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QUATTRO DECENNI DI PLAYS (Il Teatro del Tempo tra la Pivano e la Von Franz) un ipertesto di Ottavio Rosati - 4° parte

 

 

  Quarto atto (morti e rinascite): GLI ANNI 2000

- clicca per il  primo, il secondo o il terzo atto - 

Musica: il rock scenda dal palco e entra nei musei, mentre man mano muoiono i suoi eroi. Si susseguono mostre e celebrazioni – persino alla Casa Bianca – in contemporanea con un ritorno dell’acquisto dei dischi. Pure il rap, nato quarant’anni prima nei ghetti americani, perde la propria origine contestataria e diventa un genere. Non c’è una tendenza dominante né una figura guida, quando l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan pare davvero chiudere il cerchio.

La morte di Mirella - Tragedia Greca Cronaca Nera - Prati e cappelle - Il rito bizantino di padre Roncoroni e il guerriero di Capestrano - Roberto Faenza e "Generazioni d'amore" - Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Benetton e Fabrica - L'archivio Sottsass - Un Eclectus femmina - L'evasione del calosciurus - Arriva Fandango - Rivalità e gelosie - Ricatti e riscatti al Festival di Torino - Corrado Pensa e la Metta - Un incendio di sincronicità - Una compagna per il Pappafreud - Il Pirandello di Leo Gullotta - Fantasmi al Valle - I premi Pivano - Tra ambivalenza e dissociazione - Nasce la biblioteca Pivano - Troppi senatori a vita - Traumi e medaglie - Sesso e gioielli - Nadia Neri e la psicomagia di Jodorowsky - I premi Pivano - Il Miur ci ripensa - Eredi e diari - Incubi notturni - L'addio a Fernanda - Buon Natale - Nascita di IPOD PLAYS - "Genamore" alla Casa del Cinema - Identificazioni proiettive - Dall'arte all'anagrafe - Milena Vukotic e "La mia Nanda" - "Stelle Sopra Stelle Sotto" - Arnoldo e otto Minima Moralia - "Grandi Feste con Fuoco".

2000
Alla fine di giugno la madre di Ottavio, Mirella, si spegne tra le braccia di una donna siciliana sua compagna di stanza in ospedale.
Con lei in quel momento non c'è nessun familiare: né il marito, 
né il figlio medico, né la governante.
Ottavio è andato di corsa a casa perché lei gli ha chiesto di portarle una statuina di Padre Pio.
Al suo ritorno, non trovandola più in vita, penserà che Mirella abbia voluto evitargli il momento del distacco. 
Grazie a Dio, accanto a lei c'era stata una mano dell'anima Siciliana.

Atroce sincronicità: il giorno dopo, O. deve condurre a Siracusa per il Teatro Greco, il sociodramma "Cronaca Nera-Tragedia Greca" nella cripta dei Cappuccini. 
Ce la farà cominciando con una catarsi fremente:
Signori, scusate il ritardo. Vi sembrerà pirandelliano ma mia madre è appena morta di Matrimonio. 
E ora spegniamo tutte le luci, sprofondiamo nel buio e cominciamo il sociodramma sulla tragedia greca.


Quando vede la locandina, la Pivano osserva che la vita di Mirella è stata davvero una tragedia greca visto che era figlia di una donna che si chiamava Greca e che aveva bloccato l'evoluzione della figlia al di fuori della famiglia:
... come fanno quasi tutte le madri. Ti ricordi il giorno che ci siamo conosciuti, quando mi dicesti che tua nonna ti aveva dato uno schiaffo davanti a tua madre
e tu glielo avevi restituito? Un'ora prima di farmi l'intervista allo Hassler?
Per un uomo liberarsi della Grande Madre, come la chiamate voi, è davvero uno psicodramma. Ma per una donna è più difficile.
Io ho fatto di tutto per risvegliare le consapevolezze, come dice Ginsberg. Ma servirà a qualcosa?

Prima del sociodramma di Siracusa, dove Renata Biserni interpreta il ruolo di Antigone,
lo psicoanalista Romolo Rossi analizza davanti a un gruppo di medici e studenti i conflitti pulsionali della Tragedia Greca, da Edipo a Ippolito, da Elena a Oreste.
A vedere tutti seduti, attenti e immobili, Ottavio pensa alla fine di Freud. E al conflitto tra pulsioni e sedute.

Mirella ha chiesto a Ottavio di non mettere le sue ceneri nella tomba della famiglia Rosati
che Ottavio ha restaurato due anni prima con la stessa attenzione con cui si ristruttura uno psicodramma.
Lei gli ha chiesto si spargere le sue ceneri su un prato di papaveri in una giornata di sole. Ma Ottavio non se la sente di farlo. 

Per il momento O. aggiunge il nome di Mirella alle altre iscrizioni sulla facciata
e chiederà a Padre Alberto Roncoroni (che a San Pietro celebra Messa nella Cappella dello Spirito Santo)
di venire al cimitero di Capestrano dove officerà una cerimonia del rituale bizantino. 
O. e suo fratello Giampaolo poggiano sulla volta di cemento un po' di fiori strappati dal prato dove Mirella vorrebbe traslocare se stessa.
Renata Biserni legge una poesia. Il padre di Ottavio è rimasto a Roma con la governante ma è in collegamento telefonico no-stop ed esige dai due figli una cronaca di quello che stanno facendo in Abruzzo in onore di sua moglie.
Tornati a Roma, O. consegna alla Pivano una coperta all'uncinetto che Mirella ha fatto per lei. 


"Cara Nanda, voglio darti anche io con le mie mani un po' del calore che mi hai dato tu coi tuoi libri bellissimi! Addio, Mirella."

Fernanda si commuove e dice che il dono è uno splendido patchwork Arlecchino.
Ottavio risponde che la coperta è come uno di quei libri, sul genere di Amici scrittori, dove la Pivano mette insieme tanti articoli già pubblicati sui giornali.
Lei conclude che la cerimonia in Abruzzo con la supervisione di Giovanni al telefono sembrava surrealista:
Tuo padre è come quel Guerriero di Capestrano che mi hai fatto vedere. Ha un'antenna sull'elmo e due dischi di protezione sul cuore: te e tuo fratello.  
E poi sembrava davvero fantascienza... seguiva tutto dalla sua astronave. Lui non morirà mai.

In effetti Giovanni (che astrologicamente parlando è un Cancro come Fernanda) arriverà quasi a cent'anni. Come la Pivano.


 
A settembre Grazia Volpi, esuberante produttrice dei fratelli Taviani, incontra Rosati sul portone della kasbah e gli propone
di girare con una troupe del Centro Sperimentale di Cinematografia un ritratto della Pivano:
Ci ha provato Faenza ma rinunciato. Ti va di provarci? Secondo me, tu la conosci meglio di tutti e lei si fida di te. E poi, se hai fatto lo psicodramma alla rai senza impazzire...

Così O. si trova a lavorare con la scuola di cinema che avrebbe voluto fare come allievo. La firma dei contratti nell'ufficio della Volpi diventa una grande festa.
Direttore della fotografia il giovane Mario Amura che nel 2003 vincerà un David di Donatello come regista col suo Racconto di Guerra.
Tito Schipa farà le musiche e propone il titolo Generazioni d'amore. Rosati aggiunge Le quattro Americhe di Fernanda Pivano-
 Nickname: Genamore.

O. e F. sono entusiasti e Panorama annuncia il film insieme a Serendipity, il nuovo album della PFM
che contiene Domo Dozouna canzone, scritta e cantata dalla Pivano, che accompagnerà i titoli di coda di Genamore.
Nell'intervista per Panorama, O. paragona il film sulla Pivano a una puntata speciale di Da Storia Nasce Storia come il triplo psicodramma di Aldo Carotenuto su Freud, Jung e Sabine Spielrein:

"Uno psicodramma nel quale Nanda non è solo protagonista, ma anche trama" spiega il regista Ottavio Rosati (autore delle puntate di "Da Storia Nasce Storia" trasmesse da Rai3). "Basta starle accanto e le cose succedono. Come quando siamo andati a girare a Piazza Navona e alcuni ragazzi, dopo averla riconosciuta, le hanno coperto le spalle con una bandiera a stelle e strisce... Una donna unica per humour e generosità" sottolinea Rosati. "Infaticabile anche nel caldo torrido, nonostante abbia superato gli ottanta anni"... La Pivano ammette di aver rischiato l'insolazione. E ostenta il solito understatement: "Hanno ideato tutto alle mie spalle Rosati e Grazia Volpi. Ma ne valeva la pena. Ci saranno autentiche sfide. Come quella lanciata da Tito Schipa, che vuole farmi leggere due poesie di Bob Dylan: secondo lui sono piene di analogie con La Traviata e il Rigoletto."



Rosati gira venti ore di interviste e psicoplay (clicca qui) in uno stato di euforia psicodrammatica e per dare al film la massima vitalità circonda Fernanda di animali: cacatoa, eclectus, scoiattoli, conigli, persino farfalle (che si rivelano più difficili da gestire di Fernanda).
Chiama sul set anche il figlio della loro colf, un simpaticissimo bambino di pelle scura con una T shirt con su scritto AMERICA. Quando Amura gli domanda il perché, lui risponde: Non saprei. Per ragioni misteriose. E poi io non sono un tuttologo ma sono un tuttoforo!

La protagonista del film collabora alla produzione con le foto dell'archivio Sottsass jr. e quelle della famiglia Pivano alle quali si aggiungono le foto di infanzia che sua madre Mary ha regalato a Ottavio negli anni Settanta.
Le speranze di Grazia Volpi sembrano realizzarsi: Fernanda fa tutto quello che le propone il regista tranne che di farsi poggiare sulla testa un krameris giallo perché ha paura che il pappagallo le si attacchi ai capelli. E' felice e diventa solare. Quando la vede nella sequenza del giardino davanti a casa sua, Bertolucci dice: Complimenti. Fernanda sembra un'attrice di professione.



F. davanti alla Scacchiera con Teto, Arnoldo Mondadori jr. e Bernardo Bertolucci

Per non scatenare il "Complesso Vittoriano" della Pivano, Ottavio nella sceneggiatura evita qualunque riferimento al loro rapporto ormai trentennale. Addirittura la intervista dandole del Lei.

F. cede alla Volpi i suoi diritti di immagine, legge il copione e lo firma per approvazione, pagina per pagina. Conclude scrivendo "Grazie! bravissimi!". Ottavio però osserva che i petali del quadrifoglio hanno la forma di una C anziché di una O. 
Si accorge che sono aperti come ganci. Ma non capisce il perché.

Bertolucci è tra gli amici della kasbah che nel documentario leggono i quadrifogli di Fernanda, come Alessandro Haber, Valeria Moriconi, Piera degli Esposti...
Durante le riprese lei è instancabile. Sembra ringiovanita. Nonostante il giubileo, Rosati e Amura riescono a far entrare la troupe
a San Pietro senza permesso, e riescono a girare la sequenza in cui la Pivano celebra la pace davanti al baldacchino di Borromini.

F. invita Ottavio e i produttori di Genamore ad accompagnarla a Treviso alla grande festa per l'inaugurazione dello spazio culturale 
FABRICA di Luciano Benetton, disegnato dall'architetto giapponese Tadao Ando. 
Quando viene a sapere che la fondazione Benetton ha realizzato la Biblioteca Pivano, Grazia Volpi spera di coinvolgerlo come co-produttore del film.



