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QUATTRO DECENNI DI PLAYS (Il Teatro del Tempo tra la Pivano e la Von Franz) un ipertesto di Ottavio Rosati - 4° parte

 

 

  Quarto atto (morte e rinaartescite): GLI ANNI 2000

- clicca per il  primo, il secondo o il terzo atto - 

Musica: il rock scenda dal palco e entra nei musei, mentre man mano muoiono i suoi eroi. Si susseguono mostre e celebrazioni – persino alla Casa Bianca – in contemporanea con un ritorno dell’acquisto dei dischi. Pure il rap, nato quarant’anni prima nei ghetti americani, perde la propria origine contestataria e diventa un genere. Non c’è una tendenza dominante né una figura guida, quando l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan pare davvero chiudere il cerchio.

La morte di Mirella - Tragedia Greca Cronaca Nera - Prati e cappelle - Il rito bizantino di padre Roncoroni e il guerriero di Torpiano (nome fittizio) - Roberto Faenza e "Generazioni d'amore" - Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Benetton e Fabrica - L'archivio Sottsass - Un Eclectus femmina - L'evasione del calosciurus - Arriva Fandango - Rivalità e gelosie - Ricatti e riscatti al Festival di Torino - Corrado Pensa e la Metta - Un incendio di sincronicità - Una compagna per il Pappafreud - Il Pirandello di Leo Gullotta - Fantasmi al Valle - I premi Pivano - Tra ambivalenza e dissociazione - Nasce la biblioteca Pivano - Troppi senatori a vita - Traumi e medaglie - Sesso e gioielli - Nadia Neri e la psicomagia di Jodorowsky - I premi Pivano - Il Miur ci ripensa - Eredi e diari - Incubi notturni - L'addio a Fernanda - Buon Natale - Nascita di IPOD PLAYS - "Genamore" alla Casa del Cinema - Identificazioni proiettive - Dall'arte all'anagrafe - Milena Vukotic e "La mia Nanda" - "Stelle Sopra Stelle Sotto" - Arnoldo e otto Minima Moralia - "Grandi Feste con Fuoco".

2000
Alla fine di giugno la madre di Ottavio, Mirella, muore tra le braccia di una vecchia donna siciliana sua compagna di stanza in ospedale.
Con lei in quel momento non c'è nessun familiare: né il marito, 
né il figlio medico, né la governante.
e nemmeno Ottavio che lei ha mandato di corsa a casa a prenderle una statuina di Padre Pio.
Al suo ritorno, non trovandola più in vita, penserà che sua madre abbia voluto evitargli il momento del distacco. 
Grazie a Dio, accanto a lei c'è stata una mano della grande, antica Anima della Sicilia.

 

Atroce sincronicità: il giorno dopo, O. dovrebbe condurre a Siracusa per il Teatro Greco, il sociodramma "Cronaca Nera-Tragedia Greca" nella cripta dei Cappuccini. 
Telefona a Zerka a Beacon e le chiede cosa deve fare. Lei risponde che J. L. Moreno sarebbe andato e avrebbe cominciato con una sua catarsi: 
We are not freudian analist. We believe in Spontaneity. Share your feelings with the group!
Ottavio va a Siracusa e comincia con una catarsi fremente:

Signori, scusatemi il ritardo ma vengo da Roma dove mia madre è appena morta di Matrimonio. 
Era una di quelle donne belle e buone che si sacrificano per la cura della famiglia mentre io volevo che fosse felice nel mondo.
Questa non è una didascalia pirandelliana inventata per fare effetto. E' la verità.
E ora spegniamo tutte le luci. Entriamo nel buio e cominciamo questo sociodramma sulla tragedia greca.


Quando vede la locandina del sociodramma, la Pivano si sfila gli occhiali e dice che la vita di Mirella è stata davvero una tragedia greca visto che era figlia di una donna che si chiamava Greca e che aveva bloccato ogni emancipazione della figlia:

Come fece mia nonna con mia madre che passò la vita a piangere e tormentarmi.
Ti ricordi il giorno che ci siamo conosciuti per l'intervista allo Hassler? Tu eri un ragazzo e ti presentasti con la tua divisa di tenentino. E cinque minuti dopo, mi dicesti che tua nonna ti aveva dato uno schiaffo davanti a tua madre e tu glielo avevi restituito.
Per un uomo liberarsi della Grande Madre, come la chiamate voi, può essere uno psicodramma. Ma per una donna è ancora più difficile.
Io ho fatto di tutto per risvegliare le consapevolezze, come dice Ginsberg. Fallo anche tu. Speriamo che servirà a qualcosa...

Prima del sociodramma di Siracusa, dove Renata Biserni interpreta il ruolo di Antigone,
lo psicoanalista Romolo Rossi analizza davanti a un gruppo di medici e studenti i conflitti pulsionali della Tragedia Greca, da Edipo a Ippolito, da Elena a Oreste.
A vedere i siracusani seduti, attenti e immobili, Ottavio pensa con tristezza alla fine di Freud. E al conflitto tra il mondo emotivo delle pulsioni e il linguaggio statico delle sedute.
Domanda agli organizzatori: Ma perché, al posto di Rossi non avete chiamato Jodorowsky? E quando gli rispondono che hanno chiamato lo psicodramma, Ottavio scoppia a piangere dalla commozione.

Mirella ha chiesto di non mettere le sue ceneri nella tomba della famiglia Rosati
che Ottavio ha restaurato due anni prima con la stessa cura e attenzione con cui fa uno psicodramma.
Lei lo ha pregato di spargere le sue ceneri su un prato di papaveri in una giornata di sole. Ma Ottavio non ancora si sente di farlo. 

Per il momento O. aggiunge il nome di Mirella alle altre iscrizioni sulla facciata tra due angeli
e chiederà a Padre Alberto Roncoroni (che a San Pietro celebra ogni giorno Messa nella Cappella dello Spirito Santo)
di andare insieme al cimitero di dove officerà una breve cerimonia del Rituale Bizantino. 
O. e suo fratello Giampaolo poggiano sulla volta di cemento un po' di fiori strappati dal prato dove Mirella vorrebbe traslocare se stessa.
Renata Biserni legge una poesia. Il padre di Ottavio è rimasto a Roma con la governante ma è in collegamento telefonico no-stop ed esige dai due figli una cronaca dettagliata di quello che stanno facendo in Abruzzo. Manca poco che faccia la regia.
Tornati a Roma, O. consegna alla Pivano una coperta all'uncinetto che Mirella ha fatto per lei. 


"Cara Nanda, voglio darti anche io con le mie mani un po' del calore che mi hai dato tu coi tuoi libri bellissimi! Addio, Mirella."

Fernanda si commuove e dice che quel dono è un bellissimo patchwork Arlecchino.
Ottavio risponde che la coperta è come uno di quei libri, sul genere di Amici scrittori, dove la Pivano mette insieme tanti articoli già pubblicati sui giornali. Poi le fa una confessione, anzi una catarsi: 

Senti, Nanda: ti voglio parlare di una cosa. Ti ricordi di quando cominciai a restaurare la tomba di Capestrano? 
C'è una cosa che non ti ho mai detto, sul fratello di mio padre: zio Annibale, quello che fu ucciso dai partigiani,
L'ultimo giorno della guerra.
("La Rinascita di Don Romeo")
Ah! Secondo me, quello lì non era figlio di tuo nonno.
E tu come fai a saperlo? L'ha detto anche Antonio Bertoli  quando ha fatto un albero genealogico di tre ore, risalendo fino ai trisnonni.
Ma lo capirebbe pure il medico di famiglia. Basta capire come si scrive un romanzo: in una famiglia di piccoletti coi nomi cristiani, il primo figlio è alto due metri e si chiama Annibale. Mancano solo gli elefanti. Che altro hai scoperto, adesso?



Due anni fa andai a Capestrano con la Rondine e il Teto per mettere i due angeli di terracotta sulla facciata. E successe una cosa strana.
Gli angeli si sono messi a volare?
In un certo senso, sì. 
In che senso? 
In senso anti-orario. Era una giornata bellissima con il sole e i mandorli in fiore e, alla fine del lavoro, ho avuto una specie di intuizione. Ho sentito che don Romeo, il benefattore del paese, si era innamorato inconsciamente del nipote Annibale che era alto, bello, col cavallo e la divisa di ufficiale. Ti ricorda niente?
Ma caro è la storia del Gattopardo: il Principe e il nipote Tancredi.
Infatti. Don Romeo lo scelse come erede universale e lui si impegnò a ricostruire la cappella di famiglia, a mantenere le due zie zitelle e a non vendere mai la casa. Ma non mantenne la promessa.
Ovvio. Era entrato nelle SS italiane. Mica era andato da Garibaldi! Per i veri gattopardini è tutto facile, sai: basta nascere dalla parte giusta della barricata... 
E pensavo a Don Romeo, così innocente, così ingenuo... Così generoso con tutti era stato tradito. Ci pensavo e sentivo la musica di Nino Rota che lui purtroppo non ha mai sentito. 
Per forza, tesoro. La musica è sempre stata l'unico modo per dire le cose che non si possono dire. E allora? 

Allora ho fatto una strana fantasia che liberava una dimensione incriptata in quella tomba. Nel senso di Abraham e Torok. 
Incriptata? 
Vuol dire qualcosa che è ignoto persino ai parenti che te lo trasmettono senza sapere niente di niente.
La fantasia era che Don Romeo fosse in Paradiso e, come indennizzo lo baciava Alain Delon sotto l'albero di mandorlo dove avevamo messo il Teto. Mentre per punizione Annibale doveva ballare il valzer del Gattopardo con sua nonna Enrichetta, la madre di Don Romeo. Era una specie di visione trans-generazionale. Molto forte. Tutto qui.

Ora devo trovare il coraggio di dirlo al gruppo di studio su Boszormenyi-Nagy all'Università.
Non so che dirti, caro... Non ti aspettare un Trenta e lode. Ma se lo racconti a Carotenuto vedrai che ti capisce. Certo che gli psicologi sono tutti matti. Ma voi psicodrammatisti siete più matti di tutti. Altro che quel povero Thimoty Leary col suo LSD che mi hai rotto i coglioni di non prenderlo per amor tuo e poi tu vai in giro col Teto a far baciare i tuoi antenati dagli attori di Visconti.
Scema io che ti ho sempre dato retta. Lo dovevo prendere l'LSD quando andai in Svizzera! E pure i funghi allucinogeni a Boulder.

Fernanda tace e riflette. Poi stringe la mano di Ottavio e conclude:
Promettimi che non lo dirai a tuo padre perché sennò lo fai morire di infarto e mi tocca di andare a un altro funerale. Lui non è mica Burroughs: si usa tutti i riguardi e l'infarto lo fa venire agli altri. Mentre seguiva la cerimonia per telefono, il commendatore mi sembrava quel Guerriero di Capestrano che mi hai fatto vedere al museo. Ha un'antenna sull'elmo e un disco di protezione sul cuore. Mi sa che è immortale.

In effetti Giovanni (che astrologicamente parlando è un Cancro, come Fernanda) arriverà quasi a cent'anni. Come la Pivano.


 
Poi a Roma succede una specie di miracolo. A settembre Grazia Volpi, la produttrice dei fratelli Taviani, incontra Rosati sul portone della kasbah e gli propone
di girare con una troupe del Centro Sperimentale di Cinematografia un ritratto della Pivano:
Ci ha provato Roberto Faenza ma ha rinunciato. Ti va di farlo tu? Secondo me, tu la conosci meglio di tutti e lei di te si fida. E poi, se sei riuscito a fare lo psicodramma di Rai3 senza impazzire, sarai capace di gestire la Pivano!

Così O. si trova a lavorare con la Scuola di Cinema che avrebbe voluto fare come allievo. La firma dei contratti nell'ufficio della Volpi diventa una grande festa.
Direttore della fotografia il giovane Mario Amura che nel 2003 vincerà un David di Donatello come regista col suo Racconto di Guerra.
Tito Schipa jr. farà le musiche e propone il titolo Generazioni d'amore. Rosati aggiunge il sottotitolo Le quattro Americhe di Fernanda Pivano
Nickname: Genamore.


Grazia Volpi col Donatello vinto per "Cesare deve morire" dei Taviani. A DX: Mario Amura

O. e F. sono entusiasti e Panorama annuncia il film insieme a Serendipity, il nuovo album della PFM 
che contiene Domo Dozo, una canzone, scritta e cantata dalla Pivano, che accompagnerà i titoli di coda di Genamore. 
Nell'intervista per Panorama, O. paragona il film sulla Pivano a una puntata speciale di Da Storia Nasce Storia, come il triplo psicodramma di Aldo Carotenuto sulla storia di Freud, Jung e Sabine Spielrein:

"Uno psicodramma nel quale Nanda non è solo protagonista, ma anche trama" spiega il regista Ottavio Rosati (autore delle puntate di "Da Storia Nasce Storia" trasmesse da Rai3). "Basta starle accanto e le cose succedono. Come quando siamo andati a girare a Piazza Navona e alcuni ragazzi, dopo averla riconosciuta, le hanno coperto le spalle con una bandiera a stelle e strisce... Una donna unica per humour e generosità" sottolinea Rosati. "Infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottanta anni"... La Pivano ammette di aver rischiato l'insolazione. E ostenta il solito understatement: "Hanno ideato tutto alle mie spalle Rosati e Grazia Volpi. Ma ne valeva la pena. Ci saranno autentiche sfide. Come quella lanciata da Tito Schipa, che vuole farmi leggere due poesie di Bob Dylan: secondo lui sono piene di analogie con La Traviata e il Rigoletto."



Rosati gira venti ore di interviste e psicoplay (clicca qui) in uno stato di entusiasmo e per dare al set la massima Spontaneità circonda Fernanda di animali: cacatoa, eclectus, scoiattoli, conigli, persino farfalle.
Ogni tanto entra nel set anche Ernesto, il figlio della loro colf, un bellissimo bambino di pelle scura con una T shirt con su scritto AMERICA. Quando la Volpi domanda che ci fa quel ragazzino nelle foto coi pet, Rosati risponde: L'ha chiesto lui e io sono un giocoforo! Voleva un pappagallo ma la madre ha detto di no. Gli abbiamo dato le fotografie, le magliette e un peluche di cacatoa.

