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"QUATTRO DECENNI DI PLAYS CON FERNANDA PIVANO un ipertesto di Ottavio Rosati - prima parte

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Questo ipertesto multimediale (con rimandi a testi, video e musiche) è un archivio degli eventi al centro della commedia 'Grandi Feste con Fuoco' sulla mia amorosa esperienza con la scrittrice Fernanda Pivano e sul suo contributo all'affermazione dello psicodramma in Italia a partire dagli Anni Settanta. Benvenuti.


1958: Ottavio ha 8 anni. Fernanda 41.

Il racconto si basa sulle migliaia di ore che ho vissuto dal 1973 a stretto contatto con la meravigliosa (e meravigliofora) americanista italiana. Sulla scia dell'idea, espressa da Henry Ellenberger ne La scoperta dell'inconscio (1970) e da Aldo Carotenuto nel Discorso sulla metapsicologia (1982) che le nuove frontiere della psicoterapia non partono tanto dall'ambiente culturale e  scientifico in cui vissero i padri della psichiatria dinamica  quanto dai loro personali conflitti emotivi col loro carico di miseria e nobiltà:  no tension, no progress.

Trattandosi di un diario di emozioni oltre che di fatti, premetto che nel quarto decennio, il tono lineare (e perfino umoristico) della scrittura è assai lontano dalle condizioni di tristezza, smarrimento e angoscia in cui sono sprofondato per mesi  prima di riuscire a ritrovarmi.  D'altra parte non possiamo descrivere una tempesta se non uscendone a mano a mano che la scriviamo.  In questo psicoanalisi e scrittura hanno lo stesso obiettivo: 
emergere dalle paludi del pensiero disarticolato per entrare nei giardini del pensiero creativo.

Le tappe di questo datario (un decimo di quelle vissute da Ottavio e Fernanda nella realtà) entrano in scena in ordine cronologico ma alcune aprono e chiudono delle finestre sul loro sviluppo futuro, secondo un'esperienza atipica (e una concezione quantica) del tempo ispirata all'opera di Jung e Marie-Louise Von Franz.

Va detto che, dal punto di vista del modello di Moreno, questo diario propone una nuova accezione della parola 'psicodramma',  allargandola a esperienze di gioco e di azione alla Jodorowsky cioè fuori dal tradizionale setting terapeutico, nelle quali la vita si fa vitale e smette di essere mortificante. Perciò l'iper-testo amoroso e furibondo sulle prime avventure dello psicodramma in Italia costituisce a sua volta uno psicoplay narrativo dove l'azione è personaggio e il personaggio è azione.

Infine, a quei lettori che fossero incapaci di sbagliare ma capaci di accusare, ricordo che in psicodramma la platealità non è un peccato ma un lusso che non tutti si possono permettere: una virtù che Pirandello ha chiamato Il piacere dell'onestà. Una strada per raggiungere modelli esplicativi dove la lettura psicoanalitica (col suo prudente culto della privacy)  si colloca con umiltà accanto a quella socio-economica, esistenziale, sistemica, artistica, etica accendendo nel buio tante piccole luci che non abbaglino gli occhi.

Ringrazio Francesco Marzano e Michela Land per aver collaborato alla revisione con generosa intelligenza.

Gli acquerelli di Roma (tra grandangolo e aperture alla Piranesi) sono dell'architetto Jean Pattou e li ho presi in prestito con gratitudine e ammirazione perché descrivono alla perfezione il clima romantico e aperto all'impossibile del nostro psicodramma a 360 gradi, soprattutto nei suoi primi decenni.

Per le foto dei vecchi pannelli letterari del Lungotevere che commentano gli anni 2000 ringrazio Luciana Santioli che ha saputo cogliere la sovrapposizione di cultura e natura che scorre sul fiume di Roma nel tratto tra Ponte Sisto e Castel S. Angelo (e viceversa).

 

  Primo atto (con Grandi Feste e Rivoluzioni): GLI ANNI '70 


Musica: sulla scia della rivolta del Sessantotto, impazza tra i ragazzi italiani la passione della musica rock, delle grandi discoteche alternative, dell'underground e della controcultura americana. Rispetto agli anni Sessanta (quando era percepita come una minaccia…) la musica rock entra definitivamente nel costume sociale, mentre il jazz ne esce. Il percorso di Herbie Hancock diventa per gradi una rivoluzione. Non c’è nessun pericolo ad ascoltare i Pink Floyd, gruppo simbolo del periodo. Persino l’urlo di rivolta del punk, alla fine di quella stagione, verrà presto ridimensionato. Si afferma invece il disimpegno della Disco-music.

Titan Avant Garde e Ciao2001 - Gianni Ottavio ed Ezra Pound a Spoleto - "Il Mondo" - Beat Hippie Yippie - L'intervista all' Hotel Hassler - Il club del Nembutal - Tenente frugamente - Ettore Sottsass - Io ti salverò - L'alchimista Silvano - Milano/Roma, Roma/Milano - Via della lungara - I poeti dell'autostop - Hermes e le cronache del nuovo sesso - Carotenuto, Hillman e la Von Franz - Lezioni di bicicletta - La Rivista di Psicologia Analitica e Atti dello Psicodramma - Terza pagina di Radio3 - Ginsberg e la controcultura americana - Jung e la cultura europea - L'uomo del magnetofono - Un lutto molto anticipato - Il cavolo di Natale - Feste fitzgeraldiane - Il Naropa Institute in Colorado - Plutonian Ode - Psicodramma lacaniano a Saint Tropez - Ginsberg a Castelporziano - I gatti di Sinè. 

1972
La casa editrice ArcanA pubblica 'beat hippie yippie' di Fernanda Pivano, l'americanista allieva di Pavese,
traduttrice del best seller Antologia di Spoon River e di tre generazioni di scrittori americani.

 

Per il lancio di beat hippie yippie l'editore Raimondo Biffi organizza a Roma un'intervista con Ottavio Rosati, 
giovane redattore capo di Titan AvantGarde e critico teatrale di Ciao 2001
la rivista musicale che considera la Pivano un'ambasciatrice delle avanguardie americane.

  

Fernanda vive a Milano, ha 55 anni. E' molto creativa ed ha un fascino straordinario ma è così disperata
per la crisi del suo matrimonio con l'architetto Ettore Sottsass jr.
(nato anche lui nel 1917 e considerato uno dei più importanti designer europei) da aver proposto a Biffi di fondare un Club del Nembutal.

Sottsass ha una breve storia con una ragazza spagnola che descriverà nel suo libro Scritto di notte (Adelphi).
Il primo trauma di Fernanda però risale al giorno di matrimonio quando, portandola in casa tra le braccia,
Ettore scoppia a piangere all'idea di dover passare tutta la vita con lei.

Ai tempi di beat hippie yippie Pivano ha appena inscenato a Milano un suicidio in un bagno con la porta a vetri.
Sottsass l'ha salvata in tempo ma poi ha avuto uno strano episodio di paralisi alle braccia.
Insieme hanno fondato le edizioni 'East 128' dal nome dalla stanza dell'ospedale americano in cui Fernanda salvò la vita di Ettore dopo che la (...) cercò di ucciderlo trasmettendogli un virus.
I due creano cose meravigliose ma non procreano. 

Secondo un articolo di Vogue i due sono tra le dieci coppie più smart del mondo.  

 

Ottavio, allievo dello scrittore Juan Rodolfo Wilcock, ha 22 anni. Vive a Roma e sta per laurearsi in filosofia
con una tesi in filosofia sulle varianti teatrali del trickster come Arlecchino. Sta finendo il servizio militare come sottotenente in Areonautica. 
Ama il cinema, il tennis e i libri di Jung sui fenomeni di sincronicità. 
Per avvicinarsi alla creatività e confrontarsi con l'inconscio, non sa ancora utilizzare le immagini ma solo il pensiero.

Suo padre Giovanni è un Ispettore Generale delle Finanze che all'anagrafe gli ha dato tre nomi
(Gianni, Giuseppe Annibale) corrispondenti a tre suoi familiari (il nonno, il padre, il fratello viziato)
in conflitto tra di loro: praticamente un nome-gruppo. Una folla. Una follia. 

