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Scuola

Psicodramma e Psicoplay

In questo sito l'approccio inaugurato da J. L. Moreno, oltre che con la parola psicodramma, traduzione abituale dell’inglese 'psychodrama', è spesso indicato col termine 'psico.play'. Vediamo le ragioni di questa proposta.
In inglese 'drama' sta per teatro, azione. In italiano invece il termine 'dramma' ha un significato diverso, ristretto a un solo settore dell'universo teatrale: quello antitetico alla commedia. Le implicazioni negative di questo effetto alone sono provate da un sondaggio effettuato in Italia nel 2005, su un campione multistratificato per area, di soggetti non addetti ai lavori.
La parola ‘psicodramma’ ha evocato, nella quasi totalità delle persone, un riferimento allarmante al mondo della tragedia, della sofferenza e del conflitto. Questa associazione limita l’accettazione del metodo e fa torto a Moreno che sperava di passare alla storia come colui che aveva introdotto il riso e lo humour nella psicoterapia.
La stessa ricerca ha provato che, tra vari termini alternativi proposti agli intervistati, 'psico.play' è quello che meglio sembra indicare lo spirito di un gioco terapeutico che tende a migliorare la propria libertà e la qualità dell'esistenza.
Lo stesso discorso vale per il termine ‘socio.play’ che, senza volerlo rimpiazzare, si affianca a quello, già in uso, di ‘sociodramma’, traduzione dell'inglese 'sociodrama'.

