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VITTORIO GASSMAN E LO PSICODRAMMA (RAI 1) - 1991

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Una delle cose più belle di questa partecipazione televisiva in cui Gassman spiegò al pubblico l'opera di Moreno con una sobrietà Ibseniana e una limpidezza degna di Goldoni, è aver scoperto che tra gli ospiti che rappresentavano i vari generi del teatro compariva anche la mia grande amica Rosalia Maggio a rappresentanza dell'avanspettacolo come Ottavio dello psicodramma. Entrambi dunque più ambasciatori di quella parte del Teatro che ha a che fare con la Vita più che con la Forma, per quanto la separazione netta che Moreno ha operato tra Spontaneità e Conserva Culturale, oggi richiede una messa a punto. Rosalia per esempio era sempre Vitale e sempre in Forma. Dopo averla chiamata a lavorare per me come Ego Ausiliario in "Giocare il Sogno Filmare il Gioco" e in "Da Storia Nasce Storia" ritrovarmi scritturato insieme a lei da qualcun altro è stata una delle più grandi gioie della mia vita. Forse la mia vera laurea. La mia vera appartenenza a un Ordine professionale. Teatrante.
Ma non basta. Mi sono sempre chiesto per quale assurda ragione, durante le riprese del programma di Gasmann a un certo punto abbia sentito il bisogno compulsivo di sollevare il pilone di finto marmo che decorava la scena del programma rivelando che era solo polistirolo. Ce n'era proprio bisogno? Presumo di no. E' probabile che la regista si sia anche seccata, dal momento che non ha fatto in tenpo a cambiare camera. Eppure non era nelle mie intenzioni né consce né latenti dare fastidio a Gasmann. Al contrario.
A distanza di anni ho capito che il gesto incongruo e compulsivo non era contro Gassman e il suo programma ma era associato a Ruggero Guarini il giornalista napoletano dalla barba bianca, ben noto per la sua arguzia corrosiva: il signore che nella brutta foto grabbata dal video appare seduto all'estrema destra della scena al polo opposto al mio e mi guarda con una strana faccia.
Anni prima del programma  di Gassman, Guarini, nel cuore più rovente e geloso della mia indicible e misconosciuta relazione con Fernanda Pivano, era venuto a cena da noi al palazzo di Trastevere dove Fernanda e io avevamo collegato i nostri due appartamenti confinanti, come in una commedia di Feydeau. Qualche tempo dopo Guarini aveva ricambiato l'invito portando a cena Nanda mentre io ero a Torino per lavoro. In quella occasione Ruggero (se non sbaglio allora in carica al Messaggero) aveva cercato di sedurre la Nanda in modo molto spiccio. Saltandole, anzi zompandole addosso ("una cosa grottesca!" mi disse lei inorridita e incredula. Figuriamoci le reazioni di una donna come lei che baciava scrivendo poesie! La Pivano mi riferì tra le risate che lui aveva addirittura detto una battuta da caserma (irriferibile) a base di ciambelle e buchi. Guarini aveva spigato, senza tanti complimenti, che lei aveva bisogno di un vero uomo e non di quel mezzo frocetto di Ottavio. Ecco dunque il senso della mia catarsi in differita col pilone della scena: non solo gli ho staccato il fallo "oggetto parziale" ma ho provato che, anziché di travertino, era fatto di polistirolo. E' proprio vero che tutto il mondo è teatro come diceva il titolo dl programma di Gassman.

 

 

 

 

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