Durante la Grande Festa Rosati chiede a Benetton di collaborare a Generazioni d'Amore ma come attore, cioè leggendo il quadrifoglio dedicato a Gregory Corso per sottolineare che la Pivano è a cavallo di mondi diversissimi. Luciano accetta volentieri ma si farà riprendere da una sua troupe a Treviso e manderà il girato a Roma. 
Fernanda diventa la testimonial dell'evento affollato di personaggi. Per inaugurare FABRICA batte il tamburo al fianco del mecenate che ha realizzato il sogno della sua biblioteca. Ottavio è felicissimo di vederla tanto felice.

Tornati a Roma, per celebrare il loro film Fernanda regala a Ottavio un esemplare di Eclectus femmina (rossa) che fa coppia con Cleck l'Eclectus maschio (verde).  La chiamano Kasbah e nelle riprese appare durante la sequenza su Verdi e Bob Dylan con Tito Schipa.

Lucio e Ottavio trovano una femmina di Calosciurus Prevosti (chiamata subito Nanda)
per "dare una mossa" allo scoiattolo maschio che sembra vivere sempre in letargo e che, grazie all'accoppiamento si sveglia e comincia a volteggiare tra i rami. La Pivano commenta:
E' la forza dell'amore. Lo vedi che adesso gioca, invece di accumulare noci dentro il nido?



Un pomeriggio che la porta resta aperta, Nanda evade dalla gabbia e scappa sulla terrazza. Ottavio cade in una febbrile angoscia di separazione.
La insegue sui tetti della kasbah per un'ora finché scivola dalle tegole e cade in una terrazza slogandosi la caviglia. Però riesce ad afferrarla a mani nude e la avvolge dentro la camicia. 
Quando torna a casa pieno di graffi, lividi e con le dita sanguinanti per i morsi, Fernanda lo disinfetta col suo profumo e corre al bar a prendergli un whisky.



Spesso i pappagalli di Ottavio volano e spariscono per giorni. Ottavio e Lucio girano per tutto il quartiere in uno stato di fibrillazione: appendono avvisi sui muri e chiedono a chi abita in cima alle case di farli salire per scrutare col binocolo le terrazze di Trastevere sotto il Gianicolo.
Alla fine li ritrovano quasi sempre all'Orto Botanico in fondo alla Kasbah.
Questo meccanismo di perdita e ritrovamento di una creatura amata è atroce. Dura mesi. Si attenua man mnano che Lucio nella sua analisi elabora i tentati suicidi di sua madre che ha visto svenuta in una vasca da bagno piena di sangue. Il primo trauma è quello prenatale in cui prese un calcio dal padre (convinto che non fosse figlio suo) mentre il bambino era ancora nel ventre della madre. L'angoscia di separazione diventa pensabile e condivisibile in una messa in atto in cui Lucio rivive la catastrofe mentre si trova di nuovo dentro sua madre ma in compagnia di O. per poi parlarne all'analista. Mentre Rosati ne parla in superivsione.
L'unico che non scappa mai dalla finestra è Teto che - quasi a riparare l'attaccamento originario di Lucio - addirittura dorme sul suo cuscino con la testa ripiegata sotto l'ala. E l'ala attaccata alla sua tempia. Prima di chiamarsi Teto, il cacatoa aveva avuto da Lucio il nome di Teta,

2001Ĩ
Ottavio e Teto partecipano a varie puntate di Amici Animali di Alessandro Cecchi Paone e sono ospiti di trasmissioni televisive sulla pet therapy.
A Trastevere Teto diventa sempre più popolare. Ottavio ci gioca in chiave sociodrammatica per abbattere la noia, l'alienazione quotidiana e le barriere sociali.
Teto è un vero moreniano: non familiarizza solo con la diva o col bambino che, a vederlo sulla spalla di Ottavio, dice mamma, guarda: un pirata! 
Gioca anche con la vecchietta sorda e con i personaggi brutti, sporchi e cattivi che girano intorno a piazza San Callisto.

Durante una puntata di Alle falde del Kilimangiaro, due vallette scosciate in lustrini gli portano una zuppiera di spaghetti che lui tira su con le zampe  come fa Totò in Miseria e Nobiltà.
Dopo gli applausi il dr. Rosati dichiara in tutta serietà che Teto si è specializzato in psicodramma al Moreno Institute e alla Tavistock Clinic grazie a una borsa di studio della Comunità Europea richiesta al CNR da Piero Angela.
Il pubblico non ride. La conduttrice è impassibile. 
Comincia a sospettare che si tratti di uno scherzo s
olo quando O. arriva a dire che Teto ha fatto anche un'analisi didattica a Londra con Anna Freud:
Ma dottore... che ci sta dicendo? Non è possibile. 
Il cacatoa sghignazza, alza la cresta e fa Ciao, Teto! Fernanda segue il programma da casa e si diverte moltissimo.

Dopo questo bricconaggio Ottavio realizza per Rai Sat Gambero Rosso ventuno puntate de "Il pappafreud"
un nuovo format televisivo, ideato e condotto con Alfredo Antonaros sulla psicoanalisi post freudiana del cibo e delle abitudini alimentari. Starring Teto.
L'idea surrealista del programma è che Sigmund Freud (colpito da una maledizione della maga Klein) si sia trasformato in un Cacatoa condannato a girare per mercati e ristoranti. Distribuisce biglietti con il tema della puntata ai passanti che li leggono ad alta voce e fanno una domanda. 



Rosati e Antonaros rispondono (con casi clinici e brani di film) in uno studio televisivo dove il Pappafreud è in compagnia dell'amazzone a testa azzurra Miss. Con loro c'è anche la scoiattola Nanda, dentro una gabbia scenografata con rami di pino. La sua somiglianza con Fernanda colpisce tutti. I cuochi del Gambero la ribattezzano Panza del Ventre per le quantità di frutta che mangia. 




A settembre Grazia Volpi, anche se le interviste fatte da O. le piacciono, tende a rimandare la postproduzione di Genamore, finché diventa impossibile proporlo al Festival del Cinema di Venezia. Rosati freme e prende in mano il lavoro con Plays. Accelera il lavoro mentre la Volpi tira il freno a mano.

Dopo quattro mesi di attesa Volpi decide che il montatore del film non sarà Roberto Perpignani (suo ex marito) ma la nuova moglie di lui che al Centro Sperimentale è stata sua allieva.
Anche la Pivano crea problemi e si preoccupa per il rilascio dei diritti musicali dei suoi amici Jovanotti e de André

Man mano che il film diventa più reale, lei sembra fargli resistenza, come succede spesso in analisi. Ma perché?
Lo stress di Ottavio cresce ma anche la sua resilienza. Poi un colpo di scena.

La Pivano annunzia che sta per andare in America dove girerà a malincuore con la Fandango di Procacci un altro documentario su di lei,
certamente 
meno bello di quello che Ottavio ha fatto con gli psicodrammi
ma più opportuno da un punto di vista editoriale perché Procacci le ha chiesto di scrivere anche un libro che sarà venduto assieme al film: 
E io non sono un'attrice ma una scrittrice... capisci?


In questo contesto che lo costringe a fare sia il regista che il gruppoanalista,
Rosati si sente angosciato ma tiene in mano il progetto. Ricorre alla supervisione di un'allieva di S. Foulkes che è già stata sua consulente per il programma di Rai3 e che lo aiuta a destreggiarsi in quella che definisce una gabbia di cinematti. Ma cosa sta succedendo? 
Perché il passaggio dallo psicocinema di Moreno al cinema si presenta così difficile?

Una prima risposta viene dall'inconscio.
Ottavio trova nella bellissima bottega 
Polveri del tempo di Trastevere, tra bussole e clessidre,
una piramide di legno 
ispirata ai Solidi Pitagorici di Leonardo Da Vinci. E' un Tetraedro che simbolizza la Terra.
L'oggetto a quattro facce
sembra una versione tridimensionale dei Quadrifogli di Fernanda. O. lo compra. E la notte lo sogna.

Sulla faccia frontale del tetraedro vede la foto di Fernanda con la medaglia di cavaliere.
Sulla faccia a sinistra c'è una foto della Pivano con Sottsass. Dall'altro lato una sua foto con Hemingway a Cuba.  

Sulla base del tetraedro che poggia a terra c'è una foto scattata sul set di Genamore dove O. e F. sono insieme a un bellissimo bambino di pelle scura 
che sembra il piccolo bastardo della Tamurriata NeraÈ nato nu criaturo, è nato niro / e 'a mamma 'o chiamma Ciro. 



Questa immagine felice e piena d'amore pesa come piombo. E' schiacciata, in uno stato di inferiorità.
Impossibile alzarla per farla vedere.

Al risveglio Ottavio va a correre al Gianicolo. Trova un ippocastano, chiude gli occhi e, come sua abitudine, fantastica di parlare con la Von Franz.
Lei stavolta sembra preoccupata. Lo invita a fare un'Immaginazione Attiva sul tetraedro delle fotografie.

Quando immagina di toccare il tetraedro, Rosati sente che scotta e brucia. Ma non stacca le mani e respira.
Finalmente riesce a muoverlo e a mettere in primo piano la foto di Genamore col bambino scandaloso. 
A questo punto le quattro foto si alternano in dissolvenza incrociata.
Finché al loro posto compaiono un'esagramma dell'I Ching fatto di linee trasparenti come il vetro:

T'AI - LA PACE:
sopra K,UN, IL RICETTIVO, LA TERRA
sotto CH'IEN, IL CREATIVO, IL CIELO

In mezzo al trigramma del recettivo c'è un giocatore di pallacanestro uscito dai personaggi della Scacchiera.
Il significato sembra chiaro: Lo psicoplay (il ricettivo) di può combimare al film (il creativo).
Il giocatore sembra il regista che tiene in mano la palla e si regge la testa.

Rosati si ricorderà di questa immaginazione attiva nel 2005 quando installerà tutti gli otto trigrammi taoisti (fatti con lastre di cristallo)
dentro i muri di casa sua mentre lotterà per salvare le riprese del sociodramma Il Piombo e l'Oro del Perdono.
Così come sta lottando ora nel 2001 per salvare Genamore. E come ha dovuto lottare nel 1988 per salvare Il Gioco dell'orologio.



L'intervento immaginario della Von Franz rimette Ottavio nel Tao e gli dà la forza per completare il lavoro con e contro Grazia Volpi.  Altri due mesi e Ottavio conclude il film.

Quando finalmente vede Generazioni d'amore in una moviola a Cinecittà la Pivano all'inizio batte le mani come una bimba a Disneyland  
ma alla fine dichiara tra lacrime, sospiri e arpeggi della voce:

Ma questo che avete fatto non è un film: è un madrigale d'amore! 
Bello ma incompatibile col mio personaggio pubblico. Purtroppo si vede che il regista è innamorato della Pivano. Come facciamo ora?

Anche se ha firmato un contratto, Fernanda chiede alla Volpi di non vendere Generazioni d'amore a nessuna rete televisiva e di farlo vedere solo agli studenti del CSC. Dal punto di vista produttivo e legale è una scorrettezza. Dal punto di vista psicologico è un trauma affettivo e professionale.
I cristalli di Ottavio si spezzano.



Rosati è sgomento e furibondo. Protesta che si tratta di un doppio legame. Anzi triplo. Ma si rende conto, come mai prima, di quanto le interpretazioni più giuste possono essere del tutto inefficaci in alcune situazioni della vita reale se non si passa all'azione giocando la partita.
Inizia a pensare che uno dei limiti della psicoanalisi sia il fatto di muoversi in contesti soprattutto mentali,
protetti dai conflitti economici e di potere che caratterizzano il mondo reale. 
Quindi decide di rispettare l'esagramma T'AI: se non riuscirà a far distribuire il suo documentario non dirigerà mai più uno psicodramma. 