Nascita e sviluppo di una Scuola

PLAYS è un istituto di ricerca italiano, fondato da Ottavio Rosati per la ricerca e l'insegnamento dello psico.play analitico. Il modello teorico di PLAYS deriva dall’opera di Jacob Levi Moreno e si giova delle ricerche di tutti gli psicoanalisti e terapeuti che, nel loro lavoro, hanno arricchito la comunicazione verbale con l’azione, il gioco e l’immagine.
L’istituto PLAYS deriva dall’ARPA, un’associazione culturale definita con atto notarile nel 1990, e attiva sin dal 1975, anno di pubblicazione “Atti dello Psicodramma” (ed. Astrolabio-Ubaldini) la prima rivista italiana dedicata allo psicodramma analitico.
La psicoterapia inventata da Moreno era infatti arrivata in Italia negli anni Settanta tramite la SEPT di Parigi diretta dagli psicanalisti lacaniani Paul e Gennie Lemoine. La rivista fondata da Rosati con l’editore Mario Ubaldini introduceva le differenze tra le varie scuole di psico.play sorte in Francia negli anni Quaranta, ed è la testimonianza del nostro percorso di ricerca storica e clinica.
I primi numeri si limitavano a riproporre la traduzione di articoli apparsi in Francia sul “Bulletin de la SEPT” , ma quelli successivi proponevano la scoperta della scuola di psicoterapia fondata da Moreno. Accanto ai primi scritti sul Teatro della Spontaneità a Vienna negli anni Venti, presentammo due studi di taglio etno-psichiatrico di Vincenzo Caretti su feste tribali da lui fotografate in Asia e interviste dell’americanista Fernanda Pivano a Zerka Toeman Moreno al Beacon Institute di New York che apparvero anche sulla terza pagina del Corriere della Sera.
Al quinto anno di pubblicazione, Atti dello psicodramma pubblicò articoli sui segreti rapporti che legano il Teatro della Spontaneità di Vienna alla trilogia pirandelliana del Teatro nel Teatro e alcuni interventi di Cesare Musatti sul modello di psico.play da lui praticato in Italia insieme a Franco Fornari , secondo il setting di Serge Lebovici, che faceva ricorso a un gruppo di psicoanalisti per un solo paziente . Il dialogo tra scuole di psicodramma analitico e psicodramma classico era solo all’inizio. I seminari romani di Lewis Yablonsky e Gretel Leutz (due dei primi allievi formati da Moreno) suscitarono più diffidenza che curiosità e persino l’edizione italiana dell’opera di Didier Anzieu sullo psicodramma analitico dei bambini e degli adolescenti, riscosse scarso entusiasmo presso la scuola di psicodramma lacaniano.
Fu questo l’inizio di un’emancipazione progressiva dallo psicodramma della SEPT, nonostante i suoi molti meriti, relativi soprattutto all’attenzione data al transfert. Il distacco avvenne senza fratture brusche, mentre proseguiva la nostra ricerca teorico-clinica e un gruppo torinese degli allievi dei Lemoine cominciò a praticare, a sua volta, uno psicodramma analitico di tipo junghiano.
La ricerca dell’Arpa sfociò nella pubblicazione in Italia dei tre volumi di Psychodrama di Moreno . Per celebrare l’evento, Mario Ubaldini organizzò la presentazione dell’opera base di Moreno all’università di Roma, Firenze, Milano, Torino, Padova e Palermo con la partecipazione di esponenti della cultura e delle principali scuole di psicoterapia, tra cui Leonardo Ancona, Cesare Musatti, Diego Napoletani, Ferdinando Vanni, Gianni Montesarchio, Franco di Maria, Girolamo Lo Verso, Riccardo Zerbetto, Piero Ferrucci, Alberto Semi, Eugenio Gaburri, Eugenio Calvi. Nell’ambito dello psicodramma collaborarono: Giovanni Boria, Mirella Novelli, Giancarlo Duelli, Giulio Gasca, Donata Miglietta, Santuzza Papa, Donatella Musso, Mario Ardizzone e altri.
Ma al di là della teoria, era iniziata, non più a Parigi ma in America, una verifica concreta dell’approccio terapeutico di Moreno, delle sue varie applicazioni, individuali, gruppali, istituzionali, non solo nei setting tradizionali ma anche in quelli in situ che ne facevano un precursore della “terapia di rete”, e di altre tecniche di psicoterapia.
Va tenuto presente che c’è una notevole differenza tra lo psicodramma e le scuole che si basano soprattutto sull’intervento verbale. In realtà sono molti i codici (da quello dell’azione a quello della vista, da quello del gioco a quello della musica, dalla reciprocità emotiva del tele all’incontro di gruppo e al contatto corporeo) mobilitati dalla corrente di psicoterapia di Moreno. Il suo approccio travalica la classica comunicazione verbale, a favore di una comunicazione olistica e “multimediale” che resta estranea ad alcune tipologie di psicologi e psichiatri, ma può avere un’efficacia terapeutica e vitalizzante in mano ad altri. A condizione che abbiano ricevuto una preparazione idonea da un punto di vista teorico, tecnico e personale.
Su questa base, la nostra associazione si diede tre obiettivi.