L'ispettore a casa sua è generoso ma caratteriale. In politica è liberale ma Giovanni e sua moglie Mirella 
si rifiutano di chiamare loro figlio col nuovo nome Ottavio che il bambino si è dato da solo in quarta elementare osservando l'Uomo di Vitruvio e sentendo che il nuovo nome l'avrebbe salvato dalla famiglia.
I genitori mettono al mondo anche Gianpaolo tre anni dopo O. Non scrivono libri ma leggono molto.

Secondo un tema di Gianni, i due sono tra le dieci coppie più litigiose del palazzo.

A diciotto anni, turbato da fantasie gay non egosintoniche,  Ottavio è andato a cercare il mitico analista Ernst Bernhard nella sua casa di via Gregoriana  e ha fatto le sue prime quattro sedute di analisi con la vedova Dora Bernhard che gli dice una cosa inquietante:
Non lo sa che un uomo sposato può avere una relazione omosessuale con la moglie?
Lui onora le sedute con trentamila lire e una rosa che, secondo un biglietto di Dora, resterà fresca per due settimane.  

A vent'anni Ottavio è andato a vivere con la sua dolcissima ragazza
in un vecchio palazzo di via della lungara al di là di Ponte Sisto, a Porta Settimiana.
Scrive sul settimanale Il Mondo (Rizzoli) per cui ha intervistato Aldo Fabrizi, Paolo Poli, Eduardo de Filippo, Carmelo Bene, Marlene Dietrich, Ennio Flaiano e altri.

Il direttore di Arcana considera O. "esperto nell'arte di frugare le menti" perché
al Festival di Spoleto per Ciao2001 è riuscito a far parlare Ezra Pound che non apre bocca da anni (clicca qui).
Biffi ha organizzato l'incontro romano tra Fernanda Pivano e il giovane fruga-menti, al Grand Hotel Hassler a Trinità dei Monti.



L'intervista per ArcanA, Dalla Pivano a Fernanda attraverso la Nandaesce a dicembre su Cia Cook Book
e sfocerà in un'altra intervista assai più lunga sulla controcultura e i movimenti underground, destinata a 
Il Mondo
che però si rifiuterà di pubblicare le idee della Pivano.

L'incauto tennista esce dallo Hassler, a sua volta frugato nella mente e nel cuore.
Si è innamorato alla follia della grande scrittrice piena di meraviglie 
che è bella e bionda come sua madre Mirella
ma ha fatto tutto quello che Mirella avrebbe voluto fare se, per occuparsi dei due figli maschi (più terribili di Bibì e Bibò)
non avesse dovuto rinunciare a laurearsi in lingue. All'Università di Napoli. Con una tesi su Dickens.

La presenza del grande Sottsass accanto alla Pivano per Ottavio non è un problema. Anzi.
Rientra in una fantasia subconscia (non inconscia) di riparentificazione con una coppia mitica:
 l'architetto e la scrittrice si sono sposati nel '49: giusto un anno prima della sua nascita. Alla perfezione.

Quando parla dell'amante spagnola di Sottsass, F. la chiama La puttana di mio marito.
Una delle frasi che F. ripete di continuo come un Mantra è: Giuro che, se rinasco, rinasco puttana!
O. lo chiama il Mantrananda.
La Pivano è molto elegante con un solo difetto di origine complessuale:
non appena una cameriera sexy le passa davanti, dice per scherzo è una puttana e fa benissimo a esserlo.

O. è convinto che con la filosofia di Bertrand Russell, le teorie di Erich Fromm e il suo amore riuscirà a tirar fuori dalla disperazione questa signora della scrittura
che non dovrebbe rovinarsi gli occhi a piangere solo perché il marito ha una giovane amante spagnola di cui non resterà traccia. 
Per il frugamenti l'infelicità di Fernanda è assurda, straziante, insopportabile. Irragionevole.
Lei deve reagire. Ottavio la aiuterà con tutte le sue forze Spellbound. Lui la salverà.
Da tutto e tutti. Anche dal senso di colpa per non aver corrisposto all'amore di Cesare Pavese.


1973
A novembre Pivano invita Rosati per presentare beat hippie yippie con Piero Verni e Dario Salvatori a Torino e alla libreria Arcana di Roma (clicca qui)

                          O. invita F. a venire  più spesso a Roma dove giocano a parlare di filosofia, poltiche culturali.
Quando la Pivano gli domanda chi sono i suoi scrittori preferiti, lui dice G. B. Shaw, B. Russell, Sciascia e Pirandello.
Poi si accorge che nessuno di loro è americano e aggiunge Mark Twain e Lee Masters.

Fernanda passa ore a insegnare a Ottavio i segreti della scrittura narrativa
e a correggere le molte cose sbagliate che gli hanno insegnato a scuola.
Gli spiega la differenza tra una pagina di Faulkner e una di Hemingway
e ascolta le obiezioni più ingenue con la stesso humour con cui le manda all'aria.
O. impara che il personaggio è azione e l'azione è il personaggio. Gliene sarà eternamente grato.

Qualche volta Pivano inverte i ruoli facendosi spiegare da Ottavio Freud, Jung, Moreno... ma Winnicott è lo psicologo che piace di più a tutti e due.
Anni dopo lui capirà il perché:
con Fernanda passa dalla fantasticheria masturbatoria alla possibilità di vivere in modo immaginativo 
uno spazio tra la realtà e la fantasia in cui ciascuno dei due cerca (e spesso trova) se stesso e l'altro.
Si amano per giochi. Plays.



Rosati fa di tutto per ricambiare i doni di Fernanda e le traduce il teatro di Eduardo de Filippo dal napoletano.
La porta al Testaccio a mangiare la minestra d'arzilla e le mostra le meraviglie della Roma barocca e dei suoi angoli segreti.
Davanti ai resti del Tempio di Esculapio all'isola Tiberina, lei si inchina pregando per la Pace nel Mondo
come farà nel 2001 a San Pietro davanti al Baldacchino di Bernini
E' la prima volta che Ottavio vede piangere Pivano di commozione anziché di tristezza.

Quando vede la bibliografia di F., O. resta sconvolto
dalla mole e dalla qualità del suo lavoro. Scopre che da anni lei scrive otto ore al giorno. La ammira e la ama sempre di più.
Quando lei arriva a Roma lui tocca il cielo con un dito:
Fernanda è bella, spiritosa, intelligente, coltissima, emozionante, femminile e musicale. Il trionfo di Afrodite, direbbe Hillman.
In questa fase lei non ha difetti e quelli che ha non contano. Solo a vederla in foto, vestita, Ottavio ha un'erezione.

Secondo un barman del Caffè sono tra le dieci coppie più romantiche della casina Valadier.

Ottavio si sforza il più possibile di comportarsi come uomo adulto perché non sospetta che anche i suoi vent'anni potrebbero offrire alla Pivano qualche gioia.
Finché un mattino, mentre fanno colazione in un alberghetto dietro i Fori, si verifica un episodio che sembra uscito da un film con Gigi Proietti:

Un vecchio cameriere (senza nessuna scuola alberghiera) si china verso la signora
servendole il the e le bisbiglia in romanesco che poco prima l'ha vista
che scenneva le scale muro-muro, piegata in due, attaccata 'a ringhiera. State en luna de miele, onnò?
Poi si gira verso Ottavio ed esclama Bravo, eh! battendogli la mano sulla spalla.

Fernanda, abituata alle cinque stelle del Grand Hotel Hassler, è esterrefatta e, ridendo, sussurra:
Come abbiamo fatto a cadere così in alto...


Fernanda spiega a Ottavio che la letteratura italiana dei suoi tempi era "tutta una fanfaronata"
rispetto a quella americana che invece parlava della "RE-AL-TA' QUO-TI-DIA-NA!".
Lui non capisce e protesta che in Italia non c'è solo il lirismo di D'annunzio
ma il realismo di Pirandello, Verga, Tommasi di Lampedusa, Rigoni Stern, Sciascia...
per non parlare di Belli, Trilussa e Salvatore di Giacomo. La Pivano finge di dargli ragione.