Un collaboratore della Volpi definisce la Pivano una carogna ma la Volpi sembra subire il carisma della scrittrice e non fa valere i propri diritti di esclusiva. 
Un giorno, Ottavio, passando dalla detection freudiana a quella marxista, le domanda: 
Senti, Grazia: non è che ti sei messa d'accordo con Procacci?
Non è che gli hai venduto i diritti di esclusiva e lui ti ha rimborsato il cachet della Pivano?

La Volpi corre in un'altra stanza senza rispondere. Ottavio si sente messo dentro una padella di carboni ardenti.

Poco dopo, davanti alla porta di casa sul giardino, trova un mucchio di spazzatura alimentare con sopra lo schemino del triangolo del teatro greco di Karpman
(salvatore - vittima - carnefice)
secondo il quale chi (come la Pivano) ha subito un trauma tende a rimetterlo in atto ruotando i ruoli e diventando carnefice del suo soccorritore. 
Mentre tiene in mano il foglio, Rosati ha la strana sensazione che non sia un avviso che lo mette in guardia ma una specie di sogno.
Lo butta via con la spazzatura ma poi lo va a riprendere e lo archivia tra i manoscritti dei sogni suoi e di Fernanda.

Nel 2017, insegnando agli studenti della scuola di psicodramma le teorie di Alejandro Jodorowsky e di Anne Ancelin Schützenberger sulla trasmissione intergenerazionale dell'inconscio,
Luciana ipotizzerà che il sabotaggio del film da parte della Pivano potesse derivare dall'anniversario di un trauma da lei subito anni prima.
E Francesco aggiungerà:
Dobbiamo scoprire che cosa è successo di brutto alla Pivano quando aveva 51 anni come Ottavio nel 2001. Chi le ha prese le dà. Ce l'hai insegnato tu!

Cercano nei Diari e scoprono un dato interessante:
Pivano accusa Sottsass (tra l'altro) di averla cancellata (con suo grande dolore) da una foto del 1967 scattata con Ginsberg. Proprio a Spoleto dove O. riuscì a strappare a Pound qualche parola, poco prima di incontrare Fernanda.
Francesco nota che sia Pivano che Rosati si sporgono verso Pound
e Luciana osserva che, accostando le due foto, i corpi di F. e O. prendono la forma di un cuore, come in un quadro di Arcimboldo.
Una cancellazione tira l'altra?

Per ringraziarli Ottavio porta Francesco e Luciana a Polveri del Tempo dove scelgono come regali una bussola e una piccola clessidra.


            Pound a sinistra - ph Sottsass                                                                Pound a destra - ph Antonangeli - © Plays

Nel documentario di Procacci, agli antipodi dello stile solare di Genamore, una Pivano nero-vestita e vedovile si aggira
in cimiteri americani dove riposano i suoi amici scrittori, muovendosi tra lapidi e cojote con una leggerissima (ma sofferta) zoppia.
Il libro è tra i più belli di Fernanda. Strazia e stordisce l'Anima per la ricchezza dei suoi riferimenti. Si intitolerà Un po' di emozioni e lo venderanno anche senza il DVD.

Con il blocco distributivo di Genamore Ottavio si trova di fronte alla stessa situazione che rischiava di fermarlo
al Teatro Carignano nel 1986 per il sociodramma pirandelliano con Zerka Moreno.
Anche stavolta si tratta di sfondare una porta chiusa all'improvviso, improvvisando delle spallate.
L'archetipo del Risorgimento è passato da Torino a Roma.

Grazie alla mediazione di amici e sostenitori del documentario, tra cui Bertolucci, Pivano finalmente ci ripensa e accetta 
che entrambi i lavori entrino nel programma del Festival del Cinema di Torino: 
A condizione che tu non vada a presentarti a tutti dicendo che sei il mio amante.
"Guarda che quelli del Festival già mi conoscono da anni," scherza Rosati. "Comunque stai tranquilla. Semmai dirò che siamo odianti. Più estranei e ostili che in un dramma di Strindberg."

Fernanda però annuncia che presenterà solo il documentario di Procacci che è in programma due giorni dopo quello della Volpi. Inoltre, temendo (o sperando) uno scazzottamento in stile Fight Club di Palahniuk, Pivano esige che Rosati torni a Roma subito e non partecipi alla grande festa che Einaudi darà in ricordo dei tempi di Pavese e Spoon River. 

Sul fronte spirituale il Maestro di Vipassana Corrado Pensa propone a O. di meditare sull'impermanenza e il perdono. 
Lo invita a eliminare i minidisc dove Ottavio ha registrato i terribili litigi a metà strada tra Chi ha paura di Virgina Woolf e La guerra dei Roses.
Lui ci pensa. Ci prova, ci riprova. Poi finalmente ci riesce e inquina il Tevere coi minidisc della guerra dei Rosati. 

Arriva il giorno della prima dove Alessandro Cecchi Paone fa una calorosa presentazione. Genamore piace ed entra nel mondo. 

Prima di lasciare Torino, Ottavio visita per la prima volta il Museo Egizio dove va in trance davanti a due sfingi.
Dorme in piedi senza cadere. Riapre gli occhi un pò intontito davanti ad una statua di alabastro.

Rosati ripensa allo psicodramma della sfinge a San Michele di Anacapri con Fernanda nel 1987 e sta per piangere.
Gli viene in mente una strana frase legata a quella giornata ma non riesce a ricordarsela.
Uscendo dal museo pensa che il suo prozio Romeo (il filantropo che ha fatto da padre a suo padre Giovanni) si chiamava Egizi.

Per trascendere le miserie dell'Ego e dei suo inquinanti (attaccamento, ignoranza, collera) Ottavio passa al Centro Studi del Teatro Stabile
da dove invia a F. un fax ispirato alla Mettā buddhista (benevolenza e gentilezza altruista) con cui fa a Pivano e al suo nuovo regista i migliori auguri.
Arrivato a Roma, è così stanco che crolla su una poltrona e si addormenta. Sono le otto di sera.

.

A Torino intanto il Festival continua con il Grande Evento Pivano-Procacci in Sala Grande, presentato da Fabio Fazio.
Ma ecco che, non appena la Pivano mette piede sul red carpet tra applausi e fotografi per presentare Beat Film
si verifica uno strabiliante fenomeno di sincronicità che blocca la serata e ferma il Festival: (clicca qui) 



Einaudi è costretto a cancellare la Grande Festa in onore della Pivano.
Fernanda, sullo sfondo sonoro di urla e sirene telefona a Ottavio alla kasbah:
Ma dove sei?
"Dove vuoi che sia? A casa mia. Se ti ho risposto..." 
Lei gli racconta dell'incendio. Lui dice che gli dispiace tanto. Ma in realtà si sente felice come da bambino la notte della Befana.

Dietro il telefono di Fernanda una voce incalza: "Controlla se lui sta davvero a Roma..." e Pivano le risponde: "E come faccio?" 
Rosati suggerisce: "Dille che mi hai chiamato al numero fisso. Forse capirà."
E Pivano: Ma l'ho chiamato a casa sua, Dori...
"Ah! Ma lo sa lui quanti poveri film sono andati bruciati? Diglielo... diglielo..."

Al telegiornale, F. parla di un "attentato politico" contro il suo pacifismo. 
I pompieri di Torino però smentiranno questa ipotesi: l'incendio è causato dall'autocombustione di una pellicola
dentro un magazzino.
Non lo so se si può definire uno psicodramma, commenta il produttore esecutivo, ma una cosa è certa: Dio si è espresso!

In un'intervista rilasciata a La Stampa, Pivano ricorda un curioso episodio accaduto a Torino durante la guerra:
durante un bombardamento, uscendo di casa, vede due ragazzi su una panchina che si baciano davanti a un incendio.
Lei grida Bravi!. Suo padre Riccardo le dice Tu sei pazza!

Ottavio pensa che quel bravi! corrisponde al bravissimi! con cui Fernanda ha approvato il copione di Genamore mentre il suo voltafaccia corrisponde al rimprovero di suo padre Riccardo tu sei pazza! 



Tra le foto che lei gli ha regalato, Ottavio comincia a distinguere i ritratti di Fernanda Anima da quelli in cui emerge il suo Animus.
Naturalmente resta innamorato della Fernanda trasgressiva, quella che incoraggia il bacio dei due ragazzi sulla panchina. 

Interpellata, tramite il Grande Tiglio di piazza Trilussa (Pronto? Pronto, Marie Louise! Mi senti?) il personaggio della Von Franz stavolta accorre subito e suggerisce a Ottavio di rileggere il suo libro Psiche e Materia (1988).
Lui lo rilegge varie volte. Poi ritrova in un'agenda la misteriosa frase del sogno fatto a Capri nel 1987: 
Mi piacque il fuoco ma non lo saprò.
Ma che fuoco? Quello della guerra o quello dell'Eros? Oppure il fuoco al Festival che li comprende entrambi?

2002
Dopo l'incendio, esattamente a trent'anni dal loro incontro a Roma, il rapporto tra F. e O. si incrina,
come si era incrinato quello tra Fernanda ed Ettore. 

Un giorno alla kasbah O. sente F. dire a qualcuno per telefono: 
Mi pare di vederti, caro, mentre guidi la tua auto da corsa a piedi nudi. 
O. è sgomento ma non fa domande sul misterioso caro. La storia ricomincia? Possibile mai? E perché?

Clicca qui per la risposta

Il giorno di Halloween, sotto una pioggia fredda e livida, F. trasloca dalla Kasbah e si ritira a Miano nell'appartamento annesso alla Biblioteca Pivano.
Quando restituisce a Rosati i gioielli che lui le ha regalato, Ottavio
stenta a crederci.
Poi
reagisce distribuendoli freneticamente a delle giovani escort 
in cambio di alcuni para-psicodrammi molto para-freudiani che ovviamente non riescono a farlo felice.

Per superare il suo PTSD, Ottavio inizia una nuova analisi con Nadia Neri 
(autrice del libro
Un'estrema compassione: Etty Hillesum e di Oltre l'Ombra: donne attorno a Jung).
Nadia Neri, rovesciando il modello della Klein, evidenzia in F. il complesso di una "madre ingrata cioè invidiosa".
Qualcuno radicalizza l'interpretazione dicendo:
Peggio ancora! Questa Madre Morta è un complesso affetto dalla Sindrome di Munchausen by proxy. Cioè vuole uccidere il figlio.

Fatto sta che Ottavio rischia vari acting out: un giorno sulla strada dell'aeroporto si distrae e sta per uscire di strada: lo salvano prendendo in mano il volante. Una sera va a dormire dimenticandosi di chiudere il gas in cucina.
Deo Concedente, la serie degli incidenti finisce dopo un ritiro intensivo di meditazione Vipassana diretto da Corrado Pensa.

Un amico artista che vuole restare anonimo cerca di strappare una risata a Ottavio mandandogli un disegno ispirato a La Vedova Allegra di Lehar.



O. ricostruisce il muro tra le due terrazze: per fortuna il nuovo inquilino del n.20 è il musicista e showman Lelio Luttazzi 
(reduce da un clamoroso errore giudiziario durato anni) che diverrà amico suo e di Teto.
Luttazzi e Rosati scriveranno insieme la canzone "Pappagalli Pappagà" per il teaser del film Cacatoa girato tra Roma e Vienna e basato sulle nozze di due pappagalli.

 

Intanto Pivano comunica a Grazia Volpi di aver nominato un giovane erede universale il quale cerca di impedire la distribuzione di Genamore.
A Rosati questo doppio tradimento sembra un fenomeno inpensabile come il nulla assoluto.