Il primo era quello di studiare e praticare i territori limitrofi a quello dei tradizionali gruppi di psicodramma con cadenza settimanale o seminariale: i vari tipi di sociodramma, il role-playing di formazione, gli interventi in situ, lo psicodramma con ego ausiliari o attori di professione, l’uso delle riprese video, la “psicomusica” e altro.
Il secondo obiettivo era di focalizzare le analogie e le differenze dello psicodramma con scuole e tecniche di psicoterapia che, pur mantenendo una loro specificità, hanno punti di contatto di grande interesse col pensiero di Moreno. Innanzi tutto l’approccio sistemico inaugurato da Bateson e dalla scuola di Palo Alto, ma anche la gruppoanalisi di Foulkes, l’immaginazione attiva di Jung e, last but not least, l’analisi attiva di Ferenczi e l’ipnoterapia di Milton Erickson.
Infine, il terzo obiettivo era quello di riconoscere la validità, parziale ma non esaustiva, dei vari tipi di psicodramma, da quello classico a quelli di impostazione analitica, al fine di integrarli in un approccio psicoterapeutico non precostituito una volta per tutte, ma sensibile alle diverse esigenze cliniche e alla personalità dei terapeuti. A questo scopo la nostra associazione ha cercato di individuare e definire le tecniche e gli approcci metodologici che caratterizzano i tre tipi di psico.play (alias psicodramma) maggiormente diffusi in Italia: classico, junghiano e freudiano. I risultati di massima della ricerca possono essere riassunti nella tabella contenuta nell'articolo "Tre tipi di psicodramma" (alla page "Articoli e saggi" del nostro sito).
Sorge a questo punto una domanda. Tecniche a parte, quali sono le differenze metodologiche tra i tipi di psico.play più diffusi in Italia e Francia?
Proviamo a rispondere con una griglia basata sul concetto di operatore terapeutico di trasformazione , introdotto da Claude Lorin nel suo libro sullo psiocdramma dei bambini (cfr. bibliografia, alla page Articoli e Saggi) fondamentale per la comprensione dello psico.play dei bambini ma anche degli adulti.
Lorin prende il concetto di operatore dalla Logica, dove corrisponde a un gruppo di operazioni (proposizioni, interventi, argomenti o simboli) da svolgere. Il clinico francese individua, in modo magistrale, quattro operatori terapeutici dello psico-play , da lui definiti: ermeneutico, di incitamento, mimetico, e di confronto, ai quali, da parte nostra, proponiamo di affiancarne un quinto: l’operatore scenico immaginale.

L’operatore terapeutico di tipo ermeneutico, prevalente nello psico,play analitico (freudiano, junghiano o lacaniano) deriva dai processi di pensiero del conduttore e consiste nell’interpretazione analitica del gioco del paziente, basata su un sistema esplicativo precostituito ed indipendente dallo psicodramma. Questo operatore è forse quello che maggiormente si presta ad usi e abusi, soprattutto se utilizzato nei termini di una causalità lineare, arbitraria ma proposta con certezza assoluta. Secondo Lorin questo operatore “Dovrebbe restare ipotetico nella misura in cui opera in modo intuitivo in un ambito inter-relazionale: il transfert” . E interessante notare che il ricorso a operatori modali di non implicazione diretta (mi sembra che… può darsi… è possibile che tu…) raccomandato da Lorin ai suoi studenti, è in linea con lo stile di conduzione non direttiva dei primi allievi di Moreno formati all’istituto di Beacon.

L’operatore terapeutico di incitamento, altro non è che il warming-up iniziale alla spontaneità e al gioco, agli antipodi del silenzio analitico mantenuto all’inizio della seduta per favorire la regressione. Questo operatore invita il gruppo a partecipare all’evento scenico in modo attivo e non passivo, ribaltando la classica struttura dell’evento teatrale organizzato tra platea e palcoscenico. Si tratta di un fattore, di accoglienza e sollecitazione, un rito di entrata, continuamente rinnovato che deriva dall’invito ad un incontro di Moreno. Un esempio estremo di questo operatore è quello che aprì il socio.play L’oro e il piombo del perdono dedicato al Parents Circle di Tel Aviv, un gruppo di israeliani e palestinesi, genitori, mogli e figli di giovani morti in guerra o negli attentati terroristici. Il gruppo entrava attraversando, sulla musica di P. Glass, un portico dove trovava le fotografie dei caduti, delle famiglie e degli antenati di tutti quelli che partecipavano all’incontro. Non avevano luogo saluti, né discorsi. Il conduttore e gli attori presenti come ego ausiliari accoglievano i protagonisti del socio.play offrendo l’antica cerimonia di lavaggio dei piedi come rito di entrata, senza parole.