Fernanda collabora alla produzione con le foto dell'archivio Sottsass jr. e quelle della famiglia Pivano alle quali si aggiungono le foto di infanzia che sua madre Mary ha regalato a Ottavio negli anni Settanta.
Le speranze di Grazia Volpi sembrano realizzarsi: Fernanda fa tutto quello che le propone il regista tranne che di farsi poggiare sulla testa un krameris giallo perché ha paura che le zampe del pappagallo le si attacchino ai capelli. E' felice e diventa solare. Quando la vede nella sequenza del giardino davanti a casa sua, Bertolucci dice: Complimenti. Fernanda sembra un'attrice di professione.


F. davanti alla Scacchiera con Teto, Arnoldo Mondadori jr. e Bernardo Bertolucci

Per non scatenare il "Complesso Vittoriano" della Pivano, Ottavio nella sceneggiatura evita qualunque riferimento al loro rapporto ormai trentennale. Addirittura la intervista dandole del Lei per mantenere una certa distanza professionale.

F. cede alla Volpi i suoi diritti di immagine, legge il copione e lo firma per approvazione, pagina per pagina. Conclude scrivendo "Grazie! bravissimi!". Ottavio però osserva che i petali del quadrifoglio hanno la forma di una C anziché di una O. 
Si accorge che sono aperti come ganci. Ma non capisce il perché.

Bertolucci è tra gli amici della kasbah che nel documentario leggono i quadrifogli di Fernanda, come Alessandro Haber, Aldo Carotenuto, Valeria Moriconi, Piera degli Esposti...
Durante le riprese lei è instancabile. Sembra ringiovanita. Nonostante il giubileo, Rosati e Amura riescono a far entrare la troupe
San Pietro senza avere il permesso, e riescono a girare la sequenza in cui la Pivano celebra la pace davanti al baldacchino di Borromini.

F. invita Ottavio e i produttori di Genamore ad accompagnarla a Treviso alla grande festa per l'inaugurazione dello spazio culturale 
FABRICA di Luciano Benetton, disegnato dall'architetto giapponese Tadao Ando. 
Quando viene a sapere che la fondazione Benetton ha realizzato la Biblioteca Pivano, Grazia Volpi spera di coinvolgerlo come co-produttore del film.



Durante la Grande Festa Rosati chiede a Benetton di collaborare a Generazioni d'Amore come attore, cioè leggendo il quadrifoglio dedicato a Gregory Corso per sottolineare che la Pivano è a cavallo di mondi diversissimi. Luciano accetta volentieri ma affiderà le riprese a una sua troupe di Treviso e manderà il girato a Roma. 
Fernanda diventa la testimonial dell'evento affollato di personaggi. Per inaugurare FABRICA batte il tamburo a fianco del mecenate che ha realizzato il sogno della sua biblioteca. Ottavio è felicissimo di vederla tanto felice.

Tornati a Roma, per celebrare il loro film Fernanda regala a Ottavio un esemplare di Eclectus femmina (rossa) che fa coppia con Cleck l'Eclectus maschio (verde).  La chiamano Kasbah e nelle riprese appare durante la sequenza su Verdi e Bob Dylan con Tito Schipa.

Lucio e Ottavio trovano una femmina di Calosciurus Prevosti (chiamata subito Nanda)
per "dare una mossa" allo scoiattolo maschio che sembra vivere sempre in letargo e che, grazie all'accoppiamento si sveglia e comincia a volteggiare tra i rami. La Pivano commenta:
E' la forza dell'amore! Lo vedi che adesso gioca, invece di accumulare noci dentro il nido?



Un pomeriggio che la porta resta aperta, Nanda evade dalla gabbia e scappa sulla terrazza. Ottavio cade in una febbrile angoscia di separazione.
La insegue sui tetti della kasbah per un'ora finché scivola dalle tegole e cade in una terrazza slogandosi la caviglia. Però riesce ad afferrare la scoiattola a mani nude e la avvolge dentro la camicia. Non sente nessun dolore.
Quando torna a casa pieno di graffi, lividi e con le dita sanguinanti per i morsi, Fernanda lo disinfetta col suo profumo e citofona al portiere di portargli un whisky.



Ogni tanto i pappagalli del dottor Rosati scappano dal suo zoo domestico e spariscono per giorni. Ottavio e Lucio girano per tutto il quartiere in uno stato di angoscia e fibrillazione: appendono avvisi sui muri e chiedono a chi abita in cima alle case di farli salire per scrutare dalla finestra col binocolo le terrazze di Trastevere e il Gianicolo.  Li ritrovano quasi sempre all'Orto Botanico o alla caserma dei carabinieri in fondo a via Corsini.
Questo meccanismo di perdita e ritrovamento di creature amate porta un'angoscia atroce. Si attenua man mano che Lucio nella sua analisi elabora i tentati suicidi di sua madre che ha visto nella vasca da bagno tra acqua e sangue.
Il primo trauma di Lucio è quello prenatale in cui fu colpito da un calcio del padre tormentato dall'idea delirante che il bambino che cresceva dentro il corpo di sua moglie non fosse figlio suo.



Lucio rivive tutte le sue catastrofi, sorretto dall'amore multistrato di Ottavio che prima condivide la sua angoscia di perdita e poi elabora in supervisione perché e come si ritrova a gestire uno psicodramma a 360 gradi come questo.
La prima a essere informata del ritrovamento dei pappagalli è Fernanda che un po' si commuove ma è molto gelosa.
Il coinvolgimento di Ottavio le sembra folle e indegno di un professionista: Davvero n
on capisco. Perché ci perdi tanto tempo ed energia? 
"Non lo so ma devo farlo," risponde Ottavio. "Magari è un modo per fare sia il tutore che il figlio dei fiori. "

L'unico che non scappa è Teto che - quasi a riparare l'attaccamento originario di Lucio - addirittura dorme con una zampa sulla testa di Lucio e l'ala attaccata alla tempia del padrone. Prima di chiamarlo Teto, Lucio lo chiamava Teta. 

2001
Ottavio e Teto partecipano a varie puntate di Amici Animali di Alessandro Cecchi Paone e sono ospiti di trasmissioni televisive sulla pet therapy.
A Trastevere Teto diventa sempre più popolare. Ottavio ci gioca in chiave sociodrammatica per abbattere la noia, l'alienazione quotidiana e le barriere sociali.
Teto è moreniano e promiscuo: non va solo da Stefania Sandrelli o col bambino che, a vederlo sulla spalla di Ottavio, dice mamma, guarda: un pirata!  Gli piacciono anche le vecchiette dell'orto botanico. Persino i vigili urbani. 



Durante una puntata del programma Alle falde del Kilimangiaro, due vallette gli portano una zuppiera di spaghetti che lui tira su con le zampe  come fa Totò in Miseria e Nobiltà.
Dopo gli applausi il dr. Rosati dichiara in tutta serietà che Teto si è specializzato in psicodramma al Moreno Institute e alla Tavistock Clinic grazie a una borsa di studio della Comunità Europea richiesta al CNR da Piero Angela. 

Ovviamente Ottavio sta scherzando ma il pubblico non ride. La conduttrice è impassibile. 
Comincia a sospettare il gioco s
olo quando lui arriva a dire che Teto ha fatto anche un'analisi didattica a Londra con Anna Freud:
Ma dottore... che ci sta dicendo? Come è possibile? 
Il cacatoa sghignazza, alza la cresta e fa Ciao, Teto! Fernanda segue il programma da casa e si diverte.

Dopo questo bricconaggio Ottavio realizza per Rai Sat Gambero Rosso ventuno puntate de "Il Pappafreud"
un nuovo format televisivo, ideato e condotto col suo amico Alfredo Antonaros sulla psicoanalisi post freudiana del cibo e delle abitudini alimentari. Starring Teto. L'idea surrealista del programma è che Sigmund Freud (colpito da una maledizione della maga Melania Klein) si sia reincarnato in un Cacatoa condannato a girare per mercati e ristoranti. Il Pappafreud istribuisce biglietti con il tema della puntata ai passanti che li leggono ad alta voce e fanno una domanda. 



Rosati e Antonaros rispondono con casi clinici e brani di film, in uno studio televisivo dove Teto si aggira in compagnia dell'amazzone a testa azzurra Miss. Con loro c'è anche la scoiattola Nanda, dentro una gabbia scenografata con rami di pino. La sua somiglianza con Fernanda colpisce tutti. I cuochi del Gambero la ribattezzano Panza del Ventre per le quantità di frutta che mangia. 




A settembre Grazia Volpi, anche se le interviste fatte da O. le piacciono molto, tende a rimandare la postproduzione di Genamore, finché diventa impossibile proporre il film al Festival del Cinema di Venezia. Rosati freme e accelera il lavoro mentre la Volpi tira il freno a mano. Perché?

Dopo mesi di attesa Volpi decide finalmente che il montatore del film non sarà Roberto Perpignani (suo ex marito e padre di Lorenzo) ma la nuova moglie di lui che al Centro Sperimentale è stata sua allieva.
Anche la Pivano crea problemi perché improvvisamente si preoccupa per i diritti musicali dei suoi amici Lorenzo Jovanotti e de André

Man mano che il film diventa più reale, Fernanda sembra fargli resistenza, come succede spesso in analisi. Ma perché?
Lo stress di Ottavio cresce ma anche la sua resilienza. Poi un colpo di scena.
La Pivano annunzia che sta per andare in America dove girerà a malincuore con la Fandango di Procacci un altro documentario su di lei,
certamente 
meno bello di quello che Ottavio ha fatto con gli psicodrammi  ma più opportuno da un punto di vista editoriale.
Dice che Procacci le ha chiesto di scrivere anche un libro che sarà venduto assieme al film: 
Io non sono un'attrice ma una scrittrice... mi capisci?


In questo contesto che lo costringe a fare sia il regista che il gruppoanalista,
Rosati si sente tradito ma tiene in mano il progetto. Ricorre alla supervisione di un'allieva di S. Foulkes che è già stata sua consulente per il programma di Rai3 e che lo aiuta a mantenere i diritti e i doveri del suo ruolo. Cosa sta succedendo? 
Perché il passaggio dallo psicocinema di Moreno al cinema sembra così difficile?

Una prima risposta viene dall'inconscio.
Ottavio nella bottega 
Polveri del tempo di Trastevere, tra bussole e clessidre,
trova una piramide di legno 
ispirata ai Solidi Pitagorici di Leonardo Da Vinci. E' un Tetraedro che simbolizza la Terra.
L'oggetto a quattro facce
sembra una versione tridimensionale dei Quadrifogli di Fernanda. O. lo compra e la notte lo sogna come se il tetraedro fosse una cornice per quattro fotgrafie.


ph. Stefano Cavalli - © Plays

Sulla faccia frontale vede le foto a Trinità dei Monti per la medaglia di Fernanda. 
Sulla faccia a sinistra c'è una foto della Pivano con Sottsass. Dall'altro lato una vecchia foto con Hemingway a Cuba.  
Sulla base del tetraedro c'è la foto scattata sul set di Genamore dove O. e F. sono insieme a Teto e a Ernesto, il bambino di pelle scura che voleva in regalo un pappagallo.
A conti fatti, quel bambino alla base del tetraedro sembra un simbolo vivente del film col suo futuro: è come il piccolo bastardo della Tamurriata NeraÈ nato nu criaturo, è nato niro / e 'a mamma 'o chiamma Ciro. 


ph. Stefano Cavalli - © Plays

Nel sogno questa foto piena di amore pesa come piombo: è schiacciata, in uno stato di inferiorità. Il sogno finisce così.

Al risveglio Ottavio va a fare jogging al Gianicolo. Abbraccia un ippocastano, chiude gli occhi e, ancora una volta, fantastica di parlare con la Von Franz. Lei ci mette un po' ad arrivare. Stavolta sembra distante e fredda, quasi infastidita e dice:
Invece di parlare con me, dottore, faccia immaginazione attiva sul suo tetraedro.

Lui non sa che fare. Resta attaccato all'albero a occhi chiusi fingendo di fare stretching alle gambe. Si sforza di visualizzare il tetraedro. Quando finalmente ci riesce sente che la struttura di legno scotta anzi brucia però non stacca le mani e respira. Finché grida e riesce a mettere in piedi la foto di Genamore. Fine dell'immaginazione attiva.
Quando O. riapre gli occhi e si allontana dall'albero, la gente intorno lo guarda come un matto. Si affaccia sul muretto del Gianicolo da dove si vede il panorama di Roma, proprio sopra il cannone che tutti i giorni spara un colpo alle dodici. Canticchia la canzone di Anna Magnani sulla Fioraia del Gianicolo, considerando seriamente la possibilità di farsi qualche Campari Soda e uno spinello. Poi vede comparire in mezzo alle nuvole un'esagramma dell'I Ching fatto di linee trasparenti come vetro:

T'AI - LA PACE:
sopra KUN, IL RICETTIVO, LA TERRA - sotto CH'IEN, IL CREATIVO, IL CIELO

In mezzo alle tre linee spezzate del trigramma superiore c'è un giocatore di pallacanestro che fa parte dei personaggi della Scacchiera.
Ed ecco che la Von Franz scende dal cielo di sua iniziativa, nelle sembianze di Madonna junghiana tenendo nelle mani due boccali di birra. 
In questa (che non è un'immaginazione attiva ma una semplice immaginazione passiva) Marie-Louise dice a Ottavio:
Se proprio non ne può fare a meno, dottore, si nasconda pure, dietro o dentro il cannone a ubriacarsi, come fanno i contadini a Bollingen quando sono tristiPerò, come regista e come psicodrammatista, sarebbe meglio che lei non perdesse la presa sul pallone.
Un giocatore gioca la partita con e contro gli altri. 

Ciò detto, la Von Franz fa cadere i boccali sui tetti di Roma e si dissolve nel cielo facendo ciao con la mano.

Rosati costruirà materialmente l'esagramma del giocatore nel 2005 quando installerà dentro i muri del suo studio, tutti gli otto trigrammi taoisti (fatti con lastre di cristallo) mentre lotterà per salvare le riprese del sociodramma Il Piombo e l'Oro del Perdono.

L'immaginazione attiva della Von Franz del Gianicolo riporta Ottavio nel Tao e gli dà la forza per completare Genamore. Altri due mesi e Ottavio riesce a concludere la post-produzione mettendo Plays al fianco della Volpi.

