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UN BALCONE PER ISIDE di Ottavio Rosati

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Iside è la dolce Cacatoa Alba, compagna di lavoro mia e del mitico Teto (protagonista de Il Pappafreud di RaiSat) in diversi contesti di pet therapy per adulti e bambini. 
La prima volta che la vidi era minuscola e fragile dentro una gabbia arrugginita in un allevamento di Mestre. Ero lì a cercare una Cacatoa femmina perché Teto voleva moglie e se la meritava. Portarla via da quella prigione, in cui Iside girava come un criceto sulla ruota, fu una buona (e inevitabile) decisione perché i due pappagalli insieme fecero faville, soprattutto nel sociodramma ecologico Gli Sporcosauri realizzato dalla Unione Europea per gli studenti col Tetro Stabile di Catania. Iside non è una semplice Cacatoa, è una performer nata che ama volare negli spazi immensi dei teatri dalla platea al backstage, tutto compreso. 
L'episodio più memorabile della collaborazione con Iside è l'incredibile "bricconaggio" che si verificò nel 2011 nel corso di un programma quotidiano di Rai Uno che andava in onda in diretta dagli studi di via Teulada. Gli stessi in cui avevo registrato le introduzioni agli psicodrammi di Da Storia Nasce Storia di Rai Tre quando la dirigeva Angelo Guglielmi. 
Il programma di Rai Uno si chiamava I Fatti Vostri ed è il tipo di trasmissione che voi ed io non vedremmo mai, ma certi nostri vicini di casa forse sì. Il conduttore Magalli mi avrebbe fatto una simpatica intervista sulla pet therapy con Teto e Iside. La redazione mi aveva avvertito che si trattava di un contesto semplice e mi ripromisi di comportarmi didascalicamente e senza eccessi. Ma in queste cose, come dicevano i nonni prima di FaceBook, l'uomo propone e Dio dispone. Senza contare che in quel periodo stavo lavorando al modello teorico del bricconaggio, una nuova tecnica di psicoplay.

Prima di raccontare il bricconaggio taglia XXXL di Iside, ne racconto uno taglia M fatto da me. Una volta Teto (ancora single) e io andammo a lavorare negli studi della Dear per un teleshow della domenica pomeriggio, Alle Falde del Mato Grosso (o qualcosa del genere) sempre per parlare di pet therapy. Mentre Teto si puliva col tovagliolo dopo aver mangiato gli spaghetti con la zampa, col pubblico in visibilio, la conduttrice nota e bella mi domandò: “E dove ha imparato a fare la pet therapy il Suo pappagallo, professore?” Risposi, per scherzo, che aveva conseguito un master in Animal Psychotherapy alla Tavistock Clinic di Londra e aggiunsi (per tirare su il tono generale con una goccia di surrealismo) che le spese erano stati sostenute da Piero Angela e da una Fondazione Umanitaria di San Marino. Senonché la conduttrice, anziché ridere, mi prese sul serio e continuò a farmi domande sul training professionale dei Cacatoa. Come uscirne senza infrangere il bon ton? L'unico modo di portare tutto alla normalità era di alzare l'assurdo. Solo quando aggiunsi che Teto aveva fatto anche un'analisi didattica a Vienna con Anna Freud mangiando Sacher Torte, la signorina cominciò ad avere qualche dubbio: "Dice davvero? Freud? Ma, aspetti un po'... non mi tornano i tempi... Ma certo: il dottore scherza! Ah, Ah." E qui gli spettatori edotti fecero finalmente applausi e risate. 
Per l'intervista a I Fatti Vostri un primo momento pensavo di portare con me solo Iside. Volevo lasciare fuori Teto per tre ragioni:  

  1. Il compenso era modesto mentre Teto, nel suo genere, è una star.
  2. Teto er astressato e si era un po’ spennato sul petto: mi seccava farlo vedere a tutti.
  3. Teto è imprevedibile e il suo temperamento moreniano lo rende pericoloso in una diretta. Se becca, becca a sangue. Magalli/Pappagalli, non si sa mai... 