L’operatore terapeutico mimetico, in psico.play rivela ed elabora quei processi di identificazione e contro-identificazione coscienti e inconsci che intrappolano il soggetto in parole e desideri altrui. Si potrebbe dire che lo psico.play vero e proprio rivela al soggetto che nella vita reale ha sempre giocato, senza saperlo né volerlo, uno “psicodramma” cieco, non terapeutico ma funzionale ad una logica sistemica che gli sfugge ma alla quale egli non sfugge. Un gioco di ruoli immaginari in cui non figura come attore quanto come “attato”. E come se le scene del passato incordate in un trauma cumulativo avessero sequestrato la libertà del soggetto, occupando il suo teatro mentale. Quando il gioco rivela i mimetismi assunti e i ruoli imposti dall’ambiente, come avviene in certi drammi di Pirandello, il terapeuta non si limita all’analisi ma interviene per facilitare il loro superamento. Nello psico.play dei bambini i fattori terapeutici dell’operatore mimetico sono l’identificazione laterale dei bambini tra di loro e l’identificazione nei terapeuti.

L’operatore terapeutco di confronto, prevalente nello psico.play classico e nelle dimensioni etiche e spirituali care a Moreno, rimanda alle potenzialità esistenziali dischiuse dal gioco e dall’incontro. E’ una funzione empatica di aiuto nell’hic et nunc. Un approccio direttivo e sollecito che propone al paziente di muoversi con coraggio verso il suo futuro.

L’operatore terapeutico scenico immaginale, prevalente nello psico.play classico e, in misura minore, in quello di matrice junghiana, articola uno spazio transizionale di gioco. In questa rêverie terapeutica diventano possibili trasformazioni simboliche che possono trasferirsi alla vita del paziente. Questo operatore sembra agli antipodi di quello ermeneutico, ma in realtà lo presuppone perché ha bisogno dell’analisi come guida silenziosa di un gioco intelligente. Esso costituisce la dimensione elettiva di Moreno e dello psico.play classico e lo imparenta all’analisi attiva di Ferenczi e ad alcuni casi clinici di Milton Erickson.
E’ evidente che le ibridazioni e gli sconfinamenti tra un operatore e l’altro sono continui e infiniti come quelli tra generi letterari o musicali. La tabella vuole solo costituire un’indicazione di massima della complessità, della ricchezza e delle articolazioni del metodo terapeutico inaugurato da Moreno. Quanto alla sua efficacia come metodo di psicoterapia, non è facile pretendere che lo psico.play si presti a criteri di misurazione scientifica. Chi ha cercato di farlo non ha ottenuto risultati attendibili, tanto numerose e non quantificabili sono le variabili che andrebbero prese in considerazione. In effetti l’efficacia terapeutica dello psicodramma riposa non tanto sulla fede riposta nei modelli o nella capacità di usare le tecniche, quanto sulla competenza diagnostica e clinica del conduttore e soprattutto sulla sua maturità e consapevolezza personale.

 