Quando finalmente vede Generazioni d'amore in una moviola a Cinecittà, la Pivano all'inizio batte le mani come una bimba a Disneyland  ma poi dichiara tra sospiranti arpeggi della voce:
Che bravi! Complimenti ma questo non è un semplice film: è un madrigale d'amore! 
Bello, bellissimo ma incompatibile col mio personaggio pubblico. Si vede che il regista è innamorato della Pivano. Come facciamo ora? Bisogna che ci fermiamo.

Anche se ha firmato un contratto, Fernanda chiede alla Volpi di non vendere Generazioni d'amore a nessuna rete televisiva e di farlo vedere solo agli studenti del Centro Sperimentale. Dal punto di vista produttivo e legale è una scorrettezza. Dal punto di vista psicologico è un trauma affettivo e professionale. I cristalli di Ottavio si spezzano. E' un danno.



Impossibile capire se il voltafaccia della Pivano le sia stato suggerito da qualcuno e a che scopo.
Rosati è furibondo e protesta che si tratta di un doppio legame. Anzi triplo. Ma si rende conto, come mai prima, di quanto le interpretazioni più giuste possano essere del tutto inefficaci in alcune situazioni della vita. Bisognerebbe far ricorso alla Legge ma questo spetterebbe al produttore, non al regista.
Inizia a pensare che uno dei limiti della psicoanalisi sia il fatto di muoversi in contesti lontani dai conflitti economici e di potere del mondo reale. 

Decide di rispettare l'esagramma T'AI (il creativo) e giura a se stesso che, se non riuscirà a far distribuire Genamore, non dirigerà mai più uno psicodramma.
Ha fatto il film per amore di Fernanda. Ma ora sente di amare il film più di Fernanda.  E, siccome la cosa è chiara a tutti, non si trova più in un doppio legame ma sempicemente in un grande casino.

Un collaboratore della Volpi definisce la Pivano una carogna ma la Volpi sembra subire il carisma della famosa scrittrice e non fa valere i diritti di esclusiva garantiti dai contratti firmati dalla Pivano.
Un giorno, Ottavio, passando dalla detection freudiana a quella marxista, le domanda: 
Senti, Grazia: non è che ti sei messa d'accordo con Procacci?  Fammi capire.
Non è che gli hai venduto i diritti di esclusiva senza dirmelo e lui ti ha rimborsato il cachet della Pivano?

La Volpi corre in un'altra stanza senza rispondere. 

Il giorno dopo, O. trova davanti alla porta di casa per la seconda volta un sacco di spazzatura alimentare con un messaggio anonimo che stavolta sembra prevenire da un collega psicologo:
è uno schema semplificato del cosiddetto "teatro greco di Karpman" (Salvatore - Vittima - Carnefice)
secondo il quale una persona che ha subito un trauma tende a rimetterlo in atto ruotando i ruoli e diventando carnefice del suo soccorritore. Sembra un invito alla riflessione ma chi può averlo mandato e perché?
Rosati lo butta via con la spazzatura ma poi va a riprenderlo e lo archivia tra i manoscritti suoi e di Fernanda.

Nel 2017, insegnando agli studenti della scuola di psicodramma le teorie di Jodorowsky e Schützenberger sulla trasmissione intergenerazionale dell'inconscio, Luciana Santioli dirà che il sabotaggio del film da parte della Pivano potrebbe derivare dall'anniversario di un trauma da lei subito anni prima.
E Francesco Marzano aggiungerà:
Allora dovremmo scoprire che cosa è successo di traumatico alla Pivano quando aveva 51 anni come li ha Ottavio nel 2001.
Dietro la cancellazione che ha fatto lei, potrebbe esserci una cancellazione che lei ha subito. Un trauma di cui si vendica.
In effetti, cercando nei Diari emerge un fatto impressionante:

Pivano accusa Sottsass di averla cancellata con suo grande dolore da una fotografia del 1967 scattata con Ginsberg ed Ezra Pound. Proprio a Spoleto dove Ottavio da ragazzo sarebbe riuscito a strappare a Pound qualche parola durate il Festival: un giovane successo giornalistico che nel 1973 spinse l'editore di beat hippie yippie a presentare il 'frugamenti' di Ciao2001 alla Pivano che era in crisi.
I Diari non dicono cosa abbia spinto Sottsassa alla cancellazione di Fernanda ma lei scrive che la decisione la ferì profondamente perché per anni, Sottsass l'aveva fotografata accanto ai suoi scrittori americani. Lo testimonia anche una nota sul Fondo Pivano-Benetton (approfondimento, pdf 27 kb)

Eistono due foto con Pound, una di Pivano, una di Rosati dove entrambi si sporgono verso il grande poeta poggiato sul suo bastone.
Luciana osserva che, accostandole, i corpi di F. e O. sembrano formare un cuore, come in un quadro di Arcimboldo.
Tutto fa pensare che, al momento dell'anniversario, la vendetta inconscia di Fernanda sia scivolata su Ottavio.
La cancellazione di un cuore trentennale passa da una foto ai Diari di Bompiani. Il testo è silenzio.


            Pound a sinistra - ph Sottsass © PLAYS                                         Pound a destra - ph Antonangeli - © PLAYS

Tutto questo, Rosati lo capirà solo nel 2018.
A cosa gli servirà? Soprattutto a non fare a sua volta brutti scherzi a chi lo ama ed ha l'età che aveva Ottavio quando Fernanda aveva l'età che ora ha lui.
Svelenare la sua mente e salvare la sua capacità di amare e creare è una delle ragioni per cui Ottavio scrive e pubblica questo ipertesto.
Non basta "frugare le menti": lo psicoplay del futuro mira a sciogliere le catene di collere e vendette che partono dal passato. Mira a 
rinfrescare i vecchi giochi e i traumi sepolti nell'inconscio, nell'interesse di tutti. Non solo di chi amiamo ma anche di chi non ancora ci conosce.

Torniamo ai due film del 2001.
Nel documentario di Procacci, agli antipodi dello stile solare di Genamore, una Pivano nero-vestita e fedelmente vedovile si aggira
in cimiteri americani dove riposano i suoi amici scrittori, muovendosi tra lapidi e cojote con una commuovente zoppìa.
Il libro è tra i più belli di Fernanda. Strazia e stordisce l'Anima per la ricchezza dei suoi riferimenti. Si intitolerà Un po' di emozioni e lo venderanno anche senza il DVD.

Con il blocco distributivo di Genamore Ottavio si trova di fronte alla stessa situazione che rischiava di fermarlo
al Teatro Carignano nel 1986 per il sociodramma pirandelliano con Zerka Moreno.
Ancora una volta si trova a dover sfondare una porta chiusa dandole delle energiche spallate. L'archetipo del Risorgimento è passato da Torino a Roma.

Grazie alla mediazione di amici e sostenitori del documentario, tra cui Bertolucci, la Pivano finalmente si convince e accetta che entrambi i filmi entrino nel programma del Festival del Cinema di Torino
A condizione che tu non vada in giro a presentarti a tutti come il mio amante.
"E perché mai dovrei farlo? Quelli del Festival mi conoscono da anni," replica Rosati. "Sono gli stessi di Cinema Giovani con cui ho lavorato. Comunque stai tranquilla. Se ci tieni dirò che siamo odianti. Più estranei e ostili che in un dramma di Strindberg. Scegli quello che preferisci: Il Padre o Danza di Morte?"

Fernanda annuncia che presenterà personalmente solo Beat Film che è in programma due giorni dopo Genamore. 
E non vuole che Ottavio partecipi alla Grande Festa che Einaudi darà per lei in ricordo dei tempi di Pavese e Spoon River perché teme che prenda a pugni l'altro regista, Luca Facchini, come in Fight Club di Palahniuk. Pivano dunque esige che Rosati lasci Torino prima della proiezione del film di Procacci. 

Sul fronte della lotta spirituale con se stessi, il Maestro di meditazione Vipassana, Corrado Pensa, propone a O. di concentrarsi sull'impermanenza e il perdono. Lo aiuta a liberarsi dei minidisc dove Ottavio ha registrato i terribili litigi con la Pivano a metà strada tra Chi ha paura di Virgina Woolf e La guerra dei Roses. Ottavio ci pensa. Ci prova, si sforza, ci riprova. Poi finalmente ci riesce e cancella i minidisc della guerra dei Rosati. 

Arriva il giorno della prima dove Alessandro Cecchi Paone fa una calorosa presentazione al posto di Fernanda. Genamore piace al pubblico ed entra nel mondo reale. Vittoria.
Prima di lasciare Torino, Ottavio visita per la prima volta il Museo Egizio dove va in trance davanti a due sfingi.
Dorme in piedi senza cadere. Quando riapre gli occhi si trova intontito davanti ad una statua di alabastro.

Si ricorda dello psicodramma della sfinge a San Michele di Anacapri con Fernanda nel 1987 e si commuove.
Gli viene in mente una strana frase collegata a quella giornata ma non riesce a ricordarsela.
Uscendo dal museo pensa che il suo prozio Romeo (il filantropo che ha fatto da padre a suo padre Giovanni) si chiamava Egizi.
E pensa: che cosa strana!

Per trascendere le miserie dell'Ego e dei suo inquinanti (attaccamento, ignoranza, collera) Ottavio passa al Centro Studi del Teatro Stabile da dove invia a F. un fax ispirato alla Mettā buddhista (benevolenza e generosità altruista) con cui fa a Pivano e al suo nuovo regista i migliori auguri. Miracolosamente i sistemi emotivi arcaici di rabbia, paura, panico sembrano tranquillizzati dalle regioni superiori del CervelloMente.
Durante il viaggio in aereo Ottavio legge il Sutra del Loto e tiene a bada l'angoscia di perdita e separazione.

Arrivato a Roma, è così stressato e stanco che crolla su una poltrona e si addormenta.
Sono le otto di sera.

A Torino intanto il Festival continua con il Grande Evento Pivano-Procacci in Sala Grande, presentato da Fabio Fazio.
Tutto va per il meglio. Ma quando Pivano mette piede sul red carpet tra applausi e fotografi per presentare Beat Film
si verifica uno strabiliante fenomeno di sincronicità che blocca la serata e ferma il Festival: (clicca qui) 



La casa editrice Einaudi cancella la Grande Festa in onore della Pivano. Fernanda, sullo sfondo sonoro di sirene di pompieri e polizia, telefona alla kasbah:
Ottavio, dove sei?
"Dove vuoi che sia, Nanda? Sono a Roma: mi hai chiamato al telefono di casa..." 
Lei con voce angosciata gli racconta dell'incendio. Lui la invita a prendere un tranquillante e dice che gli dispiace tanto. Ma in realtà si sente felice come un bambino che trova la  calza della Befana accanto al caminetto acceso.

Dieci anni dopo, il fenomeno del Festival sarà citato in una tesi di laurea sulla sincronicità:
l'attivazione dell'archetipo del fuoco non sarebbe causata ma coinciderebbe con due realtà spazio-temporali parallele: l'amore provato dalla Pivano e l'amore inviato per fax.

Dietro il telefono di Fernanda una vocina incalza: "Controllalo se sta davvero a Roma..." e Pivano le risponde: "E come faccio?" 
Rosati suggerisce: "Spiega alla tua amica che mi hai chiamato al numero fisso. Magari capisce..."
E Pivano: Ma l'ho chiamato a casa sua, Dori...
"Ah! Ma lo sa lui quanti poveri film sono andati bruciati? Diglielo... diglielo..."

Al telegiornale, F. parla di un "attentato politico" contro il suo pacifismo. Dichiara alla Stampa:
Molti odiano l'America che io glorifico. 
I pompieri di Torino però smentiranno questa ipotesi: l'incendio non è doloso ma è causato dall'autocombustione di una pellicola
chiusa dentro un magazzino. Il produttore esecutivo di Grazia Volpi commenta: Dio si è espresso!

Ma non basta. In un'intervista rilasciata a La Stampa, Pivano ricorda un curioso episodio accaduto a Torino durante la guerra:
durante un bombardamento, uscendo di casa col padre, vede due ragazzi su una panchina che si baciano davanti a un incendio.
Lei grida Bravi!. Suo padre Riccardo le dice Tu sei pazza!

Ottavio pensa che quel bravi! corrisponde al bravissimi! con cui Fernanda ha approvato il copione di Genamore. E che il suo voltafaccia corrisponde al rimprovero del genitore banchiere che non dava scandalo, il padre modello.



Tra le foto che la Pivano gli ha regalato, Ottavio comincia a distinguere i ritratti di Fernanda Anima da quelli in cui emerge il suo Animus.
Naturalmente resta innamorato della Fernanda trasgressiva, la giovane e appassionata scrittrice che applaude il bacio dei due ragazzi sulla panchina. 

Interpellata, tramite il Grande Tiglio di piazza Trilussa (Pronto? Pronto, Marie Louise! Mi senti?) il personaggio della Von Franz risponde subito e suggerisce a Ottavio di rileggere il suo libro Psiche e Materia (1988).
Lui lo rilegge varie volte. Poi ritrova in un'agenda la misteriosa frase del sogno fatto a Capri nel 1987: 
Mi piacque il fuoco ma non lo saprò.
Ma che fuoco? Quello della guerra o quello dell'Eros? Oppure il fuoco al Festival che li comprende entrambi?
(pdf di approfondimento sul simbolismo del fuoco secondo Von Franz)



2002
Dopo l'incendio, esattamente a trent'anni dal loro incontro a Roma, il rapporto tra F. e O. si incrina, come si era incrinato quello tra Fernanda e suo marito.

Un giorno alla kasbah Ottavio, mentre sale le scale col Teto in spalla portando una merenda di cocomero, sente Fernanda che sussurra a qualcuno per telefono: 
Mi pare di vederti, caro, mentre guidi la tua auto da corsa a piedi nudi. E la barca a vela... quando ci vai?
Uomo e cacatoa restano sgomenti per il testo e per la modulazione della voce ma non le fanno domande sul misterioso caro. La storia ricomincia? Possibile mai? E perché? E da quando?
Parafrasando una frase di Allais, Rosati si gira verso il Teto e gli dice: Caro mio, è impossibile dire la sua età: cambia tutti i giorni.