Alla fine però decisi che saremmo andati tutti e tre. Eravamo sotto Natale e i redattori insistevano per avere i Cacatoa in coppia e fare qualche gag sui due Cacatoa innamorati che si baciavano. Perché no? Ai bambini piace tanto e anche agli adulti. Il bacio dei cacatoa piace a tutti.

In cambio ottenni condizioni migliori tra cui la garanzia di accordarci sulla scaletta dell’intervista. Chiesi pure che ci mandassero a casa una macchina con autista e l’acquisto di un magnifico trasportino che sarebbe poi rimasto in dono ai Teti con trenta kili di semi di girasole: come agente e animalista esigo sempre del mangime per i Teti oltre al bonifico per me. Il girasole non è caviale ma è una questione di principio. Anche i Teti sono lavoratori e anche i Teti vanno pagati.
Poteva anche bastare ma non per il nostro co-inconscio, come lo chiamerebbe Moreno. 
Entrando nello studio de I fatti vostri a via Teulada sentii una stretta allo stomaco psichico: lo stile strapaesano del set faceva pensare alla parodia della tv fatta da Fellini in Ginger e Fred con mucche, bande, cori. Ora c'eravamo dentro anche noi tre. E poi mi sembrava che il programma fosse lo Spin-off di un altro programma... (nel linguaggio dei media per Spin-off si intende un film, una serie, un fumetto, un videogioco derivati da una serie o di un'opera precedente). Il creatore di questo Spin-off era senza dubbio un Monarca inamovibile della televisione d’intrattenimento con cui avevo un conto in sospeso da molti anni: I fatti vostri non solo sembrava ma effettivamente era lo Spin-off dello Spin-off, dello Spin-off di un programma al quale avevo collaborato con una rubrica anni prima: Mattina in Famiglia 
Mattina in famiglia era un contenitore di tante rubriche di servizio come l’avvocato di famiglia, il medico di famiglia, l’idraulico di famiglia... e andava avanti per quasi tutta la mattina del sabato tra un servizio esterno, un’ospitata e una canzone. Il primo anno lo conduceva il mio amico Alessandro Cecchi Paone, giornalista colto e coraggioso che in seguito avrebbe fatto programmi di divulgazione scientifica come Amici Animali, La Macchina del Tempo, Appuntamento con la Storia. E nel seguito del seguito, il suo coming out e un grosso lavoro politico, ma questa è un'altra storia.

Riassumo i fatti. Sull'onda del successo di Da Storia Nasce Storia, Alessandro mi aveva proposto a Spin-off per la rubrica Lo psicologo di Famiglia che sarebbe andata in onda dopo il telegiornale dunque in un’ora di punta. Volevo farne la versione televisiva del Programma Radio di Divulgazione della Psicoanalisi curato da Francoise Dolto in per la RTF in Francia negli anni Sessanta. Era un'impresa coraggiosa in un contesto italiota a base di orchestrine, applausi comandati e scritte in caratteri panciuti e garruli che oggi ripugnerebbero anche alla Disney. Sembrava una missione quasi impossibile, come quella di Philippe Petit che tira una corda tra le due torri gemelle. Ma proprio per questo volevo provarci. Perché?
Perché credo che noi psicantropi dovremmo essere anche uomini di cultura e avere a cuore più una politica di prevenzione che l'idea di passare la vita a curare poche decine pazienti. Quindi è opportuno intervenire soprattutto in programmi iper-pop come Mattina in Famiglia. D’altra parte nei set con l’illuminazione a frigorifero il male non si annida tanto nell'ombra quanto nella cancellazione dell'ombra. Dunque avevo messo in conto resistenze più o meno forti anche perché in questo caso era l’analista ad entrare nello studio di un altro.