Modello Teorico

Lo psicodramma (anche detto psicoplay) è la terapia di gruppo che lo psichiatra e sociologo Jacob Levi Moreno inventò a Vienna negli anni Venti e sviluppò in America da dove si affermò con crescente successo nel resto del mondo. Negli anni Venti il metodo di Moreno ebbe il coraggio di contrapporre all’isolamento del divano di Freud la rivoluzione di un teatro terapeutico e catartico dove la parola si sposa con l’azione, l’incontro di gruppo e il movimento del corpo nello spazio.
A partire dagli anni Cinquanta, il metodo di Moreno ha integrato diversi aspetti della teoria psicoanalitica, come l’inconscio, il transfert e i processi di identificazione. Oggi in Italia molti psicoterapeuti lo utilizzano nella libera professione, per l’analisi di adulti, bambini e adolescenti, in psichiatria e nelle comunità terapeutiche. Intanto cresce la ricerca scientifica sull’efficacia terapeutica di questo approccio gruppale che ha influenzato molte altre scuole di psicoterapia. 
L’attività teorica e clinica del nostro istituto inizia nel 1975 con la fondazione della prima rivista italiana del settore: “Atti dello psicodramma” (ed. Astrolabio-Ubaldini), seguita dall’edizione italiana delle opere di Moreno e dei suoi successori e da diverse attività di formazione e divulgazione in Italia e all’estero.
Il modello della scuola IPOD utilizza il concetto di matrice (formulato dai due padri della psicoterapia di gruppo: Moreno e Foulkes) e quello di campo dovuto a Lewin. La base del metodo è nella teoria dei ruoli (fisiologici, sociali, generazionali), che apprendiamo e subiamo nella vita e che possiamo ristrutturare nel gruppo raggiungendo nuove realtà più libere e creative.
L’approccio della nostra scuola mira a un genere di conduzione che armonizzi la partecipazione empatica con un’analisi profonda delle dinamiche individuali e di gruppo. La componente psicoanalitica del nostro modello si basa sulla concezione del gioco di Donald Winnicott e sui contributi teorico-clinici di Didier Anzieu e di Claude Lorin.
L'efficacia dello psicodramma non poggia su un solo elemento ma sull’interazione di vari operatori terapeutici di trasformazione: l’operatore ermeneutico vive nell’interpretazione analitica; quello di incitamento nel riscaldamento al gioco e nel sostegno emotivo al paziente; quello mimetico nel gioco dei ruoli e nella performance. Infine l’operatore di confronto si realizza nella dinamica e nell’incontro tra i compagni di gruppo. Da questo il nome della nostra scuola: Istituto per lo Psicodramma a Orientamento Dinamico.

Obiettivi

Il corso di specializzazione ha i seguenti obiettivi:


* Introdurre gli allievi allo studio delle teorie della personalità e delle tecniche psicoterapeutiche, stimolando la discussione critica sul loro utilizzo professionale;
* Formare gli studenti all'uso della diagnosi, fornendo i necessari elementi di conoscenza della psicopatologia e gli strumenti necessari a gestire la relazione clinica;
* Insegnare agli allievi i modelli dello psicodramma classico e dello psicodramma analitico in una prospettiva storico-scientifica che li metta in grado di esercitare la professione di conduttori di gruppo attraverso le tecniche attive basate sul gioco e la dinamica di gruppo.


Un altro obiettivo della scuola è insegnare agli allievi l’importanza terapeutica dell’immagine e dell’azione. E’ questo l’elemento che caratterizza lo psicoplay rispetto alle psicoterapie di gruppo che si basano soltanto sulla comunicazione verbale. 
Dal 1986 il nostro istituto utilizza le riprese video, che hanno ottenuto le liberatorie dei partecipanti nei tre ambiti della terapia, della supervisione e del training. Gli studenti hanno oggi a disposizione un archivio video per vedere con i loro occhi sequenze cliniche che sarebbero appiattite e semplificate da un semplice racconto verbale. Gli allievi possono così notare dettagli e persino errori commessi dai loro insegnanti, operando così una vera e propria inversione di ruolo. Inoltre la formazione prevede che gli allievi facciano pratica, con l'aiuto di tecnici e professionisti, delle tecniche di ripresa e del montaggio digitale per poter rivedere il loro stile di conduzione e perfezionarlo con l’aiuto del gruppo.  Diversi psicologi in formazione hanno già collaborato alle riprese di socioplay realizzati con Enti Pubblici e Università (John Cabot University, Cinecittà Holding, Ministero Affari Esteri). Il programma didattico prevede gruppi di formazione diretti da psicodrammatisti  seniores che hanno lavorato alla Scuola Internazionale del CeIS di Roma e lavorato per aziende come Martin & Partners, New Holland e Ferrari. Tra loro il dr. Giampaolo Mazzara che a Verona lavora con gruppi di adolescenti e in ambito psichiatrico, i dr.i Marco Greco e Miranda Ralli, specializzati in comunità terapeutiche, e la dr.ssa Renata Biserniche utilizza lo psicoplay con bambini e madri di bambini autistici presso l'Istituto di Ortofonologia di Roma.