Il giorno di Halloween, sotto una pioggia fredda e livida, Fernanda circondata da una corte di donne (tutte basse e vestite di nero) trasloca dalla Kasbah senza nemmeno salutarlo. E si ritira a Miano nell'appartamento annesso alla Biblioteca Pivano di piazza Guastalla.
Uno scherzetto senza dolcetto commenta Lucio.
Prima di partire la Pivano lascia da Grazia Volpi una scatola per Rosati. Quando la aprono ci trovano i gioielli che Ottavio ha regalato a Fernanda  nel corso degli anni
. La stessa Volpi è esterrefatta e fa un commento irriferibile.
Ottavio reagisce con una sbornia e distribuendo i gioielli in una sola notte a giovani escort sexy e versatili, di entrambi i sessi
in cambio di alcuni acting out freudiani e kleiniani che ovviamente non riescono a consolarlo.

Per superare il suo PTSD, Ottavio inizia una nuova analisi con Nadia Neri 
(autrice del libro
Un'estrema compassione: Etty Hillesum e di Oltre l'Ombra: donne attorno a Jung).
La Neri, rovesciando il modello della Klein, evidenzia nella Pivano il complesso di una "madre ingrata cioè invidiosa".
Un collega completa l'interpretazione dicendo:
Peggio ancora! Questa Madre Morta dentro la Pivano è un complesso affetto dalla Sindrome di Munchausen by proxy: è una madre che vuole uccidere il figlio.

Fatto sta che Ottavio rischia vari acting out cioè la vita. Un giorno sulla strada dell'aeroporto si distrae e sta per uscire di strada; un amico lo salva per un pelo prendendo in mano il volante. Una sera va a dormire dimenticandosi di chiudere il gas in cucina e lo salva il portiere Gustavo.
Deo Concedente, la serie degli incidenti finisce dopo diversi ritiri intensivi di meditazione Vipassana diretti da Corrado Pensa.

Un amico artista che vuole restare anonimo conforta Ottavio mandandogli uno splendido disegno satirico ispirato a La Vedova Allegra di Lehar.



O. ricostruisce il muro tra le due terrazze: per fortuna il nuovo inquilino del n.20 è il musicista e showman Lelio Luttazzi che diverrà amico suo e di Teto e gli fa conoscere, tra gli altri, Armando Trovajoli, l'autore di Rugantino che una sera gli darà la gioia di intonare al pianoforte:
Nanda non fa la stupida
stasera...

Luttazzi e Rosati faranno insieme la canzone "Pappagalli Pappagà" per il teaser del film Cacatoa girato tra Roma e Vienna sulle nozze proibite di due Cacatoa, Romolo e Sissy, appartenenti a un neuropsichiatra italiano e a un baritono austriaco.

 
Intanto Pivano comunica a Grazia Volpi di aver nominato nella persona di un giovane "architetto mancato" (come egli stesso si autodefinisce)
dell'alta borghesia di Milano, il suo erede universale. E il suo avvocato cerca di impedire la distribuzione di Genamore.
A Rosati questa intimazione arriva come un buco nero sputato dentro la kasbah.

La Von Franz (in un contatto via Ulivo) la prende alla larga. La mentore sta cucinando una minestra di legumi sul camino. Si gira e, muovendo il mestolo in aria, dice che nell'inconscio il percorso più breve tra due punti non è mai la linea retta.
Non consola Ottavio e nemmeno lo rimprovera. Gli parla di un modello archetipico di negazione del tempo dovuto all'amore.
Spiega che in una coppia di amanti con una forte differenza d'età, può accadere che sia il più giovane a sparire per primo, quasi che non potesse diventare adulto davanti agli occhi dell'altro.
A questo punto Marie-Louise fruga nella pentola e tira fuori un topolino. Lo rinfresca con dell'acqua, lo asciuga e lo mette sul tavolo. Poi aggiunge:

Nel tuo caso invece non è il giovane che si sacrifica come Antinoo per Adriano, nell'illusione di fermare il tempo. Ma è l'archetipo del vecchio Saturno che divora il giovane. Devi capirlo, anche se ti sembra inconcepibile. Per ora ti servirà a salvarti. In futuro ti servirà a non fare a tua volta quello che ti ha fatto lei. Le stelle sono cadute a terra. Salvati.

Così dicendo Von Franz prende il topino per la coda, lo porta sulla porta e lo fa uscire. Poi riprende il discorso.

Devi pensare che il pensiero di Fernanda non è stato un pensiero vero e proprio ma un'emozione arcaica legata al terrore di morire e alla fantasia preistorica di incorporare la vitalità del Puer divorandolo. Il terrore di morire è di tutti ed è cosciente. La fantasia di divorazione è inconscia, rara e rettiliana. 
Però vi capisco io che amo da anni una compagna più grande di me. Una donna che, a differenza della tua, non mi divora.
Barbara non mi farà mai del male perché conosce se stessa e i miti. Mentre Fernanda conosce più la psiche dei suoi amici scrittori che la sua.
Quanto a te, non hai ancora capito niente. Ma hai fatto bene a salvare il tuo Lucio coi pappagalli, restando vicino a lei, perché c'è un tempo in cui lei ti ama.

Adesso aspetta: il peggio deve ancora venire. Ma, se sopravvivi, dopo potrebbe venirti anche il meglio. Dipende da te.


SX: Barbara Hannah - DX Marie Louise Von Franz

In effetti il legame con Lucio si rivela un piano di riserva che permette a O. di incoraggiare un giovane che ha un futuro davanti a sé, tenendo così in vita a ruoli invertiti l'immagine benevola di Fernanda nei primi decenni.
Ristrutturare questa dinamica senza fare attacchi distruttivi a nessuno è come fare una catarsi di integrazione al culmine di uno psicodramma.

Negli allevamenti di montagna del Loro Parque a Tenerife, col supporto di Marco Fiori del CITES italiano O. conduce uno psicoplay animalista (con musiche, quadri e immagini 3D di Lucio) sui pappagalli parlanti secondo il libro della Von Franz L'individuazione nella fiaba.
Partecipano all'evento Lorenzo e Marcella Crosta, vet ufficiali dei programmi di recupero dei pappagalli più a rischio di sopravvivenza nel mondo:
l’
Ara di Spix a lAra di Lear



Ottavio e Lucio concludono così la prima parte dell'esperienza romana al centro del saggio "Uomini e Pappagalli".

Rosati elabora un progetto televisivo dello Studio Pool di Roma: la serie Portius ideata con Alfredo Antonaros e basata su un gruppo di socioplay.
Siamo al Colosseo con ragazzi 
che interagisono con un gladiatore realizzato in 3D. I rumori della città che entrano nel Colosseo a 360° impediscono di realizzare un audio accettabile. Il socioplay si ferma.

Rosati lavora anche al trattamento di un film su Don Benzi scritto con Tania di Martino ma le due produzioni non vanno avanti.
Sembra che non funzioni più niente, soprattutto nell'ambito creativo.

Un virus colpisce l'allevamento dei Landi e un po' alla volta fa fuori tutti i pappagalli.
Dopo essersi rivolta
invano a scienziati, biologi e veterinari di tutto il mondo, Gudi muore di infarto stringendo tra le braccia Pilù, il suo Molucche preferito.

A salvare Ottavio con un colpo di scena pirandelliano, arrivano Ezio Donato e il Teatro Stabile di Catania che lo invitano a realizzare con l'Uiversità Fantasmi un socioplay sui Sei Personaggi in cerca d'autore dove Rosati interpreta il ruolo di Moreno e Leo Gullotta quello di Luigi Pirandello.

La post-produzione di Fantasmi con Cinecittà Holding si concluderà nel 2012 con un sociodramma di Pier Luigi Pirandello (nipote di Luigi) al Teatro Valle di Roma dove ebbe luogo la prima del capolavoro di Pirandello. 

 Per la prima volta in trent'anni O. e F. non passano il Natale insieme. Lei gli fa gli auguri con un quadrifoglio sbilenco. 
Ottavio le manda tre copie del DVD di Fantasmi che, prima dei titoli di testa, porta la dedica: 
A Fernanda per i fantasmi che abbiamo visto insieme.

2003
In un'intervista radiofonica per il programma Antiche Amicizie Fernanda parla di Ottavio con affetto e stima.
Alla domanda Cosa la fa arrabbiare di lui? risponde: 
Quel che di Ottavio mi fa arrabbiare non riguarda nessuno (clicca qui)La dichiarazione si rivelerà profetica.
Il silenzio di Fernanda sulle ragioni della sua rabbia è agli antipodi della catarsi e dello sharing in psicodramma.
Non consente risposte e sfocerà nella damnatio memoriae dei Diari che rende impossibile commenti e riflessioni di terzi.
Eppure una parte di O. continua ad amare Fernanda. Come è possibile?


Lucio pubblica con Lindau, Incontri Ravvicinati, un libro-inchiesta sul cinema di animazione digitale e parte da Roma per il suo primo contratto di lavoro a Londra. Dopo lavorerà a Glasgow, Dublino, Singapore, Montreal, Monaco, Cambogia, Copenaghen, Dubai, Francoforte, Londra, Vancouver e Toronto con crescente successo professionale nel cinema di animazione. 
L'ultimo lavoro che Lucio realizza insieme a Ottavio, prima di partire da Roma è la favola in 3D I Frulli
basata sulle avventure di una ftribù di piccoli pappagalli che vivono in una nave volante.

Aumenta il prestigio della Pivano (sempre più mitica, fragile e babish) in contesti letterari e mondani dove si muove con un corteo di fotografi, segretari, assistenti e ammiratori. 
In occasione della prima edizione dei Premi Pivano a Santa Margherita Ligure (assegnati a Renzo Piano, Alessandro Cecchi Paone e Riccardo Muti) F. invita Ottavio a proiettare finalmente Genamore in sua presenza. Poi esita. Il giorno dopo si convince. Ma il giorno prima dell'evento, ci ripensa ancora una volta dicendo che il sindaco le ha chiesto di soprassedere. Per O. è il secondo trauma legato al film.
Durante la cena che segue il premio, Rosati non riesce a dire una parola. Dopo i brindisi se ne va da solo, senza salutare nessuno.

Nonostante l'analisi gli abbia dato una conoscenza intellettuale del suo stato, O. alterna stati di sconforto e di estrema disponibilità a esplosioni di rabbia e panico di separazione da persone che ama e lo amano. Spesso si infuria per situazioni che lui stesso ha contribuito a creare. 

Mentre legge 
Il Buddha Vivente, il Cristo Vivente (un libro di Thích Nhất Hạnh) in uno stato di mindfulness,
O. avverte un indebolimento dei sistemi sottocorticali che sono sempre stati il suo forte: quelli del GIOCO, della RICERCA e della ATTRAZIONE.
Non si rende affatto conto (gli ci vorranno anni per concettualizzarlo e sentirlo grazie al modello di Panksepp) che in realtà soffre per una iper attivazione a senso unico, del suo circuito istintuale della CURA-ACCUDIMENTO in risposta ai continui segnali del PANICO- ANGOSCIA DI SEPARAZIONE emessi sistematicamente da Fernanda e Lucio.
Da questo punto di vista Ottavio è uno psicodrammatista a 360 gradi, con la batteria scarica, che continua a fare da carica-batterie alle persone che ama.


(videointervista a Jaak Panseek "How many basic emotions are there?")

Il suo Arlecchino si è preso un'infezione e si è ammalato di vergogna. Anziché saltare, servire e giocare, zoppica e si sente inadeguato.

Ottavio inizia a fare una serie di sogni in cui si trova a vagare, orfano e lost, per stazioni e aeroporti, disperso e senza casa. Li chiamerà i sogni dell'esilio e dureranno anni fino allo studio di Panksepp e all'incontro con uno sciamano. Breve PDF di approfondimento.
Nel 2003 lo psicodrammatista pulisce tutte le mattine all'alba il sagrato di Santa Dorotea che di notte diventa un letamaio.
Non può non farlo. Qualcuno nel quartiere lo prende per matto ma lui non ci bada. E' una delle poche cose che gli danno pace.

Rosati passa l'estate da solo, a studiare la letteratura scientifica sul PTSD e ad annaffiare le piante del centro storico che rischiano di morire di sete.

In un lungo momento di disperazione si sente fallito e spregevole, gli sembra che tutto il suo lavoro non abbia nessun senso e valore.
Toccato il fondo, torna nel Parco Nazionale dell'Abruzzo dove era stato con Fernanda nel 1974 ad avvistare orsi, camosci e lupi ma non riesce a scorgere nessun animale. Sembra essere diventato un altro posto: prima sembrava uno scenario di Myazaki ora è una cartolina.
Trascorre una notte nel faggeto, stretto nel suo impermeabile. All'alba abbraccia un albero e inizia a fare immaginazione attiva con la sua amica svizzera.



Marie-Louise arriva sorridendo, come un mentore saggio e cordiale.
Lui le grida che la sua vita gli sembra una serie di frammenti scomposti come il costume di Arlecchino fatto di pezze a brandelli. Dice che si sente come un servitore di due, tre, quattro padroni: un cialtrone che in vita sua non ha mai concluso niente di unitario.

La Von Franz si prende CURA di Ottavio come una madre. Lo ascolta mettendo in ordine dei ciocchi di legna da fuoco. Poi gli risponde:
Caro e fedele amico, ma non vede che questi frammenti sparsi sono gestiti da un personaggio unico?
Il costume di Arlecchino le sembra un patchwork o la coperta all'uncinetto di sua madre. Ma Arlecchino come personaggio è molto di più del suo costume.

Come Le disse anni fa la Sua amica scrittrice, il personaggio è azione e l'azione è il personaggio.
Arlecchino è un mandala vivente, è il Briccone che tiene insieme i pezzi del gioco.
E' lo Spirito Mercurio, il gestore del caos, l'archetipo del teatro.
E' l'impresario della vita, il regista che organizza tante storie.
E' il piccolo eroe che se la cava e aiuta gli altri.

E ora si tiri su e mi dia una mano con questa legna, che l'inverno è alle porte.
E' una questione di integrità. Non stia lì ad autocommiserarsi come un idiota. Con tutto quello che abbiamo da fare... Su, coraggio.


"Arlecchino servitore di due padroni" di Goldoni nella regia di Giorgio Strehler - ph Luigi Ciminaghi - © Piccolo Teatro di Milano.

Quando riapre gli occhi, Ottavio è esausto. Torna a Roma. Si fa una lunga doccia ascoltando le ouvertures di Rossini.
Invita a cena un'amica con cui, il giorno dopo, gioca a tennis. Fa la comunione. Fa sesso. Scrive. Riprende lentamente a lavorare.
Mette in ordine i libri di Fernanda in uno scaffale della libreria, accanto a quelli di Bion, Klein, Ogden e Meltzer.
E li bonifica con un sacchetto di peperoncini.

