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UN MATRIMONIO DA FARE di Jacob Levi Moreno

Prefazione di Ottavio Rosati

Questo libro ripropone, in una nuova versione italiana, tre psicodrammi sul fidanzamento e il matrimonio tratti dal terzo volume di Psychodrama (Beacon House, 1969). Il titolo pensato dall’ Editore per questa raccolta, allude alla minaccia Questo matrimonio non s’ha da fare, fatta dai bravi a Don Abbondio allorché Don Rodrigo osteggia le nozze di Renzo e Lucia. Il titolo dunque non è di Moreno, ma a Moreno sarebbe certamente piaciuto, visto che tutti i promessi sposi hanno un nemico da tenere d’occhio: il persecutore interno che sabota l’amore. Don Rodrigo è la nostra difficoltà a sentire le ragioni dell’altro. Dunque un matrimonio di successo non è uno status che si acquisisce con una cerimonia, e nemmeno con una famiglia. E’ una realtà in tensione. E’ un patto da realizzare giorno per giorno, un gioco di ruoli da costruire con l’altro e con se stessi. Il verbo inglese to act racchiude il doppio senso di fare e recitare (to play), che nella scuola dello psicodramma analitico francese si traduce con giocare (jouer). Ma come si realizza in concreto questo doppio, anzi triplo, senso?Geièl (così chiamavano Moreno i suoi allievi, giocando sulle iniziali di Jacob e Levi) invita i fidanzati protagonisti del suo test matrimoniale a mettere in scena ruoli e sottoruoli della loro futura convivenza. Eccezion fatta per il sex appeal, che oggi è in prima linea, i fidanzati sul teatro di Beacon si cimentano in tutti i ruoli del matrimonio, da quello di genitore a quello di compagno sentimentale, per evitare che fantasie inconsce e aspettative ignote saltino fuori all’improvviso e facciano a pugni con le scelte di una vita in comune. Moreno produce e orchestra il gioco, ma non lo spiega. Non propina giudizi e invita a non analizzare il gioco, anche se lui, a ben vedere, lo fa di continuo. Più che a misurare la resa di ruolo, il test tende a favorire la comprensione reciproca della coppia, la invita a scoprirsi prima che sia troppo tardi e i figli facciano le spese del flop erotico dei genitori. Quando fa viaggiare i suoi promessi sposi nel tempo e nello spazio, Geièl si rivela un genio multimediale, dentro e oltre la storia della psicologia. Anticipa in modo rivoluzionario la terapia della famiglia e quella di rete, ed escogita un colpo di regia degno di Pirandello: chiamare sulle tavole di un palcoscenico prima un personaggio e poi la persona reale che gli corrisponde.Mi riferisco allo psicodramma del giovane Frank, tra la moglie Ann e l’amante Ellen. A Moreno non basta che Frank gli parli del suo amore proibito per Ellen, come si fa per ore e ore in analisi. Gliela fa mettere in scena e, in seguito, la convoca in carne ed ossa al teatro di Beacon, davanti alla moglie di lui. L’irruzione del vero sulla scena terapeutica è sconvolgente. Ho avuto modo di vivere un’esperienza simile, durante lo psicodramma di una hostess americana che era arrivata al gruppo sconvolta, dopo aver cacciato di casa il suo Mario, l’amante che l’aveva tradita. Stavamo giocando la scena davanti all’ingresso dello studio, quando sentii qualcuno uscire dall’ascensore e bussare. Aprii la porta pensando che fosse un paziente in ritardo ma comparve un ragazzo dall’aria disperata che non avevo mai visto prima. Oh mio Dio, the real Mario! Gridò l’americana prima di svenire. Volevo prendere la signora, si scusò lui. Ma il gioco diretto da Moreno è ancora più audace, perché il setting a tre è previsto dalla regola e dà origine a momenti e battute alla Woody Allen. Come quando Moreno chiede a Frank di cercare un Io ausiliario per interpretare il ruolo dell’amante e la moglie in platea chiede: Posso farlo io? Nessun analista dei suoi tempi avrebbe avuto il coraggio di mettere in piedi un triangolo simile. Eccezione fatta per Freud che, come amante di sua cognata, lo realizzò in casa sua, in forma di teatro stabile, non privo di conseguenze sull’orientamento erotico della figlia Anna. Tutti i protagonisti di questi psicodrammi diretti da Moreno sono indimenticabili per pathos, coraggio e intelligenza. Persone reali sembrano personaggi di una commedia di Mamet o di un racconto di Singer. Ed è un peccato che un solo paragrafo riassuma lo psicodramma della coppia sposata da molti anni che si era presentata al Teatro di Beacon, sul punto di divorziare. Questi coniugi rappresentarono la primavera del loro amore e, giocando, ritrovarono molte scene felici della loro vita coniugale. Alla fine decisero di restare insieme. Moreno è uno di quei terapeuti di genio, vagamente sciamanici, che nella pratica clinica fanno molte più cose di quelle che teorizzano e credono di fare. In questi casi (e penso anche a Milton Erickson, Bert Hellinger e Alejandro Jodorowsky) solo le trascrizioni delle terapie permettono di leggere tra le righe i trucchi del mestiere. Di questo quarto psicodramma, sappiamo solo che la messa in scena dell'antico eros, l'amore allo statu nascendi, evitò il divorzio tra marito e moglie. Ma non sappiamo come fece Geiél a ottenere un miracolo simile. Moreno si limita ad affermare che, se avesse conosciuto lo psicodramma, persino Schopenhauer, il più pessimista dei filosofi, avrebbe cambiato idea sul fatto che i momenti dolorosi della vita sono più numerosi di quelli piacevoli. E in nome della spontaneità, il sale dello psicodramma, Moreno prende a modello Shakespeare, che nel suo teatro, rappresentava magnificamente gli inizi: “Shakespeare,” scrive, “aveva un senso particolare dell'inizio”. Colpisce l'emozione con cui le giovani coppie chiamate in scena da Moreno, realizzano i loro giochi. Soprattutto nel terzo protocollo, Michele e Paul: coppie in crisi, attraversato da un conflitto Europa/America, si respira l'aria delle grandi occasioni. La performance di Moreno alla Facoltà di Medicina di Parigi suscita l'attesa febbrile di una prima teatrale o di un grosso processo. Il salone è stipato di spettatori fino all'ultima sedia; ci sono persone in piedi, ammassate. C'è un'aria di apprensione e tensione...Gli operatori cinematografici e i fotografi preparano i loro strumenti per l'azione, riempiendo l'ambiente di suoni e segnali...La porta d'ingresso è aperta. Qualcuno cerca invano di chiuderla. Una folla di studenti e delegati cerca di entrare per seguire la sessione. C'è molta commozione. La folla preme, spinge e ondeggia, si sentono richieste e imprecazioni in diverse lingue. Alcuni riescono a entrare, ma alla fine gli uomini a guardia della porta riescono a chiudere l'ingresso e a tenerlo chiuso.

 

Anche se dettata da un umanissimo compiacimento, la didascalia di Geièl descrive un fenomeno degno di nota. Perché tanta eccitazione? Perché siamo nel 1964. La televisione non aveva ancora abituato le persone all'idea di poter andare in scena per il semplice fatto di essere dei testi viventi, come un film o una commedia. Di essere tutti portatori di una storia come autori, registi, attori e questa idea è di, per sé, un kolossal culturale, sua produzione è il crollo di un muro.

Solo quarant'anni fa, ciò che oggi è diventato normale nella psicoterapia, nei talk show e nei reality, di medio e infimo ordine, era ancora un evento straordinario e eccitante. E' merito di Moreno aver operato, negli Anni Venti, questa rivoluzione democratica dell'inversione di ruoli tra attori e spettatori che ha sconvolto la storia del teatro e della psicoanalisi. Il passaggio iniziatico dalla platea al palcoscenico consentiva al pubblico di esprimersi, non solo a parole, ma con il corpo, le immagini, le emozioni racchiuse negli occhi e nei timbri di voce. Il gioco dell'eros è dedicato a tutti: mariti, mogli e amanti. Per Moreno lo psicodramma di coppia è una posizione per tenere insieme l'amore, come quella del Sogno di una notte di mezza estate: una pozione per far nascere l'amore. Ma democrazia non vuol dire scemocrazia. Il teatro della spontaneità ha delle regole e dei limiti. Proviamo a leggere il foglietto illustrativo nella scatola della medicina. Alla base di questa pozione, non c'è la seduzione volgare del gruppo, ma il rispetto dei valori e la ricerca della verità.