Applicazioni

In quanto scuola di psicoterapia, il corso abilita alla professione nei settori seguenti:

•    psicoterapia individuale;
•    psicoterapia di gruppo; 
•    sviluppo di percorsi di crescita personale e di psicoterapia dinamica;  
•    integrazione di psicoterapie verbali;
•    psicoterapia di sostegno;
•    terapia in età evolutiva;
•    terapia della coppia e della famiglia;
•    programmi terapeutici all'interno di strutture psichiatriche e riabilitative come le comunità terapeutiche per tossicodipendenti


Inoltre lo psicodramma, in quanto strumento versatile, può essere utilizzato anche in altri ambiti professionali:

•    Nella riabilitazione: presso servizi, strutture comunitarie, cooperative dove può favorire processi di adattamento e di riadattamento a livello motorio-prassico e sul piano comportamentale e sociale. 
•    Nella scuola: per rendere più attiva ed efficace la didattica; per l'integrazione ed il sostegno dei soggetti svantaggiati; per dinamizzare la conduzione del gruppo dei docenti. 
•    Nella formazione: per favorire il cambiamento, l’esercizio dei ruoli, la competenza professionale.

Dal punto di vista degli orizzonti di lavoro che si aprono oggi agli psicologi in formazione, due sono i nuovi percorsi indicati dalla nostra scuola oltre a quelli tradizionali:

•    Portare avanti la psicoterapia del mondo del lavoro con consulenze, gruppi di formazione e interventi sistemico-relazionali nell'ambito di aziende ed enti pubblici.
•    Sviluppare la ricerca clinica nell'ambito del socioplay o sociodramma. Questo significa lavorare alla psicoterapia di quelle minoranze provenienti da altre culture che in Italia diventano sempre più importanti da un punto di vista sociale ed etno-psichiatrico. Mai come oggi le nuove frontiere della psicoterapia tendono al dialogo con la diversità e all'incontro col nuovo.


Didattica

Primo anno
Psicologia generale (prof. Accursio Gennaro)
Psicologia dinamica (prof. Stefano Carta)
Psicologia dello sviluppo (prof.ssa Anna Maria Speranza)
Teorie e tecniche di psicodinamica di gruppo (prof. Marco Zanasi)
Storia dello psicoplay (dr. Ottavio Rosati)
Psicodramma dell’età evolutiva (dr.ssa Renata Biserni)
Modelli di gioco terapeutico per Winnicott (dr. Magda di Renzo)

Secondo anno
Psicopatologia dello sviluppo (prof. Anna Maria Speranza)
Valutazione multiassiale dei disturbi psichiatrici (prof. Giuseppe Martini)
Fondamenti di psicofarmacologia (Dr. Gianluigi di Cesare)
Teoria dei sistemi ed epistemologia della complessità (prof.ssa Umberta Telfener)
Teoria e tecnica dello psicoplay e del sociodramma (dr. Ottavio Rosati)
Psicodramma e disturbi di dipendenza (dr. Lorella Versari)

Terzo anno
Teorie e metodi dell’intervento clinico e di comunità (dr. Luigi di Cesare)
Clinica della Gruppoanalisi (dr.ssa Giusy Cuomo)
Teorie e tecniche dell’immaginazione attiva in Jung (dr. Robert Mercurio)
Teorie e tecniche dello psicodramma in psichiatria (dr. Luciana Santioli)
Psicodramma e psicoanalisi (dr. Ottavio Rosati)
Psicodramma in comunità terapeutiche (dr. Miranda Ralli)