2004
Un cerchio di nuove amicizie milanesi si interpone tra F. e O. e gli altri amici romani.
Lei ogni tanto gli telefona di nuovo e con emozione, come se quella sera fosse in programma una delle feste alla kasbah. Un giorno lo prega di controllare se hanno consegnato a casa la scatola di vino Berlucchi da portare a Tito e ad Adriana. Poi chiama Adriana e le domanda se ha abbastanza dolci.
O. un po' si infuria, un po' si commuove.

2005
Ormai Ottavio ha la stessa età che aveva Fernanda quando si incontrarono la prima volta.
Lui si sente tradito. Più o meno come si sentiva lei nel 1973 nei confronti di Sottsass.
Pensando a una gag di Woody Allen, O. decide che dopo tanta analisi non gli resta che andare a Lourdes in cerca di compassione per tutti.
E ci va. Non di nascosto ma dicendolo a tutti. Qualcuno lo prende in giro ma dopo il viaggio lui si sente decisamente meglio.

Il produttore Domenico Procacci rivolge al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
un secondo appello per la nomina di Fernanda Pivano a Senatore a vita.
La proposta è appoggiata da nomi illustri del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’industria e dell’editoria
ma è sabotata da un personaggio del mondo Beat che accusa follemente la Pivano
di essere stata, ai tempi della contestazione, una spia della CIA e della Questura di Milano.

Anche stavolta la Presidenza della Repubblica respinge la richiesta, per un esubero di senatori a vita.
Fernanda riceve un'altra onorificenza: la Medaglia d'oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte e Ottavio si felicita facendo un sogno e facendole arrivare dal fioraio di via Manzoni un solo rametto di fresie che costa come un mazzo di rose a Campo de'Fiori.

Don Mario Picchi accetta di posare per un servizio fotografico di Stefano Cavalli, prodotto da Ottavio
e centrato sulla somiglianza del naso di don Picchi con quello di J. L. Moreno e col becco di Teto. 
Ottavio riceve con Zerka Toeman Moreno dal CeIS di Roma la Medaglia Jacob Levi Moreno per aver contribuito allo sviluppo dello psicodramma in Italia.

Negli anni a venire la Scuola Ipod Plays istituirà a sua volta il Premio Moreno
e conferirà la medaglia, creata alla Zecca di Stato da Ettore Frapiccini, a vari benemeriti tra cui Rosalia Maggio, Vezio Ruggieri e Marco Greco direttore del teatro di psicodramma di Torino.



O. invita Fernanda al sociodramma del Parents Circle di Tel Aviv su "Il Piombo e l'Oro del Perdono"
sul disgelo tra Israele e Palestina. Ma per la prima volta lei non risponde (o non riceve l'invito).
Anche stavolta le riprese video del sociodramma fatto tra Roma e Tel Aviv, non sono regolate da un contratto e questo scatena un conflitto tra Plays e un imprenditore che cerva di usarle per pubblicizzare una scuola di alta cucina.
Rosati si infuria e risolve il problema con l'aiuto di un avvocato internazionale che scopre che il suo nemico ha dei precedenti penali.
Ottavio si chiude in casa per un mese e installa nelle pareti dello studio gli esagrammi dell'I Ching con delle lastre di cristallo che fanno passare la luce da una stanza all'altra.



Il sociodramma su Il Piombo e l'Oro del Perdono prevede una seconda parte imperniata sul libro Il Girasole di Wiesenthal che nel 2018 resta ancora da realizzare. Ottavio tornerà sul tema del perdono dieci anni dopo in una "lettera aperta" alla Pivano in cui la perdona di alcune cose e chiede perdono per altre.

2006
Fernanda pubblica Pagine americane, (Frassinelli) e I miei amici cantautori (Mondadori) dove non menziona la PFM e nemmeno Tito Schipa jr. autore delle musiche di Genamore e dell'album Dylaniato.



Subito dopo, in piena notte, Fernanda, in preda al panico, telefona a Ottavio, gridando.
Gli chiede aiuto perché accanto al suo letto vede un volto misterioso, nitido e reale, un mascherone che la fissa con una lingua di fuoco:
No. Non è una mia fantasia. E' vero. Se ne sta lì. Mi fissa e mi prende in giro. Non se ne va via... aiutami.
Ottavio pensa che il misterioso visitatore "sfottente" abbia la funzione che caratterizza quei sogni di compensazione: 
dove l'inconscio ridimensiona un Ego fuori misura, ipertrofico.
In quel momento la Pivano (dopo i due documentari fatti su di lei mentre è in vita) vive nel palazzetto di una Biblioteca a lei dedicata, con una segreteria e uno stuolo di giovani ammiratori che la idealizzano proiettando su di lei l'archetipo della Grande Scrittrice Nazionale, un ruolo rimasto scoperto dopo la morte di grandi autrici della sua generazione come Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Lalla Romano.
Il visitatore derisorio potrebbe essere un ambasciatore della psiche profonda con un messaggio: ridimensiona il tuo Ego. 

Ma come dirlo a Fernanda mentre è in un momento di panico? Ottavio prova a leggerle per telefono una frase del nipote di Jung, Dieter Baumann:

Il conscio è già nell’inconscio e nasce dall’inconscio. Per esempio, se uno sogna e incontra nel sogno una persona che gli dice qualcosa che egli ancora non sa, questa persona da chi l’ha saputo? A chi appartiene questa consapevolezza? Chi è stato conscio? L’inconscio. Da questo punto di vista, si può dire addirittura che, quando interpretiamo i sogni, in realtà non interpretiamo i nostri sogni ma aiutiamo i nostri sogni ad interpretare noi.

Fernanda risponde che è una frase bellissima ma che non le serve a niente. Grida:
L'uomo che mi deride è ancora nella stanza e mi fissa. Fai qualcosa... ho paura.

Ottavio la invita a fare immaginazione attiva col personaggio, chiedendogli chi è, perché è venuto a trovarla e cosa vuole dirle.
Ma Fernanda non riesce a interagire con l'immagine. Vuole solo che sparisca. Che fare? Ottavio, scherzando, le  dice: 
Va bene. Passamelo al telefono... 
Fernanda scoppia a ridere e si calma. Il personaggio è improvvisamente sparito dalla stanza.

Due giorni dopo, mentre corre a Villa Pamphili, Rosati si ferma ad abbracciato a un pino e nell'Immaginazione Attiva racconta l'episodio del mascherone alla Von Franz. Lei gli dice:

Caro Ottavio, in questo caso Lei è stato teatrante non analista. E nemmeno psicodrammatista.
Si è fatto prendere la mano dal suo gusto per la battuta, come Pulcinella. 
Non avrebbe mai dovuto dire alla Sua amica: passamelo. 
E' stato imprudente da parte Sua... Potrebbero esserci delle conseguenze. Staremo a vedere...
Non ci si deve mai intromettere nelle immaginazioni attive degli altri. Soprattutto quando non funzionano. Il mascherone della Pivano non rientra in uno psicodramma di gruppo! 
Non ci si deve far carico di un altro. Glielo dissi anche nell'intervista che mi fece in casa di Carotenuto ma Lei continua a farlo...
Lei è rimasto il ragazzo italiano che pensa: "Proibito ma Possibile!"
 e si getta nell'impresa come un Deus ex Machina.
Rilegga il mio libro su L'Ombra e il Male nella fiaba. Si ricordi sempre che il confronto tra Io e Inconscio deve essere assolutamente individuale. Senza interferenze. E non dica mai più passamelo a nessuno. Non è mica Gesù Salvatore. 
Quando Jung si è fatto carico di quella insopportabile russa isterica... Sabine Spielrein, ha visto cosa è successo?
Lei uscì dalla psicosi e si prese la laurea in medicina. Poi lo accoltellò e lo tradì con Freud.


Nemmeno Ottavio sta bene. 
Il trauma affettivo crea nella sua mente un impasto di ricordi senza cronologia. Dalla sua memoria spariscono molti episodi soprattutto dei primi due decenni vissuti con Fernanda. Non trova più libri, appunti, fotografie.
Non ricorda di aver collaborato per anni a Chi è di Scena, la rubrica del TG3 del suo amico Moreno Cerquetelli e nemmeno alla Rivista di Psicologia Analitica di Carotenuto.
Alcuni eventi della sua vita gli sembrano essere accaduti molto tempo prima o dopo la data reale. Un caos.
Dovrà ricostruire la sua memoria a lungo termine, pezzo per pezzo creando nuovi circuiti neuronici.



Rosati sistema fogli, appunti e foto nelle raccolte di Plays ospitate nei locali di Santa Dorotea e con una coppia di tirocinanti della scuola passerà molto tempo sugli archivi digitali dei quotidiani e di Rai Teche. Grazie al loro entusiasmo ricostruisce il puzzle del suo lavoro e della sua identità.
Anziché girare ad altri il trauma che la Pivano ha creato in lui, chiede e ottiene dai ragazzi l'aiuto che lui ha dato a Fernanda nei primi decenni per farla uscire dalla sua crisi con Sottsass. 
Dal punto di vista dello psicoplay, si tratta di due inversioni di ruolo del tutto diverse.
Questo restauro di sapore archeologico gli insegna come elaborare il PTSD. Per un'impresa del genere Roma coi suoi ruderi sembra la città perfetta.




In un'immaginazione attiva via-albero, ai fori romani la Von Franz si fa aspettare a lungo.
Quando arriva dice a Ottavio:

Hai perso il filo, ragazzo mio, e devi ricucire i pezzi della tua vita come un sarto. Il sartorello delle fiabe è un Briccone Divino, un personaggio eroico che cuce i pezzi di un fagiolo esploso. (approfondimento pdf)

E' lo spirito Mercurio, la funzione trascendente che unisce gli opposti: amore e odio, morte e vita, intelligenza e ottusità...
Dovresti allearti con un sarto. Il sarto. Cerca un sarto, piccolo di statura ma che sia più grande di tutti. Cerca il Dio dei sarti. Diventa suo amico.

E Leggi il Libro Rosso di Carl Jung. E' un grande lavoro di sartoria. 


SX: Disegno di Jung per IL LIBRO ROSSO  - DX: Roberto  Capucci, "Nove Gonne", !956 - © FONDAZIONE CAPUCCI

Il messaggio è incomprensibile anche se l'inconscio sembra padroneggiarne il senso. Ottavio inizia il progetto Capucci sette anni dopo con un montatore esordiente, Filippo Orrù, e un gruppo di tre studenti. Nel corso degli anni si uniranno alla produzione di Plays La Fondazione Capucci, Jean Vigo Italia e OhPen

Sempre nel 2006 Rosati inizia una ricerca triennale sul racconto più celebre di tutti,  A Christmas Carol e sui reading con cui Dickens passò dal ruolo di scrittore a quello di attore con una dedizione così forte che lo stress delle tournées finì per ucciderlo.
A Cambridge Ottavio intervista Malcolm Andrews, autore del libro Charles Dicken and his performing selves.
A Londra assiste a un reading del Canto di Natale realizzato da Patrick Stewart all'Aldwich Theatre con esito trionfale.


SX: Malcolm Andrews - DX: Patrick Stewart è Scrooge nel film del 1999  di David Hugh Jones

Vedendo che tra tutte le versioni ricavate dal racconto (teatro, cinema, musica, balletto, cartoons...) manca quella in forma di psicodramma, O. decide che Plays potrebbe farla in Italia in una chiave popolare, quella del consumismo eno-gastronomico.
Sul piano culturale scopre un legame tra Christmas Carol e la parabola di Epulone dal Vangelo di Luca e mette in cantiere il primo socioplay televisivo del Canto di Natale  basato su una versione di Alfredo Antonaros che fa di Scrooge un vecchio avaro proprietario di ristoranti di lusso.
Insieme propongono il progetto a RaiSat Gambero Rosso che accetta.
La produzione è ambientata in vari spazi della Basilica di S. Maria in Trastevere: dal controsoffitto in cui compare il fantasma di Marley, al giardino, dalle navate ai sotterranei dove i partecipanti incontrano i fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro.
Playlist dei video



Per mesi O. si cala anima e corpo nei panni di Dickens secondo la scuola dell'attore di Stanislawsky:
Esce di casa in mantello, bastone e cilindro finché nessuno a Trastevere ci fa più caso. Don Mario Zuppi, parroco della basilica, con perfetta letizia francescana, lo autorizza a fare la comunione in costume e con Teto sulla spalla.

Un giorno che Zuppi è fuori Roma, il sacerdote sostituto, sgrana gli occhi a vederlo in maschera davanti all'altare e gli intima di uscire subito dalla chiesa. Rosati non si muove e risponde:
Brother, relax! We love San Francesco and San Francesco loves birds.
Teto fa su e giù con la cresta. Gli altri fedeli approvano muovendo anche loro la testa. E' già socioplay.

Canto di Natale di Rai Sat va in onda dal 24 al 26 dicembre con nove repliche e una regia televisiva disastrosa
perché il direttore decide di spostare le riprese dalla Basilica al Teatro del Gusto di Gambero Rosso dove né i partecipanti né i cameramen hanno abbastanza spazio per muoversi tra i tavoli. 
Fernanda è la grande assente di questo sociodramma. Come è assente alla festa di Natale da Tito e Adriana. 
Però l'ultimo giorno dell'anno O. trova alla portineria della Kasbah una busta recapitata a mano 
che contiene un'edizione inglese di A Christmas Carol illustrata da Arthur Rackam e un ritratto di Dickens su cartolina. Non c'è nessun biglietto di accompagnamento.



Ottavio si accorge di un piccolo quadrifoglio che Fernanda ha disegnato sulle ultime parole del racconto:
God Bless Us. Every One!
Come direbbe Jung, Anima sta per essere straziata da quel tipo di sentimento di rimpianto che i Greci chiamavano Pothos
ma Rosati cerca di mantenere la mindfulness. Il quadrifoglio non ha più la bella forma di un mandala come nel 1977.

In un'immaginazione attiva realizzata abbracciando (a stento) un albero di Natale addobbato, la Von Franz fa notare a Ottavio che la Pivano ha disegnato il quadrifoglio accanto a una bugia e conclude:
Lei, dottore, in questo momento mi sta immaginando. Ma non riesce a immaginare che la sua amica sia
una brava saggista incapace di immaginazione. Del resto neanche io sono Agata Christie. E adesso perché piange come un bambino? Non sia puerile. La smetta o sparisco anche io.