Fernanda regala al tenentino-tennista tutti i suoi libri,
e le traduzioni di Faulkner, Fitzgerald, Hemingway che O. ha già letto da bambino negli Oscar Mondadori di sua madre.
A casa Rosati il nome della Pivano è sempre stato di casa.

A marzo O. presenta F. al suo primo Maestro Spirituale: l'avvocato Silvano Uttinacci,
studioso del Corpus Hermeticum di
Ermete Trismegisto e di Giuliano Kremmerz 
che, dietro una parete scorrevole di uno studio tutto bianco, disegnato da Paolo Tommasi, ha costruito un laboratorio di alchimia.

Silvano ha sempre aiutato Ottavio incoraggiandolo a fidarsi delle sue doti intuitive e non solo del pensiero altrui.
Stavolta prepara un profumo d'ambra per Fernanda e la invita a non privare quel ragazzo dell'occasione che il destino offre a entrambi. 
Per celebrare "le nozze mistiche" il Maestro consegna a Rosati e Pivano due quadrati di Rame e Ferro con la sua benedizione. In futuro Fernanda dirà a Ottavio:
per sedurmi mi hai portato perfino dal tuo mago!

Durante un rito improvvisato al Fontanone del Gianicolo (dove nel 2001 Ottavio girerà la scena Mani del docufilm Generazioni d'amore)
i due immergono i piedi nella fontana, poi Fernanda infila i quadrati di metallo dentro due sacchetti cuciti da sua madre Mary che ha sempre detestato Sottsass.
In quel momento, sotto il monumento a Garibaldi,
sparano il rituale colpo di cannone di mezzogiorno e Fernanda che non lo sa resta stupefatta: Ma come ha fatto Silvano?

F. regala a O. una pesante sfera di cristallo.
Lui crede che sia un simbolo junghiano del Sé ma F. gli spiega che è un semplice presse papier di Paolo Venini.
O. dice "Ah, ecco!" ma in realtà non sa cosa sia un presse papier.
Comunque sia, quel fermacarte diventa il suo simbolo di totalità.
E' solo la prima delle tante cose reali che O, scoprirà grazie a F. come:
i corrieri, l'Eco della Stampa, le matite 4B, le piante di ibisco, le acque minerali che costano più del vino...



Nelle centinaia di viaggi in auto Ottavio, tra baci e carezze, le offre serenate caloriche del Mediterraneo
a base di monologhi 
di Totò ed Eduardo e canzonissime come Granada di Claudio Villa
che Nanda non ha mai sentito e con cui si diverte un mondo.
Anche perché lui scoppia a ridere negli acuti e resta senza fiato.

Ottavio non ha ancora esperienza clinica e dispone di pochi riferimenti teorici,
però intuisce che la vera causa della sofferenza della Pivano non è il tradimento del marito ma un nucleo persecutorio inconscio.
Un oggetto interno, un Alien occulto che la invidia, la tormenta e rischia di distruggere la parte creativa e vitale di Fernanda.

Molti anni dopo, Rosati metterà a fuoco questa sua intuizione scoprendo il modello teorico de La Madre Morta di André Green:
inconsciamente F. ha interiorizzato la rigidità vittoriana del padre Riccardo banchiere e i lamenti della madre Mary
che piange sempre perché non vorrebbe vivere lontano dalla figlia adorata.
F. si sente pereguitata dall'infelicità di Mary. Quando si sfoga con O. lui la rassicura come può e alla fine lei sorride.

F. viene a Roma sempre più spesso, anche due volte in una settimana.
A capodanno Maria Signorelli (la Regina dei Burattini) li invita a pranzo nella sua casa-museo di via Corsini
dove Fernanda incontra il coreografo Aurelio Millos
e scopre i carciofi alla giudia cucinati da Romolo che per trent'anni sarà il suo ristorante quotidiano.

Quando la Pivano torna a Milano, Ottavio si incupisce o si ammala.
Un giorno che lui ha la febbre alta ed è solo, lei gli manda un pacco espresso che sembra A Casciaforte di Carosone:
dall'edizione americana di The Old Man And The Sea alle sue foto, 
dal cioccolato del Sant Ambroeus alla sua bibliografia, dall'aspirina alle uova.
E aggiunge i due numeri di Pianeta Fresco l'introvabile rivista underground con i disegni di Sottsass
Pivano direttore responsabile e Allen Ginsberg direttore irresponsabile.
Quando Ottavio la sfoglia la febbre gli passa subito.

Solo quaranta anni dopo, Ottavio ipotizzerà che sul piano inconscio
due pianeti freschi corrispondono ai due giovani figli/amanti della coppia: 
una femmina per lui, un maschio per lei.




Fernanda e Ottavio si telefonano mattina, pomeriggio, sera.
Ogni giorno. Per anni. Prima dell'avvento dei cellulari:
Fernanda soffre di angoscia di separazione e non è semplice accontentarla.
Così, se lui è in viaggio per lavoro, scende dal treno, la chiama col telefono a gettoni e risale di corsa.
Lei lo chiama anche di notte. Lui non ha mai perso il treno o la pazienza. Farla felice è troppo importante.

Ogni tanto a F. scappa di chiamarlo Ettorino, finché Ottavio fa un sogno buffo con la musica de L'Elisir d'Amore
in cui afferra un megafono e le ordina: Adesso però devi chiamare lui Ottaviuccio!

D'altra parte, quando Fernanda dice che il tradimento del marito le ha rovinato la vita, Rosati minimizza il problema:
Sciocchezze! In fondo è la stessa cosa che fai tu con me. Un matrimonio senza amanti
non si regge in piedi. Hai sposato un artista non un geometra! Che importa se ti tradisce? Voi siete una coppia a statuto speciale.
E la costringe a leggere Psicologia e alchimia di Jung.

Quando la Pivano va in Svizzera per incontrare Thimoty Leary, ricercato dalla polizia, Ottavio va in ansia e si fa promettere che non prenderà nemmeno una goccia di LSD. Poi le manda un telegramma
STAI ATTENTA - STOP - TORNA PRESTO - STOP - RICORDATI CHE  HAI GIURATO - STOP - PUNTO ESCLAMATIVO - STOP -

O. si preoccupa di tenere d'occhio i complessi suoi e della Pivano:
per anni batterà a macchina scrupolosamente tutti i sogni dove compare F. e cerca di analizzarli.
Non a caso uno degli amici di Fernanda con cui O. va più d'accordo è l'artista concettuale Luca Patella.
F. dice a tutti, ridendo:
Ottavio in realtà è un uomo viscerale che si traveste da fanatico cool.



O. entra in analisi con Aldo Carotenuto (capofila del movimento junghiano in Italia)
che generosamente gli propone di pagargli le sedute in futuro quando sarai ricco... stai tranquillo.

O. lo riferisce alla Pivano che lo abbraccia e dice:
Oh tesoro, questo è l'inizio di una grande professione. Dio ti benedica.
Grazie al sostegno e all'esempio della scrittrice e dell'analista, Ottavio trova finalmente il rispecchiamento stereofonico
che ha sempre cercato in casa sua e si ripromette 
di restituirlo in futuro invertendo i ruoli. 

Nel 2008 un vecchio analista Kleiniano, gli dirà:
Tu hai un problema: la Fernanda buona del passato ha creato una traccia neuronica così forte che nemmeno la Fernanda cattiva riesce a cancellarla. 
E' un bel problema. Ma è un problema. Stai pagando un mutuo.

In quella che trent'anni dopo, nei Diari della Pivano del 2008 sarà definita come "La farsa Roma-Barcellona",
(in cui Sottsass e Pivano pattuiscono di passare i week end in città diverse)
Fernanda continua a fare grandi viaggi all'estero con Ettore. 
Da parte sua Ottavio vive piccole storie coetanee che sul piano degli affetti lasciano a lei l'importanza centrale.

In autunno F. prende in affitto insieme a O. l'appartamento n.20 nel vecchio palazzo di Trastevere,
(dove O. ha già abitato da solo all'interno 18)
e dove, durante i soggiorni romani di F., abiteranno insieme per trent'anni.
E' la casa che Pivano descriverà in tante interviste e nel romanzo La mia Kasbah. 
A Natale organizzano alla kasbah una grande festa intorno a un venditore di caldarroste e a un piccolo cedro del libano
coperto di collanine beat fatte da Nanda per gli amici.
Ottavio pianterà l'albero nel giardino dove ngli anni diventerà più alto del palazzo di via Garibaldi,  uno de
gli l'alberi più alti di Trastevere. 