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per il ritratto della Dolto scritto nel 1988 per il Corriere da Giuliano Gramigna

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per l'articolo di Josette Alia sulla trasmissione radiofonica della Dolto pubblicato sul Corriere 

Spin-off era e continuerò a essere avvocato, siciliano, ricco e potente. Il colloquio iniziale tra noi due avvenne a casa sua. Alessandro mi aveva detto che il regista voleva da me qualcosa di nuovo basato sul gioco, e io ingenuamente gli portai il libro I giochi e gli uomini il libro dove Caillois fa la distinzione tra i quattro tipi di gioco: Game (competizione), Alea (azzardo), Ilinx (vertigine) e Play (messa in scena). Spin-off però, per gioco intendeva tutt’altro. Buttò Caillois su un enorme divano di pelle bianca e mi mostrò, con orgoglio, un gadget elettronico giapponese di sua proprietà con cui giocava a intercettare le telefonate dei vicini di casa divertendosi un mondo. Volevo provare? No, grazie. Quel colloquio faccia a faccia rimase l’unico tra noi. Spin off mi mandò sempre a dire le cose dal suo assistente Tony Cucchiara l'autore del musical Pipino il breve. La redazione mi chiedeva continuamente il testo scritto delle puntate con domande e risposte anche se io volevo improvvisare gli interventi, come negli psicodrammi di Da Storia Nasce Storia. Non l'avevo capito ma c'era un motivo economico per volere i testi. Comunque anche questa è un'altra storia.
Una caratteristica di Spin-off è intervenire sempre sui cameramen, i conduttori e gli ospiti in “audio aperto” cioè non di persona né in cuffia, ma attraverso gli altoparlanti. Per farsi sentire da tutti alle prove e nella messa in onda, l'avvocato ha scelto vari nomi: Il Comitato, il Condominio, la Commissione..., che danno un familare sapore di parrocchia paesana a un rigido Super-Io televisivo matriarcale che cala dall’alto e controlla tutto e tutti. Il comitato parlava come quelle madri fusionali e appropriative che adorano i figli fino a quando restano infantili ma si rifiutano di sintonizzarsi sui loro bisogni e pensieri se vanno in una direzione evolutiva.
La rubrica si svolgeva dentro due gruppi, quello di una dozzina di ragazzi seduti accanto a noi per intervenire sui temi e quello degli spettatori a casa che mandavano le lettere con i problemi dei bambini da analizzare. Durò tre anni e riuscì anche a suggerire i libri della Dolto alcuni dei quali andarono a ruba e furono ristampati da Mondadori: L'immagine inconscia del corpo, I problemi dei bambini, Le parole dei bambini e l'adulto sordo, Come allevare un bambino felice e farne un adulto maturo, I problemi degli adolescenti, Quando i genitori si separano… Arrivarono molte lettere cui demmo risposta. Per quanto sembri assurdo, la resistenza alla nostra pedagogia psicoanalitica non venne solo da Spin-off. In una puntata dedicata all'anoressia mentale parlammo del modello di Mara Selvini Palazzoli invitando i genitori in difficoltà a rivolgersi all'Ordine degli Psicologi delle varie regioni per sapere dove fare una psicoterapia della famiglia. L'Ordine Nazionale mandò alla Rai una lettera di protesta perché diverse sedi regionali si erano lamentate di non essere in grado di fornire l'informazione a chi telefonava. Non era compito loro. Li avevamo disturbati.

Il terzo anno, Spin-off decise di eliminare la rubrica. Me lo disse Cucchiara e i motivi erano questi: 

  1. Anche se aveva un’audience alta Lo Psicologo di famiglia non era omogeneo per stile al resto della trasmissione.
  2. Suggerire agli spettatori di leggere libri e di fare psicoterapia non era poi una cosa tanto normale soprattutto il sabato mattina.
  3. Il pubblico avrebbe preferito dei piccoli test all’americana da fare con carta e penna, come i cruciverba e io mi ero rifiutato di farlo.
  4. Le vecchie zie di Spin-off (due signorine dell’entroterra siciuliano, sue consulenti di famiglia) certamente non capivano parole come transfert o inconscio. Ciò provava che, nonostante i dati Auditel, la gente non era ancora pronta per certe cose. 