 

Il socioplay del Canto di Natale tornerà per tre anni in contesti molto diversi da quelli di RaiSat, a partire dal Teatro Moncada a cura dello Stabile di Catania fino all'AIPA di Roma.
In ogni edizione Plays proietterà l'immagine del quadrifoglio accanto al video-karaoke del fantasma di Marley 
interpretato da Francesco Carnelutti che durante le riprese girate nel controsoffitto della Basilica fa qualcosa di eccezionale per un attore:
per tutta la durata del monologo non batte mai le palpebre.

 

2007
Muore a Milano Ettore Sottsass jr. 
Al di là della stima artistica e culturale, Rosati si domanda perché la sua scomparsa gli dispiaccia tanto 
non avendolo conosciuto di persona ma solo come personaggio centrale nella vita di Fernanda.
Inizia a ipotizzare che possa esistere, accanto al classico albero genealogico, un albero fantasmatico,
una rete non solo dei ruoli ma pure delle immagini di quello che Moreno chiamava "l'atomo sociale" di una persona e di un sistema.
Anche questa rete, per quanto fatta di illusioni e immagini, è reale e influisce sulla vita di un soggetto.
Da questo punto di vista le identificazioni proiettive che il soggetto A opera su B corrispondono a ruoli che il regista dà agli attori.
I quali però possono subire i ruoli passivamente o modificarli. Giacché ciascuno di noi vive un oggetto o un personaggio a suo modo.

Un avvocato che colleziona dei vasi di Sottsass, dice a Ottavio:
Non ti è mai venuto in mente che la Pivano ha bloccato il vostro film per evitare che il marito scoprisse una Fernanda amata e felice nella sua vita a Roma?
In pubblico e nella sua politica 
di divorzio lei voleva rappresentarsi fedele, infelice e vittima del tradimento di Sottsass.
Di cose del genere nel mio mestiere ne vedo tante. Per te che la ami, la Pivano è solo una grande scrittrice ma lei era anche una moglie.
E il problema delle mogli durante una pratica di divorzio sono gli alimenti. La psicoanalisi e il talento non c'entrano niente.



O. fa un sogno. Cammina con Teto sulla spalla e incontra Sottsass in una specie di paradiso degli architetti. C'è pure Fernanda che ha portato un cestino per il picnic. Rosati saluta Ettore come un vecchio amico e, mentre la Pivano apparecchia, lo invita a disegnare per l'Ordine degli Psicologi il Teatro di Psicodramma italiano. Una voce fuori campo rivela che Ettore è un anagramma di Re Teto. Un ideale dell'Io. Non un nemico.



Mettendo in scena questo sogno in un setting di formazione con una ventina di allievi, O. è sopraffatto dall'emozione. 
Nel gruppo si verifica una reazione psicosomatica:
la ragazza che interpreta il ruolo della Pivano, nel momento in cui avviene l'incontro tra i due uomini
sente  che il braccio destro diventa caldo e quello sinistro freddo ed è sul punto di svenire. Fioccano sharing e interpretazioni di vario genere.
Michela dice che il trauma può essere vissuto nel corpo ma non detto. Lo svenimento è una dissociazione.

O. e Alfredo Antonaros scrivono con Tania di Martino lo script di Ciao Teto una commedia
ambientata in un allevamento sul Delta del Po' con lo chef Igles Corelli. Realizzano con la Commissione Cinema Emilia-Romagna, lo storyboard fotografico delle inquadrature. La produzione però non parte.

La Pivano invia a Ottavio (senza nessuna dedica) il suo nuovo libro edito a Napoli dal loro amico Tullio Pironti 
Lo scrittore americano e la ragazza perbene. Storia di un amore: Nelson Algren e Simone de Beauvoir.
Per fortuna la busta arriva alla kasbah poco prima che O. sta per inviare a Fernanda una copia di Tutto per bene, di Pirandello insieme a un biglietto sarcastico per il fatto di non aver ricevuto il libro su Algren e de Beauvoir. 

Alfredo e O. creano anche per un'azienda consociata SKY (che si gioverà delle loro idee) il palinsesto di una nuova rete televisiva
detta ARCA con nuovi format di programmi sugli animali da compagnia. Anche questo progetto finisce nel nulla.

Una sua antica e cara fidanzata, scrittrice di 
soap, rivela a Ottavio di essere madre di una figlia avuta da lui.
Ma, come in una soap, si rifiuta di fare accertamenti del DNA della ragazza. Vuole tenere all'oscuro per non turbarla.
Per superare la situazione di stallo e migliorare il suo rapporto con le donne, O. chiede aiuto ad Alejandro Jodorowsky  
che ascolta la sua storia sorridendo e gli propone una psicomagia in tre tempi. 

Prima di tutto Ottavio deve andare a un santuario,
meglio di tutti quello di Padre Pio perché ha detto che sua madre gli era devota,

deve pregare, confessarsi, comunicarsi,
fare una generosa donazione
e riempire un grosso bidone di acqua benedetta.



Poi deve trovare un terreno dove realizzare la psicomagia,
e procurarsi degli stinchi di bue (dodici come gli antenati che ha sistemato nella tomba di famiglia)
ripulirli alla perfezione con un temperino,

metterli sotto il letto in una scatola,
urinarci sopra, a mezzanotte in punto, per una settimana
e tornare a dormire senza far caso all'odore. 

La seconda parte del gioco avviene una settimana dopo, con la partecipazione di sette amiche di Ottavio che devono:
presentarsi in gonna e senza mutandine, con zappe e vanghe,
denudarlo, fargli, una dopo l'altra, una veloce e piccola carezza sul sesso,
scavare una buca profonda e gettarci gli stinchi,
poi calarci dentro Ottavio in piedi, coprendolo di terra fino al collo, anzi al naso,
poi devono fare un girotondo intorno a lui,
urinare in cerchio cantando e danzando, 
tirare Ottavio fuori dalla terra,
lavarlo con l'acqua benedetta della tanica, 
asciugarlo e profumarlo,
bruciare i vestiti vecchi,
ricoprire la buca,
e rivestirlo con abiti nuovi.

Nella terza parte O. deve invitarle tutte a un pranzo di lusso con musica di Mozart e champagne.
Tutto qui.


O. realizza la psicomagia in un angolo segreto del Gianicolo (dove Dario Argento sta girando un film)
con la partecipazione di Teto che segue da un albero. Lucio fa un video.
Come O. temeva, la scrittrice di soap decide di andarsene quando vede Lucio (dicendo che si aspettava un gruppo solo di donne) ma Ottavio la rimpiazza con una vice che teneva di scorta.


Il gioco suggerito da Jodo ha un effetto trasformativo non solo su Ottavio ma su tutte le donne che vi hanno partecipato.
Nel 2012, quando Rosati interverrà con lui a un convegno su Arte e Cura, gli dirà che la sua psicomagia ha funzionato ma forse è tempo di farne una nuova perché si è di nuovo innamorato perso di una donna difficile.
La sera a cena, quando Ottavio gli presenta la sua nuova fidanzata (anche lei bionda e bella) definendola La donna che visse due volte, Jodorowsky precisa: non sono due volte, Ottavio, sono tre. 



In ottobre Plays acquisisce dalla Ager3 di Grazia Volpi i diritti di commercializzazione e distribuzione di Genamore.

2008 
Nuovo trauma. Bompiani pubblica il primo volume dei Diari della Pivano (1917-1973) dove non figura il nome di Ottavio che, a partire dal 1973, le ha visto scrivere per quasi trenta anni con la sua matita a punta morbida.


Qualcuno ha influenzato Fernanda oppure si tratta di una fantasia di sparizione creata dal pensiero magico di una principessina che gioca con le bambole, come un complesso autonomo e fuori controllo? 
I fatti della realtà sono cancellati da una damnatio memoriae che su Rosati ha una ricaduta traumatica così forte che finge di non aver visto il libro e non dice niente alla Pivano, quando lei gli telefona.

 

Nei Diari non figurano centinaia di episodi ed eventi vissuti insieme da F. e O., nemmeno quelli descritti in molti suoi libri, lettere e articoli reperibili negli archivi digitali di giornali e riviste. Sono tutti spariti nel nulla. In netto contrasto con quella che la presentazione del Fondo Pivano Benetton definisce "l’acribia di Fernanda Pivano nel conservare carte personali e di lavoro".
Le pagine traboccano del name dropping di celebrità con cui la Pivano ha avuto incontri sia importanti che fugaci, mentre fatti ed eventi di rilievo vissuti insieme, mancano oppure sono attribuiti ad altre persone o a un figurante anonimo.
Quando menzionano Generazioni d'amore, i Diari non ne indicano l'autore, come se il film fosse un figlio senza padre. 
Per quanto desaparecido, Ottavio è vivo e reperibile. Ogni tanto Fernanda gli telefona.

Il "ragazzino" degli anni Settanta e pure l'adulto degli Ottanta e dei Novanta non sono discussi o criticati. Sono annichiliti. 
Rien ne va plus in un nuovo gioco di prestigio dove è il cilindro del prestigiatore a sparire nelle orecchie del coniglio. 
E' possibile che questa disintegrazione sia (esclusivamente) opera della Fernanda che raccomandava di mettere l'integrità al primo posto? Ma quale integrità? Quella dell'Ego o quella del Sè?
E in ogni caso c'è sotto la regia di qualcuno? E perché?

 

Oltre che un certo danno (vero o presunto) all'immagine pubblica di Ottavio, la damnatio crea un grave problema psicologico.
Il persecutore interno di Rosati ha modo di insinuare che gli saranno attribuite azioni vergognose e indicibili:
La sparizione del suo nome nei Diari, costituisce un doppio legame, visto che nei Quadrifogli Fernanda ha scritto di lui:

...Ventisette anni, tu diventato famoso ma senza più i ricciolini neri. Hai 50 anni, non è possibile. Per me ne avrai sempre 18 a spiegarmi cos'è il Super io, a dirmi senza ridere che l'uomo è caccatore, a chiedemi cosa vuol dire "he took my cherry" di Ginsberg. 
Quanti ricordi, quante birbonate, quanti petali dolcissimi della tua gentilezza, quanto dolore per le tue scelte, quante speranze per il tuo futuro di intelligenza e bravura. Grazie, Gianni Ottavio, Dio ti protegga sempre.

Interi episodi della vita di Ottavio scompaiono anche dalla sua mente.  La sua memoria si impasta e si riempie di buchi.
Per mesi non è in grado di lavorare e, per vivere, inizia a svendere le sue proprietà alla metà del loro valore. Patisce una dispersione dell'identità e una malattia fisica per cui viene operato. Si sente disperso e triste e non sa come reagire. Dal momento che continua a proteggere Fernanda, inizia a detestare se stesso.
Gli capita spesso che alla cassa di un negozio o di un cinema gli diano un resto inferiore a quello giusto. Ottavio si rende conto dell'imbroglio ma si sente bloccato e non riesce a dirlo perché un'altra voce insinua che potrebbe essersi sbagliato. 
Dopo un anno di analisi il sintomo si riduce e sparisce. A quel punto Rosati osserva un dettaglio: se chi è alla cassa è in malafede, corregge il resto immediatamente, non lo guarda mai in faccia e non chiede scusa.

Gli amici di Ottavio sono preoccupati. Soprattutto quando reagisce al trauma con improvvisi e compulsivi scoppi di collera pieni di sarcasmo e disprezzo o manifesta attacchi di gelosia immotivati, di cui, subito dopo, si pente.

Ottavio si dedica allo studio della letteratura scientifica sul PTSD, a partire dagli studi dell'analista junghiano Donald Kalsheddi Philip Bromberg e Bessel Van der Kolk.
In futuro queste letture sfoceranno in una ricerca della scuola di formazione Ipod con lezioni di Maurizio Stupiggia sull'efficacia terapeutica dello psicodramma e dell'EMDR per i soggetti traumatizzati dal comportamento di un familiare e da una persona amata.
A un certo punto Ottavio capirà che la vischiosità dei suoi sintomi ha la funzione di far emergere antichi e catastrofici "vissuti non pensabili" della sua infanzia. 

Così nel 2017 metterà in cantiere due nuove tecniche di psicodramma che si rivelano utili a diversi pazienti.

La prima è un'estensione della Scacchiera, chiamata: IL SIPARIO DI VETRO ® approfondimento pdf 569 kb

Si trattta di un toy terapeutico (ispirato alle teorie sulla funzione riflessiva di Fonagy e Target)
dove tre pareti fatte con specchi unidirezionali poggiano su una scacchiera. Davanti e dietro al primo vetro-specchio il paziente colloca delle miniature corrispondenti a se stesso e alla persona con cui sente di avere dei problemi di rispecchiamento: caregiver, coniuge, amante... Poi muove le luci e fa una serie di scoperte.
La foto qui sotto rappresenta il doppio processo di dispersione dell'identità realizzato dalla damnatio memoriae dei Diari della Pivano. 
In questa scacchiera di vetro Ottavio si rappresenta non visto da una figura impallidita e sfuggente circondata da ombre ondivaghe.
Ma non è desaparecido. Si vede, sia pure sfocato. E vede la figura che (col tesoro nelle mani) non lo vuole vedere.


ph Andrea Bassega - © PLAYS

La seconda tecnica terapeutica è un nuovo tipo di catarsi che Ottavio sperimenta con l'aiuto di un terapeuta esperto e corazzato come Io ausiliario. 
La chiama IL GIOCO DEGLI OCCHIALI ® (pdf di approfondimento) 

Si tratta di uno psicoplay in cui il soggetto indossa diversi tipi di occhiali con montature simili a maschere corrispondenti a vari stati d'animo. Il paziente, con l'aiuto di un abile antagonista, può rivivere sul piano teatrale le catastrofi vissute e non pensate di cui parla Winnicott. Questo gioco non è facile ma è efficace. Fa pensare che il vero perdono non sia solo un'operazione filosofica e spirituale ma debba fare un ricorso omeopatico a una catarsi forte e aggressiva per prendersi gioco della rabbia arcaica attivata nei sistemi sottocorticali. Il gioco degli occhiali non è proponibile a tutti. Richiede terapeuti e pazienti in grado di gestirlo.
(pdf di approfondimento)

2009
Il giorno del suo compleanno, come se niente fosse accaduto, Fernanda chiama Ottavio al telefono per fargli gli auguri e conclude la telefonata dicendo: 
Tesoro mio. Auguri... Che ne dici? Vuoi che facciamo uno psicodramma col pianoforte per la tua festa?