F. racconta a O. che Sottsass ha avuto delle lettere anonime che gli dicono Tua moglie è una puttana.
Al tempo stesso F. riceve delle telefonate dove qualcuno grida che suo marito la tradisce e riattacca.
Ottavio cerca di scherzare su questo girotondo alla Feydeau e strappa alla Pivano qualche risata.

O. porta F. al suo circolo del tennis, alla processione della Madonna Fiumarola sul Tevere
e a Campo de' Fiori che la entusiasma perché il mix dei profumi da mercato le ricorda la sua Genova.
Un giorno di primavera si baciano sotto il monumento a Giordano Bruno mentre svolazzano i gabbiani e girano i turisti.
Ma come Trombolino? Un bacio in piazza... E se ci vedono? Che vergogna!

Nello stesso punto di Campo de Fiori molti anni dopo (nel 2017) Rosati condurrà,
con l'accompagnamento musicale del "Ponentino Trio", per l'Ordine degli Psicologi, il socioplay 'L'Amore in Piazza',
dove racconterà un suo sogno ricorrente sulla vergogna paralizzante,
uno stato della mente che affligge più i critici e gli psicologi che gli scrittori e i teatranti.

Nel sogno O. si ritrova a San Pietro o nella platea del Teatro alla Scala su una poltrona di velluto
e si sente a disagio come quando da piccolo lo piazzavano in cucina sul vasino 
dove restava bloccato per ore come il tappo di se stesso, senza farla fuori.
Nel sogno Ottavio è in smoking con un papillon di carta igienica griffato Hermes.

Con L'Amore in Piazza, lo psicodrammatista, oltre a liberare i contenuti degli altri,
tira fuori anche i suoi oggetti interni (il Bastone Freudiano e il Cappello-Vasetto) senza più vergogna. 
Se il tempo esiste, sono passati 44 anni dalla crisi di imbarazzo della Pivano
e Ottavio sta performando con gli allievi di Ipod Plays.
Altrimenti tutto avviene nello stesso momento e i gabbiani che svolazzano sulla piazza sono gli stessi.
Decidete voi.

A Roma O. porta F. al Teatro Quirino e all'Eliseo a vedere Romolo Valli e Eduardo de Filippo.
Lei si diverte e gira tra le bancarelle della Festa de' Noantri a viale Trastevere.
Da antropologa partecipante come Margareth Mead, la Pivano mangia la porchetta, beve un goccio di vino
e le gira la testa perché, a differenza di tutti i suoi scrittori, da Fitzgerald a Bukowsky, lei è astemia.



Sotto Natale, O. la porta a spasso intorno alle fontane di piazza Navona che appaiono nei titoli di coda di Generazioni d'Amore dove Fernanda canterà la canzone Domo Dozo col suo testola musica della PFM.



F. dichiara a tutti che Milano è la città dove si lavora e guadagna e Roma la città dove si vive e si spende.
Pivano e Rosati discutono continuamente perché lui, più si innamora, più diventa polemico.

A maggio O. invita F. al Convegno Internazionale Jung e la cultura europea (con relatori provenienti da Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Italia e Svizzera)
e le presenta Carotenuto che conosce la Pivano per fama. I due si piacciono molto.

Una sera che F. e O. hanno parcheggiato a Santa Maria in Trastevere, Pivano
lascia in auto una borsa col manoscritto del suo nuovo libro Cronache del Nuovo Sesso 
sulla rivoluzione dei costumi sessuali in America e nel mondo.
Stranamente la sua dattilografa non ha fatto nessuna copia del libro che Fernanda ha portato a Roma
per consegnarlo alla casa editrice Einaudi a via Gregoriana.
Un ladro apre il portabagagli e ruba la borsa col libro.
Che fare?



Il giorno dopo, una donna misteriosa telefona chiedendo come riscatto di fare una donazione a un orfanotrofio.
O. e F. ne fanno tre ma il manoscritto non sarà mai restituito: 
 Cronache del Nuovo Sesso sono sparite nel nulla.

Freud direbbe che l'atto mancato di Fernanda nasce dal suo senso di colpa per essere passata
da un rispettabile Pathos melanconico a imbarazzanti esperienze di Eros e Himeros.
E soprattutto (direbbe Jung) di Anteros con tutte le sue contraddizioni,
visto che nei miti Anteros a volte collabora alle generazioni d'amore e a volte strappa al fratello Eros le penne.



Il giovane frugamenti stavolta non consola ma si arrabbia per la perdita del libro
e accusa Fernanda di aver fatto qualcosa tra un aborto e un infanticidio.
Così lei si avvilisce e Ottavio corre fuori e le porta una rosa strappata da un giardino.
F. lo accarezza e gli dice: 
Che bella, Trombolino, grazie! Ma ricordati che non devi spendere di meno. Devi guadagnare di più.

Per O. la frase è uno shock che segna il passaggio da un'etica cattolica a un'etica protestante a lui ignota:
I Rosati contano un prozio filantropo con un fratello francescano e una sorella missionaria.
Il padre della Pivano invece era un grosso banchiere, sia pure rovinato dalla guerra.

Fernanda e Ottavio diventano amici di Gianfranco Draghi, intellettuale fiorentino, artista e analista allievo di Berhard
e passano una settimana di vacanze nudiste a Positano col suo gruppo di allievi
e le sue due mogli di cui una è la figlia di Konrad Lorenz.

Nella casa di Trastevere O. organizza i primi gruppi di psicodramma da cui nasceranno
la rivista e la scuola romana di psicodramma
mentre F. e O. ospitano amici scrittori, da Ginsberg e Corso fino a Erica Jong, Michael Mc Clure e Jay Mc Inerney.
Nanda suona il pianoforte, lavora, piange, sorride, si lascia coprire di premure.

Grazie all'affetto dei nuovi amici romani, F. un po' alla volta diventa un nuovo tesoro nazional-rionale di una Trastevere
che è ancora popolare e non ancora radical chic. Quando esce di casa i negozianti seguono il suo percorso badando che nessuno la disturbi.

Il ristorante Romolo le riserva il tavolo dove mangiava Trilussa.
Alla Kasbah, Tito Schipa jr. e Adriana Ruvolo, organizzano per lei Grandi Feste Fitzgeraldiane.
Pivano riceve continuamente inviti di ogni genere. Dice: A Roma non faccio la Dolce Vita ma una Vita Dolce sì.

O. porta avanti il suo primo training in psicodramma a Parigi con gli analisti lacaniani Gennie e Paul Lemoine.
e comincia a collaborare a Rai radio3 e alla Rivista di Psicologia Analitica.



Al ritorno dal viaggio in Giappone con Sottsass, F. porta in regalo a O. una maschera Ko-omote del Teatro nō
che è la versione tridimensionale di quella che compare sul Bulletin della SEPT dei Lemoine.
Rosati vede nel dono di Fernanda la premonizione di uno psicodramma più vitale e creativo di quello analitico.
Comincia a capire che esistono molti generi di psicodramma.

L'anno si  conclude con una lettera di Silvano Uttinacci che, vedendo i nuovi interessi di psicoanalisi e psicodramma di Ottavio, lo saluta: Il tuo percorso è diverso ormai...

1974
O. è sempre più entusiasta di Fernanda, del loro incontro e della vita in generale. Accanto a lei ogni cosa zampilla bellezza ed entusiasmo.

La complessualità Edipica di Ottavio prende una piega atipica secondo il modello classico di Freud:
molti anni dopo, elaborando la situazione con un analista freudiano,
continuerà a dire che nel suo inconscio Sottsass non si configura come un Rivale da Soppiantare
ma paradossalmente come un Ideale dell'Io e un Alleato per la cura di F.