La Von Franz in un contatto via Ulivo gli spiega che si tratta di un modello archetipico di negazione del tempo.
In un una coppia di amanti con una forte differenza d'età, accade 
spesso che sia il più giovane a sparire per primo, quasi che non potesse diventare adulto davanti agli occhi dell'altro.
E' successo a Cesare Musatti, Paola Borboni, Piera degli Esposti e Marguerite Yourcenair. E ad Adriano con Antinoo.
La mentore svizzera sta cucinando una minestra di legumi sul camino e aggiunge:
Nel vostro folle caso però c'è qualcosa di più: non è il giovane che si sacrifica per fermare il tempo.
Ma è il vecchio Saturno che sembra volere la morte del giovane.
Devi vederlo e sentirlo anche se non ti sembra concepibile. Ti servirà a reagire e 
a salvarti.

Da questo punto di vista il legame con Lucio è un piano di riserva che permette a O. di incoraggiare un giovane che ha un futuro davanti a sé, tenendo così in vita a ruoli invertiti l'immagine benevola di Fernanda nei primi decenni.
Ristrutturare questa dinamica senza fare attacchi distruttivi a nessuno è una catarsi di integrazione.

Negli allevamenti di montagna del Loro Parque a Tenerife, col supporto di Marco Fiori del CITES italiano O. conduce uno psicoplay animalista (con musiche, quadri e immagini 3D di Lucio)
sui pappagalli parlanti secondo il libro della Von Franz L'individuazione nella fiaba.
Partecipano Lorenzo e Marcella Crosta, vet ufficiali dei programmi di recupero dei pappagalli più a rischio di sopravvivenza nel mondo:
l’
Ara di Spix a lAra di Lear



Ottavio e Lucio concludono così la lunga esperienza para-terapeutica al centro del saggio "Uomini e Pappagalli".

Rosati elabora un progetto televisivo dello Studio Pool di Roma: la serie Portius ideata con Alfredo Antonaros e basata su un gruppo di socioplay.
Siamo al Colosseo con ragazzi 
che interagisono con un gladiatore realizzato in 3D. I rumori della città che entrano nel Colosseo a 360° impediscono di realizzare un audio accettabile. Il socioplay si ferma.

Rosati lavora anche al trattamento di un film su Don Benzi scritto con Tania di Martino ma le due produzioni non vanno avanti.
Sembra che non funzioni più niente, soprattutto nell'ambito creativo.

Un virus colpisce l'allevamento dei Landi e un po' alla volta fa fuori tutti i pappagalli.
Dopo essersi rivolta
invano a scienziati, biologi e veterinari di tutto il mondo, Gudi muore di infarto stringendo tra le braccia Pilù, il suo Molucche preferito.

A salvare la vita di Ottavio con un colpo di scena pirandelliano arrivano Ezio Donato e il Teatro Stabile di Catania che lo invitano a realizzare con l'Uiversità Fantasmi un socioplay sui Sei Personaggi in cerca d'autore
dove lui interpreta il ruolo di Moreno e Leo Gullotta quello di Luigi Pirandello.

La post-produzione di Fantasmi con Cinecittà Holding si concluderà nel 2012 con un sociodramma di Pier Luigi Pirandello al Teatro Valle di Roma dove ebbe luogo la prima del capolavoro di Pirandello. 

 Per la prima volta in trent'anni O. e F. non passano il Natale insieme. Lei gli fa gli auguri con un quadrifoglio sbilenco. Ottavio le manda tre copie del DVD di Fantasmi che, prima dei titoli di testa, porta la dedica: 
A Fernanda per i fantasmi che abbiamo visto insieme.


2003
In un'intervista radiofonica per il programma Antiche Amicizie Fernanda parla di Ottavio con affetto e stima.
Alla domanda Cosa la fa arrabbiare di lui? risponde: 
Quel che di Ottavio mi fa arrabbiare non riguarda nessuno (clicca qui).

Lucio pubblica con Lindau, Incontri Ravvicinati, un libro-inchiesta sul cinema di animazione digitale e parte da Roma per il suo primo contratto di lavoro a Londra. Dopo lavorerà a Glasgow, Dublino, Singapore, Montreal, Monaco, Cambogia, Copenaghen, Dubai, Francoforte, Londra, Vancouver con successo crescente. 

Aumenta lo show off della Pivano (sempre più mitica ma pure fragile e babish) nei contesti letterari e mondani dove si muove con un corteo di segretari, assistenti e ammiratori. 

In occasione della prima edizione dei Premi Pivano a Santa Margherita Ligure (assegnati a Renzo Piano, Alessandro Cecchi Paone e Riccardo Muti) F. invita Ottavio a proiettare finalmente Genamore in sua presenza.
Poi esita. Il giorno dopo si convince. Ma il giorno prima dell'evento, ci ripensa ancora una volta dicendo che il sindaco le ha chiesto di soprassedere. Per O. è il secondo trauma legato al film.
Durante la cena che segue il premio non riesce a dire una parola. Dopo i brindisi se ne va da solo, senza salutare nessuno.

Nonostante l'analisi gli abbia dato una conoscenza intellettuale del suo stato, O. alterna stati di sconforto e di estrema disponibilità per il prossimo, a esplosioni di gelosia amarotica in cui si sente tradito da persone che ama e lo amano, magari ribellandosi a situazioni che lui stesso ha contribuito a creare. 
Proprio mentre legge Il Buddha Vivente, il Cristo Vivente (un bellissimo libro di Thích Nhất Hạnh) e a coltivare pensieri nobilissimi,
O. manifesta sottili manierismi snobistici che. invece di scherzare, lo spingono a giudicare o umiliare i suoi rivali o le persone sprovvedute:
il suo Arlecchino si è preso un'infezione e si è ammalato di vergogna. Anziché saltare, servire e giocare, zoppica, soffre e fa soffrire.

Ottavio inizia a fare una serie di sogni in cui si trova a vagare per stazioni e aeroporti, disperso e senza casa. Li chiamerà i sogni dell'esilio e dureranno due anni. Comincia a pulire tutte le mattine all'alba il sagrato di Santa Dorotea che di notte diventa un letamaio.
Non può non farlo. Qualcuno lo prende per matto ma lui non ci bada. E' una delle poche cose che gli danno pace.

Passa l'estate da solo, a studiare la letteratura scientifica sul PTSD e ad annaffiare le piante del centro storico che rischiano di morire di sete.

In un lungo momento di disperazione si sente fallito e spregevole, gli sembra che tutto il suo lavoro non abbia nessun senso e valore.
Toccato il fondo, torna nel Parco Nazionale dell'Abruzzo dove era stato con Fernanda nel 1974 ad avvistare orsi, camosci e lupi ma non riesce a scorgere nessun animale. Sembra essere diventato un altro posto: prima era uno scenario di Myazaki ora è una cartolina.
Trascorre una notte nel faggeto, stretto nel suo impermeabile. All'alba abbraccia un albero e inizia a fare immaginazione attiva. 



La figura di Marie-Louise arriva come quella di un mentore calmo e cordiale.
Lui disperato, le dice che la sua vita gli sembra una serie di frammenti scomposti come il costume di Arlecchino fatto di pezze a brandelli. Si sente come un servitore di due, tre, quattro padroni: un cialtrone che in vita sua non ha mai concluso niente di unitario.

La Von Franz lo ascolta mettendo in ordine dei ciocchi di legna da fuoco. Poi gli risponde:
Caro e fedele amico, ma non vede che questi frammenti sparsi sono gestiti da un personaggio unico?
Il costume di Arlecchino le sembra un patchwork o la coperta all'uncinetto di sua madre. Ma Arlecchino come personaggio è molto di più del suo costume.

Come Le disse anni fa la Sua amica, il personaggio è azione e l'azione è il personaggio.
Arlecchino è un mandala vivente, è il Briccone che gestisce i pezzi e li tiene insieme.
E' il gestore del caos, l'archetipo del teatro.
E' l'impresario della vita, il regista che organizza tante storie.
E' il piccolo eroe che se la cava e aiuta gli altri.

E ora si tiri su e mi dia una mano con questa legna, che l'inverno è alle porte.
E' una questione di integrità. Non stia lì ad autocommiserarsi. Con tutto quello che abbiamo da fare...


"Arlecchino servitore di due padroni" di Goldoni nella regia di Giorgio Strehler - ph Luigi Ciminaghi - © Piccolo Teatro di Milano.

Quando riapre gli occhi, Ottavio è esausto. Torna a Roma. Si fa una lunga doccia ascoltando le ouvertures di Rossini.
Invita a cena un'amica con cui, il giorno dopo, gioca a tennis. Fa la comunione. Fa sesso. Riprende a lavorare e a scrivere.
Mette in ordine i libri di Fernanda in uno scaffale della libreria, accanto a quelli di Bion, Klein, Ogden e Meltzer.
E li bonifica con un sacchetto di peperoncini.

2004
Un cerchio di nuove amicizie milanesi si interpone tra F. e O. e gli altri amici romani.
Lei ogni tanto gli telefona di nuovo e con emozione, come se quella sera fosse in programma una delle feste alla kasbah. Un giorno lo prega di controllare se hanno consegnato a casa la scatola di Berlucchi da portare a Tito e ad Adriana. Poi chiama Adriana e le domanda se ha abbastanza dolci.
O. si commuove.

2005
Ormai Ottavio ha la stessa età che aveva Fernanda quando si incontrarono la prima volta.
Lui si sente tradito e lost. Si sente come si sentiva lei nel 1973 nei confronti di Sottsass.
Pensando a una gag di Woody Allen, O. decide che dopo tanta analisi non gli resta che andare a Lourdes in cerca di compassione per tutti.
E ci va. non di nascosto ma dicendolo a tutti. Qualcuno lo prende in giro ma lui si sente meglio.

Il produttore Domenico Procacci rivolge al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
un secondo appello per la nomina di Fernanda Pivano a Senatore a vita.
La proposta è appoggiata da nomi illustri del mondo della cultura, dello spettacolo, dell’industria e dell’editoria
ma è sabotata da un personaggio del mondo Beat che accusa follemente la Pivano
di essere stata, ai tempi della contestazione, una spia della CIA e della Questura di Milano.

Anche stavolta la Presidenza della Repubblica respinge la richiesta, per un esubero di senatori a vita.
Fernanda riceve un'altra onorificenza: la Medaglia d'oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte e Ottavio si felicita con un sogno e facendole arrivare dal fioraio di via Manzoni un rametto di fresie che costa come un mazzo di rose a Campo de'Fiori.

Don Mario Picchi accetta di posare per un servizio fotografico di Stefano Cavalli, prodotto da Ottavio
e centrato sulla somiglianza del naso di don Picchi con quello di J. L. Moreno e col becco di Teto. 
Ottavio riceve con Zerka Toeman Moreno dal CeIS di Roma la Medaglia Jacob Levi Moreno per aver contribuito allo sviluppo dello psicodramma in Italia.

Negli anni a venire la Scuola Ipod Plays istituirà a sua volta il Premio Moreno
e conferirà la medaglia creata da Ettore Frapiccini a vari benemeriti tra cui Rosalia Maggio, Gianni Montesarchio, Vezio Ruggieri e Marco Greco direttore del teatro di psicodramma di Torino.



O. invita Fernanda al sociodramma del Parents Circle di Tel Aviv su "Il Piombo e l'Oro del Perdono"
sul disgelo tra Israele e Palestina. Ma per la prima volta lei non risponde (o non riceve l'invito).
Anche stavolta le riprese video del sociodramma fatto tra Roma e Tel Aviv, non sono state regolate da un contratto e questo scatena un conflitto tra Plays e un imprenditore che vorrebbe usarle per pubblicizzare una scuola di cucina (!).
Rosati risolve il problema con l'aiuto di un avvocato internazionale che scopre che il suo nemico ha dei precedenti penali.
In una strana specie di compulsione, Ottavio installa nelle pareti dello studio gli esagrammi dell'I Ching con delle lastre di cristallo che fanno passare la luce da una stanza all'altra.