La prima domanda per il riconoscimento della scuola di psicodramma IPOD PLAYS è respinta dal MiUR.
Un professore, forse ignaro del libro di Caillois I giochi e gli uomini, confonde PLAY con GAME e accusa O. severamente di voler fare una scuola di videogiochi.
O. ricorda di averlo incontrato (il professore, non Caillois) con Fernanda a cena da una giornalista dove lui raccomandava a tutti una cartomante romana abilissima in questioni di cuore.

Il suo amico Vinicio, custode dell'Orto Botanico dopo una grande nevicata invita Ottavio a fare un video nei viali con Teto e Iside, lasciando le orme sul manto di neve intatto. 

O. fa un sogno dove la Von Franz sorridente suona il pianoforte portando sulle mani i gioielli di F. e una penna del Teto
mentre la Pivano spacca la legna con una faccia lamentosa. I volti delle due donne si confondono finché Ottavio grida:
Siete due grandi scrittrici! Fate pace, se non volete farmi impazzire! 

 

Ad agosto Fernanda Pivano muore a Milano lontana da Ottavio. Lui si sente straziato e avvilito.
Al termine del funerale celebrato da Don Gallo a Genova, Ottavio e Tito Schipa jr., a nome di tutta la Kasbah, portano la bara sulle spalle per il suo viaggio di Addio.  A Roma organizzano una Messa di suffragio a S. Dorotea a fianco del Cinema in Trastevere dove il pazzariello presentò Amici scrittori.

 F. ha vissuto (con qualche aiuto) 92 anni.  O. ha 59 anni (e non si sente benissimo)

 La Fandango di Procacci pubblica il DVD di Farewell to beat di Luca Facchini insieme al libricino della Pivano Un po' di emozioni.
Poco dopo un avvocato da Milano scrive a Plays di non vendere Generazioni d'amore né alla Rai né a Sky.
Una telefonata di Michele Concina, erede della Pivano intima a Ottavio:
Senti bene Rosati: se fai circolare il tuo documentario ti faccio causa e ti porto via un sacco di soldi.
Ottavio risponde:
Mi sembra difficile perché non li ho. Comunque grazie: stai lavorando per me e non lo sai.

In un sogno ambientato all'Harris Bar di Venezia, O. si trova in compagnia di Jung e del couturier Roberto Capucci.


 
Jung dice: L'Animus di una donna è una volpe abilissima a cancellare le sue tracce con la coda. 
Capucci risponde: Certo, professore. Nell'Alta Moda la coda è indispensabile. L'ho messa anche alla professoressa Montalcini quando le ho fatto l'abito per il Premio Nobel.
Ottavio porta dal bar tre bicchieri di Martini usando il Libro Rosso come vassoio e Jung osserva:
Manca un bicchiere per fare un quadrato. Non possiamo brindare finché non arriva il dr. Moreno.
I funerali della scrittriche di cui è innamorato dovrebbero essere finiti. Ora sta reggendo la sua bara ma dovrebbe arrivare 
da un momento all'altro.

Il sogno è abbastanza comprensibile. Sembra dire che il lavoro del lutto di O. deve passare per uno psicodramma liberatorio.

Dopo il sogno O. va in pellegrinaggio psicoanalitico alle torri di Jung e Von Franz a Bollingen e trova una certa pace.
Passeggiando lungo il lago Ottavio capisce che lo psicodramma di cui parla il sogno,
 non passa solo per il pensiero e per il sentimento che hanno caratterizzato la relazione con Fernanda.
Il futuro vuole l'integrazione della funzione rimasta in ombra: la sensazione estroversa.

In Ottobre il MIUR approva la Scuola di psicodramma IPOD PLAYS come Istituto di Formazione in Psicoterapia con presidente garante il prof. Vincenzo Caretti al quale subentrerà presto il prof. Vezio Ruggieri.

Il primo evento di IPOD PLAYS è un incontro alla Casa del Cinema che finalmente proietta Generazioni d'amore a Roma, con una presentazione di Italo Moscati, Moreno Cerquetelli e Giuliano Montaldo (Clicca qui).
Segue una Grande Festa nella sala della terrazza della Chiesa di Santa Dorotea vicina alla Kasbah, che ospiterà le lezioni dei primi anni.



O. inizia una nuova analisi con Stefano Carta che lo rimette in piedi. 
E' l'ottava terapia perché dal 1972 O. non ha mai smesso la sua analisi:
Dora Bernhard, Aldo Carotenuto, Paolo Aite, Mario Trevi, Giusy Cuomo, Claudio Modigliani, Nadia Neri
ai quali vanno aggiunti il Maestro Silvano Uttinacci, Gennie e Paul Lemoine, i suoi insegnanti di tennis e Corrado Pensa Maestro della meditazione Vipassana.

Tre mesi dopo, il 15 novembre, muore anche il padre Giovanni a 98 anni, circondato da nuora, governante e i due nipoti (Claudia e Giovanni) figli di Gianpaolo che fa il medico e ha dato al figlio maschio il nome di suo padre. Tutto per bene, direbbe Pirandello.
 Il sociodramma del funerale avviene alla Chiesa di S. Dorotea a Trastevere. Sul feretro Gianpaolo appoggia la bandiera con lo stemma dei Savoia e la sciabola di capitano dell'esercito. Ottavio posa sulla lama una penna bianca e gialla di cacatoa
e racconta che, durante la guerra Giovanni salvò gli archivi del Registro spostandoli nei sotterranei del Teatro dell'Opera di Sulmona, con un colpo di Spontaneità che, invece di una medaglia, gli portò la sospensione dello stipendio.
E per finire cita il suo Papà-mantra: Tutto sommato la cosa più importante nella vita è la bontà.

2010
A un anno di distanza dalla sua morte, Bompiani pubblica il secondo volume dei Diari della Pivano (1974-2009) 
dove continua la damnatio memoriae. Rosati stringe i denti e si sforza di ignorare il fatto di essere ignorato. Continua a presentare Genamore alle rassegne e agli incontri dove lo invitano, soprattutto quando può dare all'evento una dimensione psicodrammatica.

A marzo O. realizza al Teatro Valeria Moriconi di Jesi con Teto e Iside il video "Stelle Sopra Stelle Sotto" in occasione dello spettacolo La canzone di Nanda con la regia di Gabriele Vacis dove Giulio Casale lo invita a proiettare il film e a condurre un socioplay sulla poesia femminile. L'evento infatti coincide col giorno della Festa delle Donne.

A maggio O. registra con Milena Vukotic il video-poem La mia Nanda nel corso di un reading psicodrammatico a cura di Enrico David Santori.

Tra gli amici al fianco di O. c'è il dr. Lucente, un mentalista incontrato al Teatro Stabile di Catania che legge le ultime pagine e lettere scritte da Fernanda su Ottavio e le interpreta in termini di suggestione ipnotica su come Rosati si dovrebbe comportare per sentirsi amato e apprezzato da lei: togliersi di mezzo uscendo di scena.



Il mentalista si domanda se la Pivano (e qualcuno accanto a lei) abbiano praticato intuitivamente le strategie e i trucchi dei prestigiatori, senza rendersi conto della loro pericolosità. Di fatto Rosati, dopo la rottura, ha rischiato di perdere la vita in un incidente.
Come ha già fatto Stefano Carta in analisi, anche il mentalista spiega le ricadute della damnatio memoriae operata nei Diari di Bompiani, nei termini di Jaak Panksepp (1943 - 2017) lo psicobiologo che ha coniato il termine "neuroscienze affettive" per indicare il campo delle neuroscienze che studia i meccanismi neurali dell'emozione nei mammiferi, dai topolini agli uomini.

Nella sua lettera Lucente dà alcuni consigli su come risolvere situazioni simili a quella di Ottavio. (Approfondimento.pdf 98  kb)

Negli anni futuri la scuola Ipod Plays studierà un nuovo tipo di psicoplay sulla base della teoria dei sette sistemi sottocorticali del CervelloMente di Jaak Panksepp: SESSUALITA', COLLERA, PAURA, SOFFERENZA, CURA, GIOCO, RICERCA. 
Colpisce che alcuni di loro coincidono con i personaggi del film della Disney-Pixar Inside Out. (per un video di Panksepp clicca qui)


PAURA, RABBIA, GIOIA, TRISTEZZA, DISGUSTO. Rispetto ai sistemi di Panksepp non figurano nel film: CURA, SESSUALITA' e RICERCA

Un po' alla volta Ottavio si accorge che nella sua mente i sistemi istintivi di Paura, Collera e Sofferenza si attenuano mentre si riattivano finalmente quelli di Ricerca e Gioia-Gioco. Sia in ambito creativo che nelle conversazioni col suo allievo storico Enrico Santori e i nuovi studenti della scuola IPOD PLAYS.

Un segno di questa rinascita è la teorizzazione dei Giochi di Bricconaggio (File di approfondimento)
esposta durante un seminario sul pensiero positivo di Seligman e la Spontaneità di Moreno, tenuto alla Facoltà di Psicologia di Roma Sapienza
dal prof. Accursio Gennaro.
Rosati fa vari esempi clinici tra cui un video-bricconaggio dedicato a uno studio romano che ha scritturato Teto e Iside per realizzare con Plays e l'attrice Valeria Solarino delle foto 3D per il Corriere della Sera.



Dopo un sociodramma sul caso Pivano, realizzato alla scuola di formazione di IPOD, Francesco (giovane psicologo specializzato in cartoons, pupazzi e orsi di vario genere) invia una mail con la foto di un orsetto viola sotto un dito che fa passare il suo colore dentro un orsetto giallo: 

Salve Ottavio, questa foto mi ha colpito. Mi sembra che raffiguri benissimo il meccanismo dell'identificazione proiettiva di cui parlavamo ieri. Che ne dici?
A differenza della semplice proiezione, l'Identificazione proiettiva si può verificare solo tra persone che sono in stretto contatto. 
Dunque, la Pivano è l'orsetta viola. Tu sei l'orsetto giallo. Lei ti ha trasferito come un veleno, la sua depressione per il divorzio dal marito. Ha fatto a te quello che lui ha fatto a lei. E nelle date corrispondenti. Il dito che preme sull'orsetto viola, allude a qualcuno che ha tutto l'interesse a favorire questa scarica per usarti come "orso espiatorio". Calcola pure che gli scrittori di talento riescono a a influenzare i giri frontali inferiori del cervello e soprattutto l'amigdala del lettore. Fernanda Pivano era molto brava in questo, anzi era geniale. Tu però non dovresti farti più violare!

Rosati gli riponde con questa mail:
Bravo! Mi ha colpito il gioco di parole sul fatto che l'orsetta viola stia violando l'orsetto giallo. 
La metafora può essere utile per chiarire le idee ai pazienti che subiscono una manipolazione affettiva o un'identificazione proiettiva. 
Dopo la tua mail, ho fatto un po' di immaginazione attiva che sembrava un'animazione digitale 3D. Ti racconto cosa mi è passato per la testa, tra immagini e pensieri: 
1. Quel cordone fisso tra orsi esiste solo nei rapporti madre-bambino. 
2. I due orsetti, più che collegati, sembrano "orsetti siamesi".
3. L'orsetto giallo per fortuna conosce e gioca anche con altri orsi e orse.
4. Ho visto l'orso giallo che respingeva il colore viola indietro verso il mittente.
5. Ho immaginato un nuovo dito che spezzava il cordone.
7. Ho immaginato che il colore viola usciva dal giallo e diventa inchiostro.
8. Poi ho immaginato che l'inchiostro collaborava con altri inchiostri per scrivere una storia policroma.
Grazie di tutto e ciao!

Rosati invia a tutti gli studenti della scuola di formazione lo scambio di mail. Nella lezione seguente dirige lo psicoplay winnicottiano Orsetti transizionali.

Pochi giorni dopo, in un articolo su La Repubblica del 14 luglio, Quando ho tenuto per mano un mito,
Sandro Veronesi descrive un impressionante episodio di identificazione proiettiva attivato da un contatto con la Pivano.
La storia di Veronesi, oltre a essere un bel pezzo giornalistico, ha una notevole valenza clinica.


Teto e Titti nello studio della Scacchiera - ph Enzo Bitonti - © PLAYS

Nuovo colpo di scena: Arnoldo Mosca Mondadori durante un viaggio a Roma consegna a Rosati otto pagine della Pivano intitolate:
Presunzione - Maldicenza - Invidia - Ipocrisia - Rancore - Violenza - Ingiustizia e La Dolcezza

Sono un dono per Ottavio che risponde alla Pivano scrivendo una breve lettera di Perdono.
Di queste pagine Plays pubblica solo La Dolcezza in questo ipertesto (la tastiera aveva scritto per lapsus: iperteto).



Dal punto di vista letterario, le otto lettere di Fernanda sembrano dei Minima Moralia minimalisti. Più commuoventi che illuminanti perché (come direbbe la Von Franz) il pensiero introverso non è la funzione dominante della Pivano.
In un primo momento, Ottavio, tenendo in mano quei manoscritti, si emoziona e li accarezza. Poi è tentato di buttarli via come i minidisc dei loro litigi. Ma non lo fa perché sarebbe una reazione/collusione con l'annullamento fatto nei Diari.
Alla fine decide che quelle pagine entreranno nella commedia Grandi Feste con Fuoco insieme alla coppia più romantica della Casina Valadier.

Sempre nel 2010 il Prefetto di Roma registra il nome d'arte Ottavio come nome anagrafico a tutti i titoli.

Nel 2017 dopo uno psicoplay Martino Zarebsky, il primo psicologo sacerdote iscritto alla scuola di formazione, proporrà a Ottavio di celebrare il suo nuovo nome con un nuovo battesimo fatto alla sua parrocchia di Palestrina.
Ottavio accetta con entusiasmo sia dal punto di vista jodorowskyano che da quello religioso.
Subito dopo il ri-battesimo una signora bionda che ha ha partecipato alla Messa, si avvicina a O. per fargli gli auguri e gli domanda:
Ma voi lo sapevate o no che oggi è il giorno di Sant'Ottavio?
Quando O. esclama che nessuno lo sapeva, nemmeno don Martino, e che si tratta di un vero fenomeno di  sincronicità, la donna risponde: 
Come sarebbe, sincronicità? E' una Dio-coincidenza! 
A cena tutti diranno che sono due modi di dire la stessa cosa.