Vuol dire che Lei si sentiva "un collaboratore" del marito della Pivano?
Proprio così: il salvataggio di Fernanda per me è stato un film realizzato in coproduzione. 
Ah ecco... quindi Ottavio non era un terzo incomodo ma uno di casa...
Infatti. Lei professore non mi crede perché sa poco dello psicodramma. Ma vede... il mio complesso di Edipo ha dei lati strani 
come la libreria Carlton di Sottsass  quel capolavoro coi fianchi obliqui che sembra un uomo con le braccia alzate. Ha presente?
No. Ma questa analogia non fa di Lei un architetto di genio. Un complesso non è un'opera d'arte.
Il complesso certamente no. Ma il racconto del complesso magari sì. Vedrà...
E in che consisterebbe questo racconto?
In plays ovviamente.

Una volta che a Milano Rosati incontra Sottsass sull'ascensore, nella casa di via Manzoni
con dodici porte finestre sul parco, 
sono in imbarazzo ma si stringono la mano come amici:
Molto lieto... Piacere... Come sta?... Chi, io o Fernanda?...


F. insiste perché O. faccia un complicato oroscopo con uno dei primi computer in circolazione.
In cambio accetta di compilare alcuni test, come il TCFS di Sacks, (fatto di frasi da completare).
Ma nella riga dove dovrebbe indicare l'età, F. scrive scherzosamente maleducato!



O. insiste perché Fernanda entri in analisi e lei a Milano va dalla junghiana Silvia Montefoschi.
Non troppo volentieri.

 

Rosati e Carotenuto invitano Pivano a collaborare al numero della Rivista di Psicologia Analitica dedicato al tema Psicologia e Società
per cui lei scrive l'articolo 'Denaro e jeans, potere e fiori'.
Nello stesso numero O. pubblica 'Cronometro, Pendola, Prassi',
una conversazione sul tempo con il parapsicologo olandese Wilhelm Tenhaeff. 

Mentre Pivano pubblica con Feltrinelli Poesia degli Ultimi Americani, Rosati inizia a 
condurre dei gruppi di psicodramma alla Libreria del Teatro di Roma.

Lavora anche come psicologo scolastico con l'Ente per la Protezione morale del Fanciullo 
nelle classi differenziali di paesini di campagna intorno a Padova,
dove lo pagano pochissimo e in ritardo mentre due maestre contadin-baffute gli dicono che è "un uomo cattivo"
perché ha proposto un corso 
sull'educazione sessuale dei bambini.


Una sera Fernanda gli fa una sorpresa; parte da Milano con un'autista e viene a trovarlo a Padova.

Lui la porta a cena al Gran Caffè Pedrocchi dove per una sogliola al burro spende quasi tutto quello che ha in tasca
ed è costretto a chiederle in prestito qualche lira per il biglietto di ritorno a Roma
(all'epoca gli psicologi scolastici devono anticipare le spese all'Ente Morale).
Quando Pivano scopre quanto lo pagano, scoppia a ridere e gli dice: 
Da ragazza anche io andavo a insegnare col treno-merci per il bestiame però, Trombolino, la guerra è finita...

O. si licenzia da Padova e trova subito un lavoro simile, a Roma Trastevere dove gli danno carta bianca e gli offrono un compenso molto più alto. 
Con i primi guadagni riempie il terrazzo della Kasbah di ibischi giganti. 
Con gli anni le piante diverranno così grandi che Pivano le donerà all'orto botanico a via Corsini dove sono amici del capo giardiniere
e dove Rosati organizza con la Facoltà di Biologia uno psicoplay in cui i pazienti danno voce ai fiori.

Un pomeriggio che Rosati e Pivano restano chiusi dentro l'Orto, lui la convince che l'unico modo per uscire è scavalcare il cancello dal lato sul Gianicolo e, tra un urlo e un lamento, alla fine lei ci riesce.
Alla fine ha il vestito stracciato e arriva un vigile a chiedere: "
Tutto bene, signora? Le stanno dando fastidio? Conosce questo ragazzo?"

Un giorno, tesoro, devi scrivere un libro con queste avventure, dice Fernanda a Ottavio. Ti serve un agente: prova con Erich Linder. Anche se è un filibustiere...

Muore in America Jacob Levi Moreno, il padre dello psicodramma e della terapia di gruppo
chiedendo ai suoi allievi di essere ricordato come l'uomo che ha introdotto lo humour in psichiatia.
Per Ottavio è un dolore come quello per la morte di Totò e Bertrand Russell.

Dopo la scomparsa di Moreno O. fa un sogno ricorrente e incomprensibile in cui lo vede dirigere come un coreografo
un balletto psicodrammatico di danzatori vestiti di lana bianca che sembrano capre.
Il sogno si ripete per mesi, poi si dirada e sparisce nell'inconscio da cui è emerso.

Venti anni dopo a Londra, mentre dirige un incontro sullo psicodramma e le costellazioni familiari,
Ottavio si meravigia di ritrovare le immagini del sogno del 1974 nel balletto 'Swan Lake' di Matthew Bourne, tratto dal Lago dei cigni di Čajkovskij e citato nel finale del film Billy Elliot  dove Adam Cooper interpreta Billy da adulto.
Emerge così una spiegazione del sogno:
la rivoluzione di Moreno, a differenza di quanto accade in psicoanalisi,
passa per la liberazione del corpo (la danza) e mira allo svincolo dai legami della famiglia originaria (Billy Elliot):
a ben vedere, le capre di questo coming out artistico sono cigni. E più tardi saranno Teti.


1975
L'analisi di Fernanda con la Montefoschi non produce grandi risultati, anzi sfocia in polemiche transferali sulla sua mancanza di femminismo che raggiungono toni offensivi.

Dopo averle fatto un test di tipologia junghiana, O. suggerisce a F. di rivolgersi a Carotenuto
con cui lei si prende e farà degli incontri saltuari ma efficaci.

Facebook non esiste ancora ma Fernanda e Ottavio decidono di fare un nuovo genere di rete epistolare:
scrivono i sogni relativi al loro rapporto e li condividono con gli amici che li vogliono leggere.
(Da Milano - Da Berlino)

Nei sogni di Fernanda e Ottavio emergono le implicazioni profonde del loro para-psicodramma a 360°.
Quando è in viaggio con Sottsass, F. manda i suoi sogni a O. per posta.
Per tutto l'anno Ottavio porta la Pivano al Parco Nazionale d'Abruzzo a respirare il cielo stellato e ad avvistare orsi, lupi e camosci.
In autunno si fermano alla città natale di O., Sulmona dove lei acquista rametti di confetti colorati da regalare agli amici e resta incantata dalle architetture medievali. Una sera scoprono dietro l'acquedotto romano un artigiano che fa amache di corda. 

Fernanda dice che sono belle come strumenti musicali e che bisogna suonarne una subito. 
La mattina dopo, mentre la legano a due faggi della camosciara, spunta fuori una volpe che si ferma e li fissa.
Sembra quasi che stia per parlare. Come in una favola. Fernanda è molto emozionata.

Nei Diari della Pivano invece la storia dell'amaca diventa una banalità da Touring Club perché censurata di tutto ciò che la rende poetica.

1976
Mentre si conclude la storia d'amore di Sottsass con la ragazza spagnola che Ettore descriverà a 360 gradi nel libro Scritto di notte del 2010,
il legame tra F. e O. diventa sempre più importante anche se la Pivano milanese,  attraverso un meccanismo di scissione talvolta nega la sua vita a Roma.
Oppure la minimizza, secondo i contesti e i momenti. Con perizia narrativa.

Quando è a Roma Fernanda è orgogliosa di presentare Rosati ai suoi amici
e non perde l'occasione per lodarlo e per dargli la battuta
con uno stile e una freschezza che Ottavio non ha mai incontrato prima in nessuna donna.

A leggerla con più simpatia che irritazione, la dichiarazione della Pivano:
Io sono rimasta fedele a mio marito per tutta la vita,
non è solo la prova di uno stato della mente magico-onnipotente in cui l'individuo si illude di inventare la realtà in cui sta vivendo. E' una parziale verità.