Il sociodramma su Il Piombo e l'Oro del Perdono è destianto a una seconda parte imperniata sul Girasole di Wiesenthal che resta ancora da realizzare. Ottavio tornerà sul tema del perdono dieci anni dopo in una "lettera aperta" alla Pivano in cui la perdona di alcune cose e chiede perdono per altre.

2006
Fernanda pubblica Pagine americane, (Frassinelli) e I miei amici cantautori (Mondadori) dove non menziona la PFM e nemmeno Tito Schipa jr. autore delle musiche di Genamore e dell'album Dylaniato.



Subito dopo, una notte alle tre, Fernanda, in preda al panico, telefona a Ottavio, gridando.
Gli chiede aiuto perché accanto al suo letto vede un volto misterioso, nitido e reale, un mascherone che la fissa con una lingua di fuoco:
No. Non è una mia fantasia. E' vero. Se ne sta lì. Mi fissa e mi prende in giro. Che devo fare per mandarlo via?
Ottavio pensa che il misterioso visitatore "sfottente" abbia la funzione che caratterizza certi sogni di compensazione: 
ridimensionare un Ego fuori misura, ipertrofico.
In quel momento la Pivano (dopo i due documentari fatti su di lei mentre è in vita) è andata a vivere nella Fondazione a lei dedicata. Uno stuolo di ammiratori intanto la idealizza sempre di più proiettando su di lei l'archetipo della Grande Scrittrice Nazionale, un ruolo rimasto scoperto dopo la morte di grandi autrici della sua generazione come Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Lalla Romano.
Quindi il visitatore derisorio potrebbe essere un ambasciatore della psiche profonda con un messaggio per l'Io: ridimensionati. 

Ma come dirlo a Fernanda mentre è in un momento di panico? Ottavio prova a leggerle per telefono una frase di Dieter Baumann:

Il conscio è già nell’inconscio e nasce dall’inconscio. Per esempio, se uno sogna e incontra nel sogno una persona che gli dice qualcosa che egli ancora non sa, questa persona da chi l’ha saputo? A chi appartiene questa consapevolezza? Chi è stato conscio? L’inconscio. Da questo punto di vista, si può dire addirittura che, quando interpretiamo i sogni, in realtà non interpretiamo i nostri sogni ma aiutiamo i nostri sogni ad interpretare noi.

Fernanda gli risponde che è una frase bellissima ma che non ha capito niente. Grida:
Questo uomo che mi deride è ancora nella stanza e mi prende in giro. Fai qualcosa, aiutami... ho paura.

Ottavio la invita a fare immaginazione attiva col personaggio, chiedendogli chi è, perché è venuto a trovarla e cosa vuole dirle.
Ma Fernanda è troppo terrorizzata per interagire con l'immagine. Vuole solo che sparisca. Che fare? Ottavio, scherzando, le  dice: 
Va bene. Passamelo al telefono... 
Fernanda scoppia di colpo a ridere e si calma. Il personaggio è improvvisamente sparito dalla stanza.

Due giorni dopo, mentre corre a Villa Pamphili, Rosati si ferma a meditare addosso a un pino e nell'Immaginazione Attiva racconta l'episodio del mascherone alla Von Franz. Lei gli dice:

Caro Ottavio, in questo caso Lei è stato teatrante non analista. E nemmeno psicodrammatista.
Si è fatto prendere la mano dal suo gusto per la battuta, come Pulcinella. 
Non avrebbe mai dovuto dire alla Sua amica: passamelo. 
E' stato puerile e imprudente da parte Sua... Potrebbero esserci delle conseguenze. Staremo a vedere...
Non ci si deve mai intromettere nelle immaginazioni attive degli altri. Glielo dissi anche nell'intervista che mi fece da Carotenuto ma Lei continua a farlo... In certe cose è testardo come un ragazzino italiano che pensa: "Proibito ma Possibile!"
Come penitenza rilegga il mio libro su L'Ombra e il Male nella fiaba. Si ricordi che il confronto tra Io e Inconscio deve essere assolutamente individuale. Senza interferenze.
E non dica mai più passamelo a nessuno. Non è mica Gesù. 

Quando Jung si è fatto carico di quella russa... la Spielrein, ha visto cosa è successo?
Lei si prese la laurea in medicina, poi lo accoltellò e lo tradì con Freud.


Il problema di Fernanda si ripresenta: qualche volta l'uomo sprezzante appare in un angolo del soffitto.

Nemmeno Ottavio sta bene. 
Il trauma affettivo crea nella sua mente un impasto di ricordi senza cronologia. Dalla sua memoria spariscono molti episodi soprattutto dei primi due decenni vissuti con Fernanda. Non trova più libri, appunti, fotografie.
Non ricorda di aver collaborato per anni a Chi è di Scena, la rubrica del TG3 del suo amico Moreno Cerquetelli e nemmeno alla Rivista di Psicologia Analitica di Carotenuto.
Alcuni eventi della sua vita gli sembrano essere accaduti molto tempo prima o dopo la data reale. Un caos.
Dovrà ricostruire la sua memoria a lungo termine, pezzo per pezzo creando nuovi circuiti neuronici.

Ottavio cerca fogli, appunti e foto accatastati senza  criterio negli armadi messi nei locali di Santa Dorotea
e passa ore sugli archivi digitali dei quotidiani e sui computer di Rai Teche, a ricostruire il puzzle del suo lavoro e della sua identità.
Dal punto di vista clinico, quest'opera di sapore archeologico gli insegna come elaborare il PTSD. 
Per un'impresa del genere Roma coi suoi ruderi sembra la città perfetta.



In un'immaginaziome attiva via-albero, ai fori romani la Von Franz si fa aspettare a lungo.
Quando finalmente arriva dice a Ottavio:

Hai perso il filo, ragazzo mio, e devi ricucire i pezzi della tua vita come un sarto. Il sartorello delle fiabe è un Briccone Divino, un personaggio eroico che cuce i pezzi di un fagiolo esploso.
E' Mercurio, la funzione trascendente che unisce gli opposti: amore e odio, morte e vita, intelligenza e ottusità...
Dovresti allearti con un sarto. Il sarto. Cerca un sarto piccolo di statura ma che sia più grande di tutti. Cerca il dio dei sarti. Diventa suo amico.
Ma come farò a trovarlo?
Leggi il Libro Rosso di Carl Jung.
E' una grande opera di sartoria. 

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Il messaggio è incomprensibile anche se l'inconscio sembra padroneggiarne il senso. Il progetto Capucci partirà sette ani dopo.

Sempre nel 2006 Rosati inizia una ricerca sul racconto più celebre di tutti,  A Christmas Carol e sui reading con cui Dickens passò dal ruolo di scrittore a quello di attore con una dedizione così forte che lo stress delle tournées finì per ucciderlo.
A Cambridge Ottavio intervista Malcolm Andrews, autore del libro Charles Dicken and his performing selves.
A Londra assiste a uno straordinario reading del Canto di Natale fatto da Patrick Stewart all'Aldwich Theatre.

Vedendo che tra tutte le versioni ricavate dal racconto (teatro, cinema, musica, balletto, cartoons...) manca quella in forma di psicodramma, O. pensa che Plays potrebbe farla in Italia in una chiave molto popolare come quella eno-gastronomica.
Scopre un legame tra Christmas Carol e la parabola di Epulone dal Vangelo di Luca e mette in cantiere il primo socioplay televisivo del Canto di Natale  basato su una versione di Alfredo Antonaros che fa di Scrooge un vecchio avaro proprietario di ristoranti di lusso.
La produzione è ambientata in vari spazi della Basilica di S. Maria in Trastevere, dal controsoffitto al giardino, dalle navate ai sotterranei dove i partecipanti incontrano i fantasmi del Natale Passato, Presente e Futuro.

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Per mesi O. si cala anima e corpo nei panni di Dickens come prescrive la scuola dell'attore di Stanislawsky:
Esce di casa in mantello, bastone e cilindro finché nessuno a Trastevere ci fa più caso. Don Mario Zuppi lo autorizza, con perfetta letizia francescana, a fare la comunione in costume e con Teto sulla spalla.

Un giorno che Zuppi è fuori Roma, il sacerdote sostituto, sgrana gli occhi a vedere una maschera davanti all'altare e gli intima di uscire subito dalla chiesa. Rosati non si muove e risponde:
Dear Brother, relax! Here we love San Francesco and San Francesco loves birds.
Teto fa su e giù con la cresta. Gli altri fedeli approvano muovendo la testa. E' già socioplay.

Canto di Natale va in onda dal 24 al 26 dicembre con nove repliche e una regia televisiva pessima
perché il direttore decide di spostare le riprese dalla Basilica al Teatro del Gusto di Gambero Rosso dove né i partecipanti né i cameramen hanno lo spazio per muoversi tra i tavoli. 

Fernanda è la grande assente di questo sociodramma. Come è assente alla festa di Natale da Tito e Adriana. 
Però l'ultimo giorno dell'anno O. trova alla portineria della Kasbah una busta recapitata a mano
che contiene un'edizione inglese di A Christmas Carol illustrata da Arthur Rackam e un ritratto di Dickens su cartolina. Non c'è nessun biglietto 
di accompagnamento.



Poi Ottavio si accorge di un piccolo quadrifoglio che Fernanda ha disegnato sulle ultime parole del racconto:
God Bless Us. Every One!
Come direbbe Jung, Anima sta per essere straziata da quel tipo di sentimento di rimpianto che i Greci chiamavano Pothos
ma Rosati cerca di mantenere la mindfulness. Il quadrifoglio non ha più la bella forma di un mandala come nel 1977: la Pivano l'ha disegnato accanto a una bugia.

 

2007
Muore a Milano Ettore Sottsass jr. 
Al di là della stima artistica e culturale, Rosati si domanda perché la sua scomparsa gli dispiaccia tanto 
non avendolo conosciuto di persona ma solo come personaggio centrale nella vita di Fernanda.
Inizia così a ipotizzare che possa esistere, accanto al classico albero genealogico, un albero fantasmatico,
una rete non solo dei ruoli ma pure delle immagini di quello che Moreno chiamava "l'atomo sociale" di una persona e di un sistema.
Anche questa rete, per quanto fatta di illusioni e immagini, è reale e influisce sulla vita di un soggetto.
Da questo punto di vista le identificazioni proiettive del contenuto C che A opera su B corrispondono a ruoli che il regista dà agli attori.
I quali però possono subire i ruoli passivamente o modificarli a modo loro. Giacché ciascuno di noi vive un oggetto o un personaggio a suo modo.

Un avvocato che possiede dei vasi di Sottsass ed è un suo estimatore, dice a Ottavio:
Non ti è mai venuto in mente che la Pivano ha bloccato il vostro film per evitare che il marito scoprisse una Fernanda amata e felice a Roma, cosa incompatibile con la sua pratica di divorzio in cui si rappresentava come una vittima infelice?
Di cose del genere nel mio mestiere ne vedo tante. Per te la Pivano è una grande scrittrice ma lei era anche una moglie. E il problema delle mogli durante il divorzio sono gli alimenti. La psicoanalisi e il talento non c'entrano.



Fatto sta che O. fa un sogno. Porta Teto sulla spalla e incontra Ettore in una specie di paradiso degli architetti dove passeggia con Fernanda che ha portato un cestino per il picnic.
Rosati saluta Ettore Sottsass come un vecchio amico e, mentre la Pivano apparecchia sulle nuvole, lo invita a disegnare per l'Ordine degli Psicologi il Teatro di Psicodramma italiano.
Una voce fuori campo rivela che Ettore è un anagramma di Re Teto. Un ideale dell'Io. Non un nemico.



