelle in cui preferisco stare zitto per non farvi dispiacere”.

Alla prima seduta, penso a un’allergia con irritazione delle vie aeree e propongo una visita otorino-laringoiatrica da cui non emerge nulla ma che stranamente porta alla ragazza un certo sollievo come se fosse una terapia. Tutto sommato, il problema persiste. In una seduta successiva assistiamo ad alcuni scoppi di pianto e la ragazza mostra di essere commossa dai sentimenti del padre. Ci sembra sempre più chiaro dai sottotesti delle sedute che il mal di testa è un sintomo di qualche problema emotivo che circola in famiglia.
A questo punto ci decidiamo a convocare anche i genitori e abbiamo molta pazienza: prima che riescano a mettersi tutti d’accordo passano dodici giorni.

Finalmente è il giorno della seduta: la madre è una bella donna indonesiana che ha studiato teologia e si occupa di fisioterapia. Il padre è un italiano alto e grosso, lavora come custode ma non fa che leggere e studiare per il puro piacere di farlo.

Chiediamo a tutti e tre di scegliere dei pupazzetti per rappresentare la famiglia in merito al problema di Lucia.

La madre compone la scacchiera utilizzando soltanto quattro personaggi: per suo marito sceglie l’imperatore Napoleone, per se stessa sceglie un enigmatico personaggio della religione ebraica: una donna in preghiera davanti all’altare con le mani sugli occhi. Dietro ai genitori mette le due figlie: una è Cenerentola (seduta in attesa della prova della scarpetta) mentre l’altra è una ragazza qualsiasi. La madre dice che le figure sono intercambiabili: sia un personaggio che l’altro possono rappresentare sia la figlia più grande, Bice, sia Lucia. Al tempo stesso però racconta con un certo entusiasmo che la nostra paziente, a differenza della sorella che sta sempre fuori, cucina per tutti in maniera squisita e creativa. Questo mi colpisce e, a giudicare da uno sguardo che ci scambiamo, sorprende anche Ottavio: è la prima volta che qualcuno sceglie due personaggi dicendo che sono intercambiabili pur descrivendo le persone reali ai quali si riferiscono con caratteristiche estremamente diverse. Quasi polarizzate.

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È il turno del padre che sceglie dei personaggi in qualche modo simili a quelli della moglie: un imperatore giapponese per rappresentare se stesso e una suora con una valigia per rappresentare la moglie. La differenza è che le figlie sono collocate davanti ai genitori: Lucia è una ragazza vestita da cameriera in ginocchio mentre Bice è una bella ragazza agguerrita e con un coltello in mano (il padre l’aveva scambiato per un microfono).

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A questo punto è Lucia a comporre la sua immagine della famiglia. Impiega un po’ di tempo a prendere una quantità di pupazzi che rischiano di caderle dalle mani. Fa una scacchiera più complessa di quella dei genitori: per sé stessa utilizza sia Lois Lane (la fidanzata di Superman) con le braccia incrociate che Megara (la donna salvata e innamorata di “Hercules”); sua sorella Bice è invece un misto tra Genoveffa (una delle sorellastre di Cenerentola) e DueFacce (uno dei cattivi di Batman) per svelare il carattere antipatico e il doppio registro che Bice utilizza dentro e fuori di casa. Anche per la madre i personaggi utilizzati sono due: c’è Wonder Woman (la madre che riesce a risolvere tutti i problemi) e Olivia (la fidanzata di Braccio di Ferro) in coppia col marito. Per il padre invece i personaggi sono addirittura tre: Braccio di Ferro (come marito della madre), The Mask (per la parte ironica) e il cattivo di James Bond (per la parte del capofamiglia), uno dei pochi personaggi in piombo del nostro repertorio. Lucia aggiunge anche Dodger, il cane di “Oliver & Company” della Disney.

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È chiaro che ciascuno dei tre ha una visione molto diversa di questo sistema familiare: la madre non vede differenze fra le figlie e le colloca alle sue spalle mentre il padre le differenzia radicalmente e le mette al primo posto. Il personaggio con cui la madre raffigura se stessa ha le mani sugli occhi, una figlia (Cenerentola/Lucia) non parla e l’altra figlia (Bice/ragazza qualsiasi) ha le orecchie coperte. Sottolineo: “Non vedo, non sento e non parlo”. Il padre sente e vede la differenza fra entrambe le figlie ma sposta sulla figlia maggiore (Bice) l’Eros e l’estroversione che toglie alla moglie (la suora). Questo è il punto chiave della conflittualità edipica. Nella complessità della scacchiera di Lucia traspare molto l’aspetto affettivo ed emotivo della relazione tra i genitori ma resta da indagare come questo influenzi i malesseri della figlia.

A questo punto, Lucia rivela un indizio importante: i genitori si comportano in maniera diversa con lei e la sorella. Quando Bice fa qualcosa di sbagliato, i genitori la riprendono poco o a volte neanche la puniscono. Con Lucia invece sottolineano alla prima occasione ogni suo errore. Ottavio racconta la parabola del figliol prodigo che naturalmente la madre della paziente, avendo studiato teologia, conosce bene.

A questo punto è evidente che il malessere fisico di Lucia ha una valenza “correttiva”: facendo preoccupare i genitori riporta l’equilibrio tra lei e la sorella ricevendo maggior contenimento e attenzione.

La scacchiera multipla evidenzia come un sistema, in questo caso familiare, abbia diverse sfaccettature: al di là della realtà del sistema esistono le varie immagini che se ne fa ogni membro del sistema, ciascuno a suo modo.

Ottavio non dà nessuna interpretazione ma suggerisce un gioco nello stile di Jodorowsky ai genitori: “Prendete due assegni del vostro conto bancario e ne intestate uno a Lucia con un miliardo di baci firmato da entrambi aggiungendo come un timbro una goccia del vostro sangue; l’altro assegno sarà intestato a Bice ma varrà solo un milione di baci. Entrambi gli assegni devono essere chiusi in una busta con su scritto ‘riservato – non aprire’. Lucia non dovrà mai far vedere a Bice il proprio assegno. Inoltre, ogni volta che Lucia avrà bisogno di affetto farà finta di avere il mal di testa e il padre dovrà darle dei baci in fronte e sulle guance”. Intervengo per suggerire un dettaglio: “I baci saranno dati non sulle guance ma sulle tempie, all’altezza degli occhi”. Ottavio mi guarda con un lampo d’intesa e tutta la famiglia sembra molto soddisfatta come se avessero capito senza capire.

Questo caso prova quanto sia utile la Scacchiera per rendere possibile non a parole ma con qualcosa di visivo, tangibile e molto chiaro, non solo la differenza dei vari punti di vista ma soprattutto la loro intersezione: la madre che si rifiuta di vedere le due figlie come soggetti diversi non può che esasperare la nostra paziente offesa dal fatto che “la sorella prodiga” pur stando molto meno di lei a casa e riservandosi ogni capriccio e diritto, riceva il suo stesso trattamento. Anzi, che qualche volta, come succede a casa mia, è un figlio solo a sbagliare ma sono tutti quanti ad essere rimproverati con formule tipo “Siete tutti una delusione”.

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