A Natale il Comune di Milano onora Fernanda Pivano proiettando una fotografia del suo volto sulla facciata del Duomo.
O. scrive che questo omaggio è il contrario di quello che è successo a Berlusconi quando gli hanno tirato in faccia una statuina del Duomo.
Per la prima volta da quando Fernanda è morta, O. fa un sogno dove c'è lei:

Sono insieme a Nanda su un treno che arriva a stazione Termini e, per parlare,
non ci accorgiamo che tutti i viaggiatori sono già scesi dai vagoni (come nel film "Lion" di Garth Davis).
E' un po' come nell'episodio del 1981 quando restammo chiusi dentro al Teatro San Carlo di Napoli.
Mentre prendo tutti i bagagli e aiuto F. a scendere, il treno parte verso il deposito con lei a bordo.
Sola. Le luci sono spente.

Sono disperato perché so che Fernanda si sentirà come una bambina spaventata.
Urlo per richiamare l'attenzione dei ferrovieri. Poi lancio una lucciola dentro il vagone per tenerle compagnia.
La lucciola si poggia sulla spalla di Fernanda e fa sempre più luce. Il treno si allontana.
Mi sveglio col cuore in tumulto.

Alla fine del 2000, la scuola Ipod Plays inizia un seminario sulla tipologia junghiana secondo la Von Franz
(pensiero, sentimento, sensazione, intuizione) centrato sui disegni del Libro Rosso di Jung e sul saggio di James Hillman su Afrodite e la funzione della bellezza.
Inizia così lo sviluppo del Progetto Capucci finalizzato alla produzione di un documentario e di un film con la consulenza di Adriana Mulassano, scrittrice e storica della moda, già addetta stampa di Giorgio Armani.

Il lavoro inizia col cortometraggio Le Code Le Ali (con il montaggio e le animazioni di Filippo Orrù e un commento psicoanalitico di Claudio Widmann) prodotto da Plays e la Fondazione Capucci, che nel 2017 sfocerà nel documentario televisivo La moda proibita realizzato in collaborazione con la Jean Vigo Italia di Elda Ferri e la Oh!pen di Mauro Calevi.
Tra i personaggi che intervengono come testimonial: Anna Fendi, Sidival Fila, Maria Pace Odescalchi, Pier Luigi Luisi, Sylvia Ferino (direttore del Kunsthistorisches Museum di Vienna) ed Eike Schmidt (direttore degli Uffizi a Firenze).

La giovane psicodrammatista Gina Cimmino partecip come attrice in vari set tra cui
l'Accademia di Ferentino, lo studio di Anna Fendi, Palazzo Odescalchi, la Reggia di Venaria, l'Atelier Capucci e il Convento romano di San Bonaventura.

Plays presenterà anche il progetto di una sceneggiatura e la Commissione Cinema del MIBACT riconosce la qualifica di valore culturale per il suo sviluppo. La storia narra le disavventure di uno studente ossessionato dal Libro Rosso che vuole, a tutti i costi, laurearsi in psicologia con una tesi che accosta i disegni di Capucci a quelli di Jung.
Il film si conclude con un set-setting inedito in cinema: un socioplay con studenti e docenti che esplode nell'Aula Magna di Psicologia a Roma Sapienza.

Urbano Barberini (che ha già collaborato con Plays per Fantasmi al Valle) entra nella storia nel ruolo di se stesso: l'attore arriva all'università fingendo di essere il famoso couturier mentre il vero Roberto Capucci osserva il socioplay di nascosto, insieme alla prof.ssa Anna Maria Speranza.

Rosati e Marzano realizzerano nelle stazioni artistiche della Nuova Metropolitana di Napoli, con la Campania Film Commission,
un teaser del film con gli attori Anna Lia Perna e Nick Rizzini.

La scuola IPOD riprende gli incontri per realizzare il Teatro di Psicodramma con una ricerca comgiunta tra le facoltà di Psicologia e Architettura di Roma Sapienza. Intanto Rosati e Luciana Santioli sperimentano col comune di Siena, in vari contesti sanitari, le riprese multiangolo in IPOV 3  curate da Antonio Rossi. Questo sistema video su piattaforma Apple mantiene integralmente le riprese video di cinque videocamere puntate su un gruppo e consente di studiare le interazioni dei partecipanti in ogni momento egli incontri.

Dopo aver realizzato a Siena con Luciana Il Rischio della FelicitàOttavio recupera altri ricordi tra cui la promessa fatta nel 2000 a sua madre di spargere le sue ceneri in una distesa di papaveri durante una giornata di sole. 
Così un giorno di primavera (in cui si sente in pieno inverno) porta su un prato il vecchio televisore di Mirella, lo collega a un DVD col soprano Leontyne  Price  che canta La forza del destino (Pace, pace, Mio Dio), lo sistema sul cofano della macchina e accende i fari. Riesce finalmente a spargere le ceneri di sua madre guardando la romanza di Verdi.

Quando lo psicodramma delle ceneri è concluso, Ottavio si accorge che, grazie alla musica e alle immagini, depressione e angoscia sono sparite. Si sente solo un po’ stanco e sudato.
Mentre ricarica tutto nel portabagagli della sua vecchia Panda gli viene in mente che i repertori e gli apparati tecnici del TDT dovranno essere flessibili e caricabili in un furgone. Spostandoli da un setting a un altro si realizzerà in piccolo quello che fanno i Grandi Teatri in tournée nel mondo.
Infatti un laboratorio del genere non dovrebbe essere realizzato dentro le mura di un ospedale ma in un edificio localizzato nel suo giardino, come il teatro di psicodramma che Moreno sistemò nel bosco di Beacon accanto al suo Istituto.

A Roma uno spazio ideale sarebbe l'Ospedale Forlanini chiuso da anni, per il quale la Regione Lazio cerca nuove destinazioni.
Il gruppo di studio del TDT lo visita nel febbraio del 2018 con la guida del prof. Massimo Martelli (primario di chirurgia toracica) che ne conosce ogni metro quadro e lo ama come si ama una creatura vivente.

La guida istituzionale della visita è il giovane Filippo Chiesa, il funzionario che per conto della Regione ha avuto l'idea di affittare gli spazi del Forlanini per locations di cinema e televisione ricavandone una somma utile ai costi della manutenzione dell'enorme parco circa 200.000 euro all'anno.
Naturalmente il progetto del TDT implica che lo spazio del Forlanini per la realizzazione del TDT sia concesso dalla Regione in comodato e che le strutture siano realizzate con la consulenza di un comitato scientifico e culturale.

Rosati va a trovare a Milano, Massimo Giacon l'artista autore del libro a fumetti ETTORE: Mr. Sottsass jr. e il mistero degli oggetti.
Gli descrive La Scacchiera e  Il Teatro del Tempo e gli chiede di entrare nel progetto del TDT disegnando i personaggi che devono dargli vita: 
un'architetta, uno psicologo, un medico. Ciascuno dei tre ha un suo animale totemico: il Castoro, il Pappagallo, l'Orso.

Dopo diversi bozzetti, Giacon e Rosati decidono di aggiungere al disegno un quarto personaggio che rappresenti il progetto terapeutico Wois messo a punto dall'antropologa Patrizia Burdi. E' una farfalla che rappresenta la Scrittura.

Nel 2017, durante una riunione del gruppo di studenti che lavora al progetto da presentare alla Regione Lazio per gli spazi del Forlanini, emergerà l'idea di creare in collaborazione con i principali Enti Lirici italiani un archivio digitale dei bozzetti delle grandi opere per proiettarli sullo schermo del Teatro del Tempo durante i giochi e le catarsi dei pazienti. Non sarebbe per Plays la prima collaborazione del genere: l'ha già fatto a Torino col Teatro Regio, a Roma con l'Opera e a Catania col Teatro Stabile.

Due notti prima del Natale del 2017 Ottavio fa un sogno che associa a una profezia fatta dalla Von Franz (Se sopravvivi al peggio, arriverà anche il meglio...)
Vede Fernanda nella cucina dell'appartamento romano dove O. ha vissuto da bambino.
Lei è bella e amabile come è sempre stata prima della crisi di Genamore. Tiene in mano una copia del Corriere della Sera con gli articoli commemorativi in suo onore che ricordano il suo lavoro per la controcultura, le avanguardie e la pace nel mondo.
Le sue foto però appaiono a strisce bianconere come nei codici a barre.
Fernanda apre il rubinetto del lavandino e fa scorrere l'acqua. Sorride e dice:

Ciao, tesoro. Stai tranquillo: sono uscita dal mondo ma volevo dirtelo di persona perché sai quanto ti voglio bene.
Sono venuta a salutarti. 
Ho solo pochi attimi prima di sparire ma ti lascio l'amore di tutti i miei libri e li dedico a te che non mi hai mai lasciato sola.
Dio ti benedica. Sempre. 



Ottavio porta il sogno in analisi e registra la seduta:

Mi sono svegliato in lacrime. A leggerlo in chiave freudiana, direi che il sogno è semplicemente l'espressione di un desiderio infantile:
Fernanda si ricorda di me e ripara la sua vergognosa Damnatio Memoriae. 
Vergognosa per chi?
Per lei, ovviamente, per come si è comportata con me . Anche se oggi io l'ho perdonata.

E in che altro modo potresti leggere il tuo sogno?
Per esempio nella chiave spirituale di Gustavo Rol. L'uomo che diceva a Fellini: "Io sono solo la Grondaia che raccoglie l'acqua che cade dal Cielo". 

Ti senti una grondaia anche tu?
Figurati! Al massimo io sono un ombrello a scatto. Però Rol faceva parte della stessa Torino bene da cui veniva Fernanda e 
da cui partivano tutti i suoi problemi nevrotici. La Torino dove ci è successo sempre di tutto. Nel bene e nel male. Nel male e nel bene.
Quindi?
Quindi Rol non escluderebbe che, a dieci anni dalla sua morte, mi sia arrivata nel sogno una Fernanda ripulita dalla Tintoria Astrale "Spirito Santo S.p.A".
S. p. A.?
Certo! Lo Spirito si esprime sempre per azioni. Si sa.
A Natale Fernanda-Scrooge si sveglia redenta dal suo viaggio nel tempo e va in giro a fare buone azioni per tutti. 
E  io sono il primo della lista.
Per la verità il sogno dice che sei l'unico.
Davvero? Non ci avevo fatto caso.

Comunque sia, la Fernanda del mio sogno, è piena di amore e non dice bugie. Anzi mi vuole bene come quando alla Kasbah le facevo il Cavolo di Natale
per farla ridere.
(Attacco di tosse. Pausa)

Stai bene?
Sì. Benissimo. Mi è venuto in mente che da bambino, quando i miei si dopo pranzo si ritiravano in camera da letto a fare l'amore o a litigare, in quella cucina del sogno io lavavo i piatti cercando di non fare rumore. 
Perché?
Non so. Per fargli una bella sorpresa...

Appunto. Io non scomoderei il signor Rol. C'è una terza chiave di lettura.
Tu, che hai sempre amato persone in difficoltà piene di ferite da curare, cominci a riparare il tuo mondo interno e a sentirti benvoluto e in pace, a tua volta. 
E poi stai per concludere il tuo ipertesto senza aver scritto una spiegazione finale.
Infatti non vorrei farlo. Una storia si dovrebbe spiegare da sé.

Però ci si aspetta sempre che l'autore tiri delle conclusioni teoriche. 
Questo lo dice anche il sogno: le foto (emisfero destro) vanno lette anche con la logica dei codici a barre (emisfero sinistro).
Tu nel finale dovresti chiarire ai lettori a cosa serve il Teatro del Tempo e perché hai scritto l'Ipertesto sullo psicoplay. A che scopo.

Allora lo farò raccontando un fatto che è accaduto sabato alla scuola di psicodramma.

Francesco diceva di aver visto un film sul rapporto padre-figlio che portò alla creazione di "Winnie The Pooh".
E
ra infelice perché suo padre invece non ha mai letto la sua tesi sullo psicoplay. E nemmeno il libro dove Francesco racconta il suo coming out e un suo mandala di esperienze e sentimenti. Come psicodrammatista e come scrittore. 

Io l'ho confortato dicendogli che suo padre gli vuole molto bene ma ha paura di leggere il libro:
è troppo per lui, non lo capirebbe e se lo capisse andrebbe in crisi.
E allora?

Lunedì arriva alla scuola una mail di Iris. 
Chi è Iris?
Iris è una studentessa della scuola di formazione, che ha fatto anche lei coming out dicendo alla famiglia che si era innamorata di una ragazza. 
Nella mail a Francesco Iris lo ringraziava di tutto quello che lui le ha dato col suo libro e i suoi psicoplay.
Mi immagino che a quel punto la tristezza di Francesco sia scomparsa! 
Infatti. Gli brillavano gli occhi. Il suo libro e i suoi giochi, grazie a Iris, trovano finalmente qualcuno che li capisce, li apprezza e li rispecchia.
E che non è solo l'analista...
Appunto. Il Teatro del Tempo serve proprio questo. A a rendere possibile questo genere di incontri: a ottenere e a dare a tutti il tipo di sguardo pacificante di cui tutti abbiamo bisogno. Serve a farsi capire dai genitori. Ma pure a farsi capire dai figli. Dagli amici o da nuovi amici. Serve ad avere la forza di cambiare lavoro o amore o il coraggio di sposarsi o di mettere al mondo un bambino. O di adottarlo.
Ci fa passare dallo sguardo deformante che ci ha mortificato per anni, a un nuovo sguardo Natalizio. Come l'acqua che Fernanda fa scorrere in cucina.
 Serve a non morire di vuoto...
Proprio così. Offre a tutti la speranza e il Rischio della Felicità. Ciascuno a suo modo.

Il quarto decennio si conclude così: con il sogno del rubinetto, un omaggio a Rol e l'incontro di due pronipoti di J. L. Moreno.

Plays si augura che anche questo ipertesto sul Teatro del Tempo abbia incontrato i suoi lettori
e, continuando a lavorare tra medici, psicologi e architetti, li saluta con le parole finali del ipercanto di Dickens: 

God Bless Us. Everyone!

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