Mettendo in scena questo sogno in un setting di formazione con una ventina di allievi, O. è sopraffatto dall'emozione. 
Nel gruppo si verifica una reazione psicosomatica:
la ragazza che interpreta il ruolo della Pivano, nel momento in cui avviene l'incontro tra i due uomini
sente  che il braccio destro diventa caldo e quello sinistro freddo ed è sul punto di svenire. Fioccano sharing e interpretazioni di vario genere.
Michela dice che il trauma può essere corporizzato ma non detto. Lo svenimento è una dissociazione.

O. e Alfredo Antonaros scrivono con Tania di Martino lo script di Ciao Teto una commedia
ambientata in un allevamento sul Delta del Po' con lo chef Igles Corelli. Realizzano con la Commissione Cinema Emilia-Romagna, lo storyboard fotografico delle inquadrature. La produzione però non parte. Non può nascere niente.

La Pivano invia a Ottavio (senza nessuna dedica) il suo nuovo libro edito a Napoli dal loro amico Tullio Pironti 
Lo scrittore americano e la ragazza perbene. Storia di un amore: Nelson Algren e Simone de Beauvoir.
Per fortuna la busta arriva alla kasbah poco prima che O. sta per inviare a Fernanda una copia di Tutto per bene, di Pirandello insieme a un biglietto sarcastico per il fatto di non aver ricevuto il libro su Algren e de Beauvoir. 

Alfredo e O. creano anche per un'azienda consociata SKY (che si gioverà delle loro idee) il palinsesto di una nuova rete televisiva
da chiamarsi ARCA con nuovi format di programmi sugli animali da compagnia. Anche questo progetto finisce nel nulla.

Una sua antica e cara fidanzata, scrittrice di 
soap, gli fa capire di essere madre di una figlia avuta da Ottavio.
Ma, come in uno psicodramma molto soap, si rifiuta di fare accertamenti del DNA della ragazza che non sa niente.
Rosati pensa che ogni progetto creativo o vitale finisca in un disastro.

Per superare la situazione di stallo e migliorare il suo rapporto con le donne, O. chiede aiuto ad Alejandro Jodorowsky  
che ascolta la sua storia sorridendo e, dopo aver detto che lo considera un collega,
gli propone una psicomagia in tre tempi. 

Prima di tutto Ottavio deve andare a un santuario,
meglio di tutti quello di Padre Pio perché ha detto che sua madre gli era devota,

deve pregare, confessarsi, comunicarsi,
fare una generosa donazione
e riempire un grosso bidone di acqua benedetta.



Poi deve trovare un terreno dove realizzare la psicomagia,
e procurarsi degli stinchi di bue (dodici come gli antenati che ha sistemato nella tomba di famiglia)
ripulirli alla perfezione con un temperino,

metterli sotto il letto in una scatola,
urinarci sopra, a mezzanotte in punto, per una settimana
e tornare a dormire senza far caso all'odore. 

La seconda parte del gioco avviene una settimana dopo, con la partecipazione di sette amiche di Ottavio che devono:
presentarsi in gonna e senza mutandine, con zappe e vanghe,
denudarlo, fargli, una dopo l'altra, una veloce e piccola carezza sul sesso,
scavare una buca profonda e gettarci gli stinchi,
poi calarci dentro Ottavio in piedi, coprendolo di terra fino al collo, anzi al naso,
poi devono fare un girotondo intorno a lui,
urinare in cerchio cantando e danzando, 
tirare Ottavio fuori dalla terra,
lavarlo con l'acqua benedetta della tanica, 
asciugarlo e profumarlo,
bruciare i vestiti vecchi,
ricoprire la buca,
e rivestirlo con abiti nuovi.

Nella terza parte O. deve invitarle tutte a un pranzo di lusso con musica di Mozart e champagne.
Tutto qui.


O. realizza la psicomagia in un angolo segreto del Gianicolo (dove Dario Argento sta girando un film)
con la partecipazione di Teto che segue da un albero. Lucio fa un video del gioco.
Come temeva, la scrittrice di soap decide di andarsene quando vede Lucio (perché lei vuole un gruppo solo di donne) ma Ottavio la rimpiazza con una vice-amica che teneva di scorta.


Il gioco suggerito da Jodo, imprevedibilmente, ha un effetto trasformativo su Ottavio e su tutte le donne che vi hanno partecipato.
Nel 2012, quando Rosati interverrà con il Maestro a un convegno su Arte e Cura, gli dirà che la sua psicomagia ha funzionato ma forse è tempo di farne una nuova perché è di nuovo innamorato perso di una donna difficile.
La sera a cena, quando Ottavio gli presenta la sua nuova fidanzata (pure lei bionda e bella) definendola La donna che visse due volte, Jodorowsky precisa: non sono due volte, Ottavio, sono tre. 



In ottobre Plays acquisisce dalla Ager3 di Grazia Volpi i diritti di commercializzazione e distribuzione di Genamore.

A  dicembre Rosati tiene un seminario sulla psicologia dell'ottimismo di Arthur Seligman per la cattedra del prof. Accursio Gennaro. 
In questa occasione presenta per la prima volta il concetto psicodrammatico di Bricconaggio:
un nuovo genere di catarsi anti depressiva (ispirata a Moreno e Pirandello) 
con cui un soggetto reagisce a un'ingiustizia architettando un gioco non distruttivo ma polemico e assertivo.

Rosati fa vari esempi clinici tra cui un video-bricconaggio dedicato a uno studio romano che ha scritturato Teto e Iside per realizzare con Plays e Valeria Solarino delle foto 3D per il Corriere della Sera.


2008 
Ottavio vive un nuovo trauma. Bompiani pubblica il primo volume dei Diari della Pivano (1917-1973) dove non figura il nome di Ottavio che, a partire dal 1973, le ha visto scrivere per quasi trenta anni con la sua matita a punta morbida.


Qualcuno ha influenzato Fernanda oppure si tratta di una fantasia di sparizione creata dal pensiero magico di una principessina che gioca con le bambole, come un complesso autonomo e fuori controllo? 
I fatti della realtà sono cancellati da una damnatio memoriae che su Rosati ha una ricaduta traumatica così forte che finge di non aver visto il libro e non riesce a dire né scrivere niente alla Pivano, quando lei gli telefona.

 

Nei Diari non figurano centinaia di episodi ed eventi vissuti insieme da F. e O., nemmeno quelli descritti in molti suoi libri, lettere e articoli reperibili negli archivi digitali di giornali e riviste. Sono tutti spariti nel nulla. 
Le pagine traboccano del name dropping di celebrità con cui la Pivano ha avuto incontri sia importanti che fugaci, mentre fatti ed eventi di rilievo accaduti a Roma, New York, Parigi e in decine di altri posti con Ottavio, mancano oppure sono attribuiti ad altre persone o a un figurante anonimo.
Quando menzionano Generazioni d'amore, i Diari non ne indicano l'autore, come se il film fosse un figlio senza padre. 

Il "ragazzino" degli anni Settanta e pure l'adulto degli Ottanta e dei Novanta non sono discussi o criticati. Sono annichiliti. 
Rien ne va plus in un nuovo gioco di prestigio dove è il cilindro del prestigiatore a sparire nelle orecchie del coniglio. 
E' possibile che questa disintegrazione sia (solo) opera della Fernanda che raccomandava di mettere l'integrità il primo posto? 

 

Oltre che un certo danno (vero o presunto) alla sua immagine pubblica, ne deriva un serio problema psicologico.
Il persecutore interno di Rosati insinua che gli amici e i lettori dei Diari gli attribuiscono delle azioni vergognose e indicibili che giustificano la cancellazione del suo nome.

Interi episodi della vita di Ottavio scompaiono anche dalla sua mente.  La memoria di Rosati si impasta e si riempie di buchi. Per mesi non è in grado di lavorare e deve svendere le sue proprietà. Patisce una dispersione dell'identità e una malattia fisica per cui deve essere operato. Si sente arrabbiato ma non sa come reagire. Continua ad amare Fernanda e inizia a detestare se stesso. Non le dice mai niente.

Gli amici sono preoccupati. Soprattutto quando Ottavio manifesta nei loro confronti improvvisi scoppi di collera pieni di sarcasmo e disprezzo, che partono da attacchi di gelosia con nessun fondamento logico. Di cui subito dopo chiede scusa e si vergogna.

Per noln impazzire Rosati si dedica allo studio della letteratura scientifica sul PTSD, a partire dagli studi dell'analista junghiano Donald Kalsheddi Philip Bromberg e Bessel Van der Kolk.
In futuro queste letture sfoceranno in una ricerca della scuola di formazione Ipod con lezioni di Maurizio Stupiggia sull'efficacia terapeutica dello psicodramma e dell'EMDR per i soggetti traumatizzati dal comportamento di un familiare e da una persona amata.
A un certo punto Ottavio capirà che la vischiosità di questi sintomi ha la funzione di far emergere antichi e catastrofici "vissuti non pensabili".
E nel 2017 metterà in cantiere due nuove tecniche di psicodramma.

La prima è un gioco di indagine (non un test standardizzato) basato sui codici dell'emisfero destro: un'estensione della Scacchiera, chiamata:

IL SIPARIO DI VETRO ®


Si tratta di un vero e proprio giocattolo terapeutico dove una quarta parete (come quella del sipario a teatro) fatta con uno specchio unidirezionale fissato verticalmente al centro di una scacchiera. Davanti e dietro lo specchio il paziente può collocare delle miniature (tratte dal repertorio della scacchiera) corrispondenti a se stesso e alla persona con cui è in relazione.
La struttura, vista di profilo, si presenta come nella foto qui sotto.



In cosa consiste la dinamica del gioco?
Lo spostamento di una luce da una parte all'altra dello specchio evidenzia in modo impressionante cosa può accadere a una persona nella dialettica del rispecchiamento reciproco. Emerge che un soggetto abbastanza empatico da rispecchiare l'immagine dell'altro, lo fa esistere, mentre un personaggio massicciamente narcisista inghiotte e fa sparire l'altro rimandandogli solo la propria immagine.
Ovviamente questo fenomeno si articola secondo gradazioni variabili. Per esempio, mettendo la luce a cavallo del vetro-sipario, i due soggetti appaiono entrambi visibili e sovrapposti attraverso lo specchio. L'immagine dell'uno coesiste con quella dell'altro, come nel celebre Invito ad un incontro del 1912 dove Moreno introdusse la dimensione di tele versus transfert.

Nel Sipario di Vetro, l'analista, dopo aver mostrato il meccanismo, affida la torcia luminosa al paziente che, grazie ai movimenti della luce e agli spostamenti delle miniature, realizza attivamente una sua serie di scoperte. La regia della psiche inconscia fa emergere inquadrature interessanti ed emozionanti alle quali l'analista stesso non avrebbe mai pensato.

Per certi versi il Sipario di Vetro rimanda al modello messo a punto da Peter Fonagy e Mary Targett nel loro libro Attaccamento e funzione riflessiva pubblicato in Italia nel 2001
secondo il quale il bambino non si identifica nel caregiver ma nell'immagine di sé che vede rispecchiata e mentalizzata dal caregiver.



La seconda tecnica terapeutica è un nuovo tipo di catarsi che Ottavio sperimenta con l'aiuto di un collega, esperto e corazzato come Io ausiliario. Si tratta di una tecnica, a metà strada tra il passaggio all'atto e il gioco psicodrammatico, chiamata

IL GIOCO DEGLI OCCHIALI.

