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Il Canto di Natale per Raisat e al Teatro Moncada di Catania

 

Il socioplay sul Canto di Natale al Teatro Moncada di Catania

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Il socioplay sul Canto di Natale di Dickens condotto da Ottavio Rosati, continuò per tre anni in diversi contesti istituzionali e privati. Tra questi due versioni dell'evento al Teatro Moncada del quartiere Librino organizzate dal prof. Ezio Donato per il Teatro Stabile e il Provveditorato agli Studi di Catania. Il Moncada è l'unico teatro detestato dai catanesi: un eco-mostro da sei miliardi di lire, disegnato da Kenzo Tange, che sembra un ibrido tra un supermercato, un carcere e uno stadio. Dopo aver subito diversi tentativi di distruzione a causa del carattere deprimente delle sue strutture di metallo e cemento, la città pensò di celebrare l'ennesimo restauro dello spazio con il socioplay dickensiano destinato ai ragazzi delle scuole medie. 
Una pagina del diario di Ottavio Rosati racconta l’effetto del Genius Loci di Librino sul regista del sociodramma:

"Freddo forte dentro e fuori le strutture di cemento circondate da rifiuti e vetri rotti. Arrivano i pullman e sbarcano ragazzi e insegnanti che sembrano nipoti di pronipoti della famiglia Cratchit, vivi, gioiosi e magri. I pullover sono tutti sintetici ma i sorrisi no. Ho chiesto un po’ di attrezzatura per i giochi: due sacchi di candeline e cento euro in monete da un centesimo. Tengo d’occhio il mio contro transfert nei confronti di questo posto orribile costato miliardi che, a lavorarci dentro, ci fa sentire tutti sottopagati, sfruttati e maltrattati. Più brutto e malato di questo c'è solo il teatro Samonà di Sciacca: quaranta anni per finirlo, inaugurato e chiuso dopo tre giorni. Un delirio. Sembra il Ministero della Manipolazione Affettiva. Lo detesto e invece devo trovare il modo di amarlo e farlo amare. Almeno per due o tre ore, altrimenti lo psicodramma per i bambini non leviterà.
Ezio non si stacca dal suo giovane attore preso dalla scuola dello Stabile. Sergio Bertoli è sparito nelle case con due macchine fotografiche. Non si vede un bar. Delle suore in grigio si danno da fare intorno agli studenti manovrando panettoni industriali e due vecchie videocamere VHS. Riconosco nella loro generosità quel tot di San Francesco che era anche in Dickens e la nausea e il fastidio mi passano. Il vero sociodramma di Christmas Carol forse è questo e non quello di un anno fa al “Teatro del Gusto” di Rai Sat dove in una super cucina di acciaio e cristallo i cuochi furono capaci di bruciare un porridge doc appena arrivato da Londra. A Roma abbiamo trasformato Scrooge in un ristoratore ricco e avaro. E qui a Catania chi è Scrooge? Kenzo Tange di cui dicono che la sua famiglia a Tokyo si rifiuta di abitare nelle case da lui disegnate? O l’amministrattore (bello il lapsus della doppia t...) mafioso che ha preso la tangente per costruire questo orrore? Quando lo faremo e dove, un vero teatro di psicodramma in Italia? Se lo psicodramma sopravvive a un eco-mostro come Moncada e a un eno-mostro come il Teatro del Gambero Rosso, cosa potrà fare di bello e buono quando avrà finalmente il suo spazio attrezzato, intitolato a Moreno o Pirandello?”

Nonostante il clima festoso e dickensiano che gli studenti e gli insegnanti raggiunsero nei due giorni di improvvisazioni, il sociodramma siciliano di Natale non avrebbe salvato gli spazi del Moncada da nuovi attacchi da parte del quartiere.
Grazie all'entusiasmo dei bambini e al racconto di Dickens, resta però nell'anima dei partecipanti e nelle foto di Sergio Bertoli, la traccia di un'esperienza festosa accesa miracolosamente nel teatro meno psicodrammatico di Italia. E forse del mondo.

 

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