Infatti è il punto di vista di una sola delle quattro identità che fino agli anni 2000 vivranno in Fernanda Pivano.
Una accanto all'altra, tutte capaci di amore: 
per il suo lavoro, per suo marito, per il suo ragazzo e per la sua immagine pubblica.
Tutte vere. Tutte parti di un tutto.
Come i petali di un suo quadrifoglio simile a un mandala quadripartito. Armonico e ben strutturato.

Per quel che riguarda il petalo della vita intima, il fascino e la potenza della proesia di Fernanda
nei libri e persino nelle dediche ai libri capitalizzano su quelle dimensioni della malinconia, dello struggimento
e del rimpianto crepuscolare che Jung attribuisce all'archetipo di Anima. 
Fernanda la conosce bene nella letteratura americana e nella musica e sa come celebrarla alla kasbah.

Ottavio ne resta affascinato e si difende facendo ricorso a commenti teorici
di cui, per bocca di Fernanda, Anima si prende bellamente gioco:
Caro Ottavio - i tempi degli oggetti d'avorio sono finiti - sono finiti anche i tempi degli ibischi?

Resteranno i tempi dei meccanismi di difesa e del ritiro delle proiezioni e tutto il resto -
a te interessano di più - e a me? Nanda 1976

Così, mentre la finzione delle Maschere Nude si combina al gioco di ruolo dello psicodramma,
Ottavio diventa amico di famiglia dei Pirandello, grazie all'avvocato Pier Luigi, nipote di Luigi e figlio del pittore Fausto,
con cui fino al 2002 realizzerà diversi sociodrammi sulla famiglia e sul teatro dell'autore dei Sei personaggi.

Il critico d'arte Barbara Radice (seconda moglie di Sottsass) nel libro Perché Morte non ci separi (Electa, 2017)
racconta che una sera del 1976, a Venezia,
davanti a lei, a Sottsass e a Vittorio Gregotti (presidente della Biennale Arte), la Pivano dichiara, nel panico generale: 
Sai, Vittorio, da quando Ettore va con le puttane io sono costretta ad andare coi ragazzini (Clicca qui)

Tra case editrici, psicoanalisi e campi di tennis, Ottavio non sa di giocare in un Giuoco delle parti 
dove l'immagine di ragazzino 
(dalle parti del Duomo) nasconde il suo ruolo di ragazzouomo (dalle parti del Colosseo).
Un po' come faceva alla kasbah il pittore Lorenzo Tornabuoni che quando tornava dall'edicola,
da eccentrico snob, nascondeva Panorama dentro le riviste porno perché si vergognava del settimanale di Mondadori.
Ciò che la Pivano nasconde dentro e dietro il ragazzino sono gli affetti di Fernanda. 

Dopo aver lavorato come redattore per la Rivista di Psicologia Analitica, Rosati fonda Atti dello Psicodramma (Ubaldini)
dedicato "allo psicodramma analitico e allo studio dell'inconscio nel teatro".
La Pivano fa parte del comitato di redazione con Italo Moscati, Arturo Schwarz, Rodolfo Wilcock  
e collabora con articoli sullo psicodramma e il Nuovo Teatro di America (clicca qui).

O. chiama Pablo Echaurren come disegnatore della rivista
che esce in collaborazione col Bulletin de la SEPT, Revue du Psychodrame Freudien.
ADP offre riassunti degli articoli in quattro lingue e ottiene le prime recensioni.
Ottavio inizia una corrispondenza con Zerka Toeman Moreno, direttrice del Moreno Institute, ma non osa ancora invitarla a collaborare perché, dal punto di vista dei parigini, lo psicodramma di Moreno è un'imperdonabile eresia.

O. si carica di tutti i ruoli, da quello di redattore e amministratore a quello di correttore di bozze e fattorino.
Un giorno che parla del suo stress, l'editore Mario Ubaldini, che lo tratta da amico, gli risponde:

Ottavio, lavora e non ti lamentare. Senza questa rivista tu non sei nessuno. Fattelo spiegare dalla Pivano. E adesso andiamo a farci un giro in Maserati.

1977
Rosati vorrebbe avere un pappagallo da spalla ma non può ancora permetterselo.
Così, durante un lungo viaggio Sottsass-Pivano, raccoglie sotto la Porta Alchemica di Piazza Vittorio dei gattini abbandonati e Luis, un ragazzo austriaco affamato, confuso e ridotto a vivere sotto un ponte dove una prostituta lo sfama e gli lava i vestiti.

Il ragazzo si attacca a Ottavio al punto che, in estate, a Firenze, scende dal treno con cui torna a Vienna 
e lo rintraccia alla casa al mare dei Rosati dove O. lo fa dormire nella sua automobile per non disturbare i genitori:

E adesso quel biondino lì chi sarebbe? Non bastava la Pivano?
Niente niente, tu fossi omosessuale? Sarebbe meglio che fossi morto!
Comunque fallo entrare a farsi una doccia e mangiare qualcosa di caldo. 
Povero ragazzo, che sono giorni che gli porti i panini di nascosto!
A chi credi di farci fessi? 
Tu, figlio mio, sei pericoloso... Che figura ci fai fare? Ci vuoi proprio mettere a cavallo di un ciuccio...

Dopo qualche mese di amicizia e psicodrammi, Luis si ricorderà che il suo vero nome è Leo,
ritroverà alla stazione una valigia coi suoi documenti e tornerà finalmente dalla madre a Vienna
dove sposerà una gallerista d'arte studiosa di Escher con la quale farà un'enorme fortuna. 
I due restano negli anni sempre amici di 
Ottavio.



Questa storia incrocia quella della scuola di psicodramma nello spazio e nel tempo 
e, 34 anni dopo, culmina nella seguente 
sincronicità tra Roma e Vienna:

dopo un'estate passata in varie città europee girando dei video per Cacatoa (un film comico sui pappagalli), 
i due amici tornano nelle loro città e alle loro occupazioni. 
Ottavio è in crisi con la Pivano e aspetta con ansia il riconoscimento ministeriale per la sua Scuola di Psicodramma che finora è stato rifiutato due volte con suo grande stress.
Leo, grazie a un detective privato, ha scoperto chi è il suo genitore biologico che lo ha respinto da bambino ma non ha il coraggio di incontrarlo:
l'uomo abita con una nuova famiglia nella strada di Vienna dove Jacob Levi Moreno aprì il suo Stegreiftheater negli anni Venti.

Un giorno che decide di presentarsi al genitore, senza appuntamento, Leo resta paralizzato dall'ansia davanti alla casa e chiama il suo amico del cuore a Roma:
 Ottavio è in bicicletta a Trastevere e col cellulare lo incoraggia, passo per passo, a salire le scale fino al pianerottolo e suonare il campanello.

Nel momento preciso in cui a Vienna il padre di Leo apre la porta al figlio abbandonato da bambino, Ottavio è arrivato alla Kasbah dove il poriere gli dà la busta con il decreto che autorizza l'apertura della Scuola. Tutto questo nel 2008, un anno prima della morte della Pivano. 


Grazie ai primi proventi del suo lavoro clinico, O. può anche andare con F. a Londra e a Parigi.
A Roma O. inizia a creare per F. 'gioielli alternativi' ricavati da fossili e radici di agata montati in argento.
F. li lascia nell'armadio di Roma mentre porta su e giù quelli d'oro creati per lei da Sottsass e Arnaldo Pomodoro. 
Però lui non ci fa caso. Lei li indossa spesso dicendo a tutti che glieli ha regalati Ottavio.

Alla fine di agosto O. porta Fernanda  
al VII Congresso Internazionale di Psicologia Analitica tenuto a Roma nei locali del CNR
sul tema "Oggi Jung".



La sera, prima di un concerto a Santa Cecilia, entra nel chiostro la mitica Marie-Louise Von Franz 
(una delle analiste più geniali e peggio vestite/pettinate d'Europa) tra due domenicani alti e belli come angeli.
Ottavio è emozionato anche perché lei gli sembra perplessa a vedere un ragazzo sotto braccio a un'elegantissima signora.
Nel timore che Von Franz stia disapprovando la loro differenza di età, decide di prenderla di petto.
Si avvicina. Le fa un baciamano alla siciliana e le propone un'intervista per Rai radio3 sul rapporto tra immaginazione attiva e psicodramma. Lei sorride e accetta. 