Anche se sapevo che il rigetto non veniva da Karl Popper ma da una mente a metà strada tra Pippo Baudo ed Evita Peron, la fine del progetto Dolto fu un trauma morale e politico. Per quanto irreale, il mondo di Spin-off offriva un grande e invidiabile affaccio sul mondo reale che andrebbe informato sui problemi della psiche e non formato a somiglianza dello strapaese. Il doppio legame sulle vecchie zie signorine (l’Auditel è alta ma non vale) era la prova che la televisione può idiotizzare gusti, pensieri e abitudini della gente onde poter dire, in un secondo momento, che quei gusti ci sono e bisogna tenerne conto. Who Shall Survive?
Mi venne un calo di vitalità e una specie di inerzia che unpo' alla volta, si ritirarono nell'inconscio in attesa che facessi qualcosa per loro. La mia analista di allora trascurò le implicazioni sociologiche e culturali e ipotizzò che stessi rivivendo sul piano della realtà il trauma accumulato da bambino nei miei personali mattini in famiglia,(Smettila di chiedere il perché! Mangia e chiudi la bocca… Ti vuoi stare un po’ zitto?) In ogni caso il balcone del Comitato aveva tagliato in due il filo teso tra la torre della psicoanalisi e quella della televisione. 

Tutto questo era accaduto molti anni prima. Torniamo ora al futuro di questo passato e cioè all’intervista natalizia sulla pet therapy per I fatti vostri.
Nello studio nulla era cambiato. Lo stile di Spin-off era fuori dal tempo e gli ingredienti erano ancora tutti lì immutati: le parate a schiera coi sorrisi fissi, i bacetti dei conduttori con le mani che fanno ciao ciao alle telecamere, i vestiti volutamente bruttini, il linguaggio circoscritto a poche centinaia di parole, la garanzia circolare di non creare al pubblico spifferi e sbalzi di temperatura. Restate tutti con noi. Resteremo con voi. 

Durante l’intervista Teto e Iside furono misurati e professionali. Il set simulava la piazza di uno luogo da operetta in cui nessuno potrebbe vivere senza prendersi il diabete. Unica novità: sullo sfondo passava un trenino elettrico facendo ciuff ciuff. Cantanti, ballerine e musicisti: tutti felici e contenti. Su una parete a destra spuntava come sempre il balconcino kafkiano del terribile e invisibile Comitato ad audio aperto. C'era pure un altoparlante a tromba come si usava una volta per parlare al popolo: il VotaAntonio! di Totò. Il pubblico in platea applaudiva al segnale degli assistenti. Non c'era sentore di libri in giro. Tutto normale insomma.
Portarono a tavola gli spaghetti  e Teto li mangiò con la zampetta senza sporcare la tovaglia. Iside offrì col becco un piccolo regalo di Natale al conduttore che lo accettò con misurata cordialità come concordato nella scaletta. Nell’ombra mia nascosta sotto la giacca, soffrivo e mi sentivo pensare: "Che senso ha questa marchetta sottopagata? Come mai mi ritrovo qui con i miei Cacatoa? Perché sono infelice ma sorrido come devono fare i famigli di Spin-off per non essere licenziati? Perché? Che ci faccio qui?" 
Avevo in mente Philippe Petit che, a sua volta, mi ricordava le parole di un mio discorso antico: Non avete niente da inchiodare. Tutto da imbastire. Il finale dell'intervista prevedeva un giochino tra me, Iside e Magalli. Avrei lanciato verso di lui Iside che sarebbe atterrata con grazia sulla sua spalla scatenando gli applausi del pubblico e facendo alzare la cresta di Teto. Questo era tutto quello che avevo in mente. Io ma non Iside. A quel punto, grazie a lei, il Vero Sè diede uno spintone a quello Falso e fu "bricconaggio". Ma qui il lettore dovrà passare al video.

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