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"Stop Vertigo" una video terapia con Cristiana Mecozzi - 2016

 

Nel febbraio del 2016, a partire da un socioply per l'Ordine degli Psicologi del Lazio del 2015, Ottavio Rosati si pone una domanda su una sua disavventura sentimentale analizzata ma non del tutto risolta. In che modo lo psicoplay potrebbe aiutare chi patisce i pericolosi meccanismi di Manipolazione Affettiva a cui la psicologa cognitivo-compartamentale Isabelle Nazare-Aga ha dedicato tre libri di successo e Alfred Hitchcock il suo capolavoro "Vertigo" (La Donna che Visse Due Volte)? Nasce così "Stop Vertigo" un serie di giochi di ruolo in video che riproducono (nei veri luoghi e con le vere persone) le azioni e lo stile di una incantevole Manipolatrice Affettiva che Ottavio frequenta con le conseguenze descritte da Antonio de Curtis nella canzone "Malafemmena" (1951).
Dal momento che nessun manipolatore entrerebbe in un gruppo di psicodramma, questo nuovo setting consente di reagire alla M. A. con una ampia catarsi video e web ispirata allo "psicocinema" di Moreno e al programma "Da Storia Nasce Storia" (Rai3). Ed ecco i primi risultati:
1. Questa video-terapia aiuta a prendere le distanze dal M. A. oggettivandolo in un personaggio di cui ridere o sorridere anziché piangere;
2. Mostra e spiega alle persone ignare e ingenue i principali meccanismi seduttori e confusivi della M. A.;
3. Potrebbe anche offrire ai manipolatori meno incalliti una (sia pur remota) possibilità di vedersi nel video, avere orrore di se stessi e salvare se stessi e gli altri;
4. Consente di denunciare pubblicamente situazioni penose e imbarazzanti, con la partecipazione di tutti coloro che ne sono stati testimoni (amici, cani, gatti, vicini di casa...);
5. Ha un valore preventivo sul piano della Salute Pubblica e contribuisce allo studio clinico delle sottili modalità ipnotiche e paralinguistiche con cui la M. A. danneggia la società a vari livelli. 
6. Ci invita a passare dall'indagine sulla M. affettiva a quella sulla M. economica e politica.

Un'altra importante scoperta clinica è che, di norma, per i M. A. non c'è nulla di più terrificante di una messa in video come quella di "Stop Vertigo". Il loro campo d'azione elettivo è l'intimità confusiva del rapporto a due o il piccolo gruppo (di famiglia o di lavoro) che spezzettano con una politica confusiva di scissioni e triangolazioni. Mentre le parole di protesta e l'invito al dialogo non hanno alcun effetto, la pura e semplice descrizione "cinematografica" delle loro imprese ha sul M. A. l'efficacia devastante delle prime luci dell'alba sui vampiri. Reagiscono con la fuga protestando indignati per la "scorrettezza" del Video Verità e cercando di usare fino all'ultimo una delle loro armi preferite: il senso di colpa. 
Da un punto di vista tecnico questo esperimento si colloca a metà strada tra il Play Back Theatre e il Cinema Verite perché ribalta la struttura del celebre 'caso dell'attrice Barbara' da cui J. L. Moreno nella Vienna degli Anni Venti imparò l'importanza della catarsi e di role-playing. Il rovesciamento dello schema tradizionale consiste nel fatto che qui gli Ego Ausiliari del paziente-regista sono le persone reali mentre la protagonista è un'attrice di professione.

"Stop Vertigo" si giova di una troupe della John Cabot University e del contributo finanziario di "Garanzia Giovani" che la Comunità Europea assegna all'attrice e psicologa Cristiana Mecozzi. Riprese video di Brian Thomson e Nicolai Berger. Montaggio di Filippo Orrù. Assistente alla regia Francesco Marzano.

 

 

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