La sera dopo Rosati sarà incaricato da Carotenuto di portarla in auto a casa sua insieme a un paio di altri grossi junghiani e Ottavio per la fretta farà una conversione contromano su via Nomentana.
Quando Michael Fordham osserva: But it is forbidden! e Ottavio napoletanamente risponde: Forbidden but possible,
vanno tutti in visibilio e Marie-Louise conclude: Here it is the Italian puer!

Come mostra l'intervista girata da Francoise Selhover nel 1982, Von Franz è un genio del pensiero introverso.  Per molti versi è l'Ombra di Fernanda, il suo controtipo psicologico.
Ottavio nel 1977 ignora che lei vive nella torre di Bollingen insieme alla sua compagna Barbara Hannah
 (24 anni più grande di lei) con l'incoraggiamento di Jung.

Da quel convegno romano in poi O. fantasticherà che, in caso di necessità, mentre fa jogging al Gianicolo
può collegarsi in Svizzera alla più grande allieva di Jung abbracciando il tronco di un albero
e parlarle attraverso le fronde-antenne mosse dal vento, ricevendo sempre ottimi consigli e interpretazioni.



Ovviamente si rende conto che si tratta di una sua follia arborea. 
Tuttavia questa immaginazione attiva lo tranquillizza e continuerà a farla anche dopo la morte della Von Franz.
L'autodramma dell'albero non lo ha mai deluso. Nella crisi del quarto decennio gli salverà la vita.

Il giorno dopo, a cena da Carotenuto, O. avvicina James Hillman di cui ha già recensito due libri alla radio
e gli presenta la Pivano. 
Lei parla dei Figli dei Fiori e Hillman le spiega l'archetipo del Puer Aeternus.
La mattina dopo Ottavio aiuta Fernanda a preparare l'intervista 'In quel Beat c'è un fanciullino' che escirà a settembre su Il Messaggero di Roma.



Poco dopo Fernanda gli dice che un giornalista napoletano barbuto e cicciottello,
una sera che Rosati era fuori Roma, si è presentato da lei alla Kasbah con una ciambella di babà
e quando lei gli ha restituito il dolce, le è saltato addosso
gridando Non è questo il buco che voglio (l'episodio è riportato in forma soft anche nei Diari).

Ottavio lo va a cercare in redazione per sbattergli in faccia un'altra ciambella di babà con doppia dose di rhum e
subito dopo la Pivano passa al Corriere della Sera con un articolo 2 (contratto di collaboratore fisso).

Luigi Squarzina, direttore del Teatro di Roma invita O. a scrivere un'introduzione allo "psicodramma"
de L'uomo del magnetofono di J. J. Abrahams  messo in scena come commedia al Teatro Flaiano.

A Milano Sottsass, dopo aver portato via i suoi vestiti da casa, restituisce alla Pivano l'anello nuziale
e inizia una nuova relazione con Barbara Radice che sposerà nel 1998
Mentre Pivano chiede al marito di restituirle le chiavi,
Ottavio intensifica la psicoanalisi, comincia a fare yoga e gioca a tennis anche due ore al giorno.

Il ragazzino è così innamorato di Fernanda che quando va a prenderla a Fumicino ferma l'automobile 
e scoppia a piangere all'idea che un giorno lei non ci sarà più. Piange così a lungo che arriva all'aeroporto in ritardo.
Pivano gli disegna bellissimi quadrifogli e piccoli ritratti come 'Ottavio/Trombolino'
nei quali O. osserva che gli ha messo le corna. Lei risponde che non sono corna ma antenne.

Alla Kasbah O. alterna appassionate discussioni sul significato della vita e della letteratura a grandi feste e psicoplay minimalisti dove cura la Nanda infelice, come 'Il cavolo di Natale' ispirato a Sandor Ferenczi e Winnicott.

I due a Roma si presentano reciprocamente gli amici.
O. presenta a F. Pier Luigi Pirandello, Silvano Uttinacci e Maria Signorelli la burattinaia.
F. gli fa conoscere i Santucci, Luca Patella, Natalia Ginzburg, Silvana Gandolfi,
Carla Vasio, Lino Matti e soprattutto quello che Ottavio considera il più grande giornalista/scrittore di Italia:
Indro Montanelli.



Una sera che F. lo porta a cena a casa di Montanelli a piazza Navona, Ottavio è felicissimo.

Oltretutto scopre che la moglie Colette Rosselli, è niente meno che la 'Donna Letizia' autrice di quel manuale di buone maniere degli anni Sessanta che da bambino O. leggeva insieme a L'amante di Lady Chatterley, per imparare come si comporta un vero uomo.

Arrivati al dolce, O. racconta che un giorno a scuola, per seguire una regola di Donna Letizia 
L'uomo deve sempre entrare in una stanza prima della donna, per controllare che non ci siano pericoli...,
la professoressa di matematica gli aveva dato uno scappellotto dicendo: Maleducato! Non lo sai che le signore hanno sempre la precedenza?

Montanelli commenta: Come vede, amico mio, i pericoli non stanno dentro le stanze ma dentro le donne.
Fernanda e Ottavio scoppiano a ridere. Donna Letizia no.
Che fai, Colette, dice Montanelli, non ti prendi le tue responsabilità?
Ma una vera signora, conclude la Pivano, non si scompone mai.


Dopo un lungo scambio di lettere con Zerka Moreno, O. fa il suo primo viaggio di studio al Beacon Institute (New York)
dove incontra colleghi di tutto il mondo e scopre l'importanza del gioco e della catarsi che
nello psicodramma analitico dei Lemoine sono ridotti al minimo. 
Entrare in contatto con Moreno è come incontrare un grande nonno, scavalcando i pregiudizi dei genitori  che lo conoscono poco e male.



In attesa di tornare a Beacon con Fernanda, O. la mette in scena come personaggio scegliendo come attrice una giovane psicologa argentina in uno psicodramma diretto da Zerka Moreno che si prolunga in qualche backstage.

1978
A Roma si verifica un incidente emblematico che sembra l'esatto contrario della scomparsa di Cronache del nuovo sesso.
Due giovani in moto scippano la borsa di F. con una busta che contiene una grande somma di denaro  e la polizia le dice che non la vedrà mai più.
Invece la borsa viene trovata il giorno dopo sotto casa di Luigi Squarzina che, conoscendo Rosati, gliela manda alla Libreria del Teatro perché lui la consegni alla Pivano.



La polizia è sbalordita: non si capisce perché nella borsa, dopo tanti giri, ci siano, ancora tutti i soldi e il portafoglio.
Forse i motociclisti erano ammiratori di Fernanda che, vedendo i documenti, si sono pentiti.

Anni dopo Moreno Cerquetelli farà un'altra ipotesi:
gli scippatori hanno gettato per terra la borsa quando si sono accorti che qualcuno li stava inseguendo.

Alla Kasbah Fernanda riceve decine di giovani che, odorosi di marijuana, sudore e piedi sporchi, 
arrivano da ogni parte, anche in autostop, per portarle canzoni, poesie.
parlare del significato dell'esistenza e chiedere alla Pivano che devono fare della loro vita.



Lei risponde a tutti che il valore più importante è l'integrità,
e si dispera perché i giovani le danno un'enorme responsabilità mentre Io non sono un guru ma una povera scema.
Un giorno Ottavio le risponde:
Senti bene, Nanda: tu per anni sei andata a cercare i beat in America. E' ovvio che oggi i ragazzi cercano te in Italia.
Se hai paura che vedano il tuo grande Ego, stai tranquilla perché  tu hai pure una grande Anima.

Fernanda lo guarda fisso, scoppia a ridere e lo bacia. E Ottavio ride anche lui e dice: 
Oddio... che ho detto? Chi ha parlato?

 In Liguria la madre di Fernanda, Mary ha chiuso il suo villino per entrare in una casa di riposo di Bogliasco
e, mentre Rosati va a Genova per lavoro, Fernanda lo prega di andarla a trovare.
Mary è molto affettuosa con Ottavio e  gli chiede di proteggere sua figlia per sempre. Lui glielo promette.
Parlano più di un'ora in una veranda affollata di gelsomini e prendono il the.