Quarto anno
Teorie del gioco in psicoterapia (dr. Lorella Versari)
Psicodramma degli adolescenti (dr. Luciana Santioli)
Funzioni e tecniche della videoregistrazione in psicodramma (dr. Marco Greco)
Psicologia del teatro e dell’attore (dr. Renata Biserni) 
Psicodramma e socioplay (dr. Ottavio Rosati)
Metodi di veridicità scientifica dello psicodramma (dr. Ottavio Rosati)
Teorie dello psicodramma del sogno (dr. Riccardo Mondo)

Sede e Tirocinio

Sede
La sede legale della scuola è a Roma Trastevere, via lungara, n.3 (cap. 00165) tel. 06 5898271, dove si trovano segreteria, archivio, biblioteca. Le lezioni e i gruppi hanno luogo presso Hotel Ponte Sisto (via dei Pettinari, 64).

Tirocinio
Gli allievi possono svolgere il tirocinio di 150 ore annuali presso strutture pubbliche o private accreditate con il SSN. La scuola è convenzionata con varie strutture nelle principali città italiane (Elenco Enti Convenzionati).




Il tirocinio consente agli allievi di:

•    Seguire la fase di presa in carico del paziente, partecipando al primo colloquio e analizzandone la dinamica.

•    Contribuire alla stesura di un'anamnesi e all'impostazione di un quadro diagnostico, proponendo al paziente materiale psicodiagnostico per poi analizzarne i risultati.

•    Collaborare alla dinamica terapeutica, studiando le diverse fasi del processo e assumendo ruoli significativi dal punto di vista clinico.

•    Partecipare come ego ausiliari ai gruppi di psicodramma, dalla fase di riscaldamento fino a quella di condivisione, al fine di sviluppare capacità di osservazione e conduzione dei gruppi.

Regolamento

Iscrizione e Costi

Ai corsi saranno ammessi i laureati in Psicologia o Medicina e Chirurgia già iscritti ai rispettivi albi professionali oppure in grado di conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione entro la prima sessione utile, successiva all’inizio dei corsi. All’atto dell’iscrizione l’allievo presenta:

    domanda alla direzione dell’istituto;
•    certificato di laurea e iscrizione all’albo; 
•    curriculum personale di studi e terapie;
•    versamento della quota annua di frequenza.


La quota annua è di € 3.500 (tremilacinquecento) che gli studenti potranno anche rateizzare prendendo accordi con la segreteria. 
La quota dà diritto a partecipare a tutte le attività formative della scuola ad esclusione di quelle straordinarie (convegni e workshop esterni alla scuola). 
Non è compreso nella quota annua il costo della psicoterapia individuale di ciascuno studente. 
Per conoscere i criteri che regolano lo svolgimento della psicoterapia, cliccate al tasto successivo di questo elenco. 

Psicoterapia

La formazione prevede anche una psicoterapia individuale di almeno 50 ore annue, salvo casi particolari in cui la direzione didattica ritenga opportuna una frequenza più alta. Il setting può essere individuale o di gruppo. Ciascun allievo potrà scegliere uno psicoterapeuta di suo gradimento del quale il comitato didattico IPOD riconosca la validità professionale, in virtù dei suoi meriti clinici, delle sue pubblicazioni e del suo curriculum.

Esami

Il programma didattico prevede la frequenza dell’insegnamento secondo il programma stabilito. 
Gli allievi possono giustificare le assenze non oltre il 15% del programma.

Al termine di ogni anno l’allievo dovrà scrivere e discutere una breve tesi su argomenti di carattere clinico.
Al termine del primo anno lo studente sosterrà una prova pratica relativa alla comprensione e all’applicazione delle tecniche di role-playing di gruppo. 
Al termine del secondo anno ogni allievo condurrà una sessione di psicodramma in cui dar prova di aver assimilato gli insegnamenti teorico-pratici.
La segreteria certificherà i risultati degli elaborati e delle prove nel libretto di formazione personale. 
Al termine del quarto anno, tesi finale, colloquio e prove pratiche mostreranno ai didatti se l’allievo ha concluso la formazione e può esercitare la professione di psicoterapeuta.

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