Lo psicoplay sfocia in una polemica verbale che il paziente improvvisa con l'aiuto di un Ego Ausiliario nel ruolo dell'antagonista.
E in casi estremi con l'antagonista stesso (se è in grado di farlo) in un setting di terapia di coppia.
Il protagonista della catarsi ha a sua disposizione un ampio assortimento di occhiali da sole più o meno strambi e di pessimo gusto. Il terapeuta lo invita  a metterli e toglierli secondo gli stati d'animo più o meno irrazionali e aggressivi che il paziente sente di voler esprimere, realizzando così una regressione forte ma pure controllata
Questa tecnica è potente ma meno semplice di quel che sembra. Può creare grossi problemi. Ed è riservato a psicodrammatisti esperti.

Il Gioco degli occhiali permette a Ottavio di fare la catarsi della rabbia per il tradimento che (a torto o a ragione) sente di aver subito.
Solo nei momenti in cui si calma e ragiona il protagonista si toglie gli occhiali. 
L'ego ausiliario da parte sua, a tratti contiene, a tratti subisce l'attacco. A tratti lo provoca o risponde.
Utilizza anche lui il repertorio degli occhiali. Può anche prendere quelli del paziente.
Per ragioni ovvie sarebbe meglio avere due paia di ogni tipo di occhiali.

Questa catarsi permette di vivere nuove interazioni emotive, in parte ludiche e in parte vere.
Il cambio di occhiali esplicita il punto di vista da cui si parla e lo stato d'animo in cui ci si sente.
E' influenzato dalla risposta dell'altro e alcuni veloci "ripensamenti di occhiali" sfociano in momenti di autironia, empatia ed umorismo.



Ovviamente il rischio di uno psicoplay come questo è di sfociare in un delirio a due. Perciò deve sempre avvenire davanti a testimoni intellettualmente competenti sul tema della catarsi e del perdono che possono aiutare i partecipanti a mentalizzare i risultati.
Le riprese video di questo psicoplay sono utili e in certi casi indispensabili.

L'esperienza del gioco e la sua efficacia terapeutica portano Rosati a pensare che il vero perdono non sia un'operazione di scavalcamento filosofico e spirituale di un problema ma un percorso che fa anche un ricorso omeopatico e raffinato (non arcaico e massiccio) dell'odio traumatico accumulato nell'amigdala. 
Lo psicoplay consente di rivivere sul piano teatrale le catastrofi vissute e non pensate di cui parla Winnicott
e cioè i momenti in cui il soggetto è stato ferito da qualcuno che lo pensava solo come un oggetto e non come una mente sensibile e reale.


2009

Il giorno del suo compleanno, come se niente fosse accaduto, Fernanda chiama Ottavio al telefono per fargli gli auguri e conclude la telefonata dicendo: 
Tesoro mio. Auguri... Che ne dici? Vuoi che facciamo uno psicodramma col pianoforte per la tua festa?

La prima domanda per il riconoscimento della scuola di psicodramma IPOD PLAYS è respinta dal MiUR.
Un professore, forse ignaro del libro di Caillois I giochi e gli uomini, confonde PLAY con GAME e accusa O. severamente di voler fare una scuola di videogiochi.
O. ricorda di averlo incontrato (il professore, non Caillois) con Fernanda a cena da Elena Doni dove lui raccomandava a tutti una cartomante romana abilissima in questioni di cuore.

Il suo amico Vinicio, custode dell'Orto Botanico dopo una grande nevicata invita Ottavio a fare un video nei viali con Teto e Iside, lasciando le orme sul manto di neve intatto. 

O. fa un sogno dove la Von Franz sorridente suona il pianoforte portando sulle mani i gioielli di F. e una penna del Teto
mentre la Pivano spacca la legna con una faccia lamentosa. I volti delle due donne si confondono finché Ottavio grida:
Siete due grandi scrittrici! Fate pace, se non volete farmi impazzire! 

 

Ad agosto Fernanda Pivano muore a Milano lontana da Ottavio. Lui si sente straziato e avvilito. Che fare?
Al termine del funerale celebrato da Don Benzi a Genova, Ottavio e Tito Schipa jr., a nome di tutta la Kasbah, portano la bara sulle spalle per il suo viaggio di Addio. 
A Roma organizzano una Messa di suffragio a S. Dorotea a fianco del Cinema in Trastevere dove il pazzariello presentò Amici scrittori.

 F. ha vissuto (con qualche aiuto) 92 anni.  O. ha 59 anni (e non si sente benissimo)

 La Fandango di Procacci pubblica il DVD di Farewell to beat insieme al libricino della Pivano Un po' di emozioni.
Poco dopo un avvocato da Milano scrive a Plays di non vendere Generazioni d'amore né alla Rai né a Sky.
Una telefonata dell'erede Pivano intima a Ottavio:
Senti bene Rosati: se fai circolare il tuo documentario ti faccio causa e ti porto via un sacco di soldi.
Ottavio risponde:
Mi sembra difficile perché non li ho. Comunque grazie: tu stai lavorando per noi e non lo sai.

In un sogno ambientato all'Harris Bar di Venezia, O. si trova in compagnia di Jung e del couturier Roberto Capucci.


 
Jung dice: L'Animus di una donna è una volpe abilissima a cancellare le sue tracce con la coda. 
Capucci risponde: Certo, professore. Nell'Alta Moda la coda è indispensabile. L'ho messa persino alla Levi Montalcini quando le ho fatto l'abito per il Premio Nobel.
Ottavio porta dal bar tre bicchieri di Martini usando il Libro Rosso come vassoio e Jung obietta:
Manca un bicchiere per fare un quadrato. E poi non possiamo brindare finché non arriva il dr. Moreno.
I funerali di quella affascinante scrittrice dovrebbero essere finiti. Jacob a
rriverà da un momento all'altro.

Il sogno è abbastanza comprensibile. Sembra dire che il lavoro del lutto di O. deve passare per uno psicodramma.

Dopo il sogno O. va in pellegrinaggio psicoanalitico alle torri di Jung e Von Franz a Bollingen e trova una certa pace.
Passeggiando lungo il lago Ottavio capisce che lo psicodramma di cui parla il sogno,
 non passa solo per il pensiero e per il sentimento che hanno caratterizzato la relazione con Fernanda.
Il futuro vuole l'integrazione della funzione rimasta in ombra: la sensazione estroversa.

In Ottobre il MIUR approva finalmente la Scuola di psicodramma IPOD PLAYS come Istituto di Formazione in Psicoterapia con presidente garante il prof. Vincenzo Caretti al quale subentrerà presto il prof. Vezio Ruggieri.

Il primo evento della scuola è un incontro alla Casa del Cinema che finalmente proietta Generazioni d'amore a Roma, con un dibattito tra Italo Moscati, Moreno Cerquetelli e Giuliano Montaldo (Clicca qui).
Segue una Grande Festa nella sala della terrazza della Chiesa di Santa Dorotea vicina alla Kasbah, che ospiterà le lezioni dei primi corsi.



O. inizia una nuova analisi con Stefano Carta che lo rimette in piedi. 
E' l'ottava terapia perché dal 1972 O. non ha mai smesso la sua analisi:
Dora Bernhard, Aldo Carotenuto, Paolo Aite, Mario Trevi, Giusy Cuomo, Claudio Modigliani, Nadia Neri
ai quali vanno aggiunti il Maestro Silvano Uttinacci, Gennie e Paul Lemoine, i suoi maestri di tennis e Corrado Pensa guida nella meditazione Vipassana.

Tre mesi dopo, il 15 novembre, muore anche il padre Giovanni a 98 anni, circondato da nuora, governante e i due nipoti (Claudia e Giovanni) figli di Gianpaolo che fa il medico e ha dato al maschio il nome di suo padre. Tutto per bene, direbbe Pirandello.
 Il sociodramma del funerale avviene alla Chiesa di S. Dorotea a Trastevere. Sul feretro Gianpaolo appoggia la bandiera con lo stemma dei Savoia e la sciabola di capitano dell'esercito. Ottavio posa sulla lama una penna di cacatoa
e racconta che, durante la guerra Giovanni salvò gli archivi del Registro traslocandoli nei sotterranei del Teatro dell'Opera di Sulmona, con un colpo di Spontaneità che, invece di una medaglia, gli meritò la sospensione dello stipendio.
E per finire cita il suo Papà-mantra: Alla fin fine la cosa più importante nella vita è la bontà.

2010
A un anno di distanza dalla sua morte, Bompiani pubblica il secondo volume dei Diari della Pivano (1974-2009) 
dove continua la damnatio memoriae  della Kasbah. Rosati stringe i denti e si sforza di ignorare il fatto di essere ignorato. Continua a presentare Genamore alle rassegne e agli incontri dove lo invitano, soprattutto quando può dare all'evento una regia psicodrammatica.

A marzo O. realizza al Teatro Valeria Moriconi di Jesi con Teto e Iside il video "Stelle Sopra Stelle Sotto" in occasione dello spettacolo La canzone di Nanda con la regia di Gabriele Vacis dove Giulio Casale lo invita a proiettare il film e a condurre un socioplay sulla poesia delle donne. L'evento infatti coincide col giorno della Festa delle Donne.

A maggio O. registra con Milena Vukotic il video-poem La mia Nanda nel corso di un reading psicodrammatico a cura di Enrico David Santori.

Tra gli amici al fianco di O. c'è "Roby Lucente" (il nome è stato cambiato) un mentalista incontrato al Teatro Stabile di Catania che legge le ultime pagine e lettere scritte da Fernanda su Ottavio e le interpreta in termini di suggestione ipnotica su come si dovrebbe comportare per sentirsi amato e apprezzato da lei. Cioè sparire dalla scena.



Il mentalista si domanda se la Pivano (e qualcuno accanto a lei) abbiano praticato intuitivamente le strategie e i trucchi dei prestigiatori, senza rendersi conto della loro pericolosità. Di fatto Rosati (in un momento di panico, vergogna e rabbia) ha rischiato di perdere la vita in un incidente.
In una lettera spiritosa, ma senza mezzi termini, il simpaticissimo "Roby Lucente" analizza le ricadute della damnatio memoriae redazionale operata nei Diari di Bompiani, nei termini di Jaak Panksepp (1943 - 2017) il neuroscienziato e psicobiologo che ha coniato il termine "neuroscienze affettive",[2] per indicare il campo delle neuroscienze che studia i meccanismi neurali dell'emozione nei mammiferi, dai Topi agli Uomini.

Nella sua lettera Lucente dà alcuni consigli su cosa possa fare uno psicoterapeuta per risolvere situazioni del genere. (approfondimento.pdf 98  kb)

Negli anni futuri la scuola Ipod Plays studierà un nuovo genere di psicoplay il cui modello tiene conto della teoria dei sette sistemi sottocorticali di Panksepp (TRISTEZZA. RABBIA, PAURA, SESSUALITA', CURA, GIOCO) che non esisteva ancora ai tempi di Moreno.

Dopo uno psicodramma sul caso Pivano, realizzato alla scuola di formazione, Francesco (specializzato in cartoons, pupazzi e orsi di vario genere) invia per mail a O. la foto di un orsetto viola sotto un dito che, premendo, fa passare il suo colore dentro un orsetto giallo. 

Francesco scrive:
Non è questa l'identificazione proiettiva che ci hai spiegato a scuola?
A differenza della semplice proiezione, l'ID PR si può verificare solo tra persone che sono in stretto contatto. 
Giusto?

La Pivano è l'orsetta viola. Tu sei l'orsetto giallo. Lei ti ha trasmesso come un veleno, la sua depressione per il divorzio dal marito.
Il dito che preme su lei, secondo me, è quello di una nuova persona che in questo momento ha tutto l'interesse a favorire questa scarica per usare te come orso espiatorio e salvarsi lui. 
Calcola pure che i grandi scrittori riescono a a influenzare i giri frontali inferiori del cervello e soprattutto l'amigdala del lettore. 
La Pivano era molto brava in questo, anzi era geniale. Tu però non devi farti più violare!