Prima che vada via, Mary gli regala una scatola di biscotti e gli consegna una busta di foto di famiglia.
In quei mesi il frugamenti ha iniziato a studiare l'importanza delle immagini in entrata e in uscita.
E nota prima di tutto che in casa del banchiere Pivano nessuno tocca nessuno.

Poi osserva che la tensione delle mani di alcune istantanee rivela l'identificazione di Fernanda nel padre Riccardo
piuttosto che con la madre a braccia conserte.
I ritratti invece catturano la bellezza di Fernanda isolata come un pezzo da collezione ma sembrano meno significativi.
E lo fanno struggere di nostalgia per un passato in cui lui non c'era.

A dicembre Mary Pivano muore. Fernanda è tormentata dai sensi di colpa.
Ottavio cerca di aiutarla con degli psicodrammi a due realizzati con la tecnica della sedia vuota, 
poi le propone di invertire il ruolo terapeutico come faceva Sandor Ferenczi nella sua analisi reciproca.

Ottavio parla a sua volta dei suoi conflitti con la madre Mirella che in tutta la sua vita non verrà mai a trovarlo alla kasbah. Cosa che in futuro gli farà notare l'analista perché lui non ci aveva nemmeno fatto caso.

Ottavio confessa alla Pivano che cinque anni prima, un'ora prima di incontrarla all'Hotel Hassler per l'intervista di ArcanA, si era verificata una scenata tragicomica. Lui era in divisa di tenente e sua madre, in preda a un'attacco di matriarcato ciociaro scatenato da sua nonna, gli aveva fatto volare il berretto con una sberla perché lui era stato troppo indipendente e strafottente. Sberla che Ottavio le aveva subito restituito.
Fernanda lo guarda e ride:

Non ci posso credere. Hai davvero dato uno schiaffo a tua madre?
L'ho restituito. Non avevo scelta. Carotenuto ha detto che è stato lo psicodramma più salutare della mia vita.

Ma almeno lo schiaffo tuo era più leggero o no?
Che ne so... volevo soprattutto che fosse il mio schiaffo non il suo. Così mi sono liberato dell'umiliazione.
E poi sei venuto a intervistarmi allo Hassler?
Certo. Però prima di uscire ho fatto la doccia.



Fernanda stenta a credere che Mirella, per quanto alienata dal matrimonio,
possa apostrofare il figlio come un suo "sottoprodotto" e poi regalargli un'automobile comprata con i suoi risparmi.

Ottavio regala a Fernanda il libro di Erich Newmann The Great Mother pregandola di leggerlo.
Lei ricambia con la prima edizione de L'altra America negli anni Sessanta, dicendogli che è un'antologia degli
scrittori che hanno preso a schiaffi la madre America. Stavolta dedica il libro a Gianni anziché a Ottavio:

Girano i soli, ruotano le lune caro Gianni che cosa succederà di te? Brucerò incensi perché ti succedano solo cose belle. Nanda 1978



Quando Ottavio la legge fa un lapsus fuori dal tempo che sembra un esagramma dell'I-King:
brucerò incendi (non incensi)... Fernanda scoppia a ridere e dice addirittura!
Il lapsus resta indeledibile nella memoria in attesa dell'incendio del 2001.

In estate F. (nel ruolo di intervistatrice) e O. (nel ruolo di assistente tecnico) 
entrano nella troupe del documentario di Costanzo Allione Fried Shoes, Coocked Diamonds
girato in Colorado al Naropa Institute di Boulder con Allen Ginsberg, Thimoty Leary e Gregory Corso (clicca qui).

Mentre F. e Diane di Prima, a seni nudi sotto il sole, traducono poesie,  O. va a cavallo nelle montagne con un collega canadese. Quando torna ritrova Fernanda sulla sua sedia, 
imperturbata e imperturbabile nel locale pieno di fumo dove i suoi poeti e gli studenti del Naropa, 
sdraiati per terra, si sono strafatti con ogni genere di funghi ed erba.
Lei invece sembra irreprensibile, col suo blocco degli appunti e una bottiglietta di acqua minerale. Evian naturalmente.

Tutto questo tra sessioni di meditazione tibetana, sit-in anti nucleari a Rocky Flats e un Plutonian Psicoplay di Allen Ginsberg.

 

Quando Ottavio, entusiasta del paradiso di Boulder, non vuole più tornare in Italia, solo Allen gli dà ragione
mentre la troupe, italianamente, si ferma per tre giorni ad aspettare che il pazzo cambi idea.
F. si infuria ma, arrivati a New York, Pivano e Rosati fanno pace.
Lui la invita a teatro a vedere Cats.



A Roma, una notte, durante un'alluvione a Ponte Milvio, O. si carica F. sulle spalle e la porta fuori dall'acqua 
in uno psicodramma in stile Indiana Jones in cui lei grida Stai attento ai topi! e lui ridendo la salva come un eroe.

1979
O. accompagna F. con Allen Ginsberg al Festival Internazionale dei Poeti
sulla spiaggia di Castel Porziano  e la salva dal crollo del palcoscenico.
Proteggere Fernanda (bambina indifesa) è un complesso permanente per cui O. si allena in palestra e in analisi.
Sogna spesso di soccorrerla come un eroe. A lei fa piacere. A lui pure.

O. regala a F. una bicicletta rossa e le dà lezioni di guida a via Giulia;
Tommy e Papik, due bambini della Kasbah, fanno un disegno della Nanda in bicicletta tra il Duomo e il Colosseo:

Milano-Roma, Roma-Milano, Pedala Pedala, Fernanda Pivano

Con la Pioggia il Vento e la Bufera, Viva Viva la Corriera della Sera.

 

Uno psicoplay sul panico da bicicletta di Fernanda con una catarsi
fa emergere dall'inconscio pivanico tre rigide proibizioni che le sono state impartite da bambina:

1. non salire mai su una bicicletta,
2. non toccare mai il suo corpo o quello degli altri,
3. non maneggiare mai i soldi e far pagare i negozianti dalla cameriera.

Questi imperativi vittoriani sembrano legati alla rimozione di sesso e denaro (Freud e Marx)
che sotto sotto sono divinità portatrici di vergogna e da adorare in segreto.

Una dozzina d'anni dopo, quando O. e F. incontreranno Tinto Brass alla prima di Monella,
 Fernanda riconoscerà, senza troppa amarezza, nella ragazza bella, sexy e libera di andare in bicicletta, 
il valore dell'Ombra evocata nel suo Mantrananda Giuro che se rinasco, rinasco puttana!
e accosterà il film di Brass alla canzone 'Bocca di Rosa' di Fabrizio de Andrè
che Fernanda considera l'amico più caro e il più grande poeta italiano vivente.

Questo cerchio si chiuderà nell'estate del 2017,
quando Rosati (con gli allievi Gina, Francesco e Roberta) farà da testimone alle nozze di Brass con la sua musa Caterina Varzi che, dopo aver salvato col suo amore Tinto da un ictus, riceve da lui il mandato di custodire il suo archivio e la sua dignità.



Alla fine degli anni Settanta O. convince Fernanda a fare una blefaroplastica perché, a furia di piangere per Sottsass,
le palpebre le sono calate sugli occhi e non riesce a leggere bene.  Il risultato è ottimo e la ringiovanisce da molti punti di vista.

 

O. convince F. così rinfrescata ad accompagnarlo a Saint Tropez ai gruppi di psicodramma lacaniano
di Gennie e Paul Lemoine della SEPT dove la Pivano sonnecchia tutto il tempo e si limita a interpretare magnificamente il ruolo di un gatto parlante.
Sembra un'attrice e piace a tutti come dice miao.

O. inizia a raccogliere per Fernanda le cartoline dei gatti di Siné: Pa chat, Chat plin, Chat renton...
Le incornicia e gliele mette in camera da letto.
Ogni mattina lei dopo la doccia si spruzza tutta di borotalco e fa vari gatti in modo incantevole.
Se lui la insidia lei gli dà delle zampettate sulle mani. Poi inclina la testa e sospira: 
Peccato che è troppo tardi per fare un bambino... tesoro mio... peccato...

 
segue nella seconda parte: gli anni Ottanta
 

 

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