 

Nello psicodramma ideale l'identità di nomi, posti ed eventi è indispensabile. Bisognerebbe conoscere i veri nomi del direttore, degli Io ausiliari e dei pazienti, così come sono registrati i veri nomi dei luoghi in cui vivono. Una descrizione il più possibile concreta dell'interno della casa è altrettanto indispensabile di una descrizione adeguata dell'interno della mente e dei rapporti personali. Un'operazione simile non costituisce un gesto narcisista o esibizionista, ma è fatta per sottolineare un punto di importanza etica, assiologica, cioè relativa ai valori...

Moreno denuncia come immorale il fatto di non rispettare i nomi, i luoghi e gli eventi effettivi, o di sostituirli con riferimenti fittizi. Lo giudica come una concessione alla scienza priva di arte del suo tempo, alla sua artificiale obiettività, facilmente incline a omettere i fatti viventi, dinamici.

E' passato mezzo secolo e, alla scienza priva d'arte denunciata da Moreno, si è affiancata l'arte priva di scienza e coscienza dei nostri tempi televisivi. C'è di nuovo bisogno di rivoluzioni, per i nipoti di Geièl. Qualcuno dovrà pur ri-orientare la foresta delle antenne che fa ombra alla luce. Negli innamorati, che oggi passano in televisione, dentro reality e storie vere, una mano di cerone copre la reale realtà degli innamorati. Il pasticcio di ruolo che seduce due malcapitati per mezz'ora di televisione bastarda- non tutta lo è- invecchia le primavere di milioni di coppie in ascolto. Invece di favorire l'incontro e la consapevolezza, i conduttori spargono melassa di massa, oppure fomentano lo scontro tra mogli, mariti, amanti e fidanzati. Trionfa l'arraffo del primato, la voce alta, la passata di mano tra i capelli e microfonino. Per giustificarsi davanti al nuovo pubblico che non ne può più, i produttori rivendicano i gusti e i limiti di una Nazional Popolare, che in realtà non sta né in cielo né in terra ma è solo un bluff per imporre dall'alto un mondo neo-isterico di calciatori e veline. Redazioni di sceneggiatori, in bilico tra script editor e funzionari di rete, insegnano a mogli, mariti e amanti come mischiare nelle loro storie vero e falso, piangere e baciare a comando, arruffianarsi sottogruppi di pubblico. Alla fine il reality consiglia al pubblico sempre gli stessi acquisti: proiezione, scissione, spostamento, aggressione passiva, ipocondria, svalutazione. L'identificazione proiettiva da anni è in cima alle classifiche.

Who Shall Survive? Chi darà un nuovo programma a questo Colosseo dei sentimenti dove l'intesa di milioni di coppie in ascolto è stata massacrata sfoderando i peggiori meccanismi di difesa e offesa? Un'ultima nota dedicata ai giovani lettori che sopravvivranno per operare nei micro-macro-cosmi della professione, dei consultori, delle scuole e degli studi televisivi. Oggi è difficile, per uno psicologo, leggere gli psicodrammi di coppia di Moreno, senza passare alle nuove risorse offerte dalla psicoterapia sistemica, o dalla tecnica delle costellazioni familiari. Ma occorre pensare che più della metà di queste nuove terapie hanno avuto, per abbrivio, proprio la terza rivoluzione psichiatrica scatenata da Moreno nella Vienna di Freud. La forza degli psicodrammi raccolti in questo libro sta nel loro ritmo brillante e nel loro omaggio all'etica dell'ascolto. E' lo stile, affettuoso ma profondo, che fa di Moreno una stella fissa nella storia delle idee. Una stella utile per muoversi in modo nuovo nella vecchia patologia di coppie, reti e gruppi. Ma in Italia oggi esistono molte coppie e sempre più reti. Abbia coraggio lo psicodrammatista.

 

 

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