Rosati riponde:
Bravo! Apprezzo il gioco di parole sul fatto che l'orsetta violata stia violando l'orsetto giallo. 
La metafora può essere utile per chiarire le idee ai pazienti che subiscono una manipolazione affettiva o l'ID PR. 
Ho fatto un po' di immaginazione attiva che sembrava un'animazione digitale 3D e voglio aggiungere qualche cosa: 
1. Quel cordone fisso esiste solo nei rapporti madre-bambino. 
2. Quei due, più che collegati, sembrano orsetti siamesi.
3. L'orsetto giallo conosce e gioca con altri orsi e orse.
4. Il giallo può anche respingere il colore viola al mittente.
5. Anche il giallo può farsi dare una mano, anzi un dito, dal suo analista.
6. Il nuovo dito non preme sulla testa del giallo ma spezza il cordone.
7. Il colore viola esce dal giallo e diventa inchiostro per scrivere una storia.
8. Collabora con altri inchiostri.

Rosati ricambierà la mail di Francesco con lo psicodramma winnicottiano Orsetti transizionali realizzato con gli psicologi della scuola di formazione.

Poco dopo, in un articolo su La Repubblica del 14 luglio, Quando ho tenuto per mano un mito,
Sandro Veronesi descrive un impressionante episodio di identificazione proiettiva attivato da un contatto con la Pivano.
La storia di Veronesi, oltre a essere un bel pezzo giornalistico, ha una valenza clinica che conferma l'intuizione di Francesco.

Nuovo colpo di scena: Arnoldo Mosca Mondadori consegna a Rosati otto pagine intitolate:
Presunzione - Maldicenza - Invidia - Ipocrisia - Rancore - Violenza - Ingiustizia e La Dolcezza

E' un dono per Ottavio che reagisce scrivendo e riscrivendo due pagine intitolate I due tempi del Perdono
una catarsi in cui non risparmia nessuno, nemmeno se stesso.
Per ora Plays pubblica solo La Dolcezza su questo ipertesto (la tastiera aveva scritto per lapsus: iperteto).



Le otto lettere di Fernanda sembrano dei Minima Moralia minimalisti. Più commuoventi che illuminanti perché (come direbbe la Von Franz) il pensiero introverso non è certo la funzione dominante della Pivano. In un primo momento, Ottavio, tenendo in mano quei manoscritti, si emoziona e li accarezza come accarezzava gli occhi della sua Nanda. Poi si dissocia ed è tentato di buttarli via come i minidisc dei loro litigi. Ma non lo fa perché sarebbe una reazione/collusione con l'annullamento fatto nei Diari.
Alla fine decide che quelle pagine entreranno nella commedia Grandi Feste con Fuoco insieme alla coppia più romantica della Casina Valadier.

Sempre nel 2010 il Prefetto di Roma registra finalmente il nome d'arte Ottavio come nome anagrafico a tutti i titoli.

Nel 2017 dopo uno psicoplay Martino Zarebsky, il primo psicologo sacerdote iscritto alla scuola di formazione, proporrà a Ottavio di celebrare il suo nuovo nome con un nuovo battesimo e si offre di farlo alla sua parrocchia di Palestrina.
Ottavio accetta con entusiasmo sia dal punto di vista jodorowskyano che da quello religioso.
Subito dopo il nuovo battesimo una signora bionda che ha ha partecipato alla Messa, si avvicina a O. per fargli gli auguri e gli domanda:
Ma voi lo sapevate o no che oggi è il giorno di Sant'Ottavio?
Quando O. esclama che nessuno lo sapeva e che si tratta di un vero fenomeno di  sincronicità, lei risponde: 
Come sarebbe, sincronicità? E' una Dio-coincidenza!
Naturalmente, a cena tutti diranno che sono due modi di dire la stessa cosa.

A Natale il Comune di Milano onora la sua cittadina benemerita Fernanda Pivano proiettando una fotografia del suo volto sulla facciata del Duomo.
O. scrive che è il contrario di quello che è successo a Berlusconi quando gli hanno tirato in faccia una statuina del Duomo.
Per la prima volta da quando Fernanda è morta, O. fa un sogno dove c'è lei:

Sono insieme a Nanda su un treno che arriva a stazione Termini e, per parlare,
non ci accorgiamo che tutti i viaggiatori sono già scesi dai vagoni (come nel film Lion di Garth Davis).
E' un po' come nell'episodio del 1981 quando restammo chiusi dentro al San Carlo di Napoli.
Mentre prendo tutti i bagagli e aiuto F. a scendere, il treno parte verso il deposito con lei a bordo.
Sola. Le luci sono spente.

Sono disperato perché so che Fernanda si sentirà come una bambina spaventata.
Urlo per richiamare l'attenzione dei ferrovieri. Poi lancio una lucciola dentro il vagone per tenerle compagnia.
La lucciola si poggia sulla spalla di Fernanda e fa sempre più luce. Il treno si allontana.
Mi sveglio col cuore in tumulto.

Alla fine del 2000, la scuola Ipod Plays inizia un seminario sulla tipologia junghiana secondo la Von Fran(pensiero, sentimento, sensazione, intuizione) centrato sui disegni del Libro Rosso di Jung e sul saggio di James Hillman su Afrodite e la funzione della bellezza.
Siamo allo sviluppo teorico del Progetto Capucci finalizzato alla produzione di un documentario e di un film che si giova della consulenza di Adriana Mulassano, scrittrice e storica della moda.

Il lavoro inizia col cortometraggio Le Code Le Ali (con il montaggio e le animazioni di Filippo Orrù e un commento psicoanalitico di Claudio Widmann) prodotto da Plays e la Fondazione Capucci
che nel 2017 sfocerà nel documentario televisivo La moda proibita in collaborazione con la Jean Vigo Italia di Elda Ferri e la Open di Mauro Calevi. Tra i personaggi che intervengono: Sidival Fila, Maria Pace Odescalchi, Pier Luigi Luisi, Adriana Mulassano e Anna Fendi.

Psicodrammatisti in formazione come Gina Cimmino e Dario Scielzo collaborano come attori in vari set tra cui
l'Accademia di Ferentino, gli studi di Anna Fendi, Palazzo Odescalchi, la Reggia di Venaria, l'Atelier Capucci e il Convento di San Bonaventura.

Rosati scriverà anche (con Adriana Mulassano e Francesco Marzano) il progetto di un film e la Commissione Cinema del MIBACT riconosce la qualifica di valore culturale per il suo sviluppo. La storia narra le disavventure di uno studente napoletano ossessionato dal Libro Rosso che vuole, a tutti i costi, laurearsi in psicologia alla Sapienza di Roma con una tesi sui disegni di Capucci e quelli di Jung.
Il film si conclude con un set-setting inedito in cinema: un socioplay con studenti e docenti che esplode nell'Aula Magna della facoltà di psicologia.

Urbano Barberini (che ha già collaborato con Plays per Fantasmi al Valle) entra nella storia nel ruolo di se stesso: l'attore arriva all'università fingendo di essere il famoso couturier Capucci mentre il vero Roberto Capucci osserva il socioplay di nascosto, insieme alla prof.ssa Anna Maria Speranza.

Rosati e Marzano realizzerano nelle stazioni artistiche della Nuova Metropolitana di Napoli, con la Campania Film Commission,
un teaser del film con gli attori Anna Lia Perna e Nick Rizzini.


La scuola IPOD riprende gli incontri per realizzare il Teatro di Psicodramma con una ricerca comgiunta tra le facoltà di Psicologia e Architettura di Roma Sapienza. Intanto Rosati e Luciana Santioli sperimentano col comune di Siena, in vari contesti istituzionali, le riprese multiangolo in IPOV3. Questo sistema video su piattaforma Apple mantiene integralmente il girato di cinque videocamere puntate su vari aspetti di un gruppo e consente di studiare le interazioni dei partecipanti in ogni momento.

Dopo aver realizzato a Siena Il Rischio della FelicitàRosati si ricorda della promessa fatta anni prima a sua madre di spargere le sue ceneri in una distesa di papaveri durante una giornata di sole.
Così un giorno di primavera che si sente in pieno inverno porta su un prato il vecchio televisore di Mirella, lo collega a un DVD con Leontyne  Price  che canta La forza del destino (Pace, pace, Mio Dio), lo sistema sul cofano della macchina e accende i fari. Poi sparge le ceneri guardando la cantante sul fondo.

Quando lo psicodramma è finito, Ottavio si accorge che. grazie alla musica e alle immagini, depression e angoscia sono sparite. E' solo un po’ stanco e sudato.

Ricaricando tutto nel portabagagli della Fiat Panda, gli viene in mente che i repertori e gli apparati tecnici del TDT devono essere flessibili e caricabili in un furgone in modo da portarli dappertutto, facendo nel piccolo quello che fanno i Grandi Teatri in tournée nel mondo.
Quindi un laboratorio del genere non dovrebbe essere realizzato dentro le mura di un ospedale ma vicino. Magari in un edificio trovato nel suo giardino, come il teatro di psicodramma che Moreno sistemò nel bosco di Beacon accanto al suo Istituto.

Prima di tornare a Roma, Rosati fa (anzi riceve) una fantasia. Vede saltellare su un albero la Von Franz in forma di scoiattolo. Giusto il tempo di dirgli:

Complimenti per la grande scoperta, dottore! Si è mai chiesto perché Jung e io abbiamo costruito le nostre torri in mezzo al verde anziché dentro una farmacia? Comunque adesso un’aspirina ci vorrebbe. E si metta la giacca se non vuole una polmonite! Le va una noce?

Rosati va a trovare a Milano, Massimo Giacon l'artista autore del libro a fumetti ETTORE: Mr. Sottsass jr. e il mistero degli oggetti.
Gli descrive La Scacchiera e  Il Teatro del Tempo e gli chiede di entrare nel progetto disegnando i personaggi che devono dargli vita: 
un'architetta, uno psicologo, un medico. Ciascuno dei tre ha un suo animale totemico: il Castoro, il Pappagallo, l'Orso.

Dopo diversi bozzetti, decidono di aggiungere al disegno un quarto personaggio che rappresenti il progetto terapeutico Wois messo a punto dall'antropologa Patrizia Burdi. E' una farfalla che rappresenta la Scrittura.

Nel 2017, durante una riunione del gruppo di studenti che lavora al progetto da presentare alla Regione Lazio per gli spazi del vecchio Forlanini, emergerà l'idea di creare in collaborazione con i principali Enti Lirici italiani un archivio digitale dei bozzetti delle grandi opere per proiettarli sullo schermo del Teatro del Tempo durante i giochi e le catarsi dei pazienti. Non sarebbe per Plays la prima collaborazione del genere: l'ha già fatto a Torino col Teatro Regio, a Roma con l'Opera e a Catania col Teatro Stabile.
Gina Cimmino, la studentessa che di solito parla poco, si sporge dal divano ed esclama:

All'idea che l'arte morta e sepolta negli archivi dei teatri torni in vita per illuminare le persone in un modo nuovo, ho sentito un brivido nel corpo.
Quando andiamo a vedere il Forlanini? E come ci organizziamo per i contatti con i Teatri dell'Opera?

Per gli anni 2000 è tutto. L'ipertesto del quarto decennio finisce qui ma la storia del Teatro del Tempo va avanti.
Plays spera di aver trasmesso qualcosa di autentico che possa giovare ai lettori e saluta tutti con le parole finali di Dickens nel suo racconto più bello: 
God Bless Us. Everyone!


(Clicca per il primo, il secondo o il terzo atto) 



 

 

 

 

 

 

 

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