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BREVE STORIA DI IPOD PLAYS

 

Il modello IPOD è maturato nel corso di un trentennio di ricerca, a partire dal 1975, anno in cui Ottavio Rosati, ancora in formazione della SEPT di Parigi (scuola basata su una versione freudiano-lacaniana di psicodramma) crea con Astrolabio-Ubaldini la rivista "Atti dello psicodramma" destinata a introdurre progressivamente in Italia il pensiero di Moreno e dei suoi primi allievi. Da allora il nostro modello di riferimento originario è stato ampliato grazie allo studio gruppo-analitico delle dinamiche di gruppo e sottoponendo continuamente il lavoro terapeutico a supervisione analitica in ambito freudiano e junghiano. Da parte sua, la ricchezza dello psicodramma classico è emersa in missioni di studio presso il Beacon Institute (NY) al fine di acquisire alla fonte i dati originari dello psicodramma. L’istituto ha anche organizzato e seguito seminari di psicodrammatisti della prima generazione come Lewis Yablonsky, Grete Leutz, Marcia Karp. E ha organizzato con Zerka Toema Moreno due eventi significativi: con lo Stabile di Roma il primo psicodramma e, con lo Stabile di Torino, il primo sociodramma tenuti in un teatro italiano. Entrambi riferiti a due opere di Luigi Pirandello: "Questa sera si recita a soggetto" e "Ciascuno a suo modo". Il riferimento alla trilogia del Teatro nel Teatro sarà completato anni dopo allo Stabile di Catania con il play di Ezio Donato "Fantasmi" dedicato a "Sei personaggi in cerca d'autore".

Dal punto di vista editoriale ha curato, per la casa editrice Astrolabio Ubaldini anche la traduzione di libri di Schutzenberger, Yablonsky, Anzieu, Leutz, l’edizione critica di Psychodrama vol. I e 3, (l’opera fondamentale in cui Moreno ha definito le basi del suo indirizzo metodologico). 

La psicoterapia inventata da Moreno era infatti arrivata in Italia negli anni Settanta tramite la SEPT di Parigi diretta dagli psicanalisti lacaniani Paul e Gennie Lemoine e dai loro primi allievi, Luisa Mele ed Elena Croce. La rivista “Atti dello psicodramma” fondata con l’editore Mario Ubaldini, insieme alla traduzione di un manuale di A. Ancelin-Schützenberger che introduceva le differenze tra le varie scuole di psicodramma sorte in Francia negli anni Quaranta, è testimone del nostro percorso di ricerca storica e clinica .

I primi numeri si limitavano a riproporre la traduzione di articoli apparsi in Francia sul “Bulletin de la SEPT”, ma quelli successivi proponevano (con crescente entusiasmo) la scoperta della scuola di psicoterapia fondata da Moreno. Accanto ai primi scritti sul Teatro della Spontaneità a Vienna negli anni Venti, la rivista ospitò due studi di taglio etno-psichiatrico di Vincenzo Caretti su feste tribali da lui fotografate in Asia e interviste dell’americanista Fernanda Pivano a Zerka Toeman Moreno al Beacon Institute di New York che apparvero anche sulla terza pagina del Corriere della Sera.

Al quinto anno di pubblicazione, ADP pubblicò articoli sui segreti rapporti che legano il Teatro della Spontaneità di Vienna alla trilogia pirandelliana del Teatro nel Teatro e alcuni interventi di Cesare Musatti sul modello di psicodramma da lui praticato in Italia insieme a Franco Fornari, secondo il setting di Serge Lebovici, che faceva ricorso a un gruppo di psicoanalisti per un solo paziente.

Il dialogo tra scuole di psicodramma analitico e psicodramma classico era solo all’inizio. I seminari romani di Lewis Yablonsky e Gretel Leutz (due dei primi allievi formati da Moreno) suscitarono più diffidenza che curiosità e persino l’edizione italiana dell’opera di Didier Anzieu sullo psicodramma analitico dei bambini e degli adolescenti, riscosse scarso entusiasmo presso la scuola di psicodramma lacaniano.

Fu questo l’inizio di un’emancipazione progressiva dallo psicodramma della SEPT, nonostante i suoi molti meriti, relativi soprattutto all’attenzione data al transfert. Il distacco avvenne senza fratture brusche, mentre proseguiva la nostra ricerca teorico-clinica e un gruppo torinese degli allievi dei Lemoine cominciò a praticare, a sua volta, uno psicodramma analitico di tipo junghiano.

La ricerca della nostra associazione sfociò nella pubblicazione in Italia dei tre volumi di Psychodrama di Moreno. La presentazione dell’opera base di Moreno avvenne alle Università di Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova e Palermo con la partecipazione di esponenti della cultura e delle principali scuole di psicoterapia, tra cui Leonardo Ancona, Cesare Musatti, Diego Napoletani, Ferdinando Vanni, Gianni Montesarchio, Franco di Maria, Girolamo Lo Verso, Riccardo Zerbetto, Piero Ferrucci, Alberto Semi, Eugenio Gaburri, Eugenio Calvi. Nell’ambito dello psicodramma collaborarono: Giovanni Boria, Mirella Novelli, Giancarlo Duelli, Giulio Gasca, Donata Miglietta, Santuzza Papa, Donatella Musso, Mario Ardizzone e altri.

Dopo aver ritrovato negli archivi del Beacon Institute, prima del suo smantellamento, il film sullo psicodramma diretto da Moreno a Parigi nel 1956 per la Radio Television Français (regia di Jean Luc Leridon), Plays e il Centro Torinese di Solidarietà hanno realizzato il workshop “Giocare il sogno – Filmare il gioco” dove una lunga serie di psicodrammi terapeutici svolti in un gruppo aperto di volontari erano ripresi integralmente da una troupe di tre operatori video coordinata dal montatore e regista Alfredo Muschietti. L’esperimento riguardava anche un’altra risorsa para-terapeutica preconizzata da Moreno e cioè l’utilizzazione come ego ausiliari di attori professionisti. Parteciparono all’esperimento Rosalia Maggio, Alessandro Haber e Milena Vukotic, tre attori diversi per età, personalità e formazione professionale. La loro collaborazione mostrò limiti e vantaggi della risorsa tecnica degli ego ausiliari, che per il suo elevato costo economico è tra quelle meno sperimentate. Significativamente, fu la napoletana Rosalia Maggio a rivelare eccezionali doti di empatia e una naturale capacità di holding para-terapeutico nei confronti dei ragazzi. Proveniente da un’antica famiglia di teatranti, sempre vissuti in contatto diretto con ogni tipo di pubblico anche nelle forme della sceneggiata e dell’improvvisazione, Rosalia Maggio rivelò doti straordinarie di quel fattore S (spontaneità) che nell’ottica di Moreno è una delle componenti della terapia psicodrammatica. E, in seguito, la collana Acting (Di Renzo ed., Roma) in cui sono apparsi il terzo volume di Psychodrama, l’autobiografia di Moreno e il suo saggio Psicomusica.

Queste iniziative di ordine teorico-culturale affiancavano il lavoro clinico e formativo di Ottavio Rosati presso il Centro Italiano di Solidarietà di Roma e la sua attività didattica di nove anni in Italia e all’estero con la Scuola Internazionale “Casa del Sole” dedicata agli operatori di Comunità Terapeutiche per ragazzi tossicodipendenti, nella quale circa trecento giovani hanno cominciato ad utilizzare gli Action Methods gruppali di Moreno, per poi esportarle nei loro paesi.

  

 